Verona, 29 aprile 2010
Al presidente della 3^ Circoscrizione
Luca Zanotto
Oggetto: Osservazioni alla Delibera Giunta Regionale n° 4099 del 29/12/2009 autorizzazione ampliamento della Cava Bertacchina
Signor Presidente, premesso che sarebbe auspicabile non più affrontare problematiche legate alle cave nella nostra Circoscrizione e bisognerebbe invece incominciare a pensare una riqualificazione del territorio “martoriato” ormai da troppo tempo dall’attività di escavazione.
Considerato, che il parere favorevole del Consiglio di Circoscrizione sull’intervento era motivato e vincolato dalla richiesta del miglioramento viabilistico dell’intera area.
Bisogna però sottolineare che nell’ambito della discussione in Consiglio Comunale sul bilancio di previsione del 2010, il PD aveva proposto due emendamenti al piano triennale delle opere pubbliche in cui si inserivano come interventi, a carico dei privati interessati
(come previsto dalla delibera che riguardava l’ampliamento della cava Bertacchina), la rotatoria su via Gardesana e su Via Bacilieri.
Questi emendamenti, nonostante l’amministrazione, a livello informale, si fosse dichiarata favorevole, la maggioranza, ha espresso voto contrario in Consiglio Comunale, senza alcuna spiegazione.
E’ evidente che affinché siano concretamente fattibili le indicazioni della Circoscrizione è necessario che tali interventi siano inseriti nel piano triennale delle opere pubbliche mediante una variazione di bilancio che dovrà essere portata in Consiglio Comunale: ci si chiede come voterà il Consiglio Comunale visto e considerato che sullo stesso argomento non più tardi di 5 mesi fa si è espresso in modo contrario? Che garanzie abbiamo al riguardo?
Inoltre come richiesto più occasioni è necessario prevedere anche l’allargamento di Via Bacilieri nel tratto Regionale 11 - Via Lugagnano, in quanto i mezzi pesanti che transiteranno sicuramente in numero elevato su questa via non permetteranno, il doppio senso di marcia considerata l’esigua larghezza della carreggiata, costringeranno, di fatto, gli autoveicoli a pericolose manovre di retromarcia per evitare collisioni.
Se consideriamo poi la possibilità che contemporaneamente ai mezzi pesanti transitino un motorino, una bicicletta o dei pedoni, lascio immaginare le oggettive condizioni di pericolo e le eventuali responsabilità che ci verrebbero contestate.
In attesa di questo intervento, chiediamo il divieto di transito per autocarri su Via Bacilieri nel tratto sopraccitato, come richiesto anche dai consiglieri del PD Comunale con un Ordine del Giorno di pari oggetto.
Il Consiglieri
Berghi Giulia
Carollo Sergio
Danese Daria
De Biasi Giovanni
I nostri banchetti nei mercati
Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00
venerdì 30 aprile 2010
martedì 27 aprile 2010
POSIZIONE DEL PD DI VERONA IN MERITO AL DECRETO RONCHI

Il Partito Democratico Nazionale ha tenuto ieri una conferenza stampa in cui ha spiegato la propria posizione sulla privatizzazione dell’acqua. Era presente il nostro deputato veronese Federico Testa che ha attivamente partecipato all’elaborazione della proposta.
“L'acqua è di Dio e ci tocca ridargliela come ce l'ha data. - Con questa battuta il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha concluso la conferenza stampa di presentazione delle proposte sull'acqua pubblica da parte del Partito democratico -.
La proposta di legge che il Pd presenterà sarà il frutto di un'analisi concreta che terrà conto dei pareri degli amministratori locali e dei cittadini per completarsi in un progetto complessivo equilibrato in antitesi alla privatizzazione forzata voluta dal governo con il decreto Ronchi. Già a partire da domani avverrà un primo incontro a Torino, primo di una serie, per trovare punti comuni a tutela di un bene primario pubblico.”
Il PD veronese propone di:
- incontrare il comitato promotore referendario locale;
- stabilire azioni di supporto e sostegno all’attività referendaria;
- promuovere iniziative di propaganda della proposta di legge del partito con la presenza dei parlamentari;
- mobilitare tutti i circoli della Provincia sul tema;
lunedì 26 aprile 2010
Spesa pubblica, servizi locali e nomine

Si registra in particolar modo nei momenti di crisi un aumento della spesa pubblica e con essa del disavanzo pubblico che in Italia nel 2009 si è attestato al 5,3 del PIL e nel 2010 si prevede un assestamento al 5,0 . Inoltre, si percepisce che le risorse indirizzate ai ceti più deboli per alleviare gli effetti della crisi sono sempre insufficienti.
Si pone il problema della spesa pubblica in termini di quantità e di qualità. Una spesa pubblica improduttiva che non crea valore fa aumentare complessivamente i costi della macchina pubblica e nello stesso tempo toglie risorse da destinare ai costi sociali della recessione.
Su la Repubblica è riportata una inchiesta sugli Enti inutili, problema che si trascina da molto tempo, che garantiscono le poltrone ad un migliaio di amministratori con un costo complessivo di un miliardo di euro. Tali risorse potevano essere utilizzate in modo più proficuo per contrastare gli effetti della recessione. La Repubblica 16 aprile 2010
Nel caso degli enti e dei servizi pubblici la cui mission è superata dal tempo occorre adottare la politica dell’abbandono ed indirizzare le risorse finanziarie verso quelle attività che presentano una mission giusta ed adeguata ai tempi. I tagli indiscriminati non risolvono il problema delle spese improduttive.
Il Corriere della Sera riporta lo studio di Confartigianato sui servizi pubblici locali in Italia dal quale emerge la mappa degli sprechi. Inoltre, si evidenzia, oltre alle differenze tra Nord e Sud, la frammentazione della gestione, delle tariffe, dei compensi agli amministratori e dei risultati di gestione anche nelle medesime aree del paese. Corriere della Sera 13 ottobre 2009
Ritengo che in buona parte i risultati di gestione ed i livelli di tariffe dipendono dalla cattiva gestione dei servizi pubblici locali, la quale viene affidata a persone che non sempre possiedono i requisiti di merito, capacità e serietà. Di solito si eludono tali criteri che vengono sostituiti con la fedeltà, l’appartenenza, scambio di favori e altro. Corriere della Sera 12 ottobre 2009
Una lezione in materia di nomine è data dall’approvazione bipartisan da parte delle Commissioni parlamentari competenti dei membri della Commissione Centrale per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche nel rispetto dei requisiti previsti dal decreto legislativo n. 150 del 2009. Inoltre, la commissione centrale con delibera n. 4 del 2010 ha deliberato i requisiti per la nomina dei componenti dell’Organismo indipendente di valutazione. Tali requisiti sono elevati e finalizzati a gestire al meglio i compiti assegnati agli organismi.
Tale delibera prescrive i seguenti requisiti: generali (cittadinanza, età, equilibrio di genere, divieto di nomina, interni ed esterni all’amministrazione, lingue, conoscenze informatiche, esclusività del rapporto), attinenti all’area di conoscenze (titolo di studio, tipologia del percorso formativo, titoli valutabili, studi e stage all’estero), esperienze professionali, capacità e trasparenza delle nomine. Inoltre, è prevista la presentazione del curriculum, di una nota illustrativa del lavoro svolto e degli obiettivi che l’Ente dovrebbe conseguire ed un colloquio. Come si può notare la nomina del membro nell’O.I.V. è molto impegnativa e richiede livelli di professionalità molto alti. CiVIT delibera n. 4/2010
Tutto questo nelle nomine effettuate dagli enti locali nelle società controllate o di proprietà non avviene e, pertanto, si procede molto spesso a designare persone per motivi diversi dalle competenze e conoscenze. I fattori che prevalgono nelle nomine sono la fedeltà verso chi ha proposto la nomina, l’appartenenza ad un partito o ad una componente di un partito. Tali regole sono prevalenti nella maggioranza e nell’opposizione ed ogni parte politica non entra in merito alla rappresentanza designata dalla parte avversa.
In definitiva è un gioco al massacro che non tiene conto delle qualità professionali di cui l’ente ha bisogno.
Questo stato di cose porta, oltre ad una cattiva gestione, a svuotare i consigli di amministrazione delle proprie competenze e a delegarle a persone che non fanno parte dell’organo di governo della società (assenza di un amministratore delegato componente del consiglio di amministrazione e deleghe conferite al direttore generale).
Le inefficienze e gli sprechi delle società di gestione dei servizi pubblici locali sono coperte dall’aumento delle tariffe a danno degli utenti ed in particolar modo dei ceti più deboli (pensionati, disoccupati, cassintegrati, lavoratori dipendenti con redditi bassi, lavoratori autonomi in crisi).
In assenza di una legislazione che disciplini le nomine a livello locale è necessario che i partiti prendano coscienza del problema, cambino percorso e si assumano la responsabilità di nominare persone professionalmente valide.
Per essere nominati in un consiglio di Amministrazione bisogna possedere i requisiti, adattati alla fattispecie, indicati dalla delibera n. 4 del 2010 del CiVIT.
Tra i requisiti da richiedere se ne indicano alcuni:
- Laurea in economia e ingegneria gestionale o attinente l'azienda ed il settore di riferimento;
- Conoscenza del settore specifico di mercato;
- Strategia del settore;
- Conoscenza dell’economia aziendale;
- Competenze finanziarie ed economiche;
- Competenze in analisi di bilancio;
- Valutazione curricula e nota illustrativa degli obiettivi che la società dovrebbe conseguire anche attraverso un colloquio.
La proposta descritta presenta un duplice effetto: 1) Migliorare e qualificare la presenza dei partiti nelle istituzioni pubbliche; 2) Nominare persone competenti che siano utili a migliorare la performance delle società di gestione dei servizi pubblici locali.
Si ricorda che nelle ultime elezioni regionali ha vinto il partito delle astensioni in quanto i partiti politici non godono di un’ampia fiducia nell’elettorato e per tale motivo occorre cambiare il modo di fare politica attraverso l’occupazione del potere per recuperare immagine e credibilità.
L’occasione delle nomine nei consigli di amministrazione delle società di gestione dei servizi pubblici locali è una occasione da non perdere per qualificare la presenza dei partiti e migliorare la performance dei servizi.
Da alcune settimane i giornali riportano l’impegno del centro destra di Verona a riequilibrare la mappa del potere della città tra gli alleati e credo che una proposta di approvare un regolamento comunale che regolamentasse i criteri ed i requisiti per le nomine negli enti non verrebbe accolto.
A questo punto il Partito Democratico di Verona e delle altre province dovrebbe tagliare i ponti con il passato ed introdurre un codice di regolamentazione per le nomine finalizzato a privilegiare le capacità, le competenze e le professionalità. Inoltre, i rappresentanti scelti dovrebbero assumersi l’onere della politica aziendale da perseguire e della trasparenza del loro operato nei confronti degli utenti.
Antonino Leone
Repubblica
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/16/comitati-agenzie-istituti-ci-costa-un-miliardo.html
Corriere della Sera
http://www.corriere.it/economia/09_ottobre_13/focus-sprechi-servizi-pubblici_39456bec-b7d7-11de-9cba-00144f02aabc.shtml
Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/12/Esame_Pubblico_per_Candidati_alle_co_9_091012106.shtml
Delibera n. 4 del 2010 del CiVIT
http://www.civit.it/?p=222
domenica 25 aprile 2010
sabato 24 aprile 2010
Raccolta firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua (di Paola Lorenzetti)

E' cominciata questa mattina allo stadio di Verona la campagna per la raccolta firme per sostenere i tre quesiti referendari, da parte del COMITATO ACQUA BENE COMUNE DELL'UMANITA'. Ringraziamo i consiglieri che hanno dato la loro disponibilità per vidimare le firme, molti dei quali del PD comunale e provinciale.
La mattina, nonostante la difficoltà di dover utilizzare tre diversi moduli, abbiamo raccolto più di cento firme.
La gente è molto interessata all'argomento, capisce che non è un mero espediente politico per avere voti da una parte o dall'altra. Le vicende di altre città sono abbastanza conosciute. L'idea che l'acqua possa divenire un bene mercificabile fa spavento.
Interessanti le domande e le osservazioni degli astanti. Tutti, una volta a conoscenza dell'argomento, si oppongono alla privatizzazione del servizio.
Chiedo a tutti di diffondere il più possibile la notizia e di cercare di coinvolgere persone, non per questo o quel candidato, ma per il BENE COMUNE, nostro e dei nostri figli.
Domani pomeriggio si voterà alla caserma Santa Marta.
A breve comunicherò i futuri appuntamenti. Grazie per la vostra partecipazione, daparte di tutto il Comitato, Paola!
venerdì 23 aprile 2010
CHE TRISTEZZA!!! (di Roberto Fasoli)
Considerazioni di Roberto Fasoli
in margine all’articolo apparso sul “Corriere di Verona” del 22 aprile 2010
Dopo la bellissima serata di ieri sera, nel corso della quale, assieme ad alcune centinaia di persone, ho festeggiato la mia elezione a consigliere regionale, in un clima festoso e sereno, contraddistinto dalla generale volontà di impegnarsi per rilanciare il Partito Democratico, vengo all’alba riportato alla dura realtà della politica veronese.
Alcuni amici mi telefonano per chiedermi un commento su quanto scritto sul “Corriere di Verona” del 22 aprile 2010, p.6, a firma di Alessio Corazza, sotto il titolo “Fasoli:lascio il consiglio.Entra Welponer, bufera Pd”.
Ho ancora in bocca il sapore del caffè del mattino e mi sto accingendo a correggere i compiti dei miei allievi che dovrò lasciare visto, che la legge impone ai consiglieri regionali l’aspettativa senza assegni. Mi rassegno ad uscire per prendere i giornali e leggere l’articolo prima di esprimere qualsiasi giudizio. Leggo l’articolo.
Che tristezza!!!
Ancora una volta mi rendo conto che siamo dei professionisti nel farci del male e nel dare la peggiore immagine della politica. Chiamo il giornalista e gli chiedo come mai non si sia sentito in dovere almeno di verificare con me le affermazioni riportate nell’articolo. Per quanto mi riguarda non ho mai fatto smentite perché spesso sono notizie date due volte e possono perfino fare danni peggiori. Visto però il mio rapporto personale con Alessio Corazza, che conosco da tempo, fatto salvo il suo diritto di scrivere ciò che ritiene giusto, ho provato ad esporgli il mio punto di vista senza nulla chiedere. Deciderà lui cosa fare delle informazioni che gli ho fornito.
Ritengo però corretto informare i miei amici per evitare che si possano creare ulteriori polemiche alle quali mi voglio fin d’ora sottrarre visto che le mie priorità sono altre.
Cosa dice e cosa lascia capire l’articolo?
La prima informazione è legata al passaggio nel quale si sostiene che io dopo le elezioni avrei affermato di rimettermi alle decisioni del partito che non ci pensava proprio a lasciare strada libera al “nemico” Welponer. E continua dicendo:” Pare anzi che ci fosse già un accordo stretto dai vertici provinciali con Fasoli, prima della sua candidatura a Venezia, volto proprio a scongiurare le sue dimissioni dal Comune”. E a sostegno della tesi, circa l’utilità e la positività del doppio incarico, cita una confidenza sicura di un dirigente democratico che è così intelligente e coraggioso da rimanere anonimo.
Facciamo un po’ di chiarezza. Fin dal 19 gennaio, in occasione dell’incontro costitutivo del comitato elettorale a sostegno di una mia eventuale candidatura, ho risposto in modo molto preciso a chi mi aveva chiesto che cosa avrei fatto con il doppio incarico in caso di elezione. “E’ noto a tutti- ho detto- che sono contro il doppio incarico e credo sia necessario rispettare le regole che ci siamo dati. Mi rendo conto che può nascere un problema per il gruppo e in ogni caso la decisione dovrà essere assunta dal partito”.
Quando ho posto la mia candidatura informando il gruppo dirigente e tutti gli organismi del partito ai vari livelli, compresi i coordinatori di circolo, nessuno ha sollevato problemi o posto delle condizioni. E così in tutte le sedi e nelle occasioni successive. Sarebbe interessante che l’anonimo dirigente del PD dicesse in quale sede e tra chi sarebbe stato stretto l’accordo e perché poi solo con me e non anche con l’altro consigliere comunale candidato, Roberto Uboldi.
Seconda affermazione.
Dopo un excursus relativo alla carriera politica di Nadir Welponer e alle ultime vicende del Consiglio che avevano portato alla sua esclusione, ad opera del Tar, in favore di Uboldi, si passa ad affermare che Welponer, abbandonato il campo, non sarebbe stato con le mani in mano e nella campagna elettorale “avrebbe infatti lavorato per portare voti proprio a Fasoli, alla fine eletto con 8996 preferenze”. E prosegue chiosando: “ Circostanza curiosa, se si pensa che i due, in tempi non troppo lontani, si vedevano come il fumo negli occhi”.
Parto dalla fine. Conosco Nadir dalla notte dei tempi e con lui ho sempre discusso in modo aperto e leale, spesso trovandomi in disaccordo, ma sempre alla luce del sole, mantenendo un rapporto personale corretto. Mi sento di affermare che abbiamo, entrambi, sempre provato a tenere distinto l’ambito politico da quello personale. Tutte le volte che non condividevo una sua posizione l’ho sempre detto chiaramente. E viceversa. Non so quindi cosa voglia dire “si vedevano come il fumo negli occhi”. Forse altri hanno questi problemi!
Quanto poi al fatto che Welponer non sia stato con le mani in mano non sono in grado di saperlo. Se mi avesse votato ne sarei felice, ma è certo che io non ho mai parlato con lui prima, durante e dopo le elezioni regionali. So bene, da tempo, che ci sono menti deboli che invece di provare a capire i problemi in termini politici preferiscono cercare il pettegolezzo o il lancio del fango, proiettando su altri il loro modo di intendere la politica e le relazioni personali. Non credo nemmeno che altri miei sostenitori lo abbiano fatto per le stesse ragioni per cui non l’ho fatto io ed in ogni caso nessuno è stato da me autorizzato a farlo per mio conto.
Si vuole lasciare intendere che io e Welponer avremmo stretto un accordo: le sue preferenze ed il suo sostegno in cambio delle mie dimissioni per favorire il suo rientro nella politica comunale.
Che miserie!
Chi lo lascia intendere non conosce ne’ me ne’ Nadir Welponer. Personalmente non so cosa pensi oggi Welponer con il quale, non parlo da mesi. Sarà lui a decidere in piena libertà. La mia scelta, come ho scritto nella lettera inviata al partito, non ha niente a che fare con la persona che dovrà sostituirmi in Consiglio comunale. Forse si usa poco, ma ho posto un problema politico.
Terza ed ultima questione.
“Non si comprende- scrive il giornalista – quali siano che Fasoli si aspetta dal partito prima di ufficializzare la sua decisione”. E l’articolo si chiude con un giudizio, a mio parere ingeneroso, sul lavoro del Gruppo consigliare.
Provo a spiegare. Avrei potuto dare le dimissioni direttamente. Ho preferito permettere la partito di avere un tempo “ragionevolmente breve” per cercare di affrontare il problema che indubbiamente si pone. Qualcuno, per esempio, potrebbe pensare di attivare la possibilità di deroga dal doppio incarico prevista dallo statuto o avrebbe potuto pensare di contattare gli interessati alla mia sostituzione per capire il loro orientamento. Forse non sarebbe inutile un incontro tra il partito e il gruppo per capire come affrontare la nuova situazione. Non spettava e non spetta a me prendere queste decisioni. Ho messo il partito nella condizione di prenderle. Se ciò non avverrà in tempi “ragionevolmente brevi” formalizzerò le dimissioni Per quanto mi riguarda sono sempre più convinto, anche alla luce degli “edificanti” eventi che sto commentando, e per le ragioni scritte nella lettera, che fosse assolutamente necessario che io manifestassi la mia chiara e inequivocabile volontà di dimettermi, immediatamente dopo la formalizzazione della mia elezione, tanto più che mi era già arrivato qualche segnale di nervosismo. Era necessario essere chiari ed assumersi le proprie responsabilità anche correndo il rischio di qualche critica. Devo dire, per sincerità, che mi sono arrivate valanghe di consensi sulla mia scelta a fronte di qualche perplessità e qualche critica condita con una leggera dose di malevolenza. Ma in politica chi si espone, e magari ottiene risultati, non può pretendere di raccogliere solo applausi: deve farsene una ragione. L’ho imparato da tempo sulla mia pelle.
Conclusione.
Dopo aver perso alcune ore attorno a questa polemica, che mi sarei volentieri risparmiato, mi accingo a correggere i compiti e penso con un velo di tristezza se mai potrà finire la predisposizione di alcuni a voler tutti i costi farsi del male. Mi viene in mente un libretto di Carlo M. Cipolla dal titolo “Allegro ma non troppo”. Nel breve saggio su “Le leggi fondamentali della stupidità umana” vengono enunciate cinque leggi. La terza dice.”Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”. E’ una lettura che consiglio vivamente
in margine all’articolo apparso sul “Corriere di Verona” del 22 aprile 2010
Dopo la bellissima serata di ieri sera, nel corso della quale, assieme ad alcune centinaia di persone, ho festeggiato la mia elezione a consigliere regionale, in un clima festoso e sereno, contraddistinto dalla generale volontà di impegnarsi per rilanciare il Partito Democratico, vengo all’alba riportato alla dura realtà della politica veronese.
Alcuni amici mi telefonano per chiedermi un commento su quanto scritto sul “Corriere di Verona” del 22 aprile 2010, p.6, a firma di Alessio Corazza, sotto il titolo “Fasoli:lascio il consiglio.Entra Welponer, bufera Pd”.
Ho ancora in bocca il sapore del caffè del mattino e mi sto accingendo a correggere i compiti dei miei allievi che dovrò lasciare visto, che la legge impone ai consiglieri regionali l’aspettativa senza assegni. Mi rassegno ad uscire per prendere i giornali e leggere l’articolo prima di esprimere qualsiasi giudizio. Leggo l’articolo.
Che tristezza!!!
Ancora una volta mi rendo conto che siamo dei professionisti nel farci del male e nel dare la peggiore immagine della politica. Chiamo il giornalista e gli chiedo come mai non si sia sentito in dovere almeno di verificare con me le affermazioni riportate nell’articolo. Per quanto mi riguarda non ho mai fatto smentite perché spesso sono notizie date due volte e possono perfino fare danni peggiori. Visto però il mio rapporto personale con Alessio Corazza, che conosco da tempo, fatto salvo il suo diritto di scrivere ciò che ritiene giusto, ho provato ad esporgli il mio punto di vista senza nulla chiedere. Deciderà lui cosa fare delle informazioni che gli ho fornito.
Ritengo però corretto informare i miei amici per evitare che si possano creare ulteriori polemiche alle quali mi voglio fin d’ora sottrarre visto che le mie priorità sono altre.
Cosa dice e cosa lascia capire l’articolo?
La prima informazione è legata al passaggio nel quale si sostiene che io dopo le elezioni avrei affermato di rimettermi alle decisioni del partito che non ci pensava proprio a lasciare strada libera al “nemico” Welponer. E continua dicendo:” Pare anzi che ci fosse già un accordo stretto dai vertici provinciali con Fasoli, prima della sua candidatura a Venezia, volto proprio a scongiurare le sue dimissioni dal Comune”. E a sostegno della tesi, circa l’utilità e la positività del doppio incarico, cita una confidenza sicura di un dirigente democratico che è così intelligente e coraggioso da rimanere anonimo.
Facciamo un po’ di chiarezza. Fin dal 19 gennaio, in occasione dell’incontro costitutivo del comitato elettorale a sostegno di una mia eventuale candidatura, ho risposto in modo molto preciso a chi mi aveva chiesto che cosa avrei fatto con il doppio incarico in caso di elezione. “E’ noto a tutti- ho detto- che sono contro il doppio incarico e credo sia necessario rispettare le regole che ci siamo dati. Mi rendo conto che può nascere un problema per il gruppo e in ogni caso la decisione dovrà essere assunta dal partito”.
Quando ho posto la mia candidatura informando il gruppo dirigente e tutti gli organismi del partito ai vari livelli, compresi i coordinatori di circolo, nessuno ha sollevato problemi o posto delle condizioni. E così in tutte le sedi e nelle occasioni successive. Sarebbe interessante che l’anonimo dirigente del PD dicesse in quale sede e tra chi sarebbe stato stretto l’accordo e perché poi solo con me e non anche con l’altro consigliere comunale candidato, Roberto Uboldi.
Seconda affermazione.
Dopo un excursus relativo alla carriera politica di Nadir Welponer e alle ultime vicende del Consiglio che avevano portato alla sua esclusione, ad opera del Tar, in favore di Uboldi, si passa ad affermare che Welponer, abbandonato il campo, non sarebbe stato con le mani in mano e nella campagna elettorale “avrebbe infatti lavorato per portare voti proprio a Fasoli, alla fine eletto con 8996 preferenze”. E prosegue chiosando: “ Circostanza curiosa, se si pensa che i due, in tempi non troppo lontani, si vedevano come il fumo negli occhi”.
Parto dalla fine. Conosco Nadir dalla notte dei tempi e con lui ho sempre discusso in modo aperto e leale, spesso trovandomi in disaccordo, ma sempre alla luce del sole, mantenendo un rapporto personale corretto. Mi sento di affermare che abbiamo, entrambi, sempre provato a tenere distinto l’ambito politico da quello personale. Tutte le volte che non condividevo una sua posizione l’ho sempre detto chiaramente. E viceversa. Non so quindi cosa voglia dire “si vedevano come il fumo negli occhi”. Forse altri hanno questi problemi!
Quanto poi al fatto che Welponer non sia stato con le mani in mano non sono in grado di saperlo. Se mi avesse votato ne sarei felice, ma è certo che io non ho mai parlato con lui prima, durante e dopo le elezioni regionali. So bene, da tempo, che ci sono menti deboli che invece di provare a capire i problemi in termini politici preferiscono cercare il pettegolezzo o il lancio del fango, proiettando su altri il loro modo di intendere la politica e le relazioni personali. Non credo nemmeno che altri miei sostenitori lo abbiano fatto per le stesse ragioni per cui non l’ho fatto io ed in ogni caso nessuno è stato da me autorizzato a farlo per mio conto.
Si vuole lasciare intendere che io e Welponer avremmo stretto un accordo: le sue preferenze ed il suo sostegno in cambio delle mie dimissioni per favorire il suo rientro nella politica comunale.
Che miserie!
Chi lo lascia intendere non conosce ne’ me ne’ Nadir Welponer. Personalmente non so cosa pensi oggi Welponer con il quale, non parlo da mesi. Sarà lui a decidere in piena libertà. La mia scelta, come ho scritto nella lettera inviata al partito, non ha niente a che fare con la persona che dovrà sostituirmi in Consiglio comunale. Forse si usa poco, ma ho posto un problema politico.
Terza ed ultima questione.
“Non si comprende- scrive il giornalista – quali siano
Provo a spiegare. Avrei potuto dare le dimissioni direttamente. Ho preferito permettere la partito di avere un tempo “ragionevolmente breve” per cercare di affrontare il problema che indubbiamente si pone. Qualcuno, per esempio, potrebbe pensare di attivare la possibilità di deroga dal doppio incarico prevista dallo statuto o avrebbe potuto pensare di contattare gli interessati alla mia sostituzione per capire il loro orientamento. Forse non sarebbe inutile un incontro tra il partito e il gruppo per capire come affrontare la nuova situazione. Non spettava e non spetta a me prendere queste decisioni. Ho messo il partito nella condizione di prenderle. Se ciò non avverrà in tempi “ragionevolmente brevi” formalizzerò le dimissioni Per quanto mi riguarda sono sempre più convinto, anche alla luce degli “edificanti” eventi che sto commentando, e per le ragioni scritte nella lettera, che fosse assolutamente necessario che io manifestassi la mia chiara e inequivocabile volontà di dimettermi, immediatamente dopo la formalizzazione della mia elezione, tanto più che mi era già arrivato qualche segnale di nervosismo. Era necessario essere chiari ed assumersi le proprie responsabilità anche correndo il rischio di qualche critica. Devo dire, per sincerità, che mi sono arrivate valanghe di consensi sulla mia scelta a fronte di qualche perplessità e qualche critica condita con una leggera dose di malevolenza. Ma in politica chi si espone, e magari ottiene risultati, non può pretendere di raccogliere solo applausi: deve farsene una ragione. L’ho imparato da tempo sulla mia pelle.
Conclusione.
Dopo aver perso alcune ore attorno a questa polemica, che mi sarei volentieri risparmiato, mi accingo a correggere i compiti e penso con un velo di tristezza se mai potrà finire la predisposizione di alcuni a voler tutti i costi farsi del male. Mi viene in mente un libretto di Carlo M. Cipolla dal titolo “Allegro ma non troppo”. Nel breve saggio su “Le leggi fondamentali della stupidità umana” vengono enunciate cinque leggi. La terza dice.”Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”. E’ una lettura che consiglio vivamente
mercoledì 21 aprile 2010
Prolungamento di Via Anselmi su Via Friuli (di Sergio Carollo)
In merito al prolungamento di Via Anselmi su Via Friuli, come previsto nel piano triennale delle opere 2010/11/12 (n° prog. 62) approvato col bilancio di previsione 2010, si sottolinea la priorità di quest’opera, già prevista nella Variante Generale al PRG del 1975, da realizzare al più presto ritenendola indispensabile per la viabilità di San Massimo, considerazione questa, ribadita pochi mesi fa anche dall’Assessore alle Strade e Giardini Paolo Tosato.
L’intervento in questione, risulta quanto mai necessario in considerazione anche del fatto che a breve verrà aperta in Via Anselmi la Casa di Riposo “Città di Verona” con un ulteriore aggravio di traffico sul quartiere.
Mi risulta, che lungo questo tracciato stradale previsto ancora dal PRG del 1975 è stato
rilasciato un permesso D.I.A. 06 03 /006743 del 14.10.2009 per la realizzazione di
una piscina scoperta.
Signor Presidente di Circoscrizione, signori Presidenti delle Commissioni interessate
vi chiedo di verificare questa situazione e di attuare tutte le azioni possibili presso
l’amministrazione perché possa recedere su tale permesso.
Cordiali Saluti
Il Consigliere
Carollo Sergio
L’intervento in questione, risulta quanto mai necessario in considerazione anche del fatto che a breve verrà aperta in Via Anselmi la Casa di Riposo “Città di Verona” con un ulteriore aggravio di traffico sul quartiere.
Mi risulta, che lungo questo tracciato stradale previsto ancora dal PRG del 1975 è stato
rilasciato un permesso D.I.A. 06 03 /006743 del 14.10.2009 per la realizzazione di
una piscina scoperta.
Signor Presidente di Circoscrizione, signori Presidenti delle Commissioni interessate
vi chiedo di verificare questa situazione e di attuare tutte le azioni possibili presso
l’amministrazione perché possa recedere su tale permesso.
Cordiali Saluti
Il Consigliere
Carollo Sergio
martedì 20 aprile 2010
Lettera ottavo circolo su nomine negli enti

E’ stata inviata una lettera dagli iscritti del Circolo dell’Ottava Circoscrizione al Coordinatore cittadino, ai consiglieri comunali, ai coordinatori dei circoli territoriali comunali ed al coordinatore provinciale del Partito Democratico di Verona tramite la quale viene posta attenzione al rinnovo dei consigli di amministrazione delle aziende partecipate o controllate dal Comune di Verona.
Si riporta il documento.
“Considerata la necessità di provvedere al rinnovo dei Consigli di Amministrazione, già scaduti o in scadenza, di AGSM, AMT, VERONAMERCATO e AMIA, i cui Statuti societari prevedono la nomina da parte del Sindaco di Verona di parte dei componenti;
Rilevato che, ai sensi dell’art. 26 dello Statuto Comunale, dovrà essere assicurato in seno ad essi la rappresentanza della minoranza;
Osservato che i candidati proposti, oltre ad essere in possesso dei requisiti necessari per essere eletti Consiglieri Comunali, devono avere una qualificata e comprovata competenza per studi compiuti, per funzioni svolte ed esperienza acquisita presso aziende pubbliche e/o private, per qualifiche professionali e attività di lavoro;
Chiediamo sia possibile confrontarsi su quali criteri si intendono utilizzare per l’individuazione dei candidati che dovranno rappresentare il Partito Democratico di Verona negli organismi in oggetto, in considerazione degli importanti riflessi che il ruolo da essi svolto può avere in termini di azione politica, di recupero di credibilità e di ricerca del consenso in un momento così difficile per il nostro partito”.
Si registra un interesse da parte degli iscritti a procedere nelle nomine nelle società pubbliche dopo aver stabilito i criteri di designazione (competenze e conoscenze) per garantire una presenza professionalmente qualificata e valida nella gestione dei servizi pubblici locali.
Firmato da:
Carmelo Furnari, Marta Fischer, Franco de Grandis, Luca Battisti, Matteo Riva, Andrea Turco, Marisa Venturi, Carlo Beghini, Agostino Botti, Raffaele Gaeta, Manuel Musumeci,
lunedì 19 aprile 2010
Valutazione e trasparenza nei comuni

Trasparenza e valutazione nei comuni
Con l’approvazione del decreto legislativo n. 150 del 2009 il sistema di misurazione, valutazione e trasparenza della performance entra negli enti locali, nelle province, nelle regioni.
Il decreto legislativo indica il percorso da seguire per attuare nelle autonomie locali un sistema di miglioramento della qualità dei servizi attraverso la misurazione del lavoro, la predisposizioni di piani con obiettivi prestabiliti, la valutazione dei risultati conseguiti, la trasparenza della performance e l’assegnazione di premi incentivanti.
Viene introdotto un nuovo sistema di misurazione e valutazione della performance nelle autonomie locali che sono tenute ad adeguare il proprio ordinamento entro il 31 dicembre 2010 ai principi contenuti nei seguenti articoli:
- articolo 3, Principi generali;
- articolo 4, Ciclo di gestione della performance;
- articolo 5, comma 2, Obiettivi e indicatori;
- articolo 7, Sistema di misurazione e valutazione della performance;
- articolo 9, Ambiti di misurazione e valutazione della performance individuale;
- articolo 15, comma 1, Responsabilità dell’organo di indirizzo politico-amministrativo.
Il mancato adeguamento ai principi generali indicati dal titolo 2 del decreto legislativo n. 150 del 2009 non consente l’erogazione di premi legati al merito ed alla performance.
L’art. 16, commi 1 e 3, contiene le norme di immediata applicazione che riguardano la trasparenza dell’attività amministrativa.
La funzione di misurazione e valutazione è svolta dai dirigenti di ciascuna amministrazione e dai seguenti nuovi organismi:
- Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. La Commissione esercita le funzioni stabilite dall’art. 13, comma 6, e indirizza, coordina e sovrintende all’esercizio delle attività, indicate dall’art. 14, comma 4, degli Organismi indipendenti. La commissione ha approvato la delibera n. 4 del 2010 tramite la quale indica i requisiti per la nomina dei componenti dell’Organismo indipendente che deve avvenire entro il 30 aprile per le aziende, le amministrazioni dello Stato e le agenzie di cui al decreto legislativo n. 300/1999, con esclusione dell'Agenzia del Demanio, e gli altri enti pubblici nazionali.
La Commissione centrale ha già espresso 20 pareri favorevoli alle proposte di nomina degli organismi di valutazione.
- Organismi indipendenti di valutazione della performance. Tale organismo esercita le funzioni stabilite dall’art. 14 ed è costituito da un organo collegiale composto da tre componenti dotati dei requisiti di elevata esperienza e professionalità maturata nel campo del management, della valutazione delle performance e della valutazione delle amministrazioni pubbliche. Tale organismo sostituisce i servizi di controllo interno ed esercita le attività di controllo strategico. L’organismo è nominato dall’organo di indirizzo politico-amministrativo entro il 31 dicembre 2010 per un periodo di tre anni, previo parere della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità, la quale stabilisce i requisiti per la nomina dei componenti dell’Organismo Indipendente.
Sperimentazione Anci. Per facilitare e sostenere l’attività degli enti locali l’ANCI ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, ha predisposto le prime linee guida per l’applicazione del decreto legislativo n. 150 del 2009 ed ha promosso la sperimentazione del sistema presso gli enti locali.
Gli enti locali che parteciperanno alla sperimentazione saranno assistiti in tutta la fase di adeguamento e saranno considerati adempienti rispetto alle previsioni del D. lgs n. 150/2009, secondo quanto previsto dal Protocollo di Intesa.
L’adesione alla Sperimentazione consentirà agli Enti di beneficiare dei seguenti vantaggi:
- “Possibilità di partecipare attivamente alla definizione del modello di valutazione delle performances organizzative degli Enti Locali ed alla validazione degli indicatori di performance adottati;
- Supporto qualificato da parte di un call center durante tutta la fase di sperimentazione per la misurazione ed il calcolo degli indicatori di performance del proprio Comune;
- Accesso al sito web riservato in cui vi sarà un costante aggiornamento sull’avanzamento della sperimentazione e le principali novità relative all’interpretazione del D. lgs n.150/2009 attuativo della legge delega n. 15/2009;
- Linea diretta con personale qualificato per le interpretazioni normative del D. lgs n.150/2009;
- Possibilità di avere un confronto preliminare delle proprie performance organizzative con i partecipanti alla sperimentazione;
- Utilizzo del sistema centralizzato di rilevazione della customer satiscfaction”.
Fino al 22 marzo hanno aderito alla Sperimentazione promossa dall’ANCI n. 380 comuni, di cui 38 della regione Veneto. In Provincia di Verona hanno aderito soltanto il comune di Verona e di San Giovanni Lupatoto.
Il cambiamento avviato nelle Pubbliche Amministrazioni è complesso e se realizzato cambia il volto della macchina statale. Oltre alla complessità il nuovo sistema presenta alcuni problemi tra i quali si indicano i seguenti che riguardano le autonomie locali:
- La nomina dei componenti dell’organismo indipendente di valutazione è attribuita al Sindaco ed alla Giunta Comunale ed incide sulla indipendenza dell’organo stesso anche se i requisiti richiesti ai membri sono importanti ed elevati;
- La Commissione centrale, non essendo un’autorità, esercita poteri limitati nei confronti degli enti territoriali. Infatti valuta a campione il Piano e la Relazione sulla Performance degli enti territoriali, formulando osservazioni e rilievi. La previsione di una Autorità indipendente regionale consentirebbe di realizzare per gli enti territoriali quanto è previsto per le amministrazioni centrali, superando i limiti previsti dall’art. 13, comma 5, lettera c);
- I protocolli di collaborazione tra la Commissione Centrale e la Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome, l’Anci, l’Upi per realizzare le attività previste dall’art. 13, commi 5, 6 e 8 sono utili ma non sufficienti. L’Autorità regionale avrebbe potuto coordinare e sostenere la realizzazione del sistema previsto ed accorciare le distanza tra la Commissione Centrale e gli enti territoriali.
“Il progetto, dichiara Pietro Ichino, prevede che – sulla scorta delle migliori esperienze dei Paesi nord-europei – in tutti i comparti dell’amministrazione regionale e nelle amministrazioni locali, soprattutto dove non possono o non devono essere attivati meccanismi di mercato, la valutazione della performance dell’amministrazione stessa non sia più soggetta a un regime di monopolio pubblico; essa deve essere attribuita ad una Autorità indipendente regionale, costituita da una rete di valutatori indipendenti sia dalla dirigenza, sia dal potere politico, quindi non soggetta gerarchicamente né alla Giunta né al Consiglio regionale, e deve essere aperta al confronto con le valutazioni espresse dalla società civile”. Ritengo che le regioni possano con apposita legge istituire l’Autorità indipendente Regionale.
di Antonino Leone
sabato 17 aprile 2010
LEGA NORD DI LOTTA….CONTRO LE FORZE DI POLIZIA!
Durante il Consiglio Provinciale convocato per discutere la situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica a Verona, la Lega prima non voleva che si discutesse e dopo ha accusato le Forze di Polizia di “non aver voglia di lavorare”!
Il Consiglio Provinciale era stato convocato in via straordinaria su richiesta delle minoranze per discutere delle preoccupanti situazioni denunciate dal Procuratore di Verona nella Commissione Consiliare provinciale, interessanti vari aspetti della vita economica e sociale di Verona.
Ebbene, dopo che la Lega ha a lungo obiettato sull’utilità del dibattito, quando sono state lette sia le varie prese di posizione pubbliche dei sindacati di Polizia che le reali problematiche delle Polizie veronesi, sempre più in difficoltà a causa dei tagli del Governo e con organici insufficienti, da qualche consigliere leghista si è levato un ripetuto e vergognoso “voja de lavorar”.. con chiaro riferimento ai poliziotti che protestano.
D’Arienzo (PD): è questo che la Lega pensa dei poliziotti che quotidianamente garantiscono la nostra sicurezza. Lamentoni che non hanno voglia di lavorare! Ho creduto che con le ronde avessero già raggiunto il peggio, ma mi sbagliavo. Le camicie verdi pensano che le Polizie siano in giro per diletto e che per hobby si occupino di sicurezza.
Con quell’accusa è chiaro che la Lega pensa che tutto quanto accade sia riconducibile solo alla mancanza di impegno delle Polizie!
Valdegamberi (consigliere regionale UDC), presente al dibattito: è stato scioccante assistere al comportamento leghista. Hanno l’Assessore provinciale alla sicurezza, ma prima non volevano discutere e poi hanno aggredito le Forze di Polizia con insinuazioni vergognose. Si è superato il limite. Di questo passo dove finiremo?
Che amarezza. La Lega è tra quelli che hanno tagliato risorse per tre miliardi, non garantiscono la benzina per le auto, manca addirittura la carta, non vengono pagati gli straordinari e neanche le missioni anticipate e quando i sindacati di Polizia alzano la voce per chiedere il rispetto dei loro diritti, la risposta leghista è che non hanno voglia di lavorare.
Dopo i “panzoni” di Brunetta, adesso i nullafacenti che riscaldano i sedili delle autopattuglie e che, magari, attivano le sirene per divertirsi.
Dalai (PD): se non fosse che tanti sono anche caduti in servizio per garantire la nostra sicurezza e libertà, ci sarebbe da piangere! Non hanno rispetto né per le persone né per le Istituzioni in cui urlano speciose affermazioni.
E’ sicurezza quella garantita dalle cravatte verdi che a chiacchiere ne fanno un abuso e nei fatti rispondono con le ronde e le ingiurie verso i poliziotti?
Valdegamberi (UDC): da chi governa ci si aspetta supporto e motivazioni e non dileggio.
La Lega chieda scusa alle centinaia di poliziotti veronesi e alle loro famiglie per i sacrifici che ogni giorno affrontano per il nostro bene alle quali va la nostra piena solidarietà.
Gruppi Consiliari Provinciali
Partito Democratico
Unione di Centro
Italia dei Valori
Sinistra e Libertà, Rifondazione, Comunisti Italiani
Il Consiglio Provinciale era stato convocato in via straordinaria su richiesta delle minoranze per discutere delle preoccupanti situazioni denunciate dal Procuratore di Verona nella Commissione Consiliare provinciale, interessanti vari aspetti della vita economica e sociale di Verona.
Ebbene, dopo che la Lega ha a lungo obiettato sull’utilità del dibattito, quando sono state lette sia le varie prese di posizione pubbliche dei sindacati di Polizia che le reali problematiche delle Polizie veronesi, sempre più in difficoltà a causa dei tagli del Governo e con organici insufficienti, da qualche consigliere leghista si è levato un ripetuto e vergognoso “voja de lavorar”.. con chiaro riferimento ai poliziotti che protestano.
D’Arienzo (PD): è questo che la Lega pensa dei poliziotti che quotidianamente garantiscono la nostra sicurezza. Lamentoni che non hanno voglia di lavorare! Ho creduto che con le ronde avessero già raggiunto il peggio, ma mi sbagliavo. Le camicie verdi pensano che le Polizie siano in giro per diletto e che per hobby si occupino di sicurezza.
Con quell’accusa è chiaro che la Lega pensa che tutto quanto accade sia riconducibile solo alla mancanza di impegno delle Polizie!
Valdegamberi (consigliere regionale UDC), presente al dibattito: è stato scioccante assistere al comportamento leghista. Hanno l’Assessore provinciale alla sicurezza, ma prima non volevano discutere e poi hanno aggredito le Forze di Polizia con insinuazioni vergognose. Si è superato il limite. Di questo passo dove finiremo?
Che amarezza. La Lega è tra quelli che hanno tagliato risorse per tre miliardi, non garantiscono la benzina per le auto, manca addirittura la carta, non vengono pagati gli straordinari e neanche le missioni anticipate e quando i sindacati di Polizia alzano la voce per chiedere il rispetto dei loro diritti, la risposta leghista è che non hanno voglia di lavorare.
Dopo i “panzoni” di Brunetta, adesso i nullafacenti che riscaldano i sedili delle autopattuglie e che, magari, attivano le sirene per divertirsi.
Dalai (PD): se non fosse che tanti sono anche caduti in servizio per garantire la nostra sicurezza e libertà, ci sarebbe da piangere! Non hanno rispetto né per le persone né per le Istituzioni in cui urlano speciose affermazioni.
E’ sicurezza quella garantita dalle cravatte verdi che a chiacchiere ne fanno un abuso e nei fatti rispondono con le ronde e le ingiurie verso i poliziotti?
Valdegamberi (UDC): da chi governa ci si aspetta supporto e motivazioni e non dileggio.
La Lega chieda scusa alle centinaia di poliziotti veronesi e alle loro famiglie per i sacrifici che ogni giorno affrontano per il nostro bene alle quali va la nostra piena solidarietà.
Gruppi Consiliari Provinciali
Partito Democratico
Unione di Centro
Italia dei Valori
Sinistra e Libertà, Rifondazione, Comunisti Italiani
Lettera di Roberto Fasoli
Oggetto: motivi per i quali sono contrario al doppio incarico di Consigliere regionale e Consigliere comunale
Come preannunciato nel corso della campagna elettorale e facendo seguito ai contatti personali intercorsi subito dopo l’esito elettorale ritengo doveroso, ora che, in data 14.04 2010, mi è stata formalizzata la nomina, comunicare a tutti voi la mia opinione rispetto al tema del doppio incarico di Consigliere comunale di Verona e di Consigliere regionale.
Lo Statuto Nazionale del nostro partito ed il Codice Etico sono chiarissimi in proposito e stabiliscono che gli iscritti al Partito Democratico “non possono far parte contemporaneamente di più di un’assemblea elettiva” (Statuto art.22 comma 4 e Codice Etico punto 3 lettera b). Altrettanto chiari lo Statuto regionale veneto ed il Manifesto dei Valori della nostra regione (Capo 3 art.7 comma 5 e Capitolo”Prima di tutto il rigore morale, 4° capoverso). Le eventuali deroghe sono previste e disciplinate da precise norme.
Ho sempre pensato sia necessario rispettare le regole che ci siamo dati ed evitare di trovare motivi per derogarne l’applicazione. Ne va della nostra credibilità verso gli iscritti e gli elettori; del resto abbiamo sempre polemizzato, giustamente, con gli esponenti politici del centro destra che hanno fatto largo utilizzo del cumulo delle cariche. Rimanere formalmente in Consiglio finirebbe per recare maggior danno pratico e di immagine al Gruppo consiliare e al partito stesso, soprattutto perché non sarebbe possibile garantire un valido contributo all’azione del Gruppo, dovendo contemporaneamente svolgere, in modo serio, il lavoro di Consigliere regionale (incarico, purtroppo, incompatibile anche con l’insegnamento).
Per queste semplici ragioni formalizzo la mia decisione di non mantenere il doppio incarico di Consigliere comunale e di Consigliere regionale e di conseguenza di dimettermi dal Consiglio comunale di Verona. Naturalmente, prima di ufficializzare la mia decisione alla Amministrazione comunale di Verona, aspetterò che il partito metta in atto, in tempi ragionevolmente brevi, tutte le iniziative necessarie a sostenere nel modo migliore l’attività del Gruppo consiliare, al quale ho sempre cercato di dare il mio fattivo contributo.
Ovviamente sono a disposizione per qualsiasi confronto fosse ritenuto utile.
Cordiali saluti
Roberto Fasoli
Verona, 15 aprile 2010
Come preannunciato nel corso della campagna elettorale e facendo seguito ai contatti personali intercorsi subito dopo l’esito elettorale ritengo doveroso, ora che, in data 14.04 2010, mi è stata formalizzata la nomina, comunicare a tutti voi la mia opinione rispetto al tema del doppio incarico di Consigliere comunale di Verona e di Consigliere regionale.
Lo Statuto Nazionale del nostro partito ed il Codice Etico sono chiarissimi in proposito e stabiliscono che gli iscritti al Partito Democratico “non possono far parte contemporaneamente di più di un’assemblea elettiva” (Statuto art.22 comma 4 e Codice Etico punto 3 lettera b). Altrettanto chiari lo Statuto regionale veneto ed il Manifesto dei Valori della nostra regione (Capo 3 art.7 comma 5 e Capitolo”Prima di tutto il rigore morale, 4° capoverso). Le eventuali deroghe sono previste e disciplinate da precise norme.
Ho sempre pensato sia necessario rispettare le regole che ci siamo dati ed evitare di trovare motivi per derogarne l’applicazione. Ne va della nostra credibilità verso gli iscritti e gli elettori; del resto abbiamo sempre polemizzato, giustamente, con gli esponenti politici del centro destra che hanno fatto largo utilizzo del cumulo delle cariche. Rimanere formalmente in Consiglio finirebbe per recare maggior danno pratico e di immagine al Gruppo consiliare e al partito stesso, soprattutto perché non sarebbe possibile garantire un valido contributo all’azione del Gruppo, dovendo contemporaneamente svolgere, in modo serio, il lavoro di Consigliere regionale (incarico, purtroppo, incompatibile anche con l’insegnamento).
Per queste semplici ragioni formalizzo la mia decisione di non mantenere il doppio incarico di Consigliere comunale e di Consigliere regionale e di conseguenza di dimettermi dal Consiglio comunale di Verona. Naturalmente, prima di ufficializzare la mia decisione alla Amministrazione comunale di Verona, aspetterò che il partito metta in atto, in tempi ragionevolmente brevi, tutte le iniziative necessarie a sostenere nel modo migliore l’attività del Gruppo consiliare, al quale ho sempre cercato di dare il mio fattivo contributo.
Ovviamente sono a disposizione per qualsiasi confronto fosse ritenuto utile.
Cordiali saluti
Roberto Fasoli
Verona, 15 aprile 2010
martedì 13 aprile 2010
Trasporti pubblici locali: basta sprechi!

Dichiarazione dell'on.le Federico Testa
Nel 2007 ha iniziato la sua attività l’azienda ATV creata da AMT (azienda trasporti del comune di Verona) e da APTV (azienda trasporti della provincia di Verona) con l’obiettivo di integrare il trasporto urbano ed extraurbano nella provincia di Verona con benefici a vantaggio degli utenti. Infatti si prevedeva un risparmio nella gestione dei servizi di trasporto con l’eliminazione delle sovrapposizioni che ammontavano all’epoca a circa 500 mila chilometri e con l’integrazione tariffaria che avrebbe permesso di utilizzare un solo titolo di viaggio valido sui mezzi di trasporto urbano ed extraurbano.
Inoltre, occorre tenere presente che dalla collaborazione e riaggregazione dei servizi di trasporto sarebbe stato avviato un miglioramento della qualità dei servizi e della efficienza degli stessi.
Grande soddisfazione era stata espressa da Elio Mosele e da Paolo Zanotto all’epoca rispettivamente presidente della provincia e sindaco del comune di Verona.
Sono passati tre anni e la prospettiva di fusione delle tre aziende si allontana sempre di più. Nessuno ne parla e non vengono considerati i costi burocratici che attualmente AMT e APTV sostengono senza gestire direttamente il servizio di trasporto locale nella provincia di Verona.
Con la fusione delle tre aziende verrebbero eliminati i costi inutili che non producono valore, rappresentati dai compensi che ammontano a 403.088 euro (vedi tabella) senza considerare i risparmi che da tale aggregazione ne deriverebbero in termini di semplificazione dei processi e di riorganizzazione dei servizi di trasporto su base provinciale.
Federico Testa, deputato del PD e responsabile di energia e servizi pubblici locali, afferma che “la giunta Zanotto, d'intesa con la Mosele, aveva portato avanti un processo di razionalizzazione e, in prospettiva, contenimento dei costi. Spiace dover constatare come tale orientamento sia totalmente disatteso dai successori, che paiono più attenti al mantenimento ed anzi alla moltiplicazione delle "poltrone" (come testimoniato ampiamente dalla vicenda AGSM che ha visto crescere a dismisura i consigli di amministrazione, con seri rischi anche di governance unitaria) che non ai bisogni dei cittadini, che chiedono servizi di qualità e costi più bassi".
Purtroppo il centro destra a Verona non si pone contro gli sprechi e le inefficienze con comportamenti coerenti e concreti. Al contrario a parole si posiziona sempre contro gli sprechi degli altri.
Nella gestione dei servizi pubblici locali occorre operare considerando i seguenti fattori:
- Economicità della gestione;
- Efficienza ed efficacia dei servizi;
- Qualità dei servizi.
La cattiva gestione dei servizi, che non considera i fattori indicati, si ripercuote automaticamente sul livello delle tariffe, le quali devono coprire le inefficienze ed i costi senza valore, e di conseguenza su coloro che utilizzano il servizio a prezzi più alti e non equi.
In un momento di grave crisi economica occorre eliminare gli sprechi nei servizi pubblici locali per sostenere la crescita economica e ridurre la spesa pubblica e migliorare la fruibilità dei servizi nei confronti delle fasce più deboli che vivono gli effetti della crisi.
di Antonino Leone
venerdì 9 aprile 2010
Aggiornamenti attività in consiglio comunale (di Carla Padovani)
Il consiglio straordinario di ieri (8 aprile ndr) trattava la relazione del sindaco su future operazioni patrimoniali con la Fondazione Cariverona che riguardano
Palazzo Forti, l'ex Polo finanziario e la Fiera. Ciò che abbiamo contestato
come PD è stata principalmente la mancanza di progettualità, in assenza di
progetti c'è solo una presa d'atto: qual'è il progetto di questa
amministrazione per VR Sud? In un periodo come questo in cui assistiamo
all'abbandono di realtà produttive radicate da tempo sul territorio, come la
Glaxo, la città si sguarnisce di presidi strategici ( v. Polo Finanziario) .
Da parte di questa amministrazione manca la progettualità in merito al
produttivo e ai servizi qualificati. "La città rinuncia a progettare sè
stessa".
L'unico dato positivo è stato quello che, grazie alla raccolta di firme e alla
sensibilità del presidente della Fondazione, Palazzo Forti non viene venduto ma
viene dato in permuta alla Fondazione che ne garantirà l'uso museale ( come del
resto era previsto nel testamento Forti).
Per quanto riguarda i temi del territorio, è stata fatta una riunione, d'accordo con l'assessore Tosato, con l'ing. Bortolan, responsabile del progetto di sistemazione dell'ex canale Conagro a San Massimo, a cui ha partecipato anche Bonvicini.
Sono state fatte alcune osservazioni che, se accolte, come mi hanno garantito,
migliorano notevolmente il progetto:
- è stato chiesto di invertire la posizione della pista ciclabile col percorso
pedonale in modo che, visto come sono collocati gli alberi, venga ombreggiato
il percorso pedonale. L'agronomo Oliboni, anche lui presente, ci ha informati
che la piantumazione è molto delicata in quanto sotto c'è ancora il canale e il
Demanio ha dato in merito delle precise prescrizioni
-è stata chiesta una maggiore alberatura
-è stata chiesta la collocazione di almeno due fontanelle
-è stata chiesta la formazione di due aree con giochi per bambini, in
prossimità di slarghi, come presso la scuola Collodi e verso la fine della
pista
- è stato chiesto un percorso ciclabile sicuro che colleghi l'uscita dalla
pista ciclabile presso Via Spagnolo con la scuola media Milani
-è stato chiesto il collegamento con la scuola Collodi, a cui mi hanno già
risposto: verrà realizzata una rampa di collegamento fra questa pista
ciclopedonale e la scuola Collodi ( ha dato l'ok l'ing. Amighini responsabile
dell'edilizia scolastica).
- è stato chiesto di realizzare un attraversamento pedonale in sicurezza su
Via Trevisani che colleghi questa pista ciclopedonale, dovrebbe venire
realizzato pressapoco all'altezza di Gardenato.
- ho suggerito di eliminare un posto macchina in prossimità dell'incrocio tra
Via Trevisani e Via Sant'Annone che risulta molto pericoloso.
Rimango a disposizione per chiarimenti e suggerimenti.
Carla Padovani
Palazzo Forti, l'ex Polo finanziario e la Fiera. Ciò che abbiamo contestato
come PD è stata principalmente la mancanza di progettualità, in assenza di
progetti c'è solo una presa d'atto: qual'è il progetto di questa
amministrazione per VR Sud? In un periodo come questo in cui assistiamo
all'abbandono di realtà produttive radicate da tempo sul territorio, come la
Glaxo, la città si sguarnisce di presidi strategici ( v. Polo Finanziario) .
Da parte di questa amministrazione manca la progettualità in merito al
produttivo e ai servizi qualificati. "La città rinuncia a progettare sè
stessa".
L'unico dato positivo è stato quello che, grazie alla raccolta di firme e alla
sensibilità del presidente della Fondazione, Palazzo Forti non viene venduto ma
viene dato in permuta alla Fondazione che ne garantirà l'uso museale ( come del
resto era previsto nel testamento Forti).
Per quanto riguarda i temi del territorio, è stata fatta una riunione, d'accordo con l'assessore Tosato, con l'ing. Bortolan, responsabile del progetto di sistemazione dell'ex canale Conagro a San Massimo, a cui ha partecipato anche Bonvicini.
Sono state fatte alcune osservazioni che, se accolte, come mi hanno garantito,
migliorano notevolmente il progetto:
- è stato chiesto di invertire la posizione della pista ciclabile col percorso
pedonale in modo che, visto come sono collocati gli alberi, venga ombreggiato
il percorso pedonale. L'agronomo Oliboni, anche lui presente, ci ha informati
che la piantumazione è molto delicata in quanto sotto c'è ancora il canale e il
Demanio ha dato in merito delle precise prescrizioni
-è stata chiesta una maggiore alberatura
-è stata chiesta la collocazione di almeno due fontanelle
-è stata chiesta la formazione di due aree con giochi per bambini, in
prossimità di slarghi, come presso la scuola Collodi e verso la fine della
pista
- è stato chiesto un percorso ciclabile sicuro che colleghi l'uscita dalla
pista ciclabile presso Via Spagnolo con la scuola media Milani
-è stato chiesto il collegamento con la scuola Collodi, a cui mi hanno già
risposto: verrà realizzata una rampa di collegamento fra questa pista
ciclopedonale e la scuola Collodi ( ha dato l'ok l'ing. Amighini responsabile
dell'edilizia scolastica).
- è stato chiesto di realizzare un attraversamento pedonale in sicurezza su
Via Trevisani che colleghi questa pista ciclopedonale, dovrebbe venire
realizzato pressapoco all'altezza di Gardenato.
- ho suggerito di eliminare un posto macchina in prossimità dell'incrocio tra
Via Trevisani e Via Sant'Annone che risulta molto pericoloso.
Rimango a disposizione per chiarimenti e suggerimenti.
Carla Padovani
giovedì 8 aprile 2010
Contributo alla riflessione nel Circolo sulle elezioni (di Mauro Peroni)
Non essendo riuscito a partecipare all’incontro del nostro circolo sulle elezioni, propongo alcune semplici riflessioni:
1. Al di là dei dati numerici, su cui si può “giocare” per trovare un mezzo punto in percentuale in più o in meno di una precedente tornata elettorale, le elezioni dal punto di vista politico ci danno l’idea di un PD in difficoltà: anche laddove –in percentuale- non perdiamo voti, resta il dato che non riusciamo ad acquisirne, pur in presenza di una crisi del partito di governo e di una chiara astensione; il PD conferma quindi di avere un sostanzioso (e motivato) “zoccolo duro”, ma non riesce a sfondare, l’idea del partito nuovo non passa, non aggrega, non riuscendo ad intercettare i delusi e gli indecisi. Ciò rimanda alla questione di fondo di sempre: il PD fa fatica ad apparire con un’immagine chiara, nitida, radicata attorno ad alcune questioni forti, che lo contraddistinguano.
2. Il radicamento sul territorio, è il refrain che tutti pongono al PD, ed è ciò che ci diciamo da sempre. Sappiamo che è un elemento irrinunciabile, dato che non crediamo al partito liquido; ma come circolo, cosa abbiamo fatto in merito? Credo che si stia lavorando nella direzione giusta; negli ultimi mesi la segreteria (in piena collaborazione coi referenti dei singoli quartieri) ha organizzato una serie di incontri e iniziative su temi specifici a S. Massimo, Bassone, B.go Nuovo, Saval, Navigatori, unitamente alla costante presenza al mercato dello Stadio e a quella periodica ai mercatini rionali; iniziative in genere molto partecipate, che segnalano la presenza del PD e la sua competenza sui temi dei quartieri. E’ la direzione giusta, non è ancora sufficiente ma è sicuramente la strada giusta. A ciò va affiancata una presenza “informale”, di chi è riconosciuto nel quartiere, incontra i cittadini al supermercato, al bar o ai giardinetti, in modo “popolare”, in quanto i cittadini lo riconoscono come “uno di loro”. A ciò va anche affiancata, come irrinunciabile, la sponda istituzionale nei consigli circoscrizionale (e c’è) e comunale (qui c’è qualche difficoltà maggiore di comunicazione).
3. Le prospettive: secondo una prassi che il partito nuovo ha ereditato da certe deteriori esperienze partitiche precedenti, ogni occasione di analisi, verifica e cambiamento, rischia di diventare innanzitutto una lotta per ridefinire i “posti” interni agli organi del partito, i nomi di chi sostituisce chi, in un’ottica che mira magari a gestire le prossime candidature elettorali, negli enti…e così via. Spesso questa lotta solo legata a nomi e posti viene ammantata di parole “nobili” (garantire i “moderati”, riportare “unità”, costruire la nuova “identità”, garantire “governabilità”…), ma di fatta queste sono solo la foglia di fico per coprire le lotte intestine (legate a nomi, posti, correnti) e il non guardare oltre il proprio ombelico. Sarò franco: questo sport, praticato senza alcun riguardo per la gran parte degli iscritti, per tutti i cittadini che ci danno fiducia nelle primarie e nelle elezioni, non mi interessa più; è liturgia vecchia, inutile per i cittadini e i loro problemi ed attese, dannosa per il PD. E’ liturgia vecchia a prescindere da chi la pratica, giovani speranze o vecchi marpioni; ci fa perdere ogni contatto con la realtà cittadina e vivere nell’illusione che un posto in più a piazza Cittadella conti qualcosa al di là di quelle mura. Ripeto: a queste pratiche dobbiamo dire no, non stando al gioco di chicchessia.
4. Ma questo significa che va tutto bene nel PD veronese oggi, che la “linea” è chiara e che chi la gestisce opera al meglio? Che non è necessario lavorare per un cambio che riqualifichi la presenza del nostro PD? Anzi, c’è da cambiare parecchio, ma facendola finita innanzitutto con le liturgie che non fanno che aggravare e incarognire i problemi interni ed esterni. Ci vuole innanzitutto un atto forte di responsabilità di tutti (ma mi riferisco in particolare a chi ha fatto riferimento alla mozione Bersani, che ha un dovere di governabilità interna e ha avuto –anche nelle ultime regionali- un forte consenso popolare, che non può essere ignorato), responsabilità che porti alla ricerca di un accordo globale per la gestione del partito. Mi rendo conto che anche questo può essere “liturgia stantia”: spesso “accordo globale” significa quanti posti e a chi… C’è invece bisogno –proprio in virtù della responsabilità prima accennata, responsabilità che si basa sul consenso popolare- di un accordo globale che segua realmente procedure diverse: a) guardi innanzitutto a delineare e condividere le scelte strategiche del PD a Verona (sociale, infrastrutture, mobilità, logistica, vivibilità, settori produttivi…); b) individui attraverso quali azioni, quali modalità operative, quali funzioni si intende dare risalto alle scelte del PD per la città; c) infine, e solo ora, individui quali persone –per quali competenze, disponibilità, capacità- siano rispondenti alle scelte tematiche individuate e ai tempi e alle modalità per realizzarle. In un processo di rinnovamento di questo tipo (che ha una congiuntura favorevole nella celebrazione del prossimo congresso) le diverse “anime” del partito (e, lo ripeto, a mio avviso in particolare chi ha fatto riferimento a Bersani perché deve “rispondere” di più) devono deporre le reciproche diffidenze, rinunciare ad aprioristiche rendite, non vantare supposte “verginità” e confrontarsi a partire dai contenuti, i grandi assenti del dibattito di tante occasioni.
Come ci siamo detti tante volte, è l’ultima occasione: nessuno capirebbe più un partito che si lacera al suo interno, a fronte del montare leghista. Con l’obiettivo di un reale rilancio ci stiamo in tanti, per una “resa dei conti” interna, non credo proprio; io perlomeno –per quel che può valere- no.
Mauro Peroni
1. Al di là dei dati numerici, su cui si può “giocare” per trovare un mezzo punto in percentuale in più o in meno di una precedente tornata elettorale, le elezioni dal punto di vista politico ci danno l’idea di un PD in difficoltà: anche laddove –in percentuale- non perdiamo voti, resta il dato che non riusciamo ad acquisirne, pur in presenza di una crisi del partito di governo e di una chiara astensione; il PD conferma quindi di avere un sostanzioso (e motivato) “zoccolo duro”, ma non riesce a sfondare, l’idea del partito nuovo non passa, non aggrega, non riuscendo ad intercettare i delusi e gli indecisi. Ciò rimanda alla questione di fondo di sempre: il PD fa fatica ad apparire con un’immagine chiara, nitida, radicata attorno ad alcune questioni forti, che lo contraddistinguano.
2. Il radicamento sul territorio, è il refrain che tutti pongono al PD, ed è ciò che ci diciamo da sempre. Sappiamo che è un elemento irrinunciabile, dato che non crediamo al partito liquido; ma come circolo, cosa abbiamo fatto in merito? Credo che si stia lavorando nella direzione giusta; negli ultimi mesi la segreteria (in piena collaborazione coi referenti dei singoli quartieri) ha organizzato una serie di incontri e iniziative su temi specifici a S. Massimo, Bassone, B.go Nuovo, Saval, Navigatori, unitamente alla costante presenza al mercato dello Stadio e a quella periodica ai mercatini rionali; iniziative in genere molto partecipate, che segnalano la presenza del PD e la sua competenza sui temi dei quartieri. E’ la direzione giusta, non è ancora sufficiente ma è sicuramente la strada giusta. A ciò va affiancata una presenza “informale”, di chi è riconosciuto nel quartiere, incontra i cittadini al supermercato, al bar o ai giardinetti, in modo “popolare”, in quanto i cittadini lo riconoscono come “uno di loro”. A ciò va anche affiancata, come irrinunciabile, la sponda istituzionale nei consigli circoscrizionale (e c’è) e comunale (qui c’è qualche difficoltà maggiore di comunicazione).
3. Le prospettive: secondo una prassi che il partito nuovo ha ereditato da certe deteriori esperienze partitiche precedenti, ogni occasione di analisi, verifica e cambiamento, rischia di diventare innanzitutto una lotta per ridefinire i “posti” interni agli organi del partito, i nomi di chi sostituisce chi, in un’ottica che mira magari a gestire le prossime candidature elettorali, negli enti…e così via. Spesso questa lotta solo legata a nomi e posti viene ammantata di parole “nobili” (garantire i “moderati”, riportare “unità”, costruire la nuova “identità”, garantire “governabilità”…), ma di fatta queste sono solo la foglia di fico per coprire le lotte intestine (legate a nomi, posti, correnti) e il non guardare oltre il proprio ombelico. Sarò franco: questo sport, praticato senza alcun riguardo per la gran parte degli iscritti, per tutti i cittadini che ci danno fiducia nelle primarie e nelle elezioni, non mi interessa più; è liturgia vecchia, inutile per i cittadini e i loro problemi ed attese, dannosa per il PD. E’ liturgia vecchia a prescindere da chi la pratica, giovani speranze o vecchi marpioni; ci fa perdere ogni contatto con la realtà cittadina e vivere nell’illusione che un posto in più a piazza Cittadella conti qualcosa al di là di quelle mura. Ripeto: a queste pratiche dobbiamo dire no, non stando al gioco di chicchessia.
4. Ma questo significa che va tutto bene nel PD veronese oggi, che la “linea” è chiara e che chi la gestisce opera al meglio? Che non è necessario lavorare per un cambio che riqualifichi la presenza del nostro PD? Anzi, c’è da cambiare parecchio, ma facendola finita innanzitutto con le liturgie che non fanno che aggravare e incarognire i problemi interni ed esterni. Ci vuole innanzitutto un atto forte di responsabilità di tutti (ma mi riferisco in particolare a chi ha fatto riferimento alla mozione Bersani, che ha un dovere di governabilità interna e ha avuto –anche nelle ultime regionali- un forte consenso popolare, che non può essere ignorato), responsabilità che porti alla ricerca di un accordo globale per la gestione del partito. Mi rendo conto che anche questo può essere “liturgia stantia”: spesso “accordo globale” significa quanti posti e a chi… C’è invece bisogno –proprio in virtù della responsabilità prima accennata, responsabilità che si basa sul consenso popolare- di un accordo globale che segua realmente procedure diverse: a) guardi innanzitutto a delineare e condividere le scelte strategiche del PD a Verona (sociale, infrastrutture, mobilità, logistica, vivibilità, settori produttivi…); b) individui attraverso quali azioni, quali modalità operative, quali funzioni si intende dare risalto alle scelte del PD per la città; c) infine, e solo ora, individui quali persone –per quali competenze, disponibilità, capacità- siano rispondenti alle scelte tematiche individuate e ai tempi e alle modalità per realizzarle. In un processo di rinnovamento di questo tipo (che ha una congiuntura favorevole nella celebrazione del prossimo congresso) le diverse “anime” del partito (e, lo ripeto, a mio avviso in particolare chi ha fatto riferimento a Bersani perché deve “rispondere” di più) devono deporre le reciproche diffidenze, rinunciare ad aprioristiche rendite, non vantare supposte “verginità” e confrontarsi a partire dai contenuti, i grandi assenti del dibattito di tante occasioni.
Come ci siamo detti tante volte, è l’ultima occasione: nessuno capirebbe più un partito che si lacera al suo interno, a fronte del montare leghista. Con l’obiettivo di un reale rilancio ci stiamo in tanti, per una “resa dei conti” interna, non credo proprio; io perlomeno –per quel che può valere- no.
Mauro Peroni
giovedì 1 aprile 2010
AGSM: ecco come stanno le cose (di Antonino Leone)


Nuove polemiche riguardano AGSM e la proposta del Comune di Verona, firmata dal sindaco Flavio Tosi e dall’Assessore allo Sport Federico Sboarina, di una campagna pubblicitaria a favore dell’azienda per un costo totale 130mila euro più Iva.
La campagna pubblicitaria a favore di AGSM si svolgerà negli impianti sportivi gestiti dal comune e fino al 30 giugno 2010.
Le critiche alla proposta del Comune, espresse prima della decisione di AGSM di aderire alla proposta, sono le seguenti:
“- l'Azienda non dispone di un piano della comunicazione e il Comune non può deciderne la strategia comunicativa a un mese dalle elezioni, anche perché non ha alcuna competenza in materia;
- Le finalità proposte dal Comune (riduzione delle spese di gestione degli impianti sportivi) non hanno nulla a che vedere con le finalità aziendali;
- Tali risorse potrebbero venire più utilmente impiegate per la riduzione delle tariffe per le famiglie bisognose, il che avrebbe tra l'altro un ritorno d'immagine paragonabile se non superiore alla pubblicità”.
Critiche giuste che condivido, tranne la terza che non tiene presente la situazione finanziaria di AGSM che non è per nulla rosea e non consente di ridurre le tariffe.
Inoltre, occorre considerare che da diverso tempo parte delle entrate provenienti dal pagamento delle tariffe sono utilizzate dal Comune per attività e servizi che non rientrano negli scopi istituzionali di AGSM. In definitiva AGSM riscuote dagli utenti le tariffe per i servizi forniti e parte di queste entrate sono utilizzate dal Comune per finanziare altri centri di costo.
Successivamente al 2005 in poi le Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo hanno beneficiato di tali entrate per finanziare altri servizi ed altre attività.
L’indebitamento finanziario di AGSM è aumentato negli ultimi anni passando da 215,18 milioni di euro del 2006 a 243,48 milioni di euro nel 2007 e a 258,61 milioni di euro nel 2008. Per il 2009 si prevede un ulteriore aggravamento dell’indebitamento finanziario di AGSM.
Gli oneri finanziari sostenuti da AGSM sono aumentati negli ultimi anni passando da 5,90 milioni di euro del 2006 a 10,27 milioni di euro nel 2007 e a 12,53 milioni di euro nel 2008.
Dai dati sull’indebitamento finanziario e sugli oneri finanziari sostenuti da AGSM si evince chiaramente che i due fattori sono peggiorati dal 2007 in poi, cioè dalla presidenza di Gian Paolo Sardos Albertini, in assenza di decisioni che avrebbero potuto mutare il trend negativo rilevato.
Dal bilancio del gruppo AGSM del 2008 si deduce che l’ammontare dell’indebitamento finanziario (258,61 milioni di euro) si avvicina sempre di più all’importo del patrimonio netto del gruppo rappresentato da 293,77 milioni di euro.
Per invertire la tendenza di espansione dell’indebitamento finanziario e dei relativi oneri finanziari occorre che il consiglio di amministrazione di AGSM prenda almeno le seguenti decisioni:
- Il contenimento degli utili da distribuire per dedicare una parte di essi a migliorare il rapporto di indebitamento (esempio: diminuzione dell’esposizione finanziaria a breve) e la liquidità per finanziare il capitale circolante;
- La cessazione della prassi consolidata di contribuire a finanziare il comune per attività e servizi che non rientrano nell’attività istituzionale di AGSM. Tali “finanziamenti” hanno due effetti negativi in quanto AGSM incontra difficoltà di liquidità per investire con mezzi propri nelle attività correnti: - L’aumento dell’esposizione finanziaria; - La crescita degli oneri finanziari;
- Unificazione delle società del gruppo la cui disciplina giuridica non prevede la gestione separata in società;
- Medesimo consiglio di amministrazione per tutte le società controllate con lo stesso compenso.
Antonino Leone
Iscriviti a:
Post (Atom)
