I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

lunedì 15 giugno 2009

Il Pd sfida già Miozzi sui costi della politica


Sostenere la costruzione di strade e infrastrutture fondamentali. Ridurre i costi della politica, proponendo di diminuire gli assessorati e aumentando l'efficienza della macchina amministrativa. Puntare l'attenzione, e quindi anche soldi, per sostenere i lavoratori e per rilanciare i centri per l'impiego. E per avere una rappresentanza politica nelle commissioni, ora solo tecniche, per la Valutazione di impatto ambientale e per le attività estrattive.
Il Partito democratico lancia la sfida al centrodestra del presidente Giovanni Miozzi in Consiglio provinciale. Il gruppo del Pd sarà composto da sette persone, compreso il candidato alla presidenza della Provincia (anche per Idv e Verdi della Colomba), Diego Zardini, e ha quattro donne. Sei su sette gli eletti in città.
«Puntiamo a dare continuità all'azione del gruppo uscente, confermando Vincenzo D'Arienzo ma con sei novità. Purtroppo non è stato rieletto Luciano Sterzi. Abbiamo comunque su un nuovo gruppo compatto, che all'esperienza unisce la giovane età di alcuni componenti». Zardini, 30 anni, addetto alla sicurezza in un'azienda e consigliere da due anni della Seconda circoscrizione cittadina rilancia il «pacchetto anticrisi varato dal Pd in campagna elettorale con cui proponevamo alla Provincia di rispamiare soldi e di destinarli a fondi per lavoratori precari e per anticipare versamenti per i cassintegrati. Comunque, siamo aperti alle collaborazione». Quanto all'autodromo fra Vigasio e Trevenzuolo, Allegri e Zardini sottolineano che «non dovrà diventare una Grande Mela Due, un centro commerciale che ha stravolto la viabilità attorno».
Vincenzo D'Arienzo, 43 anni, impiegato, al terzo mandato in Consiglio, punta sulle infrastrutture. «Su questo punto sfidiamo il presidente Miozzi». Compagni di viaggio in questa sfida saranno Franca Rizzi, 60 anni, insegnante in pensione, eletta in centro, che rimarca «la presenza di quattro donne nel gruppo, segno di un investimento fatto dal partito». Fra queste c'è Clara Scapin, 59 anni, insegnante in pensione, per 10 anni assessore a Legnago (è l'unica della provincia) nella Giunta uscente del sindaco Silvio Gandini. «La Provincia deve valorizzare anzitutto il suo ruolo nel settore dell'istruzione». Completano il plotoncino rosa del Pd in Provincia Silvia Allegri, 32 anni, insegnante precaria, eletta a Borgo Trento, che puntualizza come «il Pd dovrebbe imparare dagli avversari a migliorare la comunicazione, stando vicino alla gente e comprendendone i bisogni». Alice Leso, 27 anni, eletta in Borgo Venezia e San Michele, studentessa di economia e commercio e già impiegata nel campo della normativa fiscale e della gestione amministrativa, punta «a ridurre gli sprechi dell'amministrazione» e a «interpellare le associazioni di categoria per intraprendere una cammino di scelte per il nostro territorio».
Infine Lorenzo Dalai, 56 anni, diirgente d'azienda, eletto in Borgo Milano dove coordina il circolo del Pd, che punta già il dito contro gli effetti della legge Brunetta. «Quattordici lavoratori dell'ufficio permessi dell'Amt rischiano di perdere il lavoro perché devono essere licenziati per poi essere nuovamente selezionati in un concorso. Cominciamo allora a difendere il posto di lavoro di chi già ce l'ha».
Enrico Giardini

domenica 14 giugno 2009

Campagna permanente (di Paola Lorenzetti)

Ieri alle 21.58
L'altra sera, al telegiornale, ho sentito una notizia che mi ha colpito,
ma essendo arrivata in ritardo non ero sicura al cento per cento del
significato. Mi pareva di aver capito che la Regione Veneto avesse
deciso di erogare meno fondi per spese mediche, andando a togliere
quelle per l'assistenza familiare degli anziani, dette familiarmente
assegno di accompagnamento. Stavo chiedendo spiegazione a due colleghe
quando alcune persone sono intervenute per spiegarci che chiaramente era
così, dal momento che tutti i fondi se ne erano andati a quel paese per
colpa del sud, vera voragine economica del nostro Paese. Allora ho
concisamente spiegato alle signore intervenute come la pensavo della
loro idea. Poi da sola ho riflettuto sul fatto e sono arrivata a tre
considerazioni (che alcuni troveranno ovvie, io per prima):
1- questo governo di destra ci sta togliendo tutto il welfare che ci
siamo faTIcosamente guadagnato negli anni scorsi, un po' alla volta, e
la faccenda passa quasi sotto silenzio.
2- questo governo non ha aumentato le tasse, ma non le ha nemmeno
calate. Ciò vuol dire che, comunque, dal momento che i servizi che ci
vengono dati con le stesse tasse sono molti di meno, è come se le tasse
fossero raddoppiate. Se ieri con 20 euro compravo un chilo di
prosciutto, ed oggi con altrettanti soldi ne compro mezzo chilo, vuol
dire che il prezzo del prosciutto è raddoppiato. Sicuramente la signora
Rosa berlusconi mi darebbe ragione.
3- questo governo sta mettendo le persone le une contro le altre, divide
et impera: contro i romeni, contro l poveracci dei barconi, contro i
mendicanti, ora contro i meridionali... domani forse vicentini contro
veronesi? E tutto ciò porta al pericolo di disordini! Che loro
naturalmente saprebbero già come calmare.
Queste povere osservazioni servono solo a dire che non dobbiamo pensare
che la campagna elettorale sia finita: la campagna continua, ogni
giorno, perchè dobbiamo mettere tutti al corrente dello stato delle
cose, forse molti non ci pensano. Non è andata così male come alcuni
dicono: la sconfitta era preventivata, anche perchè il vero ostacolo da
abbattere per tutti era il PD, ma alla fine dei conti abbiamo perso meno
di quanto ci si aspettasse. E la gente aspetta da noi parole chiare e
decise, perchè in noi ci crede ancora. Dall'altra parte invece, da
quelli che hanno vinto, c'è un trono che vacilla. Perchè altrimenti
Casini si sarebbe spinto a darci sostegno ai ballottaggi? E allora
forza, spingiamo ancora un po', prima o dopo...
E non crediamo tutti che adesso le cose si risolveranno per il potere
taumaturgico della Serracchiani, che comunque apprezzo molto. Il PD
siamo noi, non dobbiamo accasciarci e perdere tempo in autocritiche
chilometriche, ma semplicemente continuare la nostra campagna elettorale.

sabato 13 giugno 2009

Caro PD, ora hai l’ultima chance per rinnovarti davvero (di Romano Prodi)


«Caro Pd, ora hai l’ultima chance per rinnovarti davvero»

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 9 giugno 2009.

ROMA (9 giugno) -Due sono le lezioni che arrivano ai partiti di centrosinistra dalle recenti elezioni: una lezione per l’Europa ed una per l’Italia.

Riguardo all’Europa la batosta complessiva dei socialisti è stata troppo ampia e diffusa per non obbligare a ripensare al semplice interrogativo se essi siano in grado di fare avanzare da soli il complesso compito del riformismo europeo.

I dubbi nascono anche dal fatto che questa diffusa disfatta avviene in un momento di grave crisi economica con profondi disagi concentrati soprattutto nelle categorie tradizionalmente rappresentate dagli stessi partiti socialisti, a partire dai lavoratori di più basso livello e dai precari.

Qualche anno fa l’idea di pensare ad una nuova alleanza fra i progressisti (chiamata forse troppo pomposamente ulivo mondiale) era stata scartata come una proposta fuori dalla storia. Ho paura che quest’idea nella storia ci debba ritornare, almeno per aiutare a rielaborare le proposte che i diversi partiti socialisti hanno presentato ai loro elettori. E ci debba ritornare con una forte e coraggiosa politica europea. Abbiamo infatti assistito ad elezioni europee nelle quali le tesi degli euroscettici erano chiarissime, mentre le voci dei filo-europei erano flebili e non si concretizzavano in proposte precise.

La lezione per il centrosinistra italiano è altrettanto chiara, anche se maggiormente scontata in quanto i danni della frammentazione si erano già resi evidenti nelle precedenti contese elettorali.

Per il Partito Democratico in particolare il risultato, soprattutto mettendolo a confronto con le cattive previsioni e con il relativo flop del Pdl, è stato abbastanza buono da garantire la durata del partito stesso. Ma è stato abbastanza cattivo per obbligare a quel grande dibattito ideologico e programmatico di cui un nuovo partito ha assolutamente bisogno. E che è finora mancato. Insomma la lezione europea e la lezione italiana si intrecciano fra di loro e rendono necessario un rinnovamento radicale.

mercoledì 10 giugno 2009

Riflessione di Mauro Peroni

Care amiche, cari amici, siccome giovedì sera non sarò all'incontro del nostro circolo (per impegno di carattere soio-culturale già preso), partecipo virtualmente all'incontro con alcune piccole considerazioni.
1. Innanzitutto, mentre mi congratulo con Lorenzo per la sua elezione -che è un'opportunità vera anche per l'intero nostro territorio-, mi associo di cuore al grazie a Paola ed Antonio, che posso garantire che si sono impegnati nella campagna con tutte le loro energie, contribuendo comunque -al di là del risultato- al nuovo radicamento del PD, attraverso il contatto diretto con decine e decine di cittadini. Un grazie doveroso a tutti coloro (e sono stati tanti, a partire dai più giovani Federico, Alviggi brothers, Michele...) che ci hanno messo tempo, passione, cuore: nulla di questo è andato sprecato! Darà invece frutto, se sapremo coltivare questo seme.
2. Premesso questo, la valutazione generale sulle elezioni non può che essere negativa; certo, rispetto alla "demolizione" del PD tiriamo giustamente un sospiro di sollievo, ma perdere in un anno in Italia, 4,4 milioni di voti...non può consolarci! Valutazione negativa innanzitutto perchè il clima culturale di destra si è ulteriormente esteso e parola d'ordine di stampo sostanzialmente razzista -che fino a qualche tempo fa solo sparute frange di estrema destra osavano proclamare in pubblico- oggi sono affermate pubblicamente e tranquillamente da gente comune: è passata una subcultura legata alla paura, alla chiusura, alla difesa miope del proprio orticello, senza un concetto di solidarietà che faccia da collante. Questo mi pare il problema più serio: c'è da rifare una mentalità e sarà una questione di mediolunga durata, e più socioculturale, che politica.
In secondo luogo la valutazione non può essere positiva neanche per il PD, per il calo generale nel veronese (salvo alcuni positivi e signifiativi segnali amministrativi), che si accompagna a quello nazionale e al "rosicchiamento" anche nelle zone tradizionalmente sicure. Pensiamo ora al referendum (e dove siamo in ballo, anche al ballottaggio), ma poi sarà ora di pensare al partito: il congresso previsto in autunno sarà un appuntamento cruciale, da vivere con chiarezza di proposta relativa a priorità, programmi, alleanze, senza legarci alle vetuste storie di provenienza, che hanno procurato solo lobby, divisioni, personalismi. Quella sarà la nostra ultima occasione per sostanziare il nostro partito.
3. Infine anche la campagna elettorale ha confermato che la via per rafforzare il PD nel nostro territorio è quella del radicarci nei problemi dei quartieri, con una presenza costante sui temi delle singole realtà.
Grazie per l'attenzione. Mauro

Riflessione di Giandomenico Allegri

Cari democratici e care democratiche,



non nascondiamoci che stiamo attraversando giorni difficili.



La tornata elettorale appena trascorsa ci ha senz’altro delusi. Il trend nazionale e l’ondata di consensi alla Lega ha colpito anche molte amministrazioni locali nella nostra Provincia, estendendo l’effetto Tosi ben oltre i confini del Comune di Verona. Abbiamo perso ed è opportuno affrontare un’analisi approfondita delle ragioni della sconfitta e delle possibilità di rilancio del nostro progetto.

È giusto riconoscere che fortunatamente, grazie al lavoro di tanti dirigenti e militanti locali, vi sono state anche alcune piacevoli sorprese ed importanti riconferme. Cito, solo a titolo di esempio, Castelnuovo del Garda, Nogarole Rocca, Dolcè e Cavaion dove confermiamo le nostre amministrazioni uscenti e a Lavagno dove riusciamo a battere le destre in un territorio comunque per noi molto difficile.



Proprio da qui credo sia necessario ripartire, ovverosia dal territorio, dall’esperienza, dalla competenza dei nostri amministratori, dai nostri circoli e dalla concretezza dell’agire politico. La crisi internazionale e le paure legate alla presenza del “diverso” sono fattori che hanno pesato in maniera significativa nelle scelte degli elettori. Rischiamo, a volte, di essere percepiti distanti e troppo rinchiusi in discussioni poco interessanti, rivolte principalmente a noi stessi più che al Paese. Questo deve cambiare ed è compito di ognuno di noi contribuire. Avremo modo di discuterne presto, promuovendo occasioni d’incontro e di riflessione sui risultati elettorali. Ora abbiamo altre due scadenze da affrontare: i ballottaggi e il referendum.



Permettetemi di ringraziare sinceramente tutti coloro che si sono impegnati in questa campagna elettorale, dedicando energie, tempo e spesso anche risorse personali. Un ringraziamento particolare, lo voglio rivolgere a Diego Zardini e a Silvio Gandini, che pur consapevoli della quasi impossibile sfida cui erano sottoposti non si sono intimoriti ed anzi hanno svolto un’intensa campagna, incontrando l’intero territorio provinciale. In molti incontri ero al loro fianco e devo dire che in quei momenti ho ritrovato il primo genuino spirito del Partito Democratico. Quella voglia di costruire un patrimonio politico che nasce dalla consapevolezza di avere degli ideali spesso dimenticati dalla nostra controparte. Parlo dell’uguaglianza, della tutela dei diritti umani, della crescita sostenibile, della solidarietà, del concetto di bene pubblico da anteporre al bene privato. Non sono parole vuote, sono concetti altissimi che oggi non intercettano grandi consensi nella società come purtroppo abbiamo constatato in questa tornata elettorale.



Un ultimo, ma non meno importante, ringraziamento a chi in questi anni ha prestato il proprio servizio nelle nostre Amministrazioni ed oggi, senza ragione o demerito, si trova in un ruolo di minoranza. E’ forse la situazione più difficile da affrontare, ci si chiede perché questa interruzione del rapporto di fiducia con gli elettori. Molte volte la voglia di “cambiare” legata alle sirene della propaganda demagogica sovrasta la nostra capacità di costruzione di un rapporto quotidiano. Ma non sarà sempre così. Abbiamo dimostrato nel passato che meglio di altri sappiamo comprendere le esigenze dei cittadini fornendo servizi ed affidabilità. Questa nostra capacità, che deriva da quell’etica della politica che è nostro patrimonio, è la semente per la rinascita del nostro progetto.



Il percorso di fronte a noi è lungo ed accidentato, ma non è il momento di fermarsi. Rimbocchiamoci le maniche, affrontiamo le sfide e proseguiamo con determinazione e convinzione il nostro cammino. Il Partito Democratico rimane sempre più l’unica speranza per l’Italia e siamo noi a doverne determinare il successo.



Giandomenico Allegri

Segretario Provinciale PD Verona

Ripartire da qui (di Diego Zardini)

Carissime/i,
vi invio alcune riflessioni post-elettorali necessarie per rimetterci al
lavoro. Analisi più accurate e dettagliate dei risultati, spaccati per
territorio e per tipologia verrà fatta dagli organismi deputati, ma volevo
offrire un contributo.

Il risultato elettorale è stato inferiore all'impegno ed al sacrificio che i
candidati e i militanti hanno espresso e che la qualità delle persone che hanno
concorso meritava. Anche in una fase difficile dobbiamo guardare avanti, non
possiamo accontentarci e da qui ripartirà la nostra risalita. Non possiamo
avere un'orizzonte immediato e col congresso di ottobre il nostro Partito farà
le riflessioni necessarie, trovando soluzioni adeguate. Intanto a Verona un
percorso è stato avviato ed una forte innovazione nel partito e del partito si
è innescata fin dalla base. I risultati arriveranno se sapremo lavorare con
perseveranza, determinazione e intenti unitari.
Sapevamo che la sfida elettorale era molto diversa da quella di 5 anni fa. Il
centrosinistra, nel nord, dal 2006 è in calo, il PD ha avuto un anno difficile
(alcuni mesi fa ci davano sotto al 22% a livello nazionale) e col PDL e Lega
insieme fin dal primo turno, Miozzi partiva con un bacino di oltre il 60% dei
voti. Inoltre le elezioni comunali dimostrano come ormai anche il voto
amministrativo, purtroppo, è un voto politicizzato. Non si valuta più se le
amministrazioni hanno lavorato bene o male. Si vota quasi come tifosi di una
squadra e i tifosi non mettono mai in discussione la loro fede. Capita così che
il centrosinistra perda amministrazioni dove ha ben governato come
Sommacampagna, Legnago e Fumane. Mentre in Provincia di Verona il candidato di
PDL e Lega, vince facile al primo turno (pur perdendo 2,5 punti percentuali
dalle europee). Una Provincia che a detta dello stesso Mosele, non ha saputo
giocare nessun ruolo attivo nelle grandi scelte legate al territorio veronese.
Queste scelte sono sempre state fatte a livelli superiori, a partire dai
candidati, fino alla mancata pianificazione; non sono stati infatti mai
approvati i Piani Cave, il Piano Rifiuti, il PTCP, lasciando la Provincia di
Verona in balia delle decisioni veneziane o milanesi.
Ci troviamo così un Presidente che esalta gli effetti dell'autodromo dopo
aver fatto ricorso amministrativo contro il progetto in qualità di Sindaco, ci
troveremo a pagare le tangenziali oggi gratuite senza che nessuno in Provincia
abbia detto nulla, ci troveremo un Presidente che andrà avanti con il progetto
di Ca' del Bue, a parole avversato dai tre Sindaci e dai suoi consiglieri che a
San Giovanni hanno chiesto voti per eleggerlo.
Rischiamo di avere un Presidente ostaggio della competizione e divisione tra
il gruppo leghista e quello del PDL, che già in Regione ha prodotto danni, come
l'abolizione di entrambe le Comunità Montane Veronesi.
Tante le contraddizioni da mettere in risalto.

Noi, come deciso dai cittadini veronesi, faremo opposizione, la faremo però a
testa alta, consapevoli che le nostre proposte avrebbero potuto trovare
ascolto, se anche noi avessimo avuto le stesse risorse economiche investite dai
partiti della maggioranza durante la campagna elettorale. Se i cittadini
veronesi avessero saputo che negli ultimi anni il centro destra ha aumentato da
8 fino a 12 gli assessori e che la mia coalizione proponeva di ridurli a 6
avrebbe potuto scegliere con più consapevolezza.
Noi faremo opposizione in maniera costruttiva, ma vigileremo affinchè non vi
siano sprechi di risorse pubbliche, chiederemo il taglio degli assessori e dei
compensi negli enti partecipati dopo gli aumenti decisi da Lega e PDL,
porteremo avanti il nostro programma.
Come detto durante la campagna elettorale, diremo a gran voce al Sindaco di
Verona, Tosi la nostra contrarietà ad un CIE sul territorio della Provincia di
Verona, tanto meno gli lasceremo collocarlo fuori dal Comune di sua compentenza
e spero che il Presidente Miozzi farà altrettanto.
Le elezioni sono passate, ma il nostro lavoro inzia adesso. Sarà un lavoro
impegnativo, ma non avremo paura di far sentire forte la nostra voce. Per
esempio già oggi è reso evidente che Miozzi non manterrà la misera promessa di
tagliare di due unità il numero degli assessori. Ne farà ancora 12 o forse 13.

Altre riflessioni sull'identità del partito, sul programma che proponiamo,
sulle allenze e le collaborazioni con le altre forze politiche ci sarà tempo e
modo di ragionare a breve, in vista del congresso. Abbiamo degli interrogativi
cui trovare risposta, ovvero come riavvicinarci all'elettorato, come informarlo
adeguatamente delle decisioni delle amministrazioni, come radicare nella
società il progetto riformista del partito democratico, come tornare credibili
grazie a un rinnovamento e la coerenza dei percorsi, come convincere
lavoratori, artigiani e moderati-cattolici della nostra proposta (oggi votano
tutti per la Lega xenofoba ed una riflessione va pur fatta).

Una cosa per me imprescindibile è quella di operare tutti, pur nella
discussione fatta con franchezza tra diverse opzioni, per un unico progetto,
più forte e un giorno vincente. Dobbiamo davvero metterci tutti al servizio di
un idea, di un cammino, di un percorso, senza le consuete attitudini
all'autodistruzione, all'autocritica fine a sè stessa o per regolare conti
interni.

Dobbiamo prima di tutto amare questo partito per trovare le risposte giuste e
uscire dal tunnel.

Non sarà facile ma abbiamo risorse, energie, intelligenze esperienze in grado
di compiere l'impresa.
Nel mio piccolo, dal consiglio provinciale sarò a disposizione anche in
relazione a tutte le forze presenti all'opposizione che intendano lavorare su
progetti comuni e condivisi. Ovviamente con il Partito Democratico alla guida
forte di qualunque processo di innovazione ed allargamento ad altre forze.

Ringraziando ancora una volta tutti per l''impegno e la fiducia.

Un abbraccio,

Diego Zardini

Referendum e le ragioni del sì (di Giovanni Guzzetta)

Carissimi amici,

sono sinceramente dispiaciuto di non potere essere presente insieme a voi all’incontro di oggi, ma sono impedito dalle attività referendarie, che oggi sono particolarmente caotiche alla luce delle dichiarazioni di Berlusconi e del ricatto imposto dalla Lega. Tuttavia, insieme alle scuse che vi rivolgo per la mia assenza, voglio ringraziarvi per l’impegno che state profondendo per il referendum del 21 e 22 giugno.

Proprio in queste ore assistiamo ad una prova evidente di come il referendum sia necessario. Sono passate 24 ore dai risultati delle europee e la Lega è già passata all’incasso per il risultato elettorale. Ha già chiesto due presidenze di Regioni al Nord, un posto in più in Rai e soprattutto il disimpegno di Berlusconi sul referendum.

La politica del ricatto vince ancora una volta. E questi ricatti sono speculari a quelli che nel centro-sinistra muovono l’atteggiamento dell’Italia dei valori verso il Pd.

Questa democrazia del ricatto, che prelude alla logica delle spartizioni, non è più tollerabile. In nessuna democrazia che conta un partito di minoranza può far cadere il governo. Solo da noi i capricci e le gelosie dentro le coalizioni hanno prima portato alla caduta del Governo Prodi e oggi costringono Berlusconi ad agire sotto dettatura della Lega.

Il costo di tutto ciò è che la politica è sempre di più un gioco di alleanze e di spartizioni e non un’azione volta a risolvere i tanti, troppi, problemi del paese.

Un paese che non merita scuole con gli arredi degli anni sessanta, edifici pericolanti, immondizia non raccolta, mortificazione del merito, totale assenza di mobilità sociale, trionfo delle corporazioni di ogni tipo. Così l’Italia muore.

Il punto da cui partire non può che essere la politica e la sua riforma. Ma la politica non si riforma con le buone intenzioni. Sono trent’anni che si parla di riforme del parlamento e l’unica cosa che è stata prodotta è la legge-porcata di Calderoli.

Noi referendari abbiamo deciso di partire da lì per dire Basta! al Parlamento dei nominati; Basta! alle candidature multiple; Basta! alle coalizioni rissose che anziché governare vivono di risse e ricatti.

Per questo è fondamentale il sì al referendum. Per far ripartire l’Italia e liberarla dalla morsa dell’immobilismo. Solo così anche i partiti saranno costretti ad essere più responsabili ed anche più trasparenti. Solo così le maggioranze e le opposizioni saranno più unite.

Grazie dunque per quello che fate e che farete.

Combattiamo insieme la rassegnazione. Combattiamo per un’Italia migliore.

Il futuro arriva comunque. Ma come sarà dipende anche da noi.

Giovanni Guzzetta

Ringraziamenti di Antonio e Paola

Care Democratiche, cari Democratici, mi unisco ai ringraziamenti in particolare verso coloro che mi hanno aiutato operativamente nella conduzione di questa difficile campagna elettorale.

Devo dire che mi ha colpito l'elevato livello di attaccamento al Partito Democratico di diverse persone che in maniera del tutto disinteressata hanno fatto di tutto perchè la nostra propaganda elettorale arrivasse ovunque (nelle case, nelle strade, nei luoghi pubblici, ecc.) e i nostri banchetti siano presenti in molte piazze dei nostri quartieri.
Naturalmente non voglio fare nomi ma voglio comunque citare i giovani Democratici che si sono spesi fortemente e si sono dimostrati la fondamentale ossatura di questo nostro nuovo Partito.

Io mi sento tra coloro che ha la responsabilità di costruire il Partito Democratico ma la generazione che vedrà compiuto definitavamente questo progetto penso che sarà la loro.

Venendo al risultato penso che sia stato estremamente negativo.

Naturalmente le responsabilità non sono da considerarle principalmente nostre e credo che dobbiamo riflettere principalmente sulla profonda crisi che il centro sinistra sta vivendo non solo da noi ma in tutta Europa.

Per questo motivo penso che sia necessario trovarsi per fare una analisi approfondita e dettagliata sui risultati elettorali quando questi saranno naturalmente completamente definiti.

In chiusura credo anche che il mio personale risultato debba essere considerato negativamente se rapportato al lavoro che è stato svolto non soltanto in campagna elettorale ma anche per quello che il nostro circolo ha fatto nel territorio.

Probabilmente in questo senso sono stati fatti degli errori che abbiamo pagato in queste elezioni, dobbiamo imparare a parlere di più con la gente sui loro problemi invece che trovarci nelle sedi a discutere di cose che riguardano solo noi.

A presto

Ramella Antonio






Ciao, mi associo al ringraziamento verso tutti coloro che ci hanno aiutato, ben consapevoli di combattere quasi contro i mulini a vento. Io non la vedo così negativa perchè mi aspettavo un risultato sostanzialmente peggiore. Credo che dobbiamo imparare a radicarci di più nel territorio con piccole azioni quotidiane e che questo ci premierà in futuro. E la nottata passerà! Grazie a tutti, Paola.




martedì 9 giugno 2009

Ringraziamenti

cari Amici,
è andata ! grazie ad un lavoro di tanti si è concretizzata la mia elezione.
Il mio pensiero è un ringraziamento di cuore a tutti i meravigliosi
collaboratori che ho avuto : per primi mia moglie e mio figlio Matteo ,
poi , in disordine , e mi scuso se dimentico qualcuno ,
Federico,Walter,Tommaso,Davide,Luca,Marcello,Susanna,Matteo,Paolo,Ramon,Gianni,Guido,Eva,Luciana,Patrizia,Luisa
( ovvero le ragazze dei banchetti in centro),
Stefano,Elisa,Daniela,Maria,Flavio,Giorgio,Carlo,Mauro,Martino,ecc.
In un contesto deprimente,dove l'ondata reazionaria straripa,dove
l'unico nostro europarlamentare è un "tradizionalista cattolico" che si
richiama ai valori del Concilio vaticano I (Lefevre pe rintenderci) ,
spero di contribuire a tenere accesa la Speranza per un futuro dove il
rispetto dei Valori , la loro condivisione e la volontà di migliorare se
stessi siano un baluardo contro egoismi , grettezze e brutalità .
Abbiamo ancora l'appuntamento referendario : teniamo duro ! non
rassegnamoci,abroghiamo il porcellum !!!
Poi ci ritroveremo per una serata conviviale che stiamo
organizzando,ovviamente a spese dell'eletto....
un forte abbraccio a tutti
Lorenzo

Ripartiamo da qui

E' d'obbligo un grande ringraziamento a Diego che si è battuto in questa campagna elettorale come un leone, nonostante il dato politico di base fosse in nostro forte sfavore e il dato economico e mediatico ancora peggio.
Sono contento per i consiglieri eletti (4 donne su 7), di cui tre under 31, accompagnati da altri con più esperienza. Questo è il vero rinnovamento.
Per le provinciali in generale non la vedo così drastica. Da 51 a 8 per noi 5 anni fa (dove la lega correva da sola) si è passati a 26 a 14 per loro con 19 ballottaggi da fare. E questi ultimi generalmente privilegiano nettamente noi.

Chi sperava ancora in un ballottaggio nella provincia di Milano? Così come quella di Rovigo e Belluno. In Abruzzo e Campania è andata male, invece in Basilicata abbiamo vinto tutto al primo turno. Nelle regioni rosse c'è stato qualche ballottaggio di troppo, ma tra due settimane non credo ci possa essere storia. Buono anche il ballottaggio in una città di destra come Savona.

Per le comunali ora siamo 8 a 5 per loro con 17 comuni capoluogo al ballottggio. Qui a parte in Abruzzo, non vedo successi particolari per gli altri.

Ricominciamo quindi a costruire da qui, in una battaglia che doveva essere la nostra fine e che invece vede una ridistribuzione più equa delle province, dopo il successo obbligatoriamente effimero di 5 anni fa.

Qui sotto la lista dei nostri consiglieri, tra cui il nostro coordinatore di circolo Lorenzo Dalai.

Leso Alice, 26 anni studentessa
D'Arienzo Vincenzo, 42 anni sottoufficiale gdf
Scapin Clara, 48 anni insegnante
Allegri Silvia, 31 anni insegnante
Rizzi Franca Maria, 59 anni pensionata
Dalai Lorenzo, 57 anni dirigente
Diego Zardini, 30 anni esperto sicurezza lavoro


Federico Benini