I nostri banchetti nei mercati
Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00
lunedì 30 giugno 2008
venerdì 27 giugno 2008
Lavori in parlamento europeo (Donata Gottardi)
Cari amici,
sono ormai trascorsi due anni da quando ho iniziato il mio lavoro al Parlamento europeo.
Come l'anno scorso, anche quest'anno ho voluto realizzare un "bilancio" di quest'anno trascorso al Parlamento, che parli di cosa ho fatto, di quali tematiche mi sono occupata, e di come ho speso i soldi che mi sono stati dati.
Insieme al bilancio di mandato e trasparenza ho voluto pubblicare una piccola guida all'Europa, che quest'anno parte da un semplice ABC, per poi approfondire i temi del Trattato di Lisbona, della flessicurezza nel mondo del lavoro, dell'euro.
Per presentare questa mia guida/bilancio siete tutti invitati
venerdì 27 giugno
ad Avesa, presso la sede della
Bottega Politica e dell'Associazione Vivi in Europa!,
V. B. Zampieri 64 (dopo la chiesa sulla sinistra)
Sono previsti due diversi momenti, per andare incontro alle esigenze di ciascuno:
h 12:00 conferenza stampa aperta a tutti
h 17:00 momento d'incontro aperto a tutti
In entrambi i momenti ci sarà spazio per dibattito, domande, commenti...e, perchè no, di un bicchiere di vino o una bibita in compagnia!
La guida sarà poi scaricabile anche dal mio sito: http://www.donatagottardi.net
Per qualsiasi informazione:
Segreteria On. Donata Gottardi
segreteria@donatagottardi.net
Un caro saluto
Donata Gottardi
sono ormai trascorsi due anni da quando ho iniziato il mio lavoro al Parlamento europeo.
Come l'anno scorso, anche quest'anno ho voluto realizzare un "bilancio" di quest'anno trascorso al Parlamento, che parli di cosa ho fatto, di quali tematiche mi sono occupata, e di come ho speso i soldi che mi sono stati dati.
Insieme al bilancio di mandato e trasparenza ho voluto pubblicare una piccola guida all'Europa, che quest'anno parte da un semplice ABC, per poi approfondire i temi del Trattato di Lisbona, della flessicurezza nel mondo del lavoro, dell'euro.
Per presentare questa mia guida/bilancio siete tutti invitati
venerdì 27 giugno
ad Avesa, presso la sede della
Bottega Politica e dell'Associazione Vivi in Europa!,
V. B. Zampieri 64 (dopo la chiesa sulla sinistra)
Sono previsti due diversi momenti, per andare incontro alle esigenze di ciascuno:
h 12:00 conferenza stampa aperta a tutti
h 17:00 momento d'incontro aperto a tutti
In entrambi i momenti ci sarà spazio per dibattito, domande, commenti...e, perchè no, di un bicchiere di vino o una bibita in compagnia!
La guida sarà poi scaricabile anche dal mio sito: http://www.donatagottardi.net
Per qualsiasi informazione:
Segreteria On. Donata Gottardi
segreteria@donatagottardi.net
Un caro saluto
Donata Gottardi
martedì 24 giugno 2008
Documento assemblea di dircolo
Il risultato ottenuto nelle ultime elezioni Politiche non ci ha visto vincenti né a livello locale , cosa ampiamente prevista , né a livello nazionale .
A fronte di tale risultato si è però valutata positivamente l’affermazione del Partito Democratico che in Italia ha sfiorato il 34% dei consensi, nel comune di Verona con il 29,25% è il primo partito della città e nella nostra circoscrizione ha ottenuto il 26,80 dei voti.
Tale dato sia a livello di Comune che di circoscrizione è in linea di massima confermativo dei voti che l’Ulivo era riuscito a raccogliere nella precedenti tornate elettorali (anno 2006).
In particolare nella Terza Circoscrizione nel 2008 il Pd ha preso 9.737 voti, nelle Comunali 2007 l’Ulivo+Lista Zanotto+Progetto Verona aveva preso 9.439 voti, nelle elezioni politiche del 2006 la lista dell’Ulivo aveva 9.734 voti e nelle amministrative 2002 DS+Margherita+Lista Zanotto+Lista Erminero ne aveva presi circa 9.500.
Questo dato ci dimostra che il nostro partito ha raccolto quasi tutti i consensi storici dei partiti di centro sinistra della zona , ma non è riuscito ad allargarsi ad altri elettori anche se in alcune zone (Borgo Nuovo e Saval) si ci sono state delle buone affermazioni in alcune sezioni dove si è toccato il 35% dei voti .
Anche da noi la Lega Nord ha ottenuto una notevole affermazione quasi sempre a discapito della lista di Berlusconi , soprattutto nelle zone periferiche della circoscrizione (San Massimo, Bassona, Chievo).
E’ comunque da considerare questo risultato assolutamente in senso positivo e come punto di partenza poiché si ritiene che il nostro partito dalla sua nascita (Ottobre 2007) ad oggi ha avuto pochissimo tempo per potersi organizzare nel territorio.
Il nostro punto di forza è stato comunque quello di essere da subito partiti con una gestione collegiale e unitaria che comprende tutte le anime politiche confluite nel P.D. , con il superamento di ogni provenienza e/o appartenenza .
Perciò da oggi l’impegno prevalente è quello di strutturarci nel territorio e perciò lavoreremo per diventare un punto di riferimento per la cittadinanza per dare delle risposte alle molte problematiche presenti.
Il nostro rilancio, per vincere le prossime sfide politiche e elettorali, crediamo che possa nascere dal fatto che si dia al Circolo una forza presente e visibile nel territorio (organizzando iniziative e aprendo una sede) e riteniamo inoltre che sia necessaria la presenza di nostri rappresentanti negli organismi provinciali del Partito Democratico.
La nostra convinzione è che sia necessario un grande impegno personale nella nostra realtà , perché è altamente popolata (con quasi 60.000 abitanti rappresenta la circoscrizione più popolosa del Veneto) e quindi acquisire consensi da noi vuole dire cambiare i rapporti di forza anche a livello comunale e provinciale.
Per fare questo è necessario anche dotarsi di una autonomia finanziaria (dovrà venire principalmente dal tesseramento )che ci permetta di allestire una sede di Circolo adeguata , che serva da punto di riferimento locale e di realizzare attività politiche che siano mirate ad affrontare e risolvere le problematiche dei quartieri (viabilità e inquinamento, pericolo di urbanizzazione selvaggia, progetti sociali, ecc.).
A questo scopo si organizzeranno presidi con volantinaggi , gazebo e banchetti in modo continuativo .
Con l’inizio del tesseramento verranno anche organizzate delle sottosezioni di quartiere per meglio penetrare nel nostro territorio e conoscere le sue problematiche , soprattutto per contattare il maggior numero di persone possibile !
Abbiamo anche l’ambizione di dare un contributo propositivo sui grandi temi nazionali che colpiscono direttamente anche la nostra popolazione , la sicurezza, la precarietà sociale, la questione giovanile, i servizi alle categorie più deboli e in particolare agli anziani e di riportare il tema del lavoro tra le priorità del Partito Democratico .
Dovremo trovare anche proposte estremamente innovative come risposta alle dinamiche sociali in rapidissima evoluzione , per questo l’Assemblea del Circolo ritiene che la presentazione delle candidature a qualsiasi competizione elettorale debba essere espressione della Base ;i candidati dovranno essere persone collegate al territorio che godano di ampio e consolidato consenso .Inoltre la conoscenza delle “ carte fondanti “ , cioè Manifesto dei Valori , Statuto , dovrà dare luogo ad una loro applicazione costante , per evitare stravolgimenti di qualsiasi tipo .
A fronte di tale risultato si è però valutata positivamente l’affermazione del Partito Democratico che in Italia ha sfiorato il 34% dei consensi, nel comune di Verona con il 29,25% è il primo partito della città e nella nostra circoscrizione ha ottenuto il 26,80 dei voti.
Tale dato sia a livello di Comune che di circoscrizione è in linea di massima confermativo dei voti che l’Ulivo era riuscito a raccogliere nella precedenti tornate elettorali (anno 2006).
In particolare nella Terza Circoscrizione nel 2008 il Pd ha preso 9.737 voti, nelle Comunali 2007 l’Ulivo+Lista Zanotto+Progetto Verona aveva preso 9.439 voti, nelle elezioni politiche del 2006 la lista dell’Ulivo aveva 9.734 voti e nelle amministrative 2002 DS+Margherita+Lista Zanotto+Lista Erminero ne aveva presi circa 9.500.
Questo dato ci dimostra che il nostro partito ha raccolto quasi tutti i consensi storici dei partiti di centro sinistra della zona , ma non è riuscito ad allargarsi ad altri elettori anche se in alcune zone (Borgo Nuovo e Saval) si ci sono state delle buone affermazioni in alcune sezioni dove si è toccato il 35% dei voti .
Anche da noi la Lega Nord ha ottenuto una notevole affermazione quasi sempre a discapito della lista di Berlusconi , soprattutto nelle zone periferiche della circoscrizione (San Massimo, Bassona, Chievo).
E’ comunque da considerare questo risultato assolutamente in senso positivo e come punto di partenza poiché si ritiene che il nostro partito dalla sua nascita (Ottobre 2007) ad oggi ha avuto pochissimo tempo per potersi organizzare nel territorio.
Il nostro punto di forza è stato comunque quello di essere da subito partiti con una gestione collegiale e unitaria che comprende tutte le anime politiche confluite nel P.D. , con il superamento di ogni provenienza e/o appartenenza .
Perciò da oggi l’impegno prevalente è quello di strutturarci nel territorio e perciò lavoreremo per diventare un punto di riferimento per la cittadinanza per dare delle risposte alle molte problematiche presenti.
Il nostro rilancio, per vincere le prossime sfide politiche e elettorali, crediamo che possa nascere dal fatto che si dia al Circolo una forza presente e visibile nel territorio (organizzando iniziative e aprendo una sede) e riteniamo inoltre che sia necessaria la presenza di nostri rappresentanti negli organismi provinciali del Partito Democratico.
La nostra convinzione è che sia necessario un grande impegno personale nella nostra realtà , perché è altamente popolata (con quasi 60.000 abitanti rappresenta la circoscrizione più popolosa del Veneto) e quindi acquisire consensi da noi vuole dire cambiare i rapporti di forza anche a livello comunale e provinciale.
Per fare questo è necessario anche dotarsi di una autonomia finanziaria (dovrà venire principalmente dal tesseramento )che ci permetta di allestire una sede di Circolo adeguata , che serva da punto di riferimento locale e di realizzare attività politiche che siano mirate ad affrontare e risolvere le problematiche dei quartieri (viabilità e inquinamento, pericolo di urbanizzazione selvaggia, progetti sociali, ecc.).
A questo scopo si organizzeranno presidi con volantinaggi , gazebo e banchetti in modo continuativo .
Con l’inizio del tesseramento verranno anche organizzate delle sottosezioni di quartiere per meglio penetrare nel nostro territorio e conoscere le sue problematiche , soprattutto per contattare il maggior numero di persone possibile !
Abbiamo anche l’ambizione di dare un contributo propositivo sui grandi temi nazionali che colpiscono direttamente anche la nostra popolazione , la sicurezza, la precarietà sociale, la questione giovanile, i servizi alle categorie più deboli e in particolare agli anziani e di riportare il tema del lavoro tra le priorità del Partito Democratico .
Dovremo trovare anche proposte estremamente innovative come risposta alle dinamiche sociali in rapidissima evoluzione , per questo l’Assemblea del Circolo ritiene che la presentazione delle candidature a qualsiasi competizione elettorale debba essere espressione della Base ;i candidati dovranno essere persone collegate al territorio che godano di ampio e consolidato consenso .Inoltre la conoscenza delle “ carte fondanti “ , cioè Manifesto dei Valori , Statuto , dovrà dare luogo ad una loro applicazione costante , per evitare stravolgimenti di qualsiasi tipo .
Prime valutazioni manovra economica
Nonostante non siano ancora pubblicati i testi del disegno di legge e del decreto-legge con cui viene anticipata la manovra è, comunque, possibile esprimere un primo giudizio non analitico sulla base delle anticipazioni disponibili. Gli strumenti normativi utilizzati sono poco democratici
In premessa, denunciamo la scelta del Governo di utilizzare anche un decreto-legge per realizzare buona parte della manovra di finanza pubblica per il 2009-2011. Le dimensioni e la rilevanza sociale ed economica delle misure approvate dal Consiglio dei Ministri del 18 Giugno non possono essere affrontate dal Parlamento nei tempi ristretti di conversione del decreto. Inoltre, riteniamo inaccettabile il ritardo di trasmissione al Parlamento dei provvedimenti approvati dal Governo. È già accaduto con i primi decreti, prosegue con la manovra di finanza pubblica: il Governo monopolizza e manipola l’informazione sui provvedimenti, l’opposizione viene privata della possibilità di svolgere il proprio ruolo.
Non si affronta il problema del potere d’acquisto delle famiglie e dei pensionati
Nel merito, la manovra di finanza pubblica proposta dal Governo è sbagliata e non affronta le emergenze del Paese: il recupero del potere d’acquisto dei redditi fissi, la competitività delle imprese.
Infatti, come avevamo già denunciato a proposito del decreto-legge n. 93 (ICI, straordinari, mutui), dai provvedimenti annunciati non si evince una sola misura in favore di salari e pensioni.
Dalle informazioni disponibili emergono, invece, disposizioni demagogiche e di scarso impatto redistributivo. La carta prepagata per i pensionati, ad esempio. Mentre il Governo Prodi aveva stanziato oltre 1,1 miliardi di euro per concedere la cosiddetta “quattordicesima”, ossia un beneficio compreso tra 336 e 504 euro annui in favore dei pensionati ultrasessantaquattrenni con redditi bassi, Tremonti istituisce per i pensionati al minimo una carta prepagata per le spese di prima necessità, come gli alimentari e bollette.
Si tratta evidentemente di una misura demagogica, paternalistica e compassionevole, assolutamente insufficiente per incidere sul potere d’acquisto delle pensioni. Peraltro si rivolgerà a una platea di 1,2 milioni di beneficiari (mentre quella della quattordicesima era di oltre 3 milioni) e varrà circa 400 euro l'anno, per un costo per la finanza pubblica di 500 milioni.
I vantaggi per i cittadini sono fittizi
Per il finanziamento dell'operazione viene istituito un Fondo speciale di solidarietà alimentato dalla Robin Tax, dalle somme riscosse in eccesso dagli agenti della riscossione, dalle somme versate dalle cooperative a mutualità prevalente, da trasferimenti provenienti dal bilancio dello Stato e da versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale da società ed enti, in particolare del comparto energetico.
Se dovesse essere confermato un aggravio fiscale sui petrolieri per almeno un miliardo, a cui sommare un altro miliardo derivante dall’ampliamento della base imponibile delle banche (interessi passivi deducibili al 95% e stretta sulla svalutazione dei crediti), ciò significherebbe che soltanto un quarto del maggior gettito finirà davvero a sostegno dei più bisognosi.
Inoltre, si tratta di coperture transitorie e, di nuovo, demagogiche e velleitarie: il rischio è che, data la scarsa concorrenza nei mercati interessati dai provvedimenti, le maggiori imposte siano scaricate - non si sa in quale misura - sul costo finale pagato dagli utenti dei loro prodotti o servizi.
Intanto, le banche incassano quello che veramente hanno a cuore: non si parla più di abolizione del massimo scoperto, l'entrata in vigore della class action viene rinviata al 1° gennaio 2009, sui mutui, come avevamo già sottolineato, si sigla una convenzione a tutto vantaggio degli intermediari finanziari. Quindi, nessun beneficio per il cittadino-consumatore.
I veri vantaggi provengono dalle misure del Governo Prodi
D’altro canto, alcune delle misure a cui il Governo dà grande enfasi non costituiscono un vantaggio supplementare. Il “piano casa” è interamente finanziato con le risorse stanziate dal Governo Prodi: 550 milioni per il programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica e 100 milioni per valorizzare il patrimonio del demanio e mettere a disposizione alloggi derivano dal DL 159/2007 collegato alla finanziaria 2008, 60 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata provengono dalla finanziaria 2007.
Le misure per lo sviluppo relative alle riforme delle Pubbliche Amministrazioni, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e alle semplificazioni per le imprese sono in larga misura tratte dai provvedimenti arenatisi in Parlamento nella scorsa legislatura. Quindi, non possiamo che essere favorevoli. Al contrario, gli interventi sul mercato del lavoro abrogano alcuni importanti punti della legge derivante dal Protocollo sul Welfare e aumentano la precarizzazione.
Ma molte altre sono le misure populiste e demagogiche, come, ad esempio la previsione di una Banca per il Sud (un ennesimo, inutile e costoso carrozzone) o la tassazione ordinaria delle stock options (già di fatto realizzata nel 2007).
La manovra non aiuta la crescita e viene pagata da consumi e servizi essenziali
Ma siamo di fronte a una manovra sbagliata anche per la sua dimensione e, quindi, per i suoi effetti sulla crescita dell’economia, sui redditi delle famiglie, sulla domanda per le imprese.
Una stangata di quasi un punto percentuale di Pil nel 2009 rischia di compromettere la possibile ripresa prevista per il prossimo anno, dopo il forte rallentamento in corso.
Non si tratta di rinunciare al risanamento della finanza pubblica, che anzi va perseguito con rigore, come il programma del PD proponeva. Si tratta di scegliere una via pragmatica e non ideologica. L’obiettivo del pareggio di bilancio può essere conseguito facendo leva non solo sui tagli di spesa e gli aumenti di tasse, ma anche sulla crescita dell’economia. Infatti, puntare sulle riforme strutturali (dalle liberalizzazioni alla riforma delle pubbliche amministrazioni), sugli investimenti nelle infrastrutture, sull’incremento del potere d’acquisto delle famiglie e sulla riduzione di tasse per le imprese consente di innalzare la crescita potenziale dell’economia italiana e facilitare gli sforzi di aggiustamento della finanza pubblica.
Siamo, invece, di fronte a una manovra concentrata su tagli di spesa. Non c’è dubbio che la spesa pubblica in Italia possa essere tagliata. Tuttavia, i tagli vanno fatti nei punti giusti, ossia dove esistono inefficienza, sprechi, corruzione. E la spesa, in Italia, va soprattutto riqualificata e redistribuita. Per tali ragioni, nel 2007, si avviò una completa spending review (il metodo Brown per davvero) e si intervenne, oltre che sui capitoli di spesa delle amministrazioni centrali, sulla finanza degli enti territoriali.
In particolare, per gli enti territoriali, il Patto di Stabilità Interno del 2007 individuò un incisivo percorso di riduzione dei deficit di Comuni, Province e Regioni (circa 6 miliardi all’anno dal 2010). Un percorso dal quale sono arrivati primi importanti risultati (i dati Istat del 18 Giugno sul Conto Economico Consolidato della Pubblica Amministrazione evidenziano un miglioramento di circa 8 miliardi per l’indebitamento del 2007 rispetto al 2006).
L’intervento deciso dal Governo Berlusconi non rafforza il percorso intrapreso. Colpisce, invece, alla cieca e pesantemente (18 miliardi di euro in 3 anni) Regioni, Province e Comuni e determina non solo le condizioni per eliminare gli sprechi, ma soprattutto le condizioni per tagliare diritti: dai posti negli asili nido, alle mense nelle scuole primarie ed elementari, dal trasporto pubblico locale, all’assistenza per gli anziani non autosufficienti. Il rischio è che per la scuola, la sanità e l'assistenza si impoverisca la qualità offerta e per i cittadini aumentino i costi.
Colpisce alla cieca ma, nonostante gli annunci della vigilia, lascia intatte le Comunità montane e le Province metropolitane. Il taglio dei costi della politica scompare dall’agenda del Governo.
Inoltre, gli interventi di riduzione della spesa sanitaria (9 miliardi in 3 anni includendo la mancata copertura del ticket abolito nel 2007), in realtà sono in larga misura aumenti di entrate. Le Regioni, infatti, per compensare almeno una parte dei tagli al Fondo Sanitario Nazionale saranno costrette a reintrodurre i ticket sulle prestazioni e/o sui farmaci. Si deve ricordare che il Patto per la Sanità del 2007 già prevedeva la stabilizzazione della spesa sanitaria in rapporto al Pil.
Si continua a colpire il Mezzogiorno
Oltre agli enti territoriali, è pesantemente colpito dalla manovra del Governo il Mezzogiorno. Dopo il taglio di quasi 2 miliardi di euro dedicati alle infrastrutture stradali di Sicilia e Calabria, dopo il sostanziale svuotamento del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese private delle Regioni Meridionali, ora si revoca la programmazione dei fondi per le aree sottoutilizzate, così passando da una quadro di certezza a uno di incertezza.
La manovra, infatti, interviene pesantemente sulla struttura della programmazione nel Mezzogiorno, annullando delibere CIPE a valere sul Fondo Aree Sottoutilizzate adottate fino al 30 aprile 2008. Le risorse non ancora impegnate o programmate in Accordi di Programma quadro vengono poi destinate ad alcune finalità specifiche.
Va sottolineato come in realtà tale provvedimento non comporta alcun incremento di risorse per il Mezzogiorno ma si limita ad indicare alcuni campi prioritari di carattere piuttosto generico. Rispetto ai tagli già operati, i provvedimenti non rappresentano nessuna compensazione in quanto non fanno altro che ripartire risorse già destinate al Sud.
Inoltre, il provvedimento sembra intervenire sulla quota FAS del Quadro Strategico Nazionale, con esclusione della quota relativa ai programmi regionali. Tale interventi sembrano presupporre però anche una conseguenza rimodulazione dei Fondi europei. Cosa peraltro che richiederebbe una rinegoziazione dei Piani operativi approvati dalla Commissione. Anche in questo caso non si tratta di risorse nuove ma di una rimodulazione di quelle esistenti.
In particolare, il dubbio che sorge è che siano messe in discussione le principali innovazioni introdotte dal Governo Prodi:
la certezza della programmazione finanziaria congiunta tra fondi nazionali e fondi comunitari;
il grande programma di bonifica e reindustrializzazione delle aree compromesse da inquinamento;
Industria 2015;
gli indicatori di premialità per le Regioni, ossia le risorse condizionate al raggiungimento di determinati obiettivi di servizio (servizio idrico, anziani, rifiuti).
Dietro la semplificazione si nasconde la fine della lotta all’evasione
Per quanto riguarda le entrate, la manovra del Governo demolisce l’impianto normativo di contrasto al riciclaggio di denaro sporco, all’evasione fiscale e al lavoro nero. In particolare, si innalza da 5000 a 12500 euro il limite per l’emissione di assegni non trasferibili, si elimina la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore ed il subappaltatore, si elimina l’elenco clienti-fornitori e la trasmissione telematica dei corrispettivi. Si determinano le condizioni per un allargamento dell’evasione e dell’economia sommersa con immediati effetti sia sul gettito che, ancora più grave, sulla sicurezza sul lavoro.
L’allentamento del contrasto all’evasione e al lavoro nero sottrae al Bilancio dello Stato le risorse necessarie per finanziare la riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione stabilite dalla finanziaria 2008.
In sintesi, il Governo Berlusconi per portare avanti il risanamento della finanza pubblica, prospetta per Regioni, Province, Comuni, Servizio sanitario nazionale, tagli brutali e alla cieca di diritti invece che interventi mirati di risparmio e di riqualificazione.
Per la competitività delle imprese, punta sulla precarizzazione del lavoro e sull’evasione fiscale, invece che sulle riforme e la riduzione di imposte.
Per le famiglie, dà l’elemosina per i più poveri, invece di riduzioni di imposte generalizzate per aumentare il potere d’acquisto dei redditi bassi e medi.
In premessa, denunciamo la scelta del Governo di utilizzare anche un decreto-legge per realizzare buona parte della manovra di finanza pubblica per il 2009-2011. Le dimensioni e la rilevanza sociale ed economica delle misure approvate dal Consiglio dei Ministri del 18 Giugno non possono essere affrontate dal Parlamento nei tempi ristretti di conversione del decreto. Inoltre, riteniamo inaccettabile il ritardo di trasmissione al Parlamento dei provvedimenti approvati dal Governo. È già accaduto con i primi decreti, prosegue con la manovra di finanza pubblica: il Governo monopolizza e manipola l’informazione sui provvedimenti, l’opposizione viene privata della possibilità di svolgere il proprio ruolo.
Non si affronta il problema del potere d’acquisto delle famiglie e dei pensionati
Nel merito, la manovra di finanza pubblica proposta dal Governo è sbagliata e non affronta le emergenze del Paese: il recupero del potere d’acquisto dei redditi fissi, la competitività delle imprese.
Infatti, come avevamo già denunciato a proposito del decreto-legge n. 93 (ICI, straordinari, mutui), dai provvedimenti annunciati non si evince una sola misura in favore di salari e pensioni.
Dalle informazioni disponibili emergono, invece, disposizioni demagogiche e di scarso impatto redistributivo. La carta prepagata per i pensionati, ad esempio. Mentre il Governo Prodi aveva stanziato oltre 1,1 miliardi di euro per concedere la cosiddetta “quattordicesima”, ossia un beneficio compreso tra 336 e 504 euro annui in favore dei pensionati ultrasessantaquattrenni con redditi bassi, Tremonti istituisce per i pensionati al minimo una carta prepagata per le spese di prima necessità, come gli alimentari e bollette.
Si tratta evidentemente di una misura demagogica, paternalistica e compassionevole, assolutamente insufficiente per incidere sul potere d’acquisto delle pensioni. Peraltro si rivolgerà a una platea di 1,2 milioni di beneficiari (mentre quella della quattordicesima era di oltre 3 milioni) e varrà circa 400 euro l'anno, per un costo per la finanza pubblica di 500 milioni.
I vantaggi per i cittadini sono fittizi
Per il finanziamento dell'operazione viene istituito un Fondo speciale di solidarietà alimentato dalla Robin Tax, dalle somme riscosse in eccesso dagli agenti della riscossione, dalle somme versate dalle cooperative a mutualità prevalente, da trasferimenti provenienti dal bilancio dello Stato e da versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale da società ed enti, in particolare del comparto energetico.
Se dovesse essere confermato un aggravio fiscale sui petrolieri per almeno un miliardo, a cui sommare un altro miliardo derivante dall’ampliamento della base imponibile delle banche (interessi passivi deducibili al 95% e stretta sulla svalutazione dei crediti), ciò significherebbe che soltanto un quarto del maggior gettito finirà davvero a sostegno dei più bisognosi.
Inoltre, si tratta di coperture transitorie e, di nuovo, demagogiche e velleitarie: il rischio è che, data la scarsa concorrenza nei mercati interessati dai provvedimenti, le maggiori imposte siano scaricate - non si sa in quale misura - sul costo finale pagato dagli utenti dei loro prodotti o servizi.
Intanto, le banche incassano quello che veramente hanno a cuore: non si parla più di abolizione del massimo scoperto, l'entrata in vigore della class action viene rinviata al 1° gennaio 2009, sui mutui, come avevamo già sottolineato, si sigla una convenzione a tutto vantaggio degli intermediari finanziari. Quindi, nessun beneficio per il cittadino-consumatore.
I veri vantaggi provengono dalle misure del Governo Prodi
D’altro canto, alcune delle misure a cui il Governo dà grande enfasi non costituiscono un vantaggio supplementare. Il “piano casa” è interamente finanziato con le risorse stanziate dal Governo Prodi: 550 milioni per il programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica e 100 milioni per valorizzare il patrimonio del demanio e mettere a disposizione alloggi derivano dal DL 159/2007 collegato alla finanziaria 2008, 60 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata provengono dalla finanziaria 2007.
Le misure per lo sviluppo relative alle riforme delle Pubbliche Amministrazioni, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e alle semplificazioni per le imprese sono in larga misura tratte dai provvedimenti arenatisi in Parlamento nella scorsa legislatura. Quindi, non possiamo che essere favorevoli. Al contrario, gli interventi sul mercato del lavoro abrogano alcuni importanti punti della legge derivante dal Protocollo sul Welfare e aumentano la precarizzazione.
Ma molte altre sono le misure populiste e demagogiche, come, ad esempio la previsione di una Banca per il Sud (un ennesimo, inutile e costoso carrozzone) o la tassazione ordinaria delle stock options (già di fatto realizzata nel 2007).
La manovra non aiuta la crescita e viene pagata da consumi e servizi essenziali
Ma siamo di fronte a una manovra sbagliata anche per la sua dimensione e, quindi, per i suoi effetti sulla crescita dell’economia, sui redditi delle famiglie, sulla domanda per le imprese.
Una stangata di quasi un punto percentuale di Pil nel 2009 rischia di compromettere la possibile ripresa prevista per il prossimo anno, dopo il forte rallentamento in corso.
Non si tratta di rinunciare al risanamento della finanza pubblica, che anzi va perseguito con rigore, come il programma del PD proponeva. Si tratta di scegliere una via pragmatica e non ideologica. L’obiettivo del pareggio di bilancio può essere conseguito facendo leva non solo sui tagli di spesa e gli aumenti di tasse, ma anche sulla crescita dell’economia. Infatti, puntare sulle riforme strutturali (dalle liberalizzazioni alla riforma delle pubbliche amministrazioni), sugli investimenti nelle infrastrutture, sull’incremento del potere d’acquisto delle famiglie e sulla riduzione di tasse per le imprese consente di innalzare la crescita potenziale dell’economia italiana e facilitare gli sforzi di aggiustamento della finanza pubblica.
Siamo, invece, di fronte a una manovra concentrata su tagli di spesa. Non c’è dubbio che la spesa pubblica in Italia possa essere tagliata. Tuttavia, i tagli vanno fatti nei punti giusti, ossia dove esistono inefficienza, sprechi, corruzione. E la spesa, in Italia, va soprattutto riqualificata e redistribuita. Per tali ragioni, nel 2007, si avviò una completa spending review (il metodo Brown per davvero) e si intervenne, oltre che sui capitoli di spesa delle amministrazioni centrali, sulla finanza degli enti territoriali.
In particolare, per gli enti territoriali, il Patto di Stabilità Interno del 2007 individuò un incisivo percorso di riduzione dei deficit di Comuni, Province e Regioni (circa 6 miliardi all’anno dal 2010). Un percorso dal quale sono arrivati primi importanti risultati (i dati Istat del 18 Giugno sul Conto Economico Consolidato della Pubblica Amministrazione evidenziano un miglioramento di circa 8 miliardi per l’indebitamento del 2007 rispetto al 2006).
L’intervento deciso dal Governo Berlusconi non rafforza il percorso intrapreso. Colpisce, invece, alla cieca e pesantemente (18 miliardi di euro in 3 anni) Regioni, Province e Comuni e determina non solo le condizioni per eliminare gli sprechi, ma soprattutto le condizioni per tagliare diritti: dai posti negli asili nido, alle mense nelle scuole primarie ed elementari, dal trasporto pubblico locale, all’assistenza per gli anziani non autosufficienti. Il rischio è che per la scuola, la sanità e l'assistenza si impoverisca la qualità offerta e per i cittadini aumentino i costi.
Colpisce alla cieca ma, nonostante gli annunci della vigilia, lascia intatte le Comunità montane e le Province metropolitane. Il taglio dei costi della politica scompare dall’agenda del Governo.
Inoltre, gli interventi di riduzione della spesa sanitaria (9 miliardi in 3 anni includendo la mancata copertura del ticket abolito nel 2007), in realtà sono in larga misura aumenti di entrate. Le Regioni, infatti, per compensare almeno una parte dei tagli al Fondo Sanitario Nazionale saranno costrette a reintrodurre i ticket sulle prestazioni e/o sui farmaci. Si deve ricordare che il Patto per la Sanità del 2007 già prevedeva la stabilizzazione della spesa sanitaria in rapporto al Pil.
Si continua a colpire il Mezzogiorno
Oltre agli enti territoriali, è pesantemente colpito dalla manovra del Governo il Mezzogiorno. Dopo il taglio di quasi 2 miliardi di euro dedicati alle infrastrutture stradali di Sicilia e Calabria, dopo il sostanziale svuotamento del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese private delle Regioni Meridionali, ora si revoca la programmazione dei fondi per le aree sottoutilizzate, così passando da una quadro di certezza a uno di incertezza.
La manovra, infatti, interviene pesantemente sulla struttura della programmazione nel Mezzogiorno, annullando delibere CIPE a valere sul Fondo Aree Sottoutilizzate adottate fino al 30 aprile 2008. Le risorse non ancora impegnate o programmate in Accordi di Programma quadro vengono poi destinate ad alcune finalità specifiche.
Va sottolineato come in realtà tale provvedimento non comporta alcun incremento di risorse per il Mezzogiorno ma si limita ad indicare alcuni campi prioritari di carattere piuttosto generico. Rispetto ai tagli già operati, i provvedimenti non rappresentano nessuna compensazione in quanto non fanno altro che ripartire risorse già destinate al Sud.
Inoltre, il provvedimento sembra intervenire sulla quota FAS del Quadro Strategico Nazionale, con esclusione della quota relativa ai programmi regionali. Tale interventi sembrano presupporre però anche una conseguenza rimodulazione dei Fondi europei. Cosa peraltro che richiederebbe una rinegoziazione dei Piani operativi approvati dalla Commissione. Anche in questo caso non si tratta di risorse nuove ma di una rimodulazione di quelle esistenti.
In particolare, il dubbio che sorge è che siano messe in discussione le principali innovazioni introdotte dal Governo Prodi:
la certezza della programmazione finanziaria congiunta tra fondi nazionali e fondi comunitari;
il grande programma di bonifica e reindustrializzazione delle aree compromesse da inquinamento;
Industria 2015;
gli indicatori di premialità per le Regioni, ossia le risorse condizionate al raggiungimento di determinati obiettivi di servizio (servizio idrico, anziani, rifiuti).
Dietro la semplificazione si nasconde la fine della lotta all’evasione
Per quanto riguarda le entrate, la manovra del Governo demolisce l’impianto normativo di contrasto al riciclaggio di denaro sporco, all’evasione fiscale e al lavoro nero. In particolare, si innalza da 5000 a 12500 euro il limite per l’emissione di assegni non trasferibili, si elimina la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore ed il subappaltatore, si elimina l’elenco clienti-fornitori e la trasmissione telematica dei corrispettivi. Si determinano le condizioni per un allargamento dell’evasione e dell’economia sommersa con immediati effetti sia sul gettito che, ancora più grave, sulla sicurezza sul lavoro.
L’allentamento del contrasto all’evasione e al lavoro nero sottrae al Bilancio dello Stato le risorse necessarie per finanziare la riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione stabilite dalla finanziaria 2008.
In sintesi, il Governo Berlusconi per portare avanti il risanamento della finanza pubblica, prospetta per Regioni, Province, Comuni, Servizio sanitario nazionale, tagli brutali e alla cieca di diritti invece che interventi mirati di risparmio e di riqualificazione.
Per la competitività delle imprese, punta sulla precarizzazione del lavoro e sull’evasione fiscale, invece che sulle riforme e la riduzione di imposte.
Per le famiglie, dà l’elemosina per i più poveri, invece di riduzioni di imposte generalizzate per aumentare il potere d’acquisto dei redditi bassi e medi.
domenica 22 giugno 2008
Intervista a Roberto Fasoli
Considerato il momento difficile che il PD sta vivendo dalle ultime elezioni politiche alle amministrative della Sicilia, abbiamo pensato di alimentare il dibattito politico diffondendo un'intervista pubblicata sulla rivista "Una Città", http://www.unacittà.it/, rilasciata da Roberto Fasoli, laureato in filosofia, docente, ex segretario generale della CGIL ed eletto consigliere comunale con un vasto consenso popolare (fasoli.r@virgilio.it).
Partiamo dall’esito elettorale. Com’è andato il Pd?
Il risultato è stato certamente al di sotto delle aspettative. E non mi riferisco all’ipotesi di un pareggio o addirittura di un sorpasso. Il risultato va poco oltre i dati della Camera delle elezioni precedenti e presenta uno scarto tra Camera e Senato che segnala che non è affatto vero che noi abbiamo fatto presa nelle fasce giovanili. Se andiamo a vedere la scomposizione scopriamo che, almeno al nord, l’elettorato giovanile vota in modo consistente la Lega, vota il doppio dell’elettorato maturo la destra e vota un poco di più in termini percentuali per il Pd, quindi non ci sono grandi risultati dal punto di vista dell’appeal verso il mondo giovanile. Gli analisti poi ci stanno spiegando che non c’è stato lo sfondamento al centro, c’è stato un fenomeno di astensionismo di centrosinistra, un pezzo di voto utile traghettato dalla sinistra alternativa verso il Pd, e basta. Direi che la prima considerazione da fare è che abbiamo una forza potenziale, che supera il 30%, che con politiche adeguate può crescere e può anche spingere per un riposizionamento della sinistra alternativa su posizioni riformiste ancorché radicali (invece che genericamente di contestazione). Però questo è un risultato in potenza, non in atto. Io dico che in qualche modo il Pd non è ancora nato, è iscritto all’anagrafe, è identificabile, ha appunto un certificato di nascita, ma non ha ancora definito le sue caratteristiche, né rispetto all’assetto organizzativo, né a quello politico programmatico, perché un conto è fare un programma elettorale, un conto è fare un programma per un partito. E comunque un programma prima che sulla carta si vede nella pratica, cioè la carta dei valori non basta scriverla, bisogna praticarla, anche nel modo in cui si costruiscono le candidature, i gruppi dirigenti, nel modo in cui si promuovono le persone a ruoli di responsabilità.Ora, al di là dei ragionamenti prettamente politicisti, se la tornata elettorale sia arrivata troppo presto o meno, a me qui interessa il dato sociale. Di questo bisognerà tornare ad occuparsi seriamente perché l’insediamento sociale del Pd rischia di non corrispondere più a quello che era l’insediamento di provenienza principale dei partiti che l’avevano costituito. Le elezioni ce lo hanno detto in modo chiarissimo: ci vota un elettorato anziano, pensionati, ci vota una fascia di quarantacinquenni-cinquantacinquenni con posizioni reddituali medio-alte e titoli di studio medio-alti, prevalentemente lavoratori del settore pubblico ed una parte di giovanissimi. Perdiamo in modo consistente nei settori considerati tradizionalmente (secondo me a torto) ostili, cioè piccole imprese, artigiani, commercianti e quant’altro. Perdiamo in modo consistente nella fascia di età 25-45, in particolare 35-45, e nei settori intermedi e soprattutto perdiamo nei settori privati. Ex roccaforti del lavoro operaio hanno espresso anche al nord massicci voti alla Lega. Ora, l’indeterminatezza dell’insediamento sociale del Pd espone questo partito al rischio di restare allo stato potenziale. Serviranno analisi molto severe e politiche molto accurate per evitare di restare una forza di testimonianza.
Il partito a vocazione maggioritaria è una cosa seria. L’idea dell’autosufficienza con questo insediamento sociale significa condannarsi ad essere minoranza per molti lustri. Il fatto che sia la Lega la vera vincitrice delle elezioni credo ci debba far pensare. Io mi aspettavo -anche confrontandomi con amici- che la sinistra alternativa portasse a casa un risultato molto contenuto, perché la Sinistra Arcobaleno aveva improvvisato un cartello senza capo né coda, ma da qua a pensare ad un tracollo dei due terzi dei voti fino a scomparire dal parlamento… Questo significa non solo che il sommovimento sociale è molto più profondo rispetto a quello che qualcuno immaginava, ma anche che la presa di realtà sui settori che questo pezzo di politica attribuiva a sé era assolutamente insignificante. Qualcuno evidentemente continua a parlare delle classi lavoratrici senza conoscerle, senza sapere come stanno reagendo ai cambiamenti, senza immaginare in base a quali criteri decidono il voto.
Tu sei piuttosto critico con il modo in cui sono state fatte le candidature del Pd.
Se è vero che non c’era il tempo per le primarie, come noi avevamo ipotizzato, quello che è apparso chiarissimo a tutti è che le candidature sono andate così: una quota del segretario, sulla quale nessuno discute, tutto il resto se lo dividono Ds e Margherita. La quota del segretario poi è stata giocata per dare segnali a pezzi di società indipendentemente da qualsiasi tipo di radicamento sociale avessero i candidati. Che infatti non hanno portato nessun fenomeno di identificazione nel nostro elettorato. Questo è apparso di eclatante inadeguatezza nei confronti dei candidati per esempio della Lega che -parlo delle realtà che conosco- erano persone che rappresentavano pezzi di realtà sociali, economiche, associative... Per il resto, i conti sono stati regolati tutti all’interno dei Ds e della Margherita con un rigorosissimo Cencelli, al punto tale che sono stati esclusi tutti coloro i quali non avessero padrini al tavolo che nominava i candidati. C’è stato il quasi totale disinteresse rispetto all’esito dei voti del 14 ottobre. I vecchi partiti (perché di questi si tratta, non tanto delle liste Veltroni, Bindi, ecc.) hanno mescolato le correnti interne con parte di quello che era il risultato del 14 ottobre. Questa è una parte di storia tutta interna al Pd che forse interessa poco alle persone ed ai cittadini, però… Resta il fatto che nella composizione delle liste e delle rappresentanze è scomparso tutto ciò che non fosse Ds o Margherita o scelta diretta del segretario. Sembrava una specie di lotta per le investiture: il segretario investiva i nominati, al resto ci pensavano i partiti. Il processo di costruzione del Pd, che aveva portato tre milioni e mezzo di persone a votare, aveva mosso gente normale di tutti i tipi, associazioni, quant’altro, nella costruzione delle liste è stato completamente cancellato.
Questo ha lanciato un segnale molto negativo e chi era in qualche modo vaccinato alla politica se ne sarà fatta una ragione, ma a quelli che si erano avvicinati per la prima volta con passione, e magari qualche ambizione, certo è piaciuta poco l’idea di essere piazzati al venticinquesimo-trentesimo posto, solo per riempire le liste, mentre alla testa si era con certosina attenzione collocato tutto quello che era la nomenklatura legata ai poteri dentro ai partiti. Insomma all’operazione annunciata non è corrisposta alcuna pratica concreta. Si è fatto un gran parlare del talento, ma nella costruzione delle liste, la rappresentatività e le capacità sono apparse assolutamente discutibili. Poi ci sono anche altre cose che non mi sono piaciute. Non si può correre con il paracadute. Si è detto: “Anna Finocchiaro ha fatto un grandissimo gesto per correre in Sicilia”. Benissimo, però allora doveva correre in Sicilia sul serio. Non è che puoi correre solo se vinci e poi se perdi te ne torni a fare il capogruppo del Senato, perché a quei siciliani a cui hai detto che volevi occuparti della Sicilia cosa gli racconti? Che siccome hai perso… Ma allora era meglio lasciare la Borsellino, che aveva dato un’ottima prova di sé, e poi è rimasta lì a sfangarsi tutta quanta la baracca. La stessa vicenda di come sono stati nominati i capigruppo sembrava più una resa dei conti interna al partito che l’esigenza di cambiare qualcosa.
Siamo apparsi come un partito che a parole diceva delle cose nuove, ma con una classe dirigente tutta vecchia, frutto delle vicende precedenti e con qualche testimonial prelevato dalla sera alla mattina dai suoi lavori quotidiani e messo a capo del Pd destando non poche sorprese. L’uomo solo al comando, Veltroni, era percepito come quello che decideva su ogni cosa attraverso i suoi luogotenenti. Insomma è evidente che in questa vicenda il partito si è rivelato del tutto inadeguato. Per non parlare del linguaggio e in generale del modo di porsi. A me ha fatto sorridere, ma anche un po’ inorridire, il fatto che gli organismi venissero regolarmente bypassati, che si riunissero “caminetti al loft”. Cioè, se qualcuno pensa di prendere voti popolari riunendo caminetti al loft, la faccenda diventa complicata. Ecco, questo scarto tra le dichiarazioni e la pratica è stato pesante. Le decisioni sono state prese fuori dagli organismi, fuori dagli esecutivi, fuori dalla direzione, e questo non aiuta certo a dare forza e credibilità ad un partito. Forse non si poteva fare diversamente, non lo so, però io sono tra quelli che hanno pensato che questo non ci avrebbe aiutato. Ho sperato che la novità del messaggio, una migliore capacità di padroneggiare la comunicazione coi media, una certa partecipazione popolare giocassero un ruolo importante. Che poi, intendiamoci, tutto questo è servito a ridare fiato ai nostri, più che ad attrarre nuovi elettori, perché di questo si è trattato. Anche il giro per le città…
Adesso come si va avanti?
Ora la domanda è: cosa fare adesso? Secondo me si tratta di andare avanti con determinazione facendo quello che si è detto di voler fare. Che significa basta con la resa dei conti tra le componenti dei Ds e della Margherita, basta con le cooptazioni equilibristiche per mantenere il potere inalterato. Bisogna avviare una discussione serena ed approfondita sia sul risultato elettorale e sui contenuti programmatici, sia sullo stato di salute effettivo di un partito che rischia di essere un partito degli eletti, degli amministratori e che deve diventare invece un partito di cittadini, di uomini e di donne di tutte le età. Per ottenere questo occorre fare un lavoro approfondito nei territori, con l’umiltà di mettersi ad ascoltare le persone perché proprio sui temi che oggi la gente ha più a cuore noi a ridosso delle elezioni abbiamo preso delle posizioni talvolta ambigue e non senza qualche elemento di contraddittorietà. Prendiamo la sicurezza: alcune delle cose che abbiamo detto non sono state percepite come nettamente distinte dalla destra e a quel punto la gente ha preferito l’originale rispetto alla copia. Bisogna ripartire da qui. Il giorno dopo c’è stato un gran dire che in realtà avevamo tenuto. Bene, guardando i dati risulta che è vero che abbiamo tenuto nelle città (il che significa ancora una volta che il nostro insediamento è di un certo tipo) ma nient’affatto nei territori non urbani, nelle periferie, in modo particolare nella provincia, nei paesi. Lì c’è tutto un consenso da recuperare e il percorso sarà lungo. La vicenda di Roma è stata la ciliegina sulla torta. D’altra parte, rimettere per la terza volta Rutelli è sembrata una cosa proprio da casta. A me è suonato il campanello d’allarme quando nell’ultima settimana si è invocato il pericolo nero… A quel punto ho detto: “Qua è sicuro che perdiamo”. Cioè, bastava leggere Il fascio comunista, di Pennacchi, o aver visto il film “Mio fratello è figlio unico” per capire che i sentimenti popolari degli abitanti delle borgate non potevano essere mobilitati con l’idea dell’allarme antifascista, che anzi casomai faceva crescere il fastidio verso chi si ergeva a giudice.
La “spocchia” che purtroppo caratterizza una certa sinistra ci ha fatto dare giudizi frettolosi e talvolta ingenerosi peggiorando la situazione. Su questo sarà opportuno riflettere a lungo perché la sconfitta di Roma è qualcosa di più della sconfitta di un Comune. Chi ha cercato di interpretare la sconfitta elettorale come frutto di eventi accidentali deve ricredersi perché le ragioni sono più profonde e complicate, e probabilmente non risalgono né a Veltroni né a Prodi.A questa sconfitta credo non sia estranea la trasformazione sociale determinatasi negli ultimi vent’anni del secolo scorso. Lo spostamento a destra di settori del lavoro privato anche di tipo operaio non è certo una novità. Eppure tutto questo non ha fatto ricredere pezzi di sindacato o pezzi di politica costringendoli a domandarsi se non bisognasse fare cose diverse per tenere aperto un dialogo con questi settori; si è continuato a considerarli secondo l’ottica della classe sociale definita, equiparata dal lavoro subordinato, non capendo che quello che è successo dal punto di vista dell’evoluzione dei consumi e della mentalità ha buttato all’aria tutto.
Ecco, io vorrei che non si facesse un’analisi frettolosa o tutta in termini politicisti, ma che si ragionasse a partire dalle questioni che sono drammaticamente sul tappeto. Non ultima la devastazione che esiste nella scuola tra i giovani, e che proprio a Verona abbiamo toccato con mano recentemente.Cioè questi giovani sono totalmente abbandonati a se stessi, e quello è terreno di coltura privilegiato di proposte populiste o massimaliste o genericamente piegate sulle risposte immediate. Questo è un territorio da cui noi rischiamo di essere totalmente estromessi, se non c’è un ragionamento che ci faccia riprendere il dialogo e l’ascolto con queste giovani generazioni, che si aggregano, si muovono, decidono e fanno in luoghi che noi non frequentiamo. Penso agli stadi, alle piazze, ai bar, alle discoteche… L’unico luogo dove si aggregano e in cui ci siamo in parte anche noi è la rete. Ma in tutti i luoghi della fisicità non risulta esserci soggetto attribuibile al centrosinistra che organizzi queste persone.
E poi quando inizieremo a parlare del fatto che i giovani di sinistra stanno prevalentemente nei licei, mentre gli istituti professionali e tecnici sono luoghi privilegiati di organizzazione di studenti di destra o della lega? Questo ci rimanda a tutto tondo la questione della composizione sociale. Insomma, si sapeva che questo percorso sarebbe stato difficile… purtroppo qualcuno ha pensato che mettersi d’accordo tra i partiti bastasse.
Tu denunci anche l’esistenza di un problema di non poca importanza rispetto all’organizzazione interna del Pd.
Per me ora il problema non è cambiare il segretario affibbiandogli così la responsabilità della sconfitta. Però neanche di fare finta che non sia successo niente… Cioè, cosa vuol dire che rinomini gli stessi capigruppo a Camera e Senato e che coloro i quali hanno perso in maniera pesante vengono tutti ricollocati dentro le gerarchie del partito? E che fine hanno fatto quei giovani o quelle giovani proiettate sulla scena mediatica ad esibire la raggiunta parità uomini-donne, quando per discutere del partito vengono quotidianamente interpellati Marini, Franceschini, Veltroni, D’Alema, Fioroni? Non si può prendere per i fondelli la gente facendole credere che stai producendo un’innovazione quando non metti in campo una sola faccia nuova a parlare del risultato elettorale.Ho visto facce nuove della Lega, in qualche caso del Partito delle libertà, a comandare nel Pd sono quelli che comandavano i Ds e la Margherita di prima.
Prendiamo lo stesso governo ombra: chi lo ha nominato? Il segretario? Qual è l’organismo che discute? Io non ho mai creduto al partito leggero al punto da diventare gassoso, e non ho mai creduto che i partiti potessero essere comitati elettorali. La Lega è un partito, ha i tesserati, ha le sezioni, è nei paesi, è nei quartieri. Il problema vero non è la forma-partito, se è liquida o gassosa, è se ha qualcosa da dire, se ha dirigenti rappresentativi… Da questo punto di vista io credo che la riflessione vada fatta a tutto tondo. Il prossimo dev’essere un congresso vero, dove si discuta di linea politica, di organizzazione, di forme partito, dove si discuta di finanziamento, cosa che nessuno fa…
Di finanziamento?
Certo. Questo partito come vive oggi nei territori? Vive con i soldi degli amministratori. Non c’è il tesseramento! Ma ti pare? E’ la prima volta che mi iscrivo ad un partito e non ho neanche la tessera!? Mi hanno dato un diploma, come al catechismo quando ero piccolino… Cioè, mi hanno dato un certificato in cui risulta che sono fondatore del partito insieme ad altri tre milioni di persone.
Io non so neanche chi sono oggi gli iscritti al partito. Tutto quanto naviga nel buio. Noi identifichiamo come iscritti al partito quelli che lo hanno votato alle primarie, ma non è corretto. Ora vogliamo fare un congresso, bene, la prima regola della democrazia è che il congresso lo possono fare le persone che hanno titolo. L’organizzazione è una cosa seria. Nello statuto è previsto questo meccanismo. Dopodiché dal tesseramento recupereremo alcune risorse, di cui dovremo decidere il destino: andranno tutte a Roma o nel territorio? Non sono questioni secondarie. Oggi non è chiaro chi paga chi corre per il partito. Penso che li paghino ancora i vecchi partiti. Cioè ci sono delle cose che sono assolutamente equivoche, come le fondazioni fatte per conferire i beni dei Ds e della Margherita. Ma se si fa un nuovo partito che senso ha che ci siano fondazioni che amministrano i beni dei due partiti precedenti? Vuol dire che fai un nuovo partito ma tutto sommato ti tieni una specie di via d’uscita. E questo non è solo un problema amministrativo o patrimoniale.
A Roma si è andati al “loft” perché non si voleva andare né alla sede dei Ds né alla sede della Margherita… Ci sono città, compresa la mia, in cui decidere di andare in una delle due sedi è un problema… Da noi, per dire, ancora non c’è una sede. Ma se abbiamo ancora problemi di questa natura è naturale che il partito farà fatica, e se noi continuiamo a fare gruppi dirigenti premiando le alchimie interne è evidente che avremo un effetto di trascinamento. Il linguaggio è emblematico, basti pensare ai discorsi: “C’è troppo Ds”, “C’è troppa Margherita…”. Di nuovo, se tu non investi in persone che hanno una storia autonoma anche da queste appartenenze, e poi mescoli il tutto, non si va da nessuna parte. Per questo premiare la responsabilità di ragazzi e ragazze (ma senza enfasi mediatica) sarebbe importante, perché si presume che questi non abbiano una storia così consolidata alle spalle. Se tu invece li porti in giro per esibirli come trofei di guerra, premiando la loro fedeltà ai gruppi dirigenti, costruisci dei piccoli mostri, che non hanno niente di diverso dai capi che li hanno promossi… Ora come si fa a mescolare il vecchio e il nuovo? Questa è una domanda da cento milioni di dollari. Un modo è, per esempio, fare le primarie, perché nelle primarie è vero che chi ha più soldi, più notorietà rischia di schiacciare i ragazzi, tuttavia quando si sono fatte abbiamo anche visto che questo non è vero fino in fondo. E comunque si potrebbe utilizzare un duplice criterio, una parte elettivo, una parte di primarie. Se si vuole, i meccanismi si trovano. Certo, con il metodo delle primarie alcuni potrebbero non essere garantiti. Però se tu vuoi fare innovazione o la fai rischiando oppure non ti resta che la cooptazione, con lo scenario che abbiamo già visto: il segretario che nei primi venti giorni di campagna quotidianamente esibiva un candidato che rappresentava di volta in volta le istituzioni, i prefetti, i giovani, gli industriali, il mondo della cultura, gli operai, i call center… Ora, tutte queste discussioni noi non le abbiamo fatte.
Tu però resti ottimista. Cosa c’è di positivo?
Di positivo c’è la potenzialità di cui parlavo all’inizio. La base sociale che ci ha votato è stufa di vecchia politica, è stufa di discorsi che non hanno costrutto, di proclami cui non segue l’azione. Ecco, se il Pd vuole, su quella strada si può camminare. Il Pd è potenzialmente una risposta importante ai problemi del ventunesimo secolo, bisogna però che guardi in avanti, alzando la testa per un verso e guardando ogni tanto dove mette i piedi. Fuor di metafora, significa innovare, radicarsi di più sul territorio ed affrontare le vere questioni tagliandosi gli ormeggi, rompendo con il cordone ombelicale del passato. Se tentenniamo o torniamo indietro e cadiamo nei noti giochetti della politica rischiamo di disperdere il patrimonio positivo che abbiamo coltivato e le aspettative che abbiamo fatto nascere. Dovremo anche riconquistare i delusi e per riuscirci serve coraggio, rigore, intransigenza, novità. Intendiamoci, io non penso affatto che si debba buttare via tutto ciò che è vecchio, sarebbe una follia, ma nemmeno fare finta che i problemi si possano giocare tutti su linee interne. Le questioni oggi sul tappeto non sono nuove. Il tema della sicurezza c’era anche prima, la crisi economica c’era anche prima. Il vero dato è che c’è una trasformazione epocale in atto, non solo in Italia ma in tutto il mondo, e la gente vuole essere rassicurata con risposte immediate. Se tu sei onesto sai che sull’immediato le risposte non puoi darle e allora devi decidere se imbrogli o se provi a raccontare le cose come sono. Se però racconti le cose come sono, molte persone si ribellano. Ora, il voto che è stato dato ad alcune forze è sicuramente legato all’esigenza di una rassicurazione sull’immediato, però spesso è anche un voto dato a chi sul territorio è presente quotidianamente e non solo al momento delle elezioni. Sul nord non bastano le improvvisazioni dell’ultima ora. E’ stata una grande ingenuità pensare che bastasse mettere candidature simbolo per recuperare consenso al nord. La Lega lì è presente da vent’anni, ne conosce tutte le pieghe, i risvolti, gli umori, le paure, pertanto il voto alla Lega è stato tutt’altro che strumentale o genericamente di protesta, è un voto consolidato a una forza che di questi temi si è fatta bandiera e che ha vissuto quotidianamente a fianco delle persone. Che respiro strategico ha tutto questo? Io penso poco, perché su alcuni temi, come il federalismo fiscale, la Lega entrerà in contraddizione con il Pdl, più che con il Pd. Su altri temi, come l’immigrazione, la contraddizione è già lì se, come sta emergendo, più di metà dei famigerati “clandestini” sono colf e badanti, senza le quali molti nostri anziani sarebbero condannati ad essere abbandonati nei letti d’ospedale o nelle case di riposo. Per non parlare dei tanti immigrati impiegati nelle fabbriche come operai. Su questo tema vorrei far notare una cosa che sicuramente non ho notato solo io. La Lega ha cominciato dicendo: “I terroni a casa loro”, poi ha detto: “Via i neri”, oggi dice: “Il problema non sono gli immigrati, si tratta di cacciare i clandestini ed i criminali”.
Allora, nello slittamento, che non è solo semantico, cosa c’è? C’è la consapevolezza che con i problemi dell’immigrazione bisogna convivere. L’elettorato della Lega ha bambini che vanno a scuola facendo merenda con coetanei immigrati, va all’ospedale o ai servizi sociali insieme a loro, e soprattutto lavora nelle fabbriche accanto a loro. Dopodiché, si illudono che si possano presidiare le frontiere, sparare ai barconi o fare cose che loro per primi sanno essere impraticabili.
Come se ne esce? E’ da sciocchi dire che l’immigrazione, soprattutto quella clandestina, non sia un problema. E’ un problema, ma è altrettanto evidente che di fronte ai problemi ci sono due modi di affrontarli: mettersi le mani avanti gli occhi e spazzare la polvere sotto il tappeto, oppure cercare di affrontarli davvero. Su questo terreno dell’immigrazione però anche la sinistra deve cambiare atteggiamento, soprattutto deve togliersi quella patina di buonismo becero a cui non corrisponde niente, perché dire alle persone che è sbagliato aver paura è una stupidaggine. Così come non può nemmeno pensare di inseguire la Lega, perdendo ogni discernimento ed invocando provvedimenti esemplari contro i rom o contro i neri. Insomma, davanti a questioni così articolate bisogna anche mantenere il raziocinio.
Le aree dove vince la Lega sono anche quelle dove gli immigrati risultano più integrati. Com’è possibile?
E’ vero. In Veneto, a dichiarazione degli stessi immigrati, Treviso e Verona sono le città in cui si vive meglio, due aree storicamente di insediamento leghista. Perché? La risposta è ovvia: perché sono due aree particolarmente ricche. Bruno Anastasia, ricercatore di Veneto e lavoro, istituto della Regione Veneto che studia il mercato del lavoro ed i processi migratori, lo dice chiaramente: “Se volete un metodo sicuro per non avere immigrati, impoveritevi!”. E’ perfino banale: gli immigrati dove vanno? Dove c’è ricchezza, dove c’è lavoro, dove c’è la possibilità di mandare a casa soldi, di mandare a scuola i bambini, di avere un’assistenza sanitaria decente… Sono immigrati, non sono mica degli inetti, parliamo di persone spesso istruite o comunque capaci di muoversi nel mondo. Non è che la sinistra ha qualcosa da imparare dalla Lega, almeno rispetto alla presenza sul territorio?Il sabato dopo le elezioni, al mercato di casa nostra, c’era la Lega che parlava con la gente per ringraziarla del risultato elettorale. Nelle campagne elettorali che ho fatto, nei paesi ho regolarmente riscontrato forze soverchianti della Lega in termini di presenza quotidiana e costante… Certo, nelle città dove funzionano altri meccanismi, dove la composizione sociale è più vicina al nostro elettorato, abbiamo avuto dei risultati incoraggianti. Ma, attenzione, quando si vota non si vota solo nelle città, si vota dappertutto. In Veneto i risultati ci dicono che oggi ci sono tre forze praticamente equivalenti, tutte attorno ad un trenta per cento, il Pdl, la Lega e il Pd. Questo ci parla di una situazione tutt’altro che ferma. In cui c’è uno spazio importante anche per noi. Però bisogna che ci muoviamo. Perché se concentriamo tutta l’attenzione su Roma e sul parlamento, anziché sul territorio, beh loro avranno buon gioco a conquistare tutte le cariche istituzionali sul territorio e dividersele, dopodiché nelle due regioni del nord oggi più significative, la Lombardia ed il Veneto, per noi la partita resterà chiusa per anni.
Per concludere, io non sono affatto pentito, né genericamente deluso, ma critico per come è stata gestita l’operazione. Detto questo aggiungo però: adesso basta piangersi addosso, andiamo avanti coerenti con le cose che abbiamo detto di voler fare. Che significa: più attenzione ai problemi pratici, quotidiani, delle persone. Noi abbiamo perso anche perché abbiamo pensato che alla gente bastasse dire: “Eh, ma tu non devi avere paura. Ricordati quando eri immigrato tu…”. Un ragionamento che è sensato e razionale fino a che non ti tocca da vicino, dopodiché non vale più niente, anzi sortisce l’effetto opposto. Le forze progressiste dovrebbero imparare ad avere meno puzza sotto il naso, e a confrontarsi con le persone, a prendere sul serio il loro senso di insicurezza. Non basta dire ad uno: “Non avere paura”, devi cercare di capire da dove nasce questa paura e come si può fargliela superare. Va poi recuperato il tema della legalità. Cioè noi quanto tempo ci abbiamo messo a dire che tutti devono rispettare diritti e doveri, che chi viene in questo paese si uniforma alle sue leggi? E’ chiaro che poi si paga un prezzo e la gente spaventata non si fida di te, anzi ti dice: “Portateli a casa tua, allora!”. Perché ti rispondono così: “Ah, tu non hai paura dei rom? Bene, allora portateli a casa tua!”.
Ora, se dobbiamo smettere di negare che certi problemi esistono, è evidente che non possiamo però dar credito a ragionamenti di grossolano egoismo come questi, perché noi poi siamo specialisti a passare da un estremo all’altro.
Io vedo con terrore che qualcuno insegua l’atteggiamento leghista… Se vuoi recuperare il consenso, devi mantenere un pensiero che non sia pari pari assimilabile a quello delle forze conservatrici. Alcuni sindaci ci hanno provato. Chiamparino, Cofferati, Zanonato dei risultati li hanno ottenuti. Quindi c’è una possibilità anche per le forze progressiste di fornire delle risposte.
Prendiamo Zanonato, per mesi ci si è scandalizzati di quel muro. Ora, a parte il fatto che lui ha trovato da dormire a tutta la gente che abitava dietro a quel muro, bene, oggi a Padova si sta discutendo della costruzione di una moschea. E non è un caso se a Padova la Lega ha un impatto medio, pur essendo cresciuta, ed il Pd ha parecchi punti percentuali in più… Cioé a uno può anche non piacere il sindaco di Padova, ma nessuno nega che conosca bene le cose della città e non si nasconda i problemi. Noi invece se facciamo gli sgomberi, non li pubblicizziamo, perché ci vergogniamo a dire che abbiamo mandato via gli abusivi, che abbiamo mandato via chi si era accampato in un territorio senza autorizzazione… Ma se vogliamo combattere il senso di insicurezza in modo civile, non possiamo continuare a transigere sulla legalità. La capacità di dimostrare che sai fare rispettare le leggi nel territorio dà forza anche all’accoglienza.
Partiamo dall’esito elettorale. Com’è andato il Pd?
Il risultato è stato certamente al di sotto delle aspettative. E non mi riferisco all’ipotesi di un pareggio o addirittura di un sorpasso. Il risultato va poco oltre i dati della Camera delle elezioni precedenti e presenta uno scarto tra Camera e Senato che segnala che non è affatto vero che noi abbiamo fatto presa nelle fasce giovanili. Se andiamo a vedere la scomposizione scopriamo che, almeno al nord, l’elettorato giovanile vota in modo consistente la Lega, vota il doppio dell’elettorato maturo la destra e vota un poco di più in termini percentuali per il Pd, quindi non ci sono grandi risultati dal punto di vista dell’appeal verso il mondo giovanile. Gli analisti poi ci stanno spiegando che non c’è stato lo sfondamento al centro, c’è stato un fenomeno di astensionismo di centrosinistra, un pezzo di voto utile traghettato dalla sinistra alternativa verso il Pd, e basta. Direi che la prima considerazione da fare è che abbiamo una forza potenziale, che supera il 30%, che con politiche adeguate può crescere e può anche spingere per un riposizionamento della sinistra alternativa su posizioni riformiste ancorché radicali (invece che genericamente di contestazione). Però questo è un risultato in potenza, non in atto. Io dico che in qualche modo il Pd non è ancora nato, è iscritto all’anagrafe, è identificabile, ha appunto un certificato di nascita, ma non ha ancora definito le sue caratteristiche, né rispetto all’assetto organizzativo, né a quello politico programmatico, perché un conto è fare un programma elettorale, un conto è fare un programma per un partito. E comunque un programma prima che sulla carta si vede nella pratica, cioè la carta dei valori non basta scriverla, bisogna praticarla, anche nel modo in cui si costruiscono le candidature, i gruppi dirigenti, nel modo in cui si promuovono le persone a ruoli di responsabilità.Ora, al di là dei ragionamenti prettamente politicisti, se la tornata elettorale sia arrivata troppo presto o meno, a me qui interessa il dato sociale. Di questo bisognerà tornare ad occuparsi seriamente perché l’insediamento sociale del Pd rischia di non corrispondere più a quello che era l’insediamento di provenienza principale dei partiti che l’avevano costituito. Le elezioni ce lo hanno detto in modo chiarissimo: ci vota un elettorato anziano, pensionati, ci vota una fascia di quarantacinquenni-cinquantacinquenni con posizioni reddituali medio-alte e titoli di studio medio-alti, prevalentemente lavoratori del settore pubblico ed una parte di giovanissimi. Perdiamo in modo consistente nei settori considerati tradizionalmente (secondo me a torto) ostili, cioè piccole imprese, artigiani, commercianti e quant’altro. Perdiamo in modo consistente nella fascia di età 25-45, in particolare 35-45, e nei settori intermedi e soprattutto perdiamo nei settori privati. Ex roccaforti del lavoro operaio hanno espresso anche al nord massicci voti alla Lega. Ora, l’indeterminatezza dell’insediamento sociale del Pd espone questo partito al rischio di restare allo stato potenziale. Serviranno analisi molto severe e politiche molto accurate per evitare di restare una forza di testimonianza.
Il partito a vocazione maggioritaria è una cosa seria. L’idea dell’autosufficienza con questo insediamento sociale significa condannarsi ad essere minoranza per molti lustri. Il fatto che sia la Lega la vera vincitrice delle elezioni credo ci debba far pensare. Io mi aspettavo -anche confrontandomi con amici- che la sinistra alternativa portasse a casa un risultato molto contenuto, perché la Sinistra Arcobaleno aveva improvvisato un cartello senza capo né coda, ma da qua a pensare ad un tracollo dei due terzi dei voti fino a scomparire dal parlamento… Questo significa non solo che il sommovimento sociale è molto più profondo rispetto a quello che qualcuno immaginava, ma anche che la presa di realtà sui settori che questo pezzo di politica attribuiva a sé era assolutamente insignificante. Qualcuno evidentemente continua a parlare delle classi lavoratrici senza conoscerle, senza sapere come stanno reagendo ai cambiamenti, senza immaginare in base a quali criteri decidono il voto.
Tu sei piuttosto critico con il modo in cui sono state fatte le candidature del Pd.
Se è vero che non c’era il tempo per le primarie, come noi avevamo ipotizzato, quello che è apparso chiarissimo a tutti è che le candidature sono andate così: una quota del segretario, sulla quale nessuno discute, tutto il resto se lo dividono Ds e Margherita. La quota del segretario poi è stata giocata per dare segnali a pezzi di società indipendentemente da qualsiasi tipo di radicamento sociale avessero i candidati. Che infatti non hanno portato nessun fenomeno di identificazione nel nostro elettorato. Questo è apparso di eclatante inadeguatezza nei confronti dei candidati per esempio della Lega che -parlo delle realtà che conosco- erano persone che rappresentavano pezzi di realtà sociali, economiche, associative... Per il resto, i conti sono stati regolati tutti all’interno dei Ds e della Margherita con un rigorosissimo Cencelli, al punto tale che sono stati esclusi tutti coloro i quali non avessero padrini al tavolo che nominava i candidati. C’è stato il quasi totale disinteresse rispetto all’esito dei voti del 14 ottobre. I vecchi partiti (perché di questi si tratta, non tanto delle liste Veltroni, Bindi, ecc.) hanno mescolato le correnti interne con parte di quello che era il risultato del 14 ottobre. Questa è una parte di storia tutta interna al Pd che forse interessa poco alle persone ed ai cittadini, però… Resta il fatto che nella composizione delle liste e delle rappresentanze è scomparso tutto ciò che non fosse Ds o Margherita o scelta diretta del segretario. Sembrava una specie di lotta per le investiture: il segretario investiva i nominati, al resto ci pensavano i partiti. Il processo di costruzione del Pd, che aveva portato tre milioni e mezzo di persone a votare, aveva mosso gente normale di tutti i tipi, associazioni, quant’altro, nella costruzione delle liste è stato completamente cancellato.
Questo ha lanciato un segnale molto negativo e chi era in qualche modo vaccinato alla politica se ne sarà fatta una ragione, ma a quelli che si erano avvicinati per la prima volta con passione, e magari qualche ambizione, certo è piaciuta poco l’idea di essere piazzati al venticinquesimo-trentesimo posto, solo per riempire le liste, mentre alla testa si era con certosina attenzione collocato tutto quello che era la nomenklatura legata ai poteri dentro ai partiti. Insomma all’operazione annunciata non è corrisposta alcuna pratica concreta. Si è fatto un gran parlare del talento, ma nella costruzione delle liste, la rappresentatività e le capacità sono apparse assolutamente discutibili. Poi ci sono anche altre cose che non mi sono piaciute. Non si può correre con il paracadute. Si è detto: “Anna Finocchiaro ha fatto un grandissimo gesto per correre in Sicilia”. Benissimo, però allora doveva correre in Sicilia sul serio. Non è che puoi correre solo se vinci e poi se perdi te ne torni a fare il capogruppo del Senato, perché a quei siciliani a cui hai detto che volevi occuparti della Sicilia cosa gli racconti? Che siccome hai perso… Ma allora era meglio lasciare la Borsellino, che aveva dato un’ottima prova di sé, e poi è rimasta lì a sfangarsi tutta quanta la baracca. La stessa vicenda di come sono stati nominati i capigruppo sembrava più una resa dei conti interna al partito che l’esigenza di cambiare qualcosa.
Siamo apparsi come un partito che a parole diceva delle cose nuove, ma con una classe dirigente tutta vecchia, frutto delle vicende precedenti e con qualche testimonial prelevato dalla sera alla mattina dai suoi lavori quotidiani e messo a capo del Pd destando non poche sorprese. L’uomo solo al comando, Veltroni, era percepito come quello che decideva su ogni cosa attraverso i suoi luogotenenti. Insomma è evidente che in questa vicenda il partito si è rivelato del tutto inadeguato. Per non parlare del linguaggio e in generale del modo di porsi. A me ha fatto sorridere, ma anche un po’ inorridire, il fatto che gli organismi venissero regolarmente bypassati, che si riunissero “caminetti al loft”. Cioè, se qualcuno pensa di prendere voti popolari riunendo caminetti al loft, la faccenda diventa complicata. Ecco, questo scarto tra le dichiarazioni e la pratica è stato pesante. Le decisioni sono state prese fuori dagli organismi, fuori dagli esecutivi, fuori dalla direzione, e questo non aiuta certo a dare forza e credibilità ad un partito. Forse non si poteva fare diversamente, non lo so, però io sono tra quelli che hanno pensato che questo non ci avrebbe aiutato. Ho sperato che la novità del messaggio, una migliore capacità di padroneggiare la comunicazione coi media, una certa partecipazione popolare giocassero un ruolo importante. Che poi, intendiamoci, tutto questo è servito a ridare fiato ai nostri, più che ad attrarre nuovi elettori, perché di questo si è trattato. Anche il giro per le città…
Adesso come si va avanti?
Ora la domanda è: cosa fare adesso? Secondo me si tratta di andare avanti con determinazione facendo quello che si è detto di voler fare. Che significa basta con la resa dei conti tra le componenti dei Ds e della Margherita, basta con le cooptazioni equilibristiche per mantenere il potere inalterato. Bisogna avviare una discussione serena ed approfondita sia sul risultato elettorale e sui contenuti programmatici, sia sullo stato di salute effettivo di un partito che rischia di essere un partito degli eletti, degli amministratori e che deve diventare invece un partito di cittadini, di uomini e di donne di tutte le età. Per ottenere questo occorre fare un lavoro approfondito nei territori, con l’umiltà di mettersi ad ascoltare le persone perché proprio sui temi che oggi la gente ha più a cuore noi a ridosso delle elezioni abbiamo preso delle posizioni talvolta ambigue e non senza qualche elemento di contraddittorietà. Prendiamo la sicurezza: alcune delle cose che abbiamo detto non sono state percepite come nettamente distinte dalla destra e a quel punto la gente ha preferito l’originale rispetto alla copia. Bisogna ripartire da qui. Il giorno dopo c’è stato un gran dire che in realtà avevamo tenuto. Bene, guardando i dati risulta che è vero che abbiamo tenuto nelle città (il che significa ancora una volta che il nostro insediamento è di un certo tipo) ma nient’affatto nei territori non urbani, nelle periferie, in modo particolare nella provincia, nei paesi. Lì c’è tutto un consenso da recuperare e il percorso sarà lungo. La vicenda di Roma è stata la ciliegina sulla torta. D’altra parte, rimettere per la terza volta Rutelli è sembrata una cosa proprio da casta. A me è suonato il campanello d’allarme quando nell’ultima settimana si è invocato il pericolo nero… A quel punto ho detto: “Qua è sicuro che perdiamo”. Cioè, bastava leggere Il fascio comunista, di Pennacchi, o aver visto il film “Mio fratello è figlio unico” per capire che i sentimenti popolari degli abitanti delle borgate non potevano essere mobilitati con l’idea dell’allarme antifascista, che anzi casomai faceva crescere il fastidio verso chi si ergeva a giudice.
La “spocchia” che purtroppo caratterizza una certa sinistra ci ha fatto dare giudizi frettolosi e talvolta ingenerosi peggiorando la situazione. Su questo sarà opportuno riflettere a lungo perché la sconfitta di Roma è qualcosa di più della sconfitta di un Comune. Chi ha cercato di interpretare la sconfitta elettorale come frutto di eventi accidentali deve ricredersi perché le ragioni sono più profonde e complicate, e probabilmente non risalgono né a Veltroni né a Prodi.A questa sconfitta credo non sia estranea la trasformazione sociale determinatasi negli ultimi vent’anni del secolo scorso. Lo spostamento a destra di settori del lavoro privato anche di tipo operaio non è certo una novità. Eppure tutto questo non ha fatto ricredere pezzi di sindacato o pezzi di politica costringendoli a domandarsi se non bisognasse fare cose diverse per tenere aperto un dialogo con questi settori; si è continuato a considerarli secondo l’ottica della classe sociale definita, equiparata dal lavoro subordinato, non capendo che quello che è successo dal punto di vista dell’evoluzione dei consumi e della mentalità ha buttato all’aria tutto.
Ecco, io vorrei che non si facesse un’analisi frettolosa o tutta in termini politicisti, ma che si ragionasse a partire dalle questioni che sono drammaticamente sul tappeto. Non ultima la devastazione che esiste nella scuola tra i giovani, e che proprio a Verona abbiamo toccato con mano recentemente.Cioè questi giovani sono totalmente abbandonati a se stessi, e quello è terreno di coltura privilegiato di proposte populiste o massimaliste o genericamente piegate sulle risposte immediate. Questo è un territorio da cui noi rischiamo di essere totalmente estromessi, se non c’è un ragionamento che ci faccia riprendere il dialogo e l’ascolto con queste giovani generazioni, che si aggregano, si muovono, decidono e fanno in luoghi che noi non frequentiamo. Penso agli stadi, alle piazze, ai bar, alle discoteche… L’unico luogo dove si aggregano e in cui ci siamo in parte anche noi è la rete. Ma in tutti i luoghi della fisicità non risulta esserci soggetto attribuibile al centrosinistra che organizzi queste persone.
E poi quando inizieremo a parlare del fatto che i giovani di sinistra stanno prevalentemente nei licei, mentre gli istituti professionali e tecnici sono luoghi privilegiati di organizzazione di studenti di destra o della lega? Questo ci rimanda a tutto tondo la questione della composizione sociale. Insomma, si sapeva che questo percorso sarebbe stato difficile… purtroppo qualcuno ha pensato che mettersi d’accordo tra i partiti bastasse.
Tu denunci anche l’esistenza di un problema di non poca importanza rispetto all’organizzazione interna del Pd.
Per me ora il problema non è cambiare il segretario affibbiandogli così la responsabilità della sconfitta. Però neanche di fare finta che non sia successo niente… Cioè, cosa vuol dire che rinomini gli stessi capigruppo a Camera e Senato e che coloro i quali hanno perso in maniera pesante vengono tutti ricollocati dentro le gerarchie del partito? E che fine hanno fatto quei giovani o quelle giovani proiettate sulla scena mediatica ad esibire la raggiunta parità uomini-donne, quando per discutere del partito vengono quotidianamente interpellati Marini, Franceschini, Veltroni, D’Alema, Fioroni? Non si può prendere per i fondelli la gente facendole credere che stai producendo un’innovazione quando non metti in campo una sola faccia nuova a parlare del risultato elettorale.Ho visto facce nuove della Lega, in qualche caso del Partito delle libertà, a comandare nel Pd sono quelli che comandavano i Ds e la Margherita di prima.
Prendiamo lo stesso governo ombra: chi lo ha nominato? Il segretario? Qual è l’organismo che discute? Io non ho mai creduto al partito leggero al punto da diventare gassoso, e non ho mai creduto che i partiti potessero essere comitati elettorali. La Lega è un partito, ha i tesserati, ha le sezioni, è nei paesi, è nei quartieri. Il problema vero non è la forma-partito, se è liquida o gassosa, è se ha qualcosa da dire, se ha dirigenti rappresentativi… Da questo punto di vista io credo che la riflessione vada fatta a tutto tondo. Il prossimo dev’essere un congresso vero, dove si discuta di linea politica, di organizzazione, di forme partito, dove si discuta di finanziamento, cosa che nessuno fa…
Di finanziamento?
Certo. Questo partito come vive oggi nei territori? Vive con i soldi degli amministratori. Non c’è il tesseramento! Ma ti pare? E’ la prima volta che mi iscrivo ad un partito e non ho neanche la tessera!? Mi hanno dato un diploma, come al catechismo quando ero piccolino… Cioè, mi hanno dato un certificato in cui risulta che sono fondatore del partito insieme ad altri tre milioni di persone.
Io non so neanche chi sono oggi gli iscritti al partito. Tutto quanto naviga nel buio. Noi identifichiamo come iscritti al partito quelli che lo hanno votato alle primarie, ma non è corretto. Ora vogliamo fare un congresso, bene, la prima regola della democrazia è che il congresso lo possono fare le persone che hanno titolo. L’organizzazione è una cosa seria. Nello statuto è previsto questo meccanismo. Dopodiché dal tesseramento recupereremo alcune risorse, di cui dovremo decidere il destino: andranno tutte a Roma o nel territorio? Non sono questioni secondarie. Oggi non è chiaro chi paga chi corre per il partito. Penso che li paghino ancora i vecchi partiti. Cioè ci sono delle cose che sono assolutamente equivoche, come le fondazioni fatte per conferire i beni dei Ds e della Margherita. Ma se si fa un nuovo partito che senso ha che ci siano fondazioni che amministrano i beni dei due partiti precedenti? Vuol dire che fai un nuovo partito ma tutto sommato ti tieni una specie di via d’uscita. E questo non è solo un problema amministrativo o patrimoniale.
A Roma si è andati al “loft” perché non si voleva andare né alla sede dei Ds né alla sede della Margherita… Ci sono città, compresa la mia, in cui decidere di andare in una delle due sedi è un problema… Da noi, per dire, ancora non c’è una sede. Ma se abbiamo ancora problemi di questa natura è naturale che il partito farà fatica, e se noi continuiamo a fare gruppi dirigenti premiando le alchimie interne è evidente che avremo un effetto di trascinamento. Il linguaggio è emblematico, basti pensare ai discorsi: “C’è troppo Ds”, “C’è troppa Margherita…”. Di nuovo, se tu non investi in persone che hanno una storia autonoma anche da queste appartenenze, e poi mescoli il tutto, non si va da nessuna parte. Per questo premiare la responsabilità di ragazzi e ragazze (ma senza enfasi mediatica) sarebbe importante, perché si presume che questi non abbiano una storia così consolidata alle spalle. Se tu invece li porti in giro per esibirli come trofei di guerra, premiando la loro fedeltà ai gruppi dirigenti, costruisci dei piccoli mostri, che non hanno niente di diverso dai capi che li hanno promossi… Ora come si fa a mescolare il vecchio e il nuovo? Questa è una domanda da cento milioni di dollari. Un modo è, per esempio, fare le primarie, perché nelle primarie è vero che chi ha più soldi, più notorietà rischia di schiacciare i ragazzi, tuttavia quando si sono fatte abbiamo anche visto che questo non è vero fino in fondo. E comunque si potrebbe utilizzare un duplice criterio, una parte elettivo, una parte di primarie. Se si vuole, i meccanismi si trovano. Certo, con il metodo delle primarie alcuni potrebbero non essere garantiti. Però se tu vuoi fare innovazione o la fai rischiando oppure non ti resta che la cooptazione, con lo scenario che abbiamo già visto: il segretario che nei primi venti giorni di campagna quotidianamente esibiva un candidato che rappresentava di volta in volta le istituzioni, i prefetti, i giovani, gli industriali, il mondo della cultura, gli operai, i call center… Ora, tutte queste discussioni noi non le abbiamo fatte.
Tu però resti ottimista. Cosa c’è di positivo?
Di positivo c’è la potenzialità di cui parlavo all’inizio. La base sociale che ci ha votato è stufa di vecchia politica, è stufa di discorsi che non hanno costrutto, di proclami cui non segue l’azione. Ecco, se il Pd vuole, su quella strada si può camminare. Il Pd è potenzialmente una risposta importante ai problemi del ventunesimo secolo, bisogna però che guardi in avanti, alzando la testa per un verso e guardando ogni tanto dove mette i piedi. Fuor di metafora, significa innovare, radicarsi di più sul territorio ed affrontare le vere questioni tagliandosi gli ormeggi, rompendo con il cordone ombelicale del passato. Se tentenniamo o torniamo indietro e cadiamo nei noti giochetti della politica rischiamo di disperdere il patrimonio positivo che abbiamo coltivato e le aspettative che abbiamo fatto nascere. Dovremo anche riconquistare i delusi e per riuscirci serve coraggio, rigore, intransigenza, novità. Intendiamoci, io non penso affatto che si debba buttare via tutto ciò che è vecchio, sarebbe una follia, ma nemmeno fare finta che i problemi si possano giocare tutti su linee interne. Le questioni oggi sul tappeto non sono nuove. Il tema della sicurezza c’era anche prima, la crisi economica c’era anche prima. Il vero dato è che c’è una trasformazione epocale in atto, non solo in Italia ma in tutto il mondo, e la gente vuole essere rassicurata con risposte immediate. Se tu sei onesto sai che sull’immediato le risposte non puoi darle e allora devi decidere se imbrogli o se provi a raccontare le cose come sono. Se però racconti le cose come sono, molte persone si ribellano. Ora, il voto che è stato dato ad alcune forze è sicuramente legato all’esigenza di una rassicurazione sull’immediato, però spesso è anche un voto dato a chi sul territorio è presente quotidianamente e non solo al momento delle elezioni. Sul nord non bastano le improvvisazioni dell’ultima ora. E’ stata una grande ingenuità pensare che bastasse mettere candidature simbolo per recuperare consenso al nord. La Lega lì è presente da vent’anni, ne conosce tutte le pieghe, i risvolti, gli umori, le paure, pertanto il voto alla Lega è stato tutt’altro che strumentale o genericamente di protesta, è un voto consolidato a una forza che di questi temi si è fatta bandiera e che ha vissuto quotidianamente a fianco delle persone. Che respiro strategico ha tutto questo? Io penso poco, perché su alcuni temi, come il federalismo fiscale, la Lega entrerà in contraddizione con il Pdl, più che con il Pd. Su altri temi, come l’immigrazione, la contraddizione è già lì se, come sta emergendo, più di metà dei famigerati “clandestini” sono colf e badanti, senza le quali molti nostri anziani sarebbero condannati ad essere abbandonati nei letti d’ospedale o nelle case di riposo. Per non parlare dei tanti immigrati impiegati nelle fabbriche come operai. Su questo tema vorrei far notare una cosa che sicuramente non ho notato solo io. La Lega ha cominciato dicendo: “I terroni a casa loro”, poi ha detto: “Via i neri”, oggi dice: “Il problema non sono gli immigrati, si tratta di cacciare i clandestini ed i criminali”.
Allora, nello slittamento, che non è solo semantico, cosa c’è? C’è la consapevolezza che con i problemi dell’immigrazione bisogna convivere. L’elettorato della Lega ha bambini che vanno a scuola facendo merenda con coetanei immigrati, va all’ospedale o ai servizi sociali insieme a loro, e soprattutto lavora nelle fabbriche accanto a loro. Dopodiché, si illudono che si possano presidiare le frontiere, sparare ai barconi o fare cose che loro per primi sanno essere impraticabili.
Come se ne esce? E’ da sciocchi dire che l’immigrazione, soprattutto quella clandestina, non sia un problema. E’ un problema, ma è altrettanto evidente che di fronte ai problemi ci sono due modi di affrontarli: mettersi le mani avanti gli occhi e spazzare la polvere sotto il tappeto, oppure cercare di affrontarli davvero. Su questo terreno dell’immigrazione però anche la sinistra deve cambiare atteggiamento, soprattutto deve togliersi quella patina di buonismo becero a cui non corrisponde niente, perché dire alle persone che è sbagliato aver paura è una stupidaggine. Così come non può nemmeno pensare di inseguire la Lega, perdendo ogni discernimento ed invocando provvedimenti esemplari contro i rom o contro i neri. Insomma, davanti a questioni così articolate bisogna anche mantenere il raziocinio.
Le aree dove vince la Lega sono anche quelle dove gli immigrati risultano più integrati. Com’è possibile?
E’ vero. In Veneto, a dichiarazione degli stessi immigrati, Treviso e Verona sono le città in cui si vive meglio, due aree storicamente di insediamento leghista. Perché? La risposta è ovvia: perché sono due aree particolarmente ricche. Bruno Anastasia, ricercatore di Veneto e lavoro, istituto della Regione Veneto che studia il mercato del lavoro ed i processi migratori, lo dice chiaramente: “Se volete un metodo sicuro per non avere immigrati, impoveritevi!”. E’ perfino banale: gli immigrati dove vanno? Dove c’è ricchezza, dove c’è lavoro, dove c’è la possibilità di mandare a casa soldi, di mandare a scuola i bambini, di avere un’assistenza sanitaria decente… Sono immigrati, non sono mica degli inetti, parliamo di persone spesso istruite o comunque capaci di muoversi nel mondo. Non è che la sinistra ha qualcosa da imparare dalla Lega, almeno rispetto alla presenza sul territorio?Il sabato dopo le elezioni, al mercato di casa nostra, c’era la Lega che parlava con la gente per ringraziarla del risultato elettorale. Nelle campagne elettorali che ho fatto, nei paesi ho regolarmente riscontrato forze soverchianti della Lega in termini di presenza quotidiana e costante… Certo, nelle città dove funzionano altri meccanismi, dove la composizione sociale è più vicina al nostro elettorato, abbiamo avuto dei risultati incoraggianti. Ma, attenzione, quando si vota non si vota solo nelle città, si vota dappertutto. In Veneto i risultati ci dicono che oggi ci sono tre forze praticamente equivalenti, tutte attorno ad un trenta per cento, il Pdl, la Lega e il Pd. Questo ci parla di una situazione tutt’altro che ferma. In cui c’è uno spazio importante anche per noi. Però bisogna che ci muoviamo. Perché se concentriamo tutta l’attenzione su Roma e sul parlamento, anziché sul territorio, beh loro avranno buon gioco a conquistare tutte le cariche istituzionali sul territorio e dividersele, dopodiché nelle due regioni del nord oggi più significative, la Lombardia ed il Veneto, per noi la partita resterà chiusa per anni.
Per concludere, io non sono affatto pentito, né genericamente deluso, ma critico per come è stata gestita l’operazione. Detto questo aggiungo però: adesso basta piangersi addosso, andiamo avanti coerenti con le cose che abbiamo detto di voler fare. Che significa: più attenzione ai problemi pratici, quotidiani, delle persone. Noi abbiamo perso anche perché abbiamo pensato che alla gente bastasse dire: “Eh, ma tu non devi avere paura. Ricordati quando eri immigrato tu…”. Un ragionamento che è sensato e razionale fino a che non ti tocca da vicino, dopodiché non vale più niente, anzi sortisce l’effetto opposto. Le forze progressiste dovrebbero imparare ad avere meno puzza sotto il naso, e a confrontarsi con le persone, a prendere sul serio il loro senso di insicurezza. Non basta dire ad uno: “Non avere paura”, devi cercare di capire da dove nasce questa paura e come si può fargliela superare. Va poi recuperato il tema della legalità. Cioè noi quanto tempo ci abbiamo messo a dire che tutti devono rispettare diritti e doveri, che chi viene in questo paese si uniforma alle sue leggi? E’ chiaro che poi si paga un prezzo e la gente spaventata non si fida di te, anzi ti dice: “Portateli a casa tua, allora!”. Perché ti rispondono così: “Ah, tu non hai paura dei rom? Bene, allora portateli a casa tua!”.
Ora, se dobbiamo smettere di negare che certi problemi esistono, è evidente che non possiamo però dar credito a ragionamenti di grossolano egoismo come questi, perché noi poi siamo specialisti a passare da un estremo all’altro.
Io vedo con terrore che qualcuno insegua l’atteggiamento leghista… Se vuoi recuperare il consenso, devi mantenere un pensiero che non sia pari pari assimilabile a quello delle forze conservatrici. Alcuni sindaci ci hanno provato. Chiamparino, Cofferati, Zanonato dei risultati li hanno ottenuti. Quindi c’è una possibilità anche per le forze progressiste di fornire delle risposte.
Prendiamo Zanonato, per mesi ci si è scandalizzati di quel muro. Ora, a parte il fatto che lui ha trovato da dormire a tutta la gente che abitava dietro a quel muro, bene, oggi a Padova si sta discutendo della costruzione di una moschea. E non è un caso se a Padova la Lega ha un impatto medio, pur essendo cresciuta, ed il Pd ha parecchi punti percentuali in più… Cioé a uno può anche non piacere il sindaco di Padova, ma nessuno nega che conosca bene le cose della città e non si nasconda i problemi. Noi invece se facciamo gli sgomberi, non li pubblicizziamo, perché ci vergogniamo a dire che abbiamo mandato via gli abusivi, che abbiamo mandato via chi si era accampato in un territorio senza autorizzazione… Ma se vogliamo combattere il senso di insicurezza in modo civile, non possiamo continuare a transigere sulla legalità. La capacità di dimostrare che sai fare rispettare le leggi nel territorio dà forza anche all’accoglienza.
sabato 21 giugno 2008
La casta di Tosi

Domenica in piazza Dall'Oca Bianca ci sarà il nostro gazebo che promuoverà l'azione di stimolo per il completamento del Contratto di Quartiere di Borgo Nuovo , che l'attuale amministrazione sembra non voler onorare appieno . Con l'occasione distribuiremo anche il volantino "la casta di Tosi " ; potete ritirarne e a vostra volta distribuirli alla cittadinanza .
domenica 15 giugno 2008
Osservazioni di Giovanni Fiorentino sul PD
Leggo e sento di molti malumori intorno al nascente Partito Democratico. Non poteva che essere così perché grossa e difficile è stata, ed è, l’operazione in atto. Mi dispiace, non poco, essere assente in questo frangente. La Politica mi ha sempre appassionato, sono stato consigliere comunale durante l’Amm.ne Zanotto, sono stato uno dei primi iscritti all’Associazione per il Partito Democratico. Poi a) sono uscito dall’Associazione per averne frainteso le finalità (o per non aver condiviso l’interpretazione che a Verona se ne dava), b) ho preso la mia personale batosta alle amministrative ultime, c) mi sono ammalato……e tutto questo mi ha tagliato fuori. Ancora oggi non sono in condizione di riprendere attivamente, ma una cosa posso farla, l’unica che, bene o male, so fare: riflettere e, attraverso lo scritto, spingere a riflettere.
Lo faccio, adesso, con questo scritto che indirizzo a tutti coloro che so impegnati o interessati al PD.
UNA PRIMA OSSERVAZIONE
La storia del PD ha avuto inizio, secondo me, quando Prodi cominciò a parlare, fine anni novanta, dell’incontro tra cattolici democratici, post-marxisti, laici. Tutti occhieggianti verso quei valori rappresentati, sul palcoscenico della politica, da schieramenti di centro-sinistra. Tralascio i successivi tortuosi passaggi che hanno, poi, condotto alla nascita del PD.
Pur non essendo iscritto ad alcun partito e pur agendo, in consiglio comunale, in modo molto defilato, questi ultimi miei anni di impegno politico attivo mi hanno collocato in una specie di osservatorio privilegiato. Da esso ho notato:
Il progressivo disfacimento dei due partiti più significativi del futuro PD: DS e MARGHERITA;
Lo scarsissimo entusiasmo, per non parlare dell’ostilità, che avvertivo in quelle stesse persone che avrebbero dovuto dar luogo alla nuova compagine;
Il prevalere,comunque, del principio di appartenenza ai rispettivi partiti originari piuttosto che il desiderio di trovare convergenze in vista del futuro.
Con queste premesse non mi ha sorpreso la difficoltà di avviarsi sul nuovo percorso.
Il PD sarebbe nato, ed è nato, secondo vecchie logiche e, spesso, guidato dalle stesse persone ( anche ottime ), buone per ogni stagione politica. Anche l’Associazione per il Partito democratico vedeva, al suo interno, accanto a neofiti appassionati, tante persone deluse da precedenti esperienze politico/partitiche.
Eppure tutti si faceva a gara ad invocare il “NUOVO”.
UNA SECONDA OSSERVAZIONE
In realtà non basta invocare il “Nuovo”, né evocarlo significa renderlo reale.
Perché sia tale, a me pare che occorrano:
Requisiti morali nei soggetti: onestà intellettuale e comportamentale;
Requisiti oggettivi.
Sui primi, che sono i più importanti, non serve approfondire perché sostanzialmente incontrollabili. Tutti ci dichiariamo moralmente ineccepibili, ma questa nostra caratteristica, tranne che in casi particolari, non può essere vagliata. Siamo onesti “sulla fiducia”.
Meglio sarebbe soffermarsi sui requisiti oggettivi. A partire dall’idea di DEMOCRAZIA che dovrebbe accompagnarci.
Io per DEMOCRAZIA intendo:
il male minore tra i sistemi politici in uso che
poggia sulle gambe, e quindi, sulla consapevolezza dei cittadini.
In Democrazia la maggioranza governa non possedendo necessariamente la corretta visione della realtà da gestire;
In essa la minoranza controlla, ed eventualmente si oppone, pur possedendo, a volte, la corretta visione della realtà da gestire;
A causa di ciò il democratico non soffre di supponenza, ma considera la collaborazione tra maggioranza e minoranza come un dato di democrazia ineliminabile, e da perseguire obbligatoriamente, e che, comunque, deve portare la maggioranza a governare efficacemente, se si eccettuano situazioni, per le quali vale il principio dell’obiezione di coscienza, per le quali le minoranze sono autorizzate a “mettere i bastoni fra le ruote” all’azione di chi governa.
TERZA OSSERVAZIONE
In estrema sintesi direi: Regole, Autorevolezza di chi gestisce, Condivisione.
Servono regole chiare, condivise da tutti e fatte rispettare da chi autorevolmente gestisce.
Per cercare di farmi capire meglio provo a spiegarmi con un argomento che più volte ho trattato con qualcuno di noi: il tema delle correnti all’interno di un gruppo.
Ci si lamenta della loro presenza e delle strategie distruttive che esse comportano.
A me pare, invece, che le correnti siano necessarie e, comunque, ineliminabili.
E’ verissimo che esse, non poche volte, portano gravi disagi per la vita associativa, ma questi malanni
In parte derivano da persone e logiche vecchie. Non necessariamente in mala fede, ma spesso ineliminabili perché “incistate” da anni ed anni di militanza partitica dove “si è fatto sempre così”. E non solo militanza: le vecchie logiche albergano anche in chi non ha mai fatto politica attiva, ma l’ha vista fare. La società civile non è migliore della società partitica:fino a quando il cittadino è fuori delle stanze dei bottoni può sempre credersi e far credere di essere “migliore”. Non serve su questo l’invito che spesso viene fatto “alle vecchie volpi” di tirarsi indietro, né serve il voler privilegiare le donne e i giovani. Queste scelte sono indispensabili per altri motivi, ma non garantiscono sulla scomparsa del”vecchio”.
Le correnti, poi, sono ineliminabili perché rappresentano i diversi modi di leggere la realtà da parte degli associati. In questo senso non solo sono ineliminabili, ma necessarie.
Ed allora: come mettere insieme la necessità delle correnti con i limiti che esse comportano?
A me pare che l’onestà intellettuale e morale di chi partecipa ad una associazione possa essere verificata anche per il rispetto dell’iscritto alle regole del gruppo, sia quando l’iscritto fa parte della maggioranza che “pro tempore” gestisce l’associazione, sia, ancor di più, quando non ne fa parte.
Occorrono, quindi, regole chiare, possibilmente non da interpretare, e autorevolezza in chi è stato eletto a gestire. Costui/costoro dovranno impedire che le regole siano disattese. Discussione ampia, votazione, decisione unanime o maggioritaria. Comunque, unanime dovrà rimanere il rispetto delle regole e delle autorità democraticamente elette quali responsabili provvisori. Chi, per motivi particolari, dovesse non sentirsi vincolato, dovrà lasciare l’associazione.
Mi fermo qui, evitando di entrare in dettagli che appesantirebbero ancor più queste righe. Molte altre cose bisognerebbe aggiungere e/o approfondire, ma chissà potrà avvenire confrontandoci anche attraverso lo strumento informatico. Per quel che mi concerne,spero di avere offerto una possibilità di discussione a tutte/i coloro che, con passione ed onestà intellettuale e morale, vogliono lavorare per evitare l’ennesima delusione.
Un grazie a tutti Voi per quello che fate.
Verona, 14/06/08 Giovanni Fiorentino
Lo faccio, adesso, con questo scritto che indirizzo a tutti coloro che so impegnati o interessati al PD.
UNA PRIMA OSSERVAZIONE
La storia del PD ha avuto inizio, secondo me, quando Prodi cominciò a parlare, fine anni novanta, dell’incontro tra cattolici democratici, post-marxisti, laici. Tutti occhieggianti verso quei valori rappresentati, sul palcoscenico della politica, da schieramenti di centro-sinistra. Tralascio i successivi tortuosi passaggi che hanno, poi, condotto alla nascita del PD.
Pur non essendo iscritto ad alcun partito e pur agendo, in consiglio comunale, in modo molto defilato, questi ultimi miei anni di impegno politico attivo mi hanno collocato in una specie di osservatorio privilegiato. Da esso ho notato:
Il progressivo disfacimento dei due partiti più significativi del futuro PD: DS e MARGHERITA;
Lo scarsissimo entusiasmo, per non parlare dell’ostilità, che avvertivo in quelle stesse persone che avrebbero dovuto dar luogo alla nuova compagine;
Il prevalere,comunque, del principio di appartenenza ai rispettivi partiti originari piuttosto che il desiderio di trovare convergenze in vista del futuro.
Con queste premesse non mi ha sorpreso la difficoltà di avviarsi sul nuovo percorso.
Il PD sarebbe nato, ed è nato, secondo vecchie logiche e, spesso, guidato dalle stesse persone ( anche ottime ), buone per ogni stagione politica. Anche l’Associazione per il Partito democratico vedeva, al suo interno, accanto a neofiti appassionati, tante persone deluse da precedenti esperienze politico/partitiche.
Eppure tutti si faceva a gara ad invocare il “NUOVO”.
UNA SECONDA OSSERVAZIONE
In realtà non basta invocare il “Nuovo”, né evocarlo significa renderlo reale.
Perché sia tale, a me pare che occorrano:
Requisiti morali nei soggetti: onestà intellettuale e comportamentale;
Requisiti oggettivi.
Sui primi, che sono i più importanti, non serve approfondire perché sostanzialmente incontrollabili. Tutti ci dichiariamo moralmente ineccepibili, ma questa nostra caratteristica, tranne che in casi particolari, non può essere vagliata. Siamo onesti “sulla fiducia”.
Meglio sarebbe soffermarsi sui requisiti oggettivi. A partire dall’idea di DEMOCRAZIA che dovrebbe accompagnarci.
Io per DEMOCRAZIA intendo:
il male minore tra i sistemi politici in uso che
poggia sulle gambe, e quindi, sulla consapevolezza dei cittadini.
In Democrazia la maggioranza governa non possedendo necessariamente la corretta visione della realtà da gestire;
In essa la minoranza controlla, ed eventualmente si oppone, pur possedendo, a volte, la corretta visione della realtà da gestire;
A causa di ciò il democratico non soffre di supponenza, ma considera la collaborazione tra maggioranza e minoranza come un dato di democrazia ineliminabile, e da perseguire obbligatoriamente, e che, comunque, deve portare la maggioranza a governare efficacemente, se si eccettuano situazioni, per le quali vale il principio dell’obiezione di coscienza, per le quali le minoranze sono autorizzate a “mettere i bastoni fra le ruote” all’azione di chi governa.
TERZA OSSERVAZIONE
In estrema sintesi direi: Regole, Autorevolezza di chi gestisce, Condivisione.
Servono regole chiare, condivise da tutti e fatte rispettare da chi autorevolmente gestisce.
Per cercare di farmi capire meglio provo a spiegarmi con un argomento che più volte ho trattato con qualcuno di noi: il tema delle correnti all’interno di un gruppo.
Ci si lamenta della loro presenza e delle strategie distruttive che esse comportano.
A me pare, invece, che le correnti siano necessarie e, comunque, ineliminabili.
E’ verissimo che esse, non poche volte, portano gravi disagi per la vita associativa, ma questi malanni
In parte derivano da persone e logiche vecchie. Non necessariamente in mala fede, ma spesso ineliminabili perché “incistate” da anni ed anni di militanza partitica dove “si è fatto sempre così”. E non solo militanza: le vecchie logiche albergano anche in chi non ha mai fatto politica attiva, ma l’ha vista fare. La società civile non è migliore della società partitica:fino a quando il cittadino è fuori delle stanze dei bottoni può sempre credersi e far credere di essere “migliore”. Non serve su questo l’invito che spesso viene fatto “alle vecchie volpi” di tirarsi indietro, né serve il voler privilegiare le donne e i giovani. Queste scelte sono indispensabili per altri motivi, ma non garantiscono sulla scomparsa del”vecchio”.
Le correnti, poi, sono ineliminabili perché rappresentano i diversi modi di leggere la realtà da parte degli associati. In questo senso non solo sono ineliminabili, ma necessarie.
Ed allora: come mettere insieme la necessità delle correnti con i limiti che esse comportano?
A me pare che l’onestà intellettuale e morale di chi partecipa ad una associazione possa essere verificata anche per il rispetto dell’iscritto alle regole del gruppo, sia quando l’iscritto fa parte della maggioranza che “pro tempore” gestisce l’associazione, sia, ancor di più, quando non ne fa parte.
Occorrono, quindi, regole chiare, possibilmente non da interpretare, e autorevolezza in chi è stato eletto a gestire. Costui/costoro dovranno impedire che le regole siano disattese. Discussione ampia, votazione, decisione unanime o maggioritaria. Comunque, unanime dovrà rimanere il rispetto delle regole e delle autorità democraticamente elette quali responsabili provvisori. Chi, per motivi particolari, dovesse non sentirsi vincolato, dovrà lasciare l’associazione.
Mi fermo qui, evitando di entrare in dettagli che appesantirebbero ancor più queste righe. Molte altre cose bisognerebbe aggiungere e/o approfondire, ma chissà potrà avvenire confrontandoci anche attraverso lo strumento informatico. Per quel che mi concerne,spero di avere offerto una possibilità di discussione a tutte/i coloro che, con passione ed onestà intellettuale e morale, vogliono lavorare per evitare l’ennesima delusione.
Un grazie a tutti Voi per quello che fate.
Verona, 14/06/08 Giovanni Fiorentino
martedì 10 giugno 2008
I dati di spesa per Borgo nuovo
Qui sotto i dati di spesa approvati dall'amministrazione Zanotto per Borgo Nuovo il 21 aprile 2005.
DATI SPESA PER CONTRATTO DI QUARTIERE II DI B.NUOVO
Finanziamento statale al 3/2/2005 di € 10.000.000
Progetti definitivi approvati dalla G.M. il 21/4/2005 :
1. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 1 - edificio A - civico 178/179. Euro 748.463,68;
2. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 2 edificio B - civico 180-181 Euro 979.836,19;
3. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 3 - edificio C - civico 174 Euro 535.665,19;
4. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 4 - edificio D - civico 176 Euro 381.650,04;
5. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175-177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 5 - edificio E - civico 171 Euro 440.378,00;
6. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175-177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 6 edificio E - civico 172 Euro 439.394,04;
7. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175,177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 7 - edificio E - civico 175 Euro 440.132,02;
8. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175,177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 8 - edificio E - civico 177 Euro 439.352,52;
9. Progetto di nuova costruzione per tre edifici, siti in via Erice e via Agrigento localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 3 - edificio E2 Euro 1.580.184,21;
10. Progetto di nuova costruzione per tre edifici, siti in via Erice e via Agrigento localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 2 - edificio C2 Euro 2.715.447,58;
11. Progetto di nuova costruzione per tre edifici, siti in via Erice e via Agrigento localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 1 - edificio C1 Euro 1.391.803,07;
12. Progetto di risanamento conservativo di cinque casette, site in via Agrigento n. 18-20,22-24,26-28,34-36 e 31-33 - localita' Borgo Nuovo Euro 594.087,72;
13. Progetto di ampliamento della scuola materna comunale "Dall'Oca Bianca", piazza Dall'Oca Bianca n. 1 localita' Borgo Nuovo Euro 447.580,58 ;
14. Progetto di ampliamento della scuola media inferiore "Ghandi" sita in via Selinunte 70, localita' Borgo Nuovo Euro 876.270,33;
15. Progetto di ristrutturazione dell'ex cinema - teatro sito in via Taormina localita' Borgo Nuovo Euro 4.854.384,00;
16. Realizzazione delle opere di urbanizzazione - localita' Borgo Nuovo
Euro 2.352.099,55;
17. realizzazione di centrale termica di quartiere e rete di teleriscaldamento –
localita' Borgo Nuovo Euro 2.116.052,64;
18. realizzazione di impianto di recupero delle acque piovane - localita' Borgo Nuovo Euro 60.321,66;
19. spese per l'attuazione ed il coordinamento del programma di riqualificazione, per la progettazione sociale e per la partecipazione del quartiere Euro 809.673,09
20. TOTALE progetti definitivi relativi al bando di concorso per la realizzazione del Programma innovativo in ambito urbano denominato "contratti di Quartiere II" in localita' B.go Nuovo a Verona ( D.M. 27/12/2001 – D.G.R. 2281 del 25/072003) con una previsione di spesa stimata in complessivi euro 21.393.103,02; alla spesa stimata in complessivi Euro 21.393.103,02, prevista per la realizzazione degli interventi elencati al punto precedente, per complessivi euro 17.050.000,00 fara' fronte il Comune con i fondi gia' stanziati nel Bilancio di previsione del Comune di Verona per l'esercizio 2005 e nel Bilancio pluriennale per gli esercizi 2005 – 2006 – 2007 che verranno impegnati in sede di approvazione dei progetti esecutivi contestualmente all'accertamento delle relative entrate, la parte eccedente, relativa al progetto di cui al n. 15) quantificata complessivamente in Euro 4.343.103,02, fara' carico ad AGEC in accordo con partners privati;
DATI SPESA PER CONTRATTO DI QUARTIERE II DI B.NUOVO
Finanziamento statale al 3/2/2005 di € 10.000.000
Progetti definitivi approvati dalla G.M. il 21/4/2005 :
1. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 1 - edificio A - civico 178/179. Euro 748.463,68;
2. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 2 edificio B - civico 180-181 Euro 979.836,19;
3. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 3 - edificio C - civico 174 Euro 535.665,19;
4. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 174,176,178-179,180-181 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 4 - edificio D - civico 176 Euro 381.650,04;
5. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175-177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 5 - edificio E - civico 171 Euro 440.378,00;
6. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175-177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 6 edificio E - civico 172 Euro 439.394,04;
7. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175,177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 7 - edificio E - civico 175 Euro 440.132,02;
8. ristrutturazione edilizia di quattro edifici siti in via Erice n. 171,172,175,177 localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 8 - edificio E - civico 177 Euro 439.352,52;
9. Progetto di nuova costruzione per tre edifici, siti in via Erice e via Agrigento localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 3 - edificio E2 Euro 1.580.184,21;
10. Progetto di nuova costruzione per tre edifici, siti in via Erice e via Agrigento localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 2 - edificio C2 Euro 2.715.447,58;
11. Progetto di nuova costruzione per tre edifici, siti in via Erice e via Agrigento localita' Borgo Nuovo - Verona lotto n. 1 - edificio C1 Euro 1.391.803,07;
12. Progetto di risanamento conservativo di cinque casette, site in via Agrigento n. 18-20,22-24,26-28,34-36 e 31-33 - localita' Borgo Nuovo Euro 594.087,72;
13. Progetto di ampliamento della scuola materna comunale "Dall'Oca Bianca", piazza Dall'Oca Bianca n. 1 localita' Borgo Nuovo Euro 447.580,58 ;
14. Progetto di ampliamento della scuola media inferiore "Ghandi" sita in via Selinunte 70, localita' Borgo Nuovo Euro 876.270,33;
15. Progetto di ristrutturazione dell'ex cinema - teatro sito in via Taormina localita' Borgo Nuovo Euro 4.854.384,00;
16. Realizzazione delle opere di urbanizzazione - localita' Borgo Nuovo
Euro 2.352.099,55;
17. realizzazione di centrale termica di quartiere e rete di teleriscaldamento –
localita' Borgo Nuovo Euro 2.116.052,64;
18. realizzazione di impianto di recupero delle acque piovane - localita' Borgo Nuovo Euro 60.321,66;
19. spese per l'attuazione ed il coordinamento del programma di riqualificazione, per la progettazione sociale e per la partecipazione del quartiere Euro 809.673,09
20. TOTALE progetti definitivi relativi al bando di concorso per la realizzazione del Programma innovativo in ambito urbano denominato "contratti di Quartiere II" in localita' B.go Nuovo a Verona ( D.M. 27/12/2001 – D.G.R. 2281 del 25/072003) con una previsione di spesa stimata in complessivi euro 21.393.103,02; alla spesa stimata in complessivi Euro 21.393.103,02, prevista per la realizzazione degli interventi elencati al punto precedente, per complessivi euro 17.050.000,00 fara' fronte il Comune con i fondi gia' stanziati nel Bilancio di previsione del Comune di Verona per l'esercizio 2005 e nel Bilancio pluriennale per gli esercizi 2005 – 2006 – 2007 che verranno impegnati in sede di approvazione dei progetti esecutivi contestualmente all'accertamento delle relative entrate, la parte eccedente, relativa al progetto di cui al n. 15) quantificata complessivamente in Euro 4.343.103,02, fara' carico ad AGEC in accordo con partners privati;
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Il questionario, una volta compilato, verrà presentato all'attuale amministrazione comunale per chiedere di terminare il lavoro già iniziato dall'amministrazione Zanotto.
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