I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

sabato 30 gennaio 2010

AGSM: intervista a Federico Testa


Un anno fa il Partito Democratico di Verona ha organizzato un incontro sulle prospettive dei servizi pubblici locali alla luce delle modifiche legislative intervenute con la legge n. 133/2008. In quella sede Federico Testa, parlamentare ed attuale responsabile dei servizi pubblici locali e dell’energia del Partito Democratico, ha sottolineato i punti di debolezza delle nuove disposizioni e la necessità per AGSM di procedere ad accordi ed alleanze per rafforzare l’impresa in termini economici e finanziari e superare lo stato di isolamento. Su questa posizione ha concordato Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia e Finanze.
A distanza di un anno il posizionamento dell’AGSM non è mutato e l’azienda si trova ad affrontare gli stessi problemi espressi nel convegno.
L’AGSM è l’azienda pubblica più rilevante della provincia di Verona per le dimensioni, il volume di affari e l’importanza che riveste il settore dell’energia nel contesto economico e per i cittadini veronesi.
In questi ultimi giorni abbiamo registrato le dichiarazioni del consigliere di amministrazione di AGSM, Fabio Gamba, il quale imputa ai vertici dell’azienda responsabilità di carattere gestionale e strategico:- “Ci sono carenze nella gestione: tanto fatturato, pochissimi utili”; - “Si lavora come se AGSM fosse ancora in una situazione di monopolio, quando invece il mercato è libero”; - “Non c’è una visione chiara degli obiettivi”.
In questo suo intervento Gamba non rileva parametri e dati della performance di AGSM che possano permettere ai politici, ai ricercatori ed agli studiosi di approfondire le condizioni reali dell’azienda ed indicare un percorso significativo per fare uscire dall’impasse l’azienda stessa.
Nel confronto è intervenuto il presidente Sardos Albertini che ha cercato di rispondere ai rilievi mossi. L’intervento del presidente di AGSM non è stato convincente in quanto si limita a segnalare gli interventi particolari effettuati, non chiarisce gli aspetti gestionali e non presuppone la esistenza di una strategia competitiva nell’azienda.
Dalle suddette dichiarazioni emerge chiaramente che i contenuti espressi sono prettamente politici e non manageriali. Si è soltanto fatto cenno alle problematiche dell’AGSM senza entrare nel merito.
Per valutare una azienda industriale occorre avvalersi di parametri ed indici significativi quali:
- Redditività, intesa come la capacità dell’azienda di remunerare tutti i fattori della produzione;
- Liquidità, intesa come la capacità dell’azienda di far fronte tempestivamente ed economicamente ai propri impegni;
- Solidità, intesa come la capacità dell’azienda di perdurare nel tempo, adattandosi alle mutevoli condizioni esterne ed interne;
- Rinnovamento, inteso come la capacità dell’azienda di svilupparsi per effetto della capacità di creare risorse finanziarie al suo interno, cioè di creare risorse grazie alla sua redditività, per effettuare investimenti senza dipendere da fonti esterne;
- Efficienza, intesa come premessa logica alla redditività, poiché tende al razionale utilizzo delle risorse;
- Margini dello stato patrimoniale (fabbisogno finanziario per le attività immobilizzate, liquidità, rapporto attivo corrente con il passivo corrente) e del conto economico (Cash flow operativo).
Per completare la valutazione è necessario dare una risposta alle seguenti problematiche:
- Il Presidente ed il Consiglio di Amministrazione hanno approvato la strategia dell’azienda?
- Se AGSM è in possesso di una strategia quali sono gli obiettivi strategici dell’azienda da perseguire?
- Qual’è il posizionamento dell’AGSM nel contesto competitivo del settore?
- Il Presidente ed i membri del Consiglio di Amministrazione possiedono le capacità, le conoscenze e l’esperienza per gestire in un contesto competitivo un’azienda industriale come AGSM?
- Il management di AGSM è impegnato ad adattare l’azienda in modo continuo e veloce ai cambiamenti che avvengono nell’economia e nel settore specifico?
- Esiste un piano di riorganizzazione dell’AGSM che consenta di migliorare la performance e la qualità dei servizi e di ridurre nello stesso tempo i costi?
- Gli amministratori sono coscienti di assumere delle responsabilità in proprio nella gestione dell’azienda a prescindere dal fatto che il comune di Verona abbia o meno adottato delle decisioni in merito ad AGSM?
- Quali sono stati i criteri adottati per nominare i membri del consiglio di amministrazione?
L’utilizzo dei parametri e la risposta alle problematiche in parte indicate consentono di valutare l’azienda AGSM e di assumere le decisioni più opportune per conseguire una posizione competitiva nel mercato e specificatamente nel settore.
Inoltre, è corretto che AGSM applichi la totale trasparenza dei parametri ed indici finanziari ed economici, della qualità dei servizi e del grado di soddisfazione dei clienti affinché i cittadini e coloro che ne hanno interesse possano partecipare alla vita dell’azienda. Nelle aziende dei servizi private e pubbliche la partecipazione dei clienti e dei dipendenti è fonte di innovazione e di cambiamento continuo per le aziende che la applicano.
Tra i problemi emergono:
- La ridotta marginalità degli utili a fronte di un elevato volume di affari. Non è vero che il rapporto dipende dalla congiuntura economica, la quale può influire solo sul fatturato. Gli utili di AGSM rispetto all’alto fatturato dichiarato dipendono esclusivamente dai costi di produzione ed è su questi che AGSM deve porre attenzione;
- Gli utili utilizzati dal comune. Questo comportamento del socio unico influisce negativamente sul volume degli investimenti, sul fabbisogno della liquidità e sulle tariffe pagate dagli utenti, i quali finanziano indirettamente per scopi diversi le attività del comune. AGSM per mantenersi competitiva ha bisogno di effettuare grandi investimenti, i quali possono essere realizzati in tutto o in parte con la propria liquidità, quindi a costi zero, o ricorrendo al mercato finanziario sostenendo i relativi costi;
- Rapporti Amministrazione comunale e organi dell’AGSM. AGSM non può farsi carico dei tempi troppo lunghi della politica che costano all’azienda in termini di adattamento alle mutevoli condizioni del mercato. Il tempo da utilizzare nelle aziende industriali è una risorsa che non può essere risparmiata e che, pertanto, se utilizzato in modo veloce e continuo accompagnato da capacità decisionale permette di cogliere delle opportunità vantaggiose. Il presidente ed il consiglio di amministrazione non possono bloccare le decisioni strategiche e di gestione di AGSM perché l’Amministrazione del comune di Verona non decide e non offre degli indirizzi. A parte le responsabilità personali dei membri degli organi di AGSM, l’Amministrazione Comunale dovrebbe avvalersi delle capacità e competenze di AGSM altrimenti su quali basi decide ed indirizza la politica dell’azienda.
Da più parti è stato proposto una verifica urgente di maggioranza sugli enti partecipati dal Comune di Verona ed una discussione seria in commissione ed in consiglio comunale su AGSM e sulle altre aziende partecipate (dichiarazione di Giancarlo Montagnoli, consigliere comunale).
Ritengo che qualunque discussione nella maggioranza, nell’opposizione ed in consiglio comunale sia utile solo nel caso in cui ci si confronta non in modo astratto ma sui dati reali di AGSM e si adottano le relative decisioni di indirizzo nell’unico interesse di AGSM e dei clienti.
“Non basta che si mettano d’accordo tra di loro, dichiara Giancarlo Montagnoli, in quanto le aziende di servizio pubblico sono un patrimonio di tutti”.
Occorre coinvolgere i cittadini clienti nel dibattito, i quali hanno diritto di conoscere di AGSM la performance, gli obiettivi stabiliti nei piani, il grado di conseguimento dei risultati e la situazione finanziaria e patrimoniale dell’azienda.
Sulla problematica che si è sviluppata in questi giorni sull’azienda pubblica AGSM ho pensato di rivolgermi all’on.le Federico Testa, responsabile del Partito Democratico dei servizi pubblici locali ed energia, per conoscere la sua posizione rispetto alle problematiche dell’azienda emerse in questi ultimi giorni.

Quale ritieni siano le priorità di AGSM?
AGSM, se vuole essere competitiva nel segmento business e dare un buon servizio ai cittadini veronesi, ha bisogno di individuare le forme attraverso cui riuscire ad avere un accesso meno intermediato possibile alle materie prime energetiche. Personalmente non credo che questo sia ottenibile attraverso consorzi di acquisto o joint venture occasionali: chi possiede questo fattore competitivo non ha interesse a condividerlo con partner occasionali. Quindi ritorna con forza il tema delle alleanze, delle aggregazioni: Tema rispetto al quale AGSM non ha fatto passi in avanti. Da questo punto di vista, credo che sarebbe essenziale procedere almeno per quanto riguarda le società di vendita/commerciali: aggregare imprese diverse è certamente difficile, specie se entrano in gioco i “gioielli di famiglia”, cioè gli asset patrimoniali, più difficili da valutare e che portano con sé aspetti problematici e non sempre quantificabili

Spiegati meglio
Credo sarebbe un passo importante, nei business energetici, procedere ad un’aggregazione tra la società di vendita di AGSM ed analoga società di un primario operatore europeo (eni, eon, edf) che, in cambio di una partecipazione anche di minoranza, potrebbe impegnarsi a garantire la fornitura di materia prima a condizioni vantaggiose, oltre a recuperare efficienza in alcune attività che godono particolarmente delle economie di scala. E per AGSM questo significherebbe poter garantire ai cittadini veronesi condizioni di acquisto migliori

Ma il loro interesse quale sarebbe?
Quello di allungare la loro catena del valore fino al cliente finale.

Ma se è così, perché negli ultimi due anni non è stato fatto nulla?
Credo che la responsabilità sia essenzialmente della politica. L’atteggiamento di questa amministrazione comunale è quello di chi è attentissimo specialmente agli aspetti di potere, alla “presa” sulle Aziende, anche se questo finisce per mortificarne le possibilità di sviluppo. Quindi non si è andati avanti sulle alleanze perché questo significherebbe perdere la possibilità di controllo sugli assetti gestionali: pensi ad esempio alla moltiplicazione di posti (e di costi a carico dei cittadini) ottenuta moltiplicando i Consigli di Amministrazione e capovolgendo la buona pratica introdotta dall’Amministrazione precedente che prevedeva che nei consigli delle controllate da AGSM sedessero i consiglieri di AGSM, senza compenso.

E quindi?
Quindi i cittadini pagano queste scelte due volte. Perché le aziende sostengono maggiori costi per spese di amministrazione e perché la priorità assegnata a questo interesse fa sì che non si facciano le scelte strategiche che potrebbero portare ad una maggiore economicità nella gestione dell’impresa.

Intanto il gruppo consiliare del Partito Democratico in una conferenza stampa chiede con forza una commissione d’indagine ed il capo gruppo consiliare del PD, Stefania Sartori, dichiara che “la città non si accontenta di una semplice verifica all’interno del centro-destra”.
Ritengo che questa soluzione sia la più appropriata affinché i cittadini possano conoscere lo stato reale di AGSM e la più corretta per valutare in modo completo i problemi e prospettare le soluzioni più idonee nell’interesse dei clienti e non certamente nell’interesse dei politici che gestiscono il potere per il potere.

Intervista a cura di Antonino Leone

venerdì 29 gennaio 2010

Inquinamento killer, a rischio chi vive vicino a vie trafficate (da L'Arena)


Qualità dell'aria: scadente e in ulteriore peggioramento. Non è un'impressione, ma un dato validato dall'Arpav, Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto, che quotidianamente aggiorna sul suo sito internet (www.arpa.veneto.it) il bollettino meteo delle Pm10 nei sette capoluoghi e fornisce i dati che contribuiscono a determinare la qualità dell'aria.

POLVERI. Il riscontro negativo si riferisce a sei province su sette (si salva Belluno, per comprensibili motivi geomorfologici), ma in questa speciale classifica Verona purtroppo brilla in termini negativi. Dall'inizio dell'anno i superamenti del limite delle Pm10 sono già stati venti, di cui sette consecutivi e anche mercoledì il valore ha raggiunto in Borgo Milano quota 90 microgrammi per metro cubo e a Cason 89. Una situazione analoga si sta verificando da giorni a Milano, dove la Giunta comunale ha deciso l'estrema misura di blocco del traffico domenicale. E a Verona? Anche da noi è allo studio un provvedimento analogo, da attuarsi nelle domeniche di febbraio, ma sicuramente - come invoca da tempo anche Legambiente - urgono provvedimenti più strutturali di contenimento delle emissioni nocive.

L'ALLARME DEGLI ESPERTI. Non è da sottovalutare, in questo senso, l'allarme lanciato proprio in questi giorni dal 13° congresso internazionale "Asma bronchiale e BPCO: obiettivi rimedi strategie", che vede riuniti al centro congressi dell'hotel Leon d'Oro i maggiori esperti di bronchi, polmoni e alveoli. Parti del nostro corpo, cioè, messe a durissima prova dagli agenti inquinanti. I report degli studi illustrati dal dottor Giovanni Viegi, immunologo e direttore del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) sono purtroppo illuminanti: «Il nesso causale fra inquinante ambientale e patologie respiratorie è ormai acclarato», ha dichiarato, entrando poi nello specifico. «È sufficiente vivere nel raggio di cento metri da una via di grande traffico per avere dal 30 al 50 per cento di probabilità in più di contrarre la BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva». Una patologia, quest'ultima, di cui già adesso soffre il 7-8 per cento della popolazione adulta italiana, ma che gli esperti definiscono la malattia del futuro perchè legata a tre fattori di rischio (fumo di sigaretta, inquinanti ambientali e inquinanti lavorativi) che non si riesce a eliminare.

NEL SANGUE. Da temere, dicono gli esperti, sono soprattutto le polveri sottili. «Quelle piccole, con diametro inferiore a 2,5 micron», illustra il dottor Viegi, «arrivano fino ai bronchioli terminali; quelle ultrafini, inferiori cioè a 0,5 micron che non vengono ancora misurate dalle centraline, arrivano invece negli alveoli e quindi nel sangue. La loro pericolosità è dovuta al fatto che possono favorire l'aggregazione delle piastrine e quindi favorire eventi quali ischemie e ictus, ma anche aritmie cardiache che possono risultare letali».
«La politica deve attivarsi», ammonisce il direttore del Cnr, «e poichè non si può ventilare la pianura padana, occorrono interventi strutturali per allontanare lo smog».

lunedì 25 gennaio 2010

GIUSEPPE BORTOLUSSI, candidato Pd. «Missione impossibile?
No, decideranno i cattolici» (da L'Arena)


Meno di 24 ore dopo il sofferto responso delle urne targate Pd, Giuseppe Bortolussi torna sul luogo del delitto, in quella Torri di Quartesolo che ha fatto da scenografia alla sfida con Laura Puppato. Le urne dell'esecutivo regionale dicono che è finita 39 a 29 per il segretario della Cgia di Mestre e assessore comunale a Venezia, che ieri era già al lavoro per dettagliare il piano di battaglia con Rosanna Filippin, segretario veneto dei democratici.
Giuseppe Bortolussi contro Luca Zaia: sembra una mission impossible. Lei che dice?
Dico che è molto difficile, ma non impossibile. Ho già sperimentato situazioni simili. Basti ricordare la tornata elettorale del 2005, quando Massimo Cacciari a Venezia in 15 giorni ricuperò circa 20 punti di distacco. Mi piacciono queste sfide: il contesto, in realtà, è molto più fluido di quello che sembra.
Come pensa di fare breccia in province e città che da tempo appaiono feudi del centrodestra, come Verona?
Vediamo cosa faranno i cattolici. La sfida è consistente, in ballo ci sono valori come la solidarietà. Questo è il momento di schierarsi e di prendere decisioni. O di qua o di là. Se decidi di consegnare il Veneto alla Lega nord, non puoi lamentarti se prima verranno i veneti e poi tutti gli altri. Il diritto e la legalità sono i principi irrinunciabili. Ma chi rispetta le regole e paga le tasse va trattato come un cittadino. I cattolici non possono far finta di niente, non possono esimersi dall’assumere una posizione. Anche i ceti medi veneti hanno una grande occasione per dire la loro. E poi si avverte un grande mal di pancia dentro il Pdl, che sta vivendo un forte malessere. Sapendo sfruttare questa situazione, parlando alla testa di veneti, la partita non è persa. Udc o non Udc.
Il treno della trattativa con l’Udc di Antonio De Poli è definitivamente perso?
Io direi di riprovarci, anche se è chiaro che ci sono ragioni di convenienza e aritmetica elettorale che fanno pensare che l’Udc farà corsa solitaria. Stiamo parlando di un’alleanza che mi darebbe molta forza e maggiori possibilità. Tuttavia, vale la pena di ricordare che se l’Udc raccoglierà molti voti, andrà a togliere consenso al centrodestra, non a noi. Può aiutarci anche se andiamo divisi.
C’è chi sostiene la necessità di dialogare a sinistra. Non sarebbe un atto contro natura per il Bortolussi che ha sempre dialogato con gli imprenditori veneti?
Sono convinto che alcune idee possano essere condivise, non vedo perché escludere a priori forme di dialogo con possibili alleati.
Come ne esce il Pd da un voto interno che di fatto ha spaccato i vertici del partito? L’uomo che doveva unire finisce per dividere?
Ho apprezzato molto il metodo molto democratico impostato su una discussione franca e aperta, e sul voto segreto. Io sono personaggio scomodo: aprire a un esterno (perché non sono tesserato), anche se non estraneo (perché sono di area) ha richiesto coraggio. Con me si affronta la sfida in un modo diverso, senza guardare solo al mondo del lavoro dipendente, ma anche al mondo del lavoro autonomo. Molti lavoratori autonomi sono più precari dei lavoratori dipendenti. Aver allargato il proprio raggio d’azione al mondo delle imprese fa onore al Pd.
Il sistema delle piccole e medie imprese può superare la crisi?
La piccola impresa è una tecnologia produttiva vincente, come dimostra il tasso di disoccupazione, più basso qui che altrove, o l’export, che sta tenendo meglio qui che altrove. L’economia del Veneto è tra le più varie e più forte. Consideriamo il turismo, da quello culturale d’élite a quello di montagna con Cortina e l’Altopiano di Asiago, da quello balneare al lago di Garda, da quello religioso a quello sanitario-termale.
La sanità è uno dei settori in cui più è impegnato un governo regionale. Cosa va cambiato?
Dieci anni di gestione leghista della sanità non hanno risolto problemi gravi come la riduzione dei tempi di attesa. Il tempo è anche il problema del sistema dei trasporti: i pendolari non pensano certo che finora sia stato attuato il miracolo. Serve un’azione precisa sui trasporti e sulla sanità, anche riconoscendo che non è stato fatto tutto male. Sia io che Zaia dobbiamo sfidare soprattutto Galan, il vero convitato di pietra di questa partita. Galan è stato un buon presidente, su alcuni temi si può fare meglio.
Il ritorno del nucleare in Italia: lei è tra i sostenitori di questa scommessa che potrebbe interessare anche il Veneto?
Non escludo a priori che nel paniere delle fonti di produzione di energia ci sia anche il nucleare. Prima, però, valorizziamo l’energia rinnovabile. Penso alle piccole centrali idroelettriche dismesse: se venissero riattivate, il Veneto sarebbe in grado di esportare energia. È vergognoso che non riusciamo a esportare energia con le risorse che abbiamo. A Verona si coltiva l’ulivo: sarebbe sufficiente avviare un piano di sviluppo dell’energia solare, come avviene in Germania.
Verona è un territorio ad alta concentrazione infrastrutturale, al centro dei grandi collegamenti tra nord e sud e tra est e ovest. Non è ancora stato risolto, però, il nodo dell’Alta Velocità nella tratta Verona-Vicenza. Qual è la sua ricetta?
Sulle infrastrutture siamo in grave ritardo e rischiamo di ripetere i soliti errori, finendo per imporre le scelte calate dall’alto. Con i cittadini, invece, bisogna misurarsi, parlare, confrontarsi, spiegare quali sono le soluzioni per ridurre l’impatto ambientale e sul territorio. Molte opere sarebbero migliori se venisse coinvolta la popolazione.

venerdì 22 gennaio 2010

Chiedo al PD... (di Paola Lorenzetti)

Fra un paio di mesi ci saranno le elezioni regionali e finalmente sapremo quale sarà il nuovo volto dell'Italia per i prossimi anni. L'importanza di un Governatore non è certo come quella di un sindaco o di un consigliere provinciale, perchè più esteso il suo potere e la sua possibilità di influenzare non solo aspetti politici ed economici, ma anche culturali delle popolazioni interessate, attraverso le sue scelte.
Nel nostro Veneto la possibilità è che si affermi un governatore leghista. E credo che sia un'eventualità contro la quale dobbiamo batterci come i leoni.
Non discuto della persona, che forse può essere migliore di tante altre, ma del decadimento dei valori civili e morali a cui assistiamo da quando la lega si è presentata sulla scena politica.
Nel corso degli anni abbiamo sentito insultare, banalizzare, disprezzare, cose e persone importanti della vita italiana. Un esempio per tutti, l'uso proposto dai leghisti per la nostra bandiera.
Molti hanno riso delle loro uscite, molti non li hanno degnati di interesse. Eppure, provocazione dopo provocazione, sono arrivati ad affermarsi con forza nella nostra società, assumendo un ruolo politico decisivo in molte occasioni.
Per lavoro e per scelta, io mi occupo della condizione delle persone immigrate nel nostro Paese da una trentina di anni. Ho assistito a cambiamenti importanti in questo ambito. Fino ad una quindicina di anni fa, la situazione era tutto sommato positiva: i problemi derivanti dai flussi migratori erano studiati, si cercavano soluzioni, soprattutto ci si chiedeva il perchè di questi movimenti globali. Come mai grandi masse umane si spostano sul nostro pianeta? E la risposta era : non può essere una cosa casuale, è dettata dai bisogni delle popolazioni, in materia di mancanza di cibo, acqua, cure, serenità, sicurezza.
Nelle scuole, fra le associazioni, era tutto un fiorire di progetti per cercare il modo migliore di vivere insieme.
La faccio molto breve: di tutto ciò, ora c'è molto poco.
Anni ed anni di continuo martellamento ha convinto la maggior parte della popolazione che gli immigrati sono qui solo per rubarci il lavoro, che molti di loro sono terroristi o criminali, che devono tornarsene a casa.
Senz'altro i criminali ci sono anche fra di loro, e devono essere giustamente puniti. Come gli italiani che commettono dei reati.
Ma, soprattutto, dobbiamo ritornare a guardarli con occhi umani, a vedere in loro i bisogni ed i sentimenti che noi stessi abbiamo. Dobbiamo trovare un modo per vivere insieme civilmente.
La lega, in questi anni, ci ha dimostrato quanto poco le interessi questo lato del problema. Il Veneto ai Veneti, gli altri a casa loro. Conosciamo tutti quanto sia stato messo in atto per ostacolare gli immigrati che risiedono in Italia. E possiamo immaginarci quanto farebbe una volta al potere.
Allora, io chiedo al mio PD di fare di tutto per aiutare l'integrazione delle persone immigrate nel nostro Paese, che hanno spesso collaborato al suo sviluppo. Chiedo anche di contrastare la deriva culturale che vede negli immigrati solo dei fastidi, dei pesi, e di proporre delle leggi che rendano più dignitosa la loro permanenza qui. Credo che questa battaglia per la civiltà dovrebbe caratterizzare la campagna elettorale del nostro candidato, chiunque esso sia.
Mi rivolgo a chi nel PD ha una posizione più vicina al sole, oltre che alle persone che conosco sensibili al problema. Non facciamoci scappare questa occasione per difendere i diritti dei più deboli.
Paola Lorenzetti Coord. forum Immigrazione

lunedì 18 gennaio 2010

Assalto delle auto al Quartiere Catena (da L'arena)

A Borgo Trento, in via Arsenale «l'assalto delle auto è una costante». A dirlo sono i residenti che hanno raccolto un centinaio di firme per richiamare l'attenzione sui problemi di sicurezza e viabilità della strada di quartiere. Intanto, anche nel vicino quartiere Navigatori «si soffre» il provvedimento che ha portato gli stalli blu a Borgo Trento.
«E' un vero e proprio assalto delle auto che non conosce sosta neppure di notte e nei giorni festivi», riferiscono i residenti di via Arsenale. «Si è giunti ad una situazione insostenibile sia per quanto riguarda il parcheggio in via Arsenale sia per la viabilità e la sicurezza. E' una via dimenticata dal Comune e dalle Istituzioni».
Ad aumentare l'insicurezza della via per i pedoni è anche la mancanza del marciapiede, del tutto in un lato e per buona parte dall'altro.
«Siamo costretti a camminare in mezzo alla strada rischiando costantemente di essere investiti», proseguono i residenti. «Un pericolo particolarmente sentito da coloro che non possono camminare da soli come i bambini ed alcuni anziani. Non solo. Anche per chi si muove in bicicletta per raggiungere il vicino parco giochi dell'Arsenale e chi passeggia con il cane».
La mancanza di stalli blu in via Arsenale e la non delimitazione delle aree bianche di sosta è la causa di un «caos totale. Specialmente nei fine settimana e in concomitanza di concerti o varie manifestazioni. Come pure eventi che iniziano al mattino presto quali corse di biciclette o a notte fonda come le auto d'epoca». I cittadini ritengono «grave che in tutto Borgo Trento siano stati predisposti gli stalli blu a pagamento, mentre in via Arsenale non è stato previsto nulla per regolamentare il parcheggio. Neppure le multe da parte della Polizia municipale, più volte sollecitata ad intervenire».
Come in via Arsenale il problema della sosta selvaggia «soffoca» altre vie del quartiere, soprattutto a ridosso degli incroci e nelle aree limitrofe agli stalli blu. Spesso le auto parcheggiano anche sui marciapiedi, ad esempio in viale della Repubblica, e sopra o in parte alle strisce pedonali. In via Todeschini, poi, un lato della strada è sprovvisto di segnaletica e, quindi, appare come una «zona franca al parcheggio».
Non meglio vanno le cose nel vicino quartiere Navigatori che ogni giorno «accoglie» numerosi lavoratori con sede in Borgo Trento accomunati dalla non intenzione di pagare il canone mensile di 30 euro per parcheggiare in zona. Da qui, l'ipotesi di estendere la sosta a pagamento anche nel quartiere Navigatori.
Nel frattempo, nel quartiere di Forte Procolo è sorto un comitato di cittadini che chiede di essere ascoltato circa i «timori sulla realizzazione del grande parcheggio nell'area demaniale a servizio dell'Ospedale». Si tratta di un parcheggio di circa 800 posti distribuiti su di una superficie di 15mila metri quadrati sui 70mila totali.
«Le idee del quartiere circa gli stalli blu sono contrastanti: c'è chi li vuole e chi no», interviene Luca Zanotto, presidente della terza circoscrizione. «Perché, poi, questo provvedimento diventa un vincolo. Ritengo sia ancora prematuro esprimersi su questa ipotesi. L'amministrazione comunale ha dato la disponibilità di fare quello che vogliono i cittadini. Questo, in base ai confronti che ne nasceranno. Per ora non si è presa alcuna decisione e l'impostazione non è per arrivare agli stalli blu». E annuncia: «Sarà fatta presto un'assemblea pubblica per un confronto con l'intero progetto dell'Azienda ospedaliera. Assemblea che sarà fatta a fine mese o, al più, nei primi giorni di febbraio».

sabato 16 gennaio 2010

Secondo round via Puglie (Chievo)


IL CIRCOLO ENZO BIAGI RINGRAZIA I RESIDENTI DEL CHIEVO PER LA RACCOLTA FIRME, GIA’ DEPOSITATE IN CIRCOSCRIZIONE, CONTRO LA CESSIONE DELL’AREA DI VIA PUGLIE (ORA PARCHEGGIO) ALL’ULLS 20.

IL CONSIGLIO DI CIRCOSCRIZIONE HA VOTATO COMPATTAMENTE CONTRO QUESTA PERMUTA.


RICORDIAMO PERO’, CHE LA CIRCOSCRIZIONE HA PARERE CONSULTIVO, QUINDI NON VINCOLANTE.


IL PARTITO DEMOCRATICO SI IMPEGNA QUINDI A MONITORARE I PROSSIMI PASSAGGI IN CONSIGLIO COMUNALE DOVE AVVERRA’ LA VOTAZIONE FINALE, DOPO CHE IL 17 GIUGNO SCORSO LA GIUNTA AVEVA GIA’ DECISO PER LA CESSIONE DELL’AREA.


GRAZIE A TUTTI PER IL FORTE SOSTEGNO!

venerdì 15 gennaio 2010

SOS quartiere Catena


TOSI DICEVA (PRIMAVERA 2007): “SE VERRO’ ELETTO RIDURRO’ DRASTICAMENTE GLI STALLI BLU
ORA…
SOS PARCHEGGI AL QUARTIERE CATENA
ECCO LE CAUSE:
PIANO DELLA SOSTA IN BORGO TRENTO, CHE “OBBLIGA” COLORO CHE LAVORANO IN QUEL QUARTIERE A PARCHEGGIARE L’AUTO AL DI LA’ DELL’ADIGE

CHIUSURA DEL PARCHEGGIO DEI DIPENDENTI DELL’OSPEDALE CHE SONO COSTRETTI A PARCHEGGIARE NEL QUARTIERE CATENA

SCARSA CONSIDERAZIONE DEL QUARTIERE, DIVENUTO PER L’AMMINISTRAZIONE “IL PARCHEGGIO DI BORGO TRENTO” (ENTRO 3 ANNI SARANNO REALIZZATI 2300 POSTI AUTO NELLE ZONE LIMITROFE AL QUARTIERE CATENA)

IL PD E’ VICINO AI RESIDENTI DEL QUARTIERE CATENA E A BREVE COMUNICHERA’ LE PROPRIE PROPOSTE A PARTIRE DA NUOVE AREE VERDI PER LA ZONA E DA UN SERIO PIANO DELLA SOSTA CHE CONSENTA A TUTTI I RESIDENTI DI PARCHEGGIARE SOTTO CASA

giovedì 14 gennaio 2010

Precisazioni con la stampa (di Lorenzo Dalai)

Buongiorno!

con riferimento al nostro colloquio telefonico, tengo a precisare quanto
segue:

Poichè a seguito della diffusione della notizia relativa al passaggio di
Sergio Ruzzenente dalle file del Partito Democratico a quelle di
Alleanza per l'Italia, voci malevole hanno maldestramente sottolineato
la mia amicizia con Sergio Ruzzenente, penso che sia doveroso
ribadire, per riguardo agli elettori che mi hanno concesso la loro
fiducia, che il passo di Sergio è una scelta personale, legittima , ma
per me non condivisibile.
Io sono stato eletto al Consiglio Provinciale nella lista del PD e a
tale mandato rimarrò fedele; resto, comunque e sempre, amico fraterno di
Sergio Ruzzenente, al quale auguro di poter esprimere la sua grande
vitalità anche nella nuova formazione politica.
Mi rammarico di non averlo più come compagno di partito con il quale
condividere Ideali, Valori e Programmi.

Lorenzo Dalai
Consigliere Provinciale del Partito Democratico

Presentazione documento PD sulle circoscrizioni (di Sergio Carollo)

Nell’Ufficio di Segreteria del 13/01/10 ho presentato il documento:” Legge Finanziaria 2010, previsione di soppressione delle Circoscrizioni ”il nostro Presidente pur apprezzando la richiesta e condividendo i contenuti ha detto chiaramente non può votare un documento che possa contestare una legge governativa, per cui, non ha accettato che venga inserito come voce singola nell’OdG del prossimo Consiglio.
Tutti gli altri capi gruppo della maggioranza non hanno detto una parola, adeguandosi alle considerazioni del Presidente.
Ho consegnato l’OdG al dirigente amministrativo per protocollarlo, verrà trattato alla fine del Consiglio del 25/01/10 nel calderone indistinto “Mozioni, Interrogazioni, Proposte ecc”.

domenica 10 gennaio 2010

Dati per partiti elezioni regionali (lorien consulting)

Ecco i dati per partiti forniti da Lorien Consulting per le elezioni regionali. In giallo è evidenziato lo scenario ora più plausibile. In seguito verranno postati sondaggi più aggiornati con le sfide tra candidati.

Clicca per ingrandire

Assemblea comunale mercoledì 13 gennaio

Ai componenti dell’Assemblea Cittadina del PARTITO DEMOCRATICO

e ai Consiglieri Comunali del P.D. di Verona

Carissima e carissimo,

siamo alla metà del percorso dell’attuale amministrazione che sta creando una città in cui non ci riconosciamo assolutamente.

È ormai il tempo di offrire la possibilità di un’altra Verona, della città che vogliamo iniziando un percorso che ci porterà alle prossime elezioni.

Per questo abbiamo pensato di identificare due temi particolarmente rilevanti da cui partire per concentrare e rendere efficace analisi e dibattito. Ci vediamo

al Circolo Arci-Montorio

Via dei Peschi, 6/a

alle ore 20.45 di mercoledì 13 gennaio 2010



L’ordine del giorno previsto per l’assemblea è il seguente:

1) Relazione del Coordinatore Comunale

2) Relazione di Carlo Pozzerle su Mobilità e Viabilità

3) Relazione di Paolo Zanotto su Sociale e Sicurezza

4) Dibattito relativo



Estendi l’invito a tutte le persone che possano essere interessate.
Seguirà brindisi augurale per il nuovo anno.




Colgo l’occasione per porgere a te e alla tua famiglia
Auguri di un Sereno Natale e Buon 2010


Coordinatore Comunale

Emanuele Amaini

venerdì 8 gennaio 2010

Stemmi fascisti sul calendario dei bus L’ultima trovata del presidente camerata

Ne ha combinata un’altra delle «sue», il presidente
dell’Amt, l’azienda mobilità e trasporti di Verona, Massimo Mariotti. E
quando ci si riferisce alle «sue» è inevitabile che si ricada in
quell’uso di simboli e fraseggi che ricordano le nostalgie marottiane
del fascismo. L’ultima «trovata», in ordine di tempo, riguarda il
calendario dell’azienda. Mariotti è editore e proprietario di una
pubblicazione titolata «Movimento», che nella testata riporta uno
scudetto con tricolore trasversale e leone di San Marco. Il tutto è
regolarmente registrato e depositato - come vuole la legge sulla stampa
- al tribunale di Verona. Fin qui nulla di particolare. A parte che quel
tricolore «trasversale» era quello utilizzato dalla X Mas. E non solo.
Era anche ben evidente sui baveri e sulla manica sinistra della divisa
delle SS italiane: «tricolore posto diagonalmente», recitava il diktat
delle uniformi. Finchè il tutto rientrava nella pubblicazione di cui
Mariotti è editore e proprietario, nulla da rimarcare. Ma quel
«simbolo», molto fascista e un po’ marciano, è trasmigrato. Ed è finito
su un calendario. Giusto giusto nella pagina che fa da retro a quella di
apertura per i dodici mesi dell’Amt. In prima una bella foto del
consiglio d’amministrazione, con un Mariotti sorridente e l’innocua
scritta «Buon Natale e felice 2010».

Poi, con lo «sfoglio» arriva il tricolore diagonale. Quello che è il
«marchio» di una rivista che con l’azienda mobilità e trasporti non ha
nulla a che fare. E che invece, sul calendario, ci finisce in
accoppiata. Come se - fatte le dovute proporzioni - su un calendario
della presidenza del consiglio ci finisse anche il simbolo del biscione.
Con la differenza, poi, che il serpentone non offende la memoria storica
di alcuno, mentre quel richiamo a tricolori utilizzati da X Mas o SS
italiane qualche sussulto alle coscienze lo crea. Tant’è. E non è finita
qui. Perché l’intero calendario è un rigurgito storico, con tanto di
foto di corso Porta Nuova - all’epoca corso Vittorio Emanuele - e del
palazzo della Gil, la gioventù italiana del littorio. Il presidente
quindi, indifferente agli strali che si è già beccato per iniziative
simili, continua imperterrito sulla sua strada, forse forte di quel
culto pagano tanto caro alla destra sociale che il 21 dicembre lo ha
spinto a mandare questo messaggio dal cellulare: «Questa notte veglia il
sacro fuoco, le tenebre spariranno e la luce trionferà, che gli dei
guidino il tuo cammino. Buon solstizio d’inverno, camerata. Max
Mariotti». Le sue «esternazioni nostalgiche» in casa Pdl fanno storcere
il naso a parecchi. Gli inviti all’anniversario del volo di D’Annunzio
su Fiume e quelli per la marcia su Roma, con tanto di «sono graditi
labari e gagliardetti di rappresentanza e naturalmente la camicia nera»
inviati dall’account del Comune di Verona, gli fecero beccare una bella
reprimenda. Senza contare quel «Fini ormai non difende più neanche uno
dei nostri valori», pubblicato sullo stesso Movimento, che gli è costato
un «traditore» da parte del gotha del Pdl locale. Sempre quel Mariotti
che un un anno e mezzo fa aveva vergato con un significativo «Caro
saluto nel segno di Roma» una lettera indirizzata a un consigliere
comunale. «I politici - disse Max Mariotti a settembre - si devono
valutare e confrontare su atti concreti, non su queste cose...». Adesso
l’«atto concreto» - sempre che la mail con invito mandate dal sito del
Comune siano da ritenersi «virtuali» - c’è, eccome. Dodici mesi, belli e
stampati, con tanto di quel logo - il tricolore orizzontale con il leone
marciano - che con l’azienda mobilità e trasporti non hanno nulla a che
fare. Se non per la fede politica del presidente-editore-proprietario
che dovrà aspettare marzo e l’equinozio di primavera per sapere se la
sua sorte, se non altro quella politica, è così cara agli dei.

Inceneritore Ca' del Bue: diffida e preavviso di azione legale

Lo scrivente Daniele N., in qualità di portavoce del “Coordinamento per il riciclo dei rifiuti contro l'inceneritore di Verona” -costituito dai seguenti comitati e associazioni, Comitato Fuori dal Comune, Comitato insieme per Borgoroma-Beghelli, Comitato Per Ca’ Didavid, Comitato Zevio, Comitato Buttapietra, Associazione Collamente, Associazione Cittadini per la Tutela del Territorio, Associazione Verona Reattiva, Associazione Forum dei Veneti, -portatore di interessi individuali, collettivi e diffusi, nonché di diritti soggettivi anche costituzionalmente protetti con particolare riguardo al diritto fondamentale alla salute tutelato dall’art. 32 della Costituzione anche nell’interesse della collettività, PREMESSO CHE
il Piano Provinciale di Smaltimento Rifiuti della Provincia di Verona allo stato attuale prevede che venga realizzato un unico impianto di incenerimento dei rifiuti a servizio di tutta la Provincia di Verona e altre provincie per un quantitativo minimo di 500T giornaliere da trattare; la V.A.S. in via di approvazione non entra in merito al possibile impatto negativo, né sull’ambiente né sulla salute umana, e illustra un percorso che inevitabilmente termina con la scelta dell’incenerimento come unica soluzione per chiudere il ciclo della gestione dei rifiuti senza valutare possibili alternative oggi possibili e meno onerose.
Dopo la pubblicazione del bando di gara si sta per individuare il contraente cui affidare l'elaborazione del progetto dell'impianto, il relativo studio di impatto ambientale e la successiva costruzione e gestione dell'impianto.
Appare nella sostanza non conforme alla normativa vigente -come di seguito evidenziato – tutto il processo decisionale che ha portato ad individuare un impianto di incenerimento quale soluzione tecnologica unica indispensabile per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Provincia di Verona; tale processo decisionale -proprio per non aver tenuto conto delle indicazioni delle disposizioni comunitarie e nazionali vigenti in materia di prevenzione e precauzione -presenta non solo vizi di legittimità che saranno fatti valere nelle sedi opportune ma anche e soprattutto (per quanto attiene al contenuto della presente diffida) vizi sostanziali relativi alla mancata acquisizione e valutazione di tutte le conoscenze disponibili sia in materia di assetti tendenziali della gestione dei rifiuti in Veneto sia in materia di danni potenziali alla salute umana e all'ambiente derivanti dall'esercizio di un impianto di incenerimento di rifiuti con le caratteristiche di quello programmato;
di conseguenza i destinatari in indirizzo potrebbero risultare responsabili di reati e di danni non solo civili di diversi tipi e natura la cui rilevanza sarà fatta in ipotesi valutare dalle autorità competenti, con l'eventuale conseguenza di richieste personali di risarcimenti adeguati;


-A. CONSIDERATO -PER QUANTO ATTIENE ALLA VALUTAZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE PUBBLICA – CHE
le decisioni delle amministrazioni in indirizzo sembrano aver gravemente trascurato elementi di nota, riconosciuta e rilevante importanza scientifica a proposito dei danni alla salute umana derivanti dagli inceneritori di rifiuti, disapplicando sistematicamente i basilari principi di prevenzione e precauzione a prescindere dall'eventuale osservanza dei limiti legali delle emissioni; tali principi imporrebbero di considerare non soltanto gli effetti degli inquinanti notoriamente dannosi, anche se non integrati nei limiti di legge previsti per le emissioni, ma anche gli effetti di tutti gli inquinanti quanto al rispettivo accumulo nel tempo nell'organismo umano; molte sono quindi le evidenze che imporrebbero un'immediata sospensione delle procedure amministrative in corso per la costruzione dell'inceneritore di Verona allo scopo di riconsiderarne la dannosità per la salute umana in termini di rischi oncogeni, mutageni e di patologie diverse anche molto gravi, alla luce dei dati scientifici più attuali (ad esempio quelli di seguito citati nelle pagine 6 e seguenti). Gli inceneritori non distruggono i rifiuti ma li trasformano soltanto (si tratta di una semplice applicazione del principio di conservazione della materia);
i residui della combustione che escono dagli inceneritori sono costituiti da fumi, polveri, ceneri e acque di scarto pericolosi o altamente tossici; tanto è vero che, ad esempio, le ceneri pesanti per motivi sanitari devono essere destinate in discariche speciali molto più costose di quelle normalmente utilizzate per i rifiuti comuni;
durante la combustione dei rifiuti negli inceneritori, non solo si liberano metalli tossici ma si formano anche nuove sostanze cancerogene, come diossine e furani, le quali come noto non sono filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento;
diossine, metalli pesanti e altri inquinanti organici persistenti finiscono nei suoli, poi nei vegetali e da questi negli animali accumulandosi nei lipidi fino a raggiungere le concentrazioni più elevate negli organismi al vertice della catena alimentare, cioè nella specie umana (in cui danneggiano specialmente le nuove generazioni);
in particolare è noto che gli inquinanti possono depositarsi sulle produzioni agricole, impedendo l’ attribuzione dei marchi di qualità come previsto dall’art. 21, Dlgs 228, 18 maggio 2001 che tutela: “la tipicità, la qualità, le caratteristiche alimentari e nutrizionali, nonché le tradizioni rurali di elaborazione dei prodotti agricoli e alimentari a denominazione di origine controllata (DOC), a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP) e a indicazione geografica tutelata (IGT); le aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica; le zone aventi specifico interesse agrituristico”;
un peso rilevante nell’inquinamento dei prodotti agricoli e delle coltivazioni intorno a un inceneritore è svolto da diossine, furani, I.P.A. e metalli pesanti che possono essere assorbiti dai vegetali e trasferiti, attraverso la catena alimentare, agli animali e all’uomo. Inoltre ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, cloro, acido solfidrico possono reagire con pioggia e nebbia, dando origine a ricadute acide o comunque tossiche, pericolose per le coltivazioni agricole e in generale per l’ambiente. Anche le condizioni climatiche possono essere modificate a causa dell’incremento di CO2, dei fumi e del calore prodotti;
è dunque evidente che i campi attorno a un inceneritore vengono gravemente danneggiati sia dal punto di vista ambientale, che sanitario ed economico. D’altra parte è ben difficile fare sforzi per avere un’agricoltura di qualità legata al territorio se il territorio è sottoposto a nuove fonti di inquinamento, tra l’altro ben visibili da parte dei potenziali consumatori. Le emissioni dell’inceneritore non solo comprometterebbero la loro salubrità ma anche -aspetto per nulla irrilevante – determinare un peggioramento nei prodotti agricoli delle loro qualità organolettiche e quindi un grave danno alle loro possibilità e capacità di mercato (basti pensare ai danni subiti dalle aziende alimentari campane quando vennero ritirate dal mercato le mozzarelle di bufala alla “diossina”);
quanto alle polveri, più alte sono le temperature dei processi di combustione (è il caso degli inceneritori più moderni) minori sono le dimensioni delle polveri prodotte; e più piccole sono le polveri, maggiori sono le probabilità che queste sfuggano ai filtri, si liberino nell’atmosfera e penetrino in profondità negli organismi viventi e, in particolare, nei corpi umani dove – stando alle acquisizioni delle ricerche più recenti -le nanopolveri giungono al sangue, ai tessuti, agli organi e alle cellule (in cui penetrano fino al nucleo) provocando diverse gravi patologie tra cui mutazioni, tumori, processi degenerativi e stati infiammatori permanenti;
gli inceneritori producono un’elevata quantità di ceneri, pari a circa il 30% del peso dei rifiuti ed emettono sistematicamente in atmosfera milioni di metri cubi di fumi, polveri grossolane (PM10) e polveri fini (PM 2.5 e PM 1, cioè con diametri inferiori, rispettivamente, a 2.5 ed 1 micron), costituite queste ultime da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.);
sull’argomento delle polveri sottili, il 1° febbraio 2007, il New England Journal of Medicine, una delle riviste più prestigiose in campo medico, ha pubblicato i risultati di una ricerca svolta su
65.893 donne americane (in post-menopausa, senza precedenti di tipo cardiovascolare), abitanti in varie città, esposte alle particelle PM 2,5 (neppure del tipo più pericoloso), dalla quale emerge che esiste una correlazione direttamente proporzionale e statisticamente significativa tra i livelli di particelle fini inquinanti (PM 2,5) e le morti o le complicanze per malattie cardiovascolari (infarti) e cerebrovascolari (ictus); questa correlazione sembra dipendere dalla zona in cui queste donne hanno vissuto (più o meno esposta all’inquinamento ambientale);
ogni aumento di 10 μg per metro cubo nell’aria respirata è associato ad un aumento del 24% del rischio di malattie cardiovascolari e del 76% del rischio per infarto e ictus;
tra le sostanze più pericolose emesse dagli inceneritori si annoverano arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, mercurio, i quali sono classificati dalla IARC (International Agency Research of Cancer) a livello I come rischio oncogeno documentato;
fra le altre sostanze emesse dagli inceneritori si riscontrano il benzene, con pari livello di evidenza per l’insorgenza di leucemia, e il tricloroetilene, con livello di evidenza inferiore, correlato con linfomi non Hodgkin ed epatocarcinoma;
gli inceneritori rappresentano notoriamente una delle fonti più importanti di inquinamento da diossina; è stato dimostrato che la diossina è un cancerogeno toti-potente perché capace di colpire le cellule di tutti gli organi del corpo umano, anche in presenza di bassissime concentrazioni di miliardesimi di milligrammi, in quanto si accumula facilmente anche nella catena alimentare (cfr. ad esempio gli studi sull’anomala incidenza di sarcomi dei tessuti molli dei residenti in prossimità dell’inceneritore di Mantova);
il caso è significativo dal momento che il sarcoma è una forma rara che, quando è in gioco la diossina, si comporta come la punta di un iceberg perché nasconde l’aumento anche di molti altri tipi di tumore;
paesi come il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Germania e l’Olanda (dove negli anni ‘80 e ‘90 l'incenerimento dei rifiuti veniva indicato come la soluzione più avanzata), dopo aver constatato che nelle aree interessate dalle emissioni degli impianti di incenerimento esistenti si registrano gravissimi problemi ambientali, testimoniati ad esempio dalla presenza di diossina nel latte prodotto nelle aree, stanno cambiando politica; analoghi orientamenti sono in discussione in Svezia, Olanda e Gran Bretagna, cioè in quei paesi che per primi hanno visto le conseguenze di questa metodologia di smaltimento dei rifiuti;
alcuni dei dati precedenti trovano riscontro nello studio presentato nel 2004 dall’Istituto Superiore di Sanità (Effetti sulla salute di esposizioni a inceneritori di rifiuti: rassegna di studi epidemiologici) dove si legge che i principali problemi per la salute associati all’esposizione a microinquinanti sono malattie respiratorie, tumori (polmone, laringe, linfoma non-Hodgkin) oltre ad eccessi di malformazioni congenite; e che, inoltre, esposizioni a PCB e metalli pesanti sono state associate ad alcune patologie, tra cui, soprattutto, la riduzione degli ormoni tiroidei;
uno studio effettuato nel 2007 in provincia di Venezia dal Registro Tumori dell’Istituto Oncologico Veneto è una delle più convincenti dimostrazioni esistenti in letteratura di un aumento di rischio di cancro associato alla residenza vicino a inceneritori; esso evidenzia come tale rischio aumenti di 3,3 volte fra i soggetti con più lungo periodo e più alto livello di esposizione (studio commissionato quando Assessore “alla sanità” era l’odierno sindaco di Verona Flavio Tosi);
sempre nel 2007 lo studio Enhance Health Report, finanziato dalla Comunità Europea e condotto per l’Italia nel comune di Forlì, dove operano due inceneritori, ha portato ad evidenze significative rispetto al sesso femminile; in particolare si è registrato un aumento della mortalità tra il +17% e il +54% per tutti i tipi di tumori, proporzionale all’aumento dell’esposizione. Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi (358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le non esposte) osservati solo nel periodo 1990/2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata;
nel 2008 uno studio francese condotto dall’Institut de Veille Sanitarie ha rilevato, rispetto ai residenti in zone interessate da inceneritori di rifiuti, un aumento di tumori in tutte le sedi per le donne e, per entrambi i sessi, dei linfomi maligni, dei tumori del fegato e dei sarcomi dei tessuti molli;
nel 2008 il 4° Rapporto della società Britannica di Medicina Ecologica ha rilevato con molte e documentate considerazioni come nei residenti presso gli inceneritori si riscontrino tassi più elevati della media di difetti alla nascita e di tumori negli adulti e nei bambini. Inoltre il Rapporto ha chiarito che gli inceneritori di ultima generazione, con le loro alte temperature nei forni, contribuiscono grandemente alla immissione nell’ambiente di polveri finissime (in particolare di PM2,5 e PM1 e ultrafini) che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle ormai ben conosciute polveri PM10; infatti, queste nanopolveri, sfuggendo ai filtri dell’inceneritore, non vengono nemmeno rilevate dagli attuali sistemi di monitoraggio e, per di più, non sono neppure contemplate dai limiti di legge cui gli impianti devono sottostare;
se lo sforzo scientifico di validazione dei dati epidemiologici non può in qualche caso stabilire con assoluta certezza nessi di causalità diretti tra l’uso dell’inceneritore e gli effetti sulla salute dell’uomo è assolutamente vero nello stesso tempo che in questo campo vigono i principi di prevenzione e di precauzione (cfr. per esempio l'articolo 178, comma 3, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.: La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti
coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario “chi inquina paga”);
accertamenti di responsabilità penali possono discendere dalla mancata valutazione non solo della veridicità ma anche della credibilità delle ricerche scientifiche che inducono a ritenere lesivo un dato agente inquinante; la fondatezza dei dubbi che imporrebbero prevenzione, precauzione e quindi sospensione delle decisioni incerte deve essere ricercata nella letteratura scientifica e nei rilievi che i singoli studi hanno sviluppato; se uno studio epidemiologico ha rilevato la connessione tra un agente inquinante ed una patologia, l'eventuale difficoltà della ricerca scientifica di determinare le cause biologiche certe della patologia non può costituire un motivo per disconoscere quell'evidenza epidemiologica, fino a prova contraria; a questo proposito anche la giurisprudenza italiana, allo scopo di offrire tutela penale alla lesione dei beni ambientali -e quindi indirettamente alla salute umana - ha utilizzato spesso l'articolo 674 del Codice Penale (getto di cose pericolose) che configura un reato di mero pericolo e non richiede alcun danno effettivo attuale alle persone. La Cassazione penale ha già stabilito che il reato poteva configurarsi in una fattispecie in cui le emissioni inquinanti provenivano proprio da un inceneritore per l’eliminazione dei rifiuti solidi urbani (Cass., sez. I, pen., 4/VI/1996, Fragni e sez. III pen. 19/IV/1995, Catarci), mentre per l'esistenza del reato rileva non solo il superamento della soglia delle emissioni fissata dalla normativa di settore ma anche l’attività esercitata nel rispetto dei limiti tabellari poiché la dannosità dell'emissione non è esclusa per il solo fatto che essa sia inferiore ai limiti massimi di tolleranza specificamente fissati dalla legge;


-B. CONSIDERATO CHE -PER QUANTO ATTIENE AL PROCESSO DI FORMAZIONE DELLE DECISIONI IN ESAME E SEMPRE IN RIFERIMENTO ALLE APPARENTI CARENZE DI VALUTAZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE PUBBLICA –
la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio per esempio ha stabilito testualmente che "L’obiettivo principale di qualsiasi politica in materia di rifiuti dovrebbe essere di ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e l’ambiente. La politica in materia di rifiuti dovrebbe altresì puntare a ridurre l’uso di risorse e promuovere l’applicazione pratica della gerarchia dei rifiuti…";
l’articolo 4 della suddetta Direttiva definisce in modo chiaro le priorità delle politiche in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti stabilendo il seguente ordine: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento;
anche il decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (cfr. tra l'altro Parte Quarta, articoli 178, 179, 181, 182 e 199) richiama le priorità gestionali e di smaltimento dei rifiuti ed afferma "... misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia", dichiarando poi che lo smaltimento finale è ammesso solo in caso di impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero;
queste disposizioni vincolanti nella finalità e nei mezzi per la gestione dei rifiuti sembrano ignorate dalla Provincia e dal Comune di Verona nel momento in cui queste amministrazioni optano per l'incenerimento di una molto significativa quota residua di rifiuti senza aver prima completamente esplorato le possibilità di risultati più convenienti derivanti dalla raccolta differenziata spinta porta a porta, dal recupero, dal riciclaggio, e dal trattamento con tecnologie non termiche del poco residuo restante;
le decisioni dei soggetti in indirizzo, ciascuno per la propria parte di competenza e responsabilità, sembrano infatti aver dato senza motivazione convincente la priorità assoluta alla modalità di gestione dei rifiuti tramite incenerimento a scapito di tutte le altre forme di gestione possibili senza quindi prioritariamente e preventivamente valutare l'efficacia delle modalità più avanzate di riduzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero di materie prime secondarie;
in particolare le decisioni dei soggetti in indirizzo sembrano aver trascurato quanto e come -rispetto alle quote residue a valle della raccolta differenziata spinta porta a porta e del riciclaggio -le tecnologie di avanguardia siano in grado di recuperare ulteriormente materiali senza utilizzare alcuna tecnica di incenerimento;
a questo proposito proprio in relazione alle volontà politiche (da cui discendono le soluzioni tecniche) espresse nella scelta di incenerire i rifiuti, la relazione della Corte dei Conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, Programma delle attività di controllo sulla gestione per l’anno 2005 (deliberazione n. 1/2005/G dell’aprile del 2007) ha così dichiarato: "… il ricorso agli inceneritori rischia di ingessare il contesto attuale della produzione dei rifiuti, impedendo il cambiamento sia del modo di consumare le merci da parte dei cittadini che di quello di produrle, cambiamento pure così voluto e auspicato dal legislatore. Gli inceneritori possono, infatti, in antitesi allo sforzo di riduzione all’origine delle quantità dei rifiuti e di riciclaggio, far crescere, al contrario, la percentuale di incenerimento a scapito della raccolta differenziata, con il pericolo di vederla ridotta addirittura al disotto degli obiettivi minimi di legge. È del tutto evidente, infatti, che una capacità di inceneritori eccessiva può divenire una barriera nei confronti degli sforzi di riduzione e riciclaggio, stimolando anzi, addirittura, e paradossalmente, la maggior produzione di rifiuti. È per questi fattori -ambientali ed economici-che la legislazione incoraggia il più possibile il riutilizzo dei materiali…";
La strategia seguita dall’Unione Europea, recepita anche in Italia, … si basa su una gerarchia che pone in sequenzialità discendente le seguenti fasi: riduzione…, riutilizzo…, riciclaggio… ed infine recupero di energia per la frazione che rimane. Solo ciò che rimane residuo rispetto alle quattro fasi sopraelencate deve essere destinato allo smaltimento in discarica controllata. Il problema rifiuti va quindi affrontato, innanzitutto, in termini di riduzione dei rifiuti, puntando poi sul recupero e riciclaggio degli stessi. È pertanto necessario imporre l’adozione di misure preventive generali di riduzione dei rifiuti prodotti (con un ruolo esemplare delle pubbliche amministrazioni), unitamente all’impiego di metodiche di raccolta che disincentivano la produzione del singolo utente ed applicazione di una tariffa rapportata all’effettivo conferimento. Va quindi intensificato l'impegno per qualificare ulteriormente le politiche cittadine di prevenzione, di raccolta differenziata, di riuso e riciclaggio, considerandone anche l’alta valenza culturale nell’ottica che il loro progressivo potenziamento e perfezionamento consentano di valutare anche il superamento della termovalorizzazione con il ricorso ad una diversa modalità di conclusione del ciclo dei rifiuti";


-C. CONSIDERATO CHE -QUANTO ALLA ACCORTA GESTIONE DELLE RISORSE PUBBLICHE DI BILANCIO ED ALLA NECESSITÀ CHE ESSE SIANO ALLOCATE IN MODO DA CONSENTIRE IL MIGLIOR RISUTATO AL MINOR COSTO –
le decisioni messe in campo da Provincia e Comune di Verona sembrano andare nella direzione di uno spreco molto rilevante di denaro pubblico, poiché -mentre sarebbe possibile trattare la quasi totalità del residuo secco a valle della raccolta differenziata (composto in gran parte di rifiuto di matrice plastica) con tecnologia di estrusione o tecnologie equivalenti che non prevedano la combustione – si ricorre a soluzioni economicamente non redditizie (l'incenerimento risulta dieci volte più costoso) e capaci di produrre scarsa occupazione (l'incenerimento crea 1/10 dei posti di lavoro possibili con le tecnologie a freddo). Gli inceneritori bruciano principalmente la carta, la plastica, il legno ed altri materiali con significativo potere calorico, cioè prevalentemente i materiali che potrebbero essere recuperati; poiché gli inceneritori hanno bisogno di bruciare a ritmo costante, costruirli e metterli in funzione significa vanificare i possibili incrementi nella raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di questi materiali;
di conseguenza le scelte di incenerimento producono una contraddizione enorme rispetto alle decisioni e alle risorse destinate a garantire le raccolte differenziate (specialmente se altamente qualitative) e fanno nascere il dubbio che si sia di fronte ad un grave spreco di risorse pubbliche (in termini di costi di realizzazione di soluzioni errate e di mancati vantaggi da una gestione accorta dell'intero ciclo dei rifiuti) di cui i decisori possono essere chiamati a rendere conto in sede di giurisdizione contabile;
-D. CONSIDERATO QUANTO EMERSO NELL’ULTIMO ESPOSTO PRESENTATO DAL CODACONS ALLA PROCURA PRESSO IL TRIBUNALE DI VERONA, in relazione ai dati del CNR sullo smog , si evince che Verona è una delle 13 città di maggiori dimensioni avente una delle più alte concentrazioni di PM10. Questa concentrazione causa la morte in media di circa 8220 persone l’anno a fronte di una popolazione globale delle 13 città pari a 9 milioni di individui.
-E. Considerato che in data 09-02-2009 la commissione Europea Direzione generale Ambiente in seguito al reclamo 2006/4201 -PM10 Verona relativo al superamento dei valori limite per le particelle di PM10 registrato nella città di Verona si è così espressa: “la Commissione ha deciso di avviare d'ufficio una procedura di infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri in cui si sono prodotti superamenti dei valori limite, e dunque anche nei confronti dell'Italia”. Di conseguenza, il reclamo n. 2006/4201 verrà d'ora in avanti esaminato nell'ambito della detta procedura d'infrazione aperta d'ufficio. Ai sensi dell'articolo 22 della nuova Direttiva sulla Qualità dell’Aria (Direttiva 2008/50/CE), tuttavia, gli Stati membri hanno facoltà di notificare alla Commissione un'istanza di deroga all'obbligo di applicare i valori limite per le particelle di PM10 fino all' ll giugno 2011, in determinate circostanze e a condizione che essi trasmettano alla Commissione piani e programmi adeguati per garantire il rientro entro i predetti valori limite al più tardi alla data suindicata. La Commissione ha nove mesi di tempo per condurre a termine una valutazione sul se risultino soddisfatti i requisiti che giustificano una deroga richiesta dall’Italia ai sensi dell'articolo 22 della Direttiva 2008/5O/CE.
TUTTO CIO' PREMESSO E CONSIDERATO le autorità competenti per l'approvazione dell'impianto di incenerimento in esame e del relativo bando di gara sembrano aver ignorato gli indispensabili elementi di valutazione che andavano messi a base della propria decisione, elementi che erano facilmente acquisibili con un approccio metodologico che avesse tenuto conto di tutte le acquisizioni scientifiche più avanzate in materia di danni alla salute pubblica da incenerimento di rifiuti;
le autorità competenti per l'approvazione dell'impianto di incenerimento in esame sembrano non aver considerato tutti i possibili potenziali danni alla salute pubblica che dovevano essere valutati secondo le conoscenze disponibili ovvero normalmente accessibili al momento delle decisioni contestate e sembrano non aver tenuto nel dovuto conto il principio di precauzione enunciato, tra l'altro, nella Dichiarazione di Rio del 1992 e ratificato dalla Comunicazione COM (2000) 1 del 2 febbraio 2000 oltre che dalle vincolanti norme dell'articolo 174, paragrafo 2, del Trattato CE e degli articoli 178, comma 3, e 301 ("Attuazione del principio di precauzione") del Decreto legislativo 3.4.2006, n. 152, Norme in materia ambientale e s.m.i.);
SI RITIENE
che la messa in opera di un inceneritore sia l’esatto contrario dell’obbligo di ridurre le emissioni inquinanti.
che allo stato attuale la pubblicazione del bando di gara per la realizzazione dell'impianto pare costituire l'effetto di un procedimento decisionale gravemente carente e la premessa per danni futuri rilevanti alla salute pubblica e all'ambiente interessato;
che la scelta della soluzione di incenerire i rifiuti nella Provincia di Verona pare costituire la premessa per uno spreco di risorse pubbliche in termini di maggiori costi rispetto ad altre opzioni possibili ed in termini di mancati vantaggi derivanti dal recupero dei materiali avviati all'incenerimento;



PERTANTO
con il presente atto formalmente si diffidano i soggetti in indirizzo, dall’intraprendere in concreto azioni e attività che possano portare alla attivazione del citato impianto nei termini sopra specificati. È pacifico infatti che l’iter finora compiuto è carente sotto vari profili, essendo mancate le puntuali verifiche su tutti i possibili potenziali gravi danni alla salute pubblica che dovevano e devono essere valutati secondo il principio di precauzione e secondo le conoscenze scientifiche disponibili in materia di effetti sulla salute umana provocati dagli agenti inquinanti sicuramente presenti nelle emissioni di un impianto di incenerimento di rifiuti, considerate anche le modalità con cui le emissioni dell'inceneritore in questione si propagano e si depositano e sedimentano e si accumulano nell'ambiente e negli organismi investiti. Consegue la necessità di una presa d’atto circa il fatto che la decisione di attivare l'inceneritore di Verona, la pubblicazione del relativo bando di gara, l’ eventuale pronuncia positiva di compatibilità ambientale e l'eventuale approvazione del progetto sono stati o -nella situazione attuale -sarebbero assunti sulla base di una erronea rappresentazione della reale portata e dei reali effetti delle emissioni dell'impianto, e ciò non a causa di imprecisioni tecniche o di disattenzione da parte degli organi competenti, bensì per effetto di un processo conoscitivo e decisionale che avrebbe dovuto esperire e invece non sembra aver esperito o non sembra intenzionato ad esperire gli accertamenti necessari (del tutto possibili a priori rispetto l’iter fino ad ora compiuto);
si intimano quindi le amministrazioni in indirizzo, ciascuna per quanto di diretta competenza:
-alla immediata sospensione in via di autotutela di ogni decisione preordinata alla realizzazione del citato impianto ed alla assegnazione del bando di gara. Tutto ciò a tutela della pubblica amministrazione e per motivi di conservazione della salute pubblica, con necessità di riformulare il bando prevedendo una soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti veronesi non vincolata esclusivamente all'impiego di processi di recupero energetico mediante trattamenti termici e che comunque richieda ai concorrenti di elaborare progetti e studi di VIA imperniati su metodi, tecniche, modelli alternativi all’incenerimento e dati scientifici aggiornati adeguati al caso;
-a prendere ogni altra iniziativa urgente per non permettere che si verifichi in futuro un danno praticamente certo alla salute pubblica della popolazione di Verona e di tutte le zone investite dalla propagazione delle emissioni dell'inceneritore anche al fine di evitare lo spreco di risorse e di denaro pubblico per il quale viene interessata la Corte dei Conti;
-a prendere ogni altra iniziativa urgente per non permettere quindi che si debba intervenire a posteriori, tardivamente, quando il danno sarà già consumato;
-a prendere atto che in mancanza di provvedimenti urgenti e certi lo scrivente Coordinamento non mancherà di valutare se avviare direttamente e promuovere presso terzi ogni azione legale utile, ivi compresi tra gli altri un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale, azione collettiva nella forma della class action e comunque richiesta personale di risarcimento integrale dei danni materiali, biologici, psichici e morali al primo verificarsi di conseguenze dannose per la salute della popolazione residente e per l'ambiente.
SI CHIEDE RISCONTRO scritto presso la sede legale dell’Associazione Verona Reattiva-VERONA entro e non oltre il 11 gennaio p.v. con indicazione di eventuali interventi o soluzioni alternative, con l’intesa che in difetto di comunicazioni o di adeguate risposte saranno, senza ulteriore preavviso, intentate le vie giudiziali più opportune nei termini richiesti dai profili di interesse più sopra indicati e con riserva di ogni ulteriore azione e per ogni ulteriore aspetto anche qualora qui non espressamente richiamato.
Verona, 23 dicembre 2009
I portavoce:
-PER L’ASSOCIAZIONE -PER L’ASSOCIAZIONE -PER L’ASSOCIAZIONE VERONA REATTIVA COLLAMENTE FORUM DEI VENETI
-PER IL COMITATO -PER IL COMITATO -PER IL COMITATO FUORI DAL COMUNE INSIEME PER BORGO ROMA-BEGHELLI PER CA’DIDAVID
-PER ASSOCIAZIONE -PER IL COMITATO CITTADINI PER LA TUTELA BUTTAPIETRA DEL TERRITORIO

lunedì 4 gennaio 2010

Quando la competenza è solo un optional... perfino nella sanità


È bufera sul primariato di Medicina Ospedaliera dell’Ospedale di Borgo Trento, a Verona, appena assegnato al dottor Roberto Castello. I consiglieri regionali Franco Bonfante, Claudio Rizzato ed Andrea Causin (Pd) hanno presentato un’interrogazione al Presidente Giancarlo Galan per chiedere se tale scelta sia stata più “politica” che tecnica, ovvero dettata dalla presunta fede leghista del camice bianco.
Tra l’altro indicato dagli stessi firmatari come dottore di Stefania Villanova, moglie del Sindaco Flavio Tosi, punta di diamante del Carroccio. A far nascere tanti sospetti il fatto che nel bando di concorso per il primariato di Medicina fosse richiesta la specializzazione in endocrinologia: Castello infatti è un endocrinologo. “Endocrinologia e medicina interna non sono specializzazioni equipollenti secondo la legge vigente – recita l’interrogazione depositata in Giunta il 23 dicembre – e poi Borgo Trento dispone già di un prestigioso reparto di endocrinologia”. I consiglieri chiedono a Galan "se ritenga corretto che il bando contenga la dizione ‘si ricerca il primario di Endocrinologia e di Medicina interna’; se sia a conoscenza che tale escamotage sarebbe stato adottato per permettere ad un endocrinologo leghista di poter presentare domanda per la copertura di detto posto, poiché altrimenti sarebbe stato privo dei requisiti necessari; se risulti vero che l’endocrinologo in questione sia anche medico della moglie del sindaco di Verona nominata, come è noto, due anni fa senza alcun concorso e priva di laurea, dirigente della Sanità regionale.”
“Il bando era per il primario di Medicina ospedaliera ad indirizzo endocrinologico” – spiega il direttore generale dell’Azienda ospedaliera veronese, Sandro Caffi – “ne abbiamo fatto richiesta in Regione, perché le due specialità sono compatibili. Il 24 dicembre l’apposita commissione ha selezionato i tre candidati, tra i quali ho scelto Roberto Castello in base ai titoli e al tipo di attività che avrebbe dovuto svolgere in reparto. I suoi titoli sono sovrapponibili a quelli di un altro candidato, il dottor Riccardo Bonadonna, (altro endocrinologo, ndr) ma io penso di avere fatto un’ottima scelta. In tutta libertà, scienza e coscienza, come sempre in questi dieci anni da dg. Se qualcuno ha qualcosa da ridire lo faccia nelle sedi opportune, io ho valutato la competenza del professionista, per il bene dei pazienti, nell’ottica dell’azienda che dirigo e del progetto di riorganizzazione e di integrazione tra Borgo Roma e Borgo Trento”.
Quanto ai sospetti su presunte ‘pressioni’ esercitate su Caffi da Stefani Villanova, risponde Tosi: “Mia moglie querelerà per la seconda volta Bonfante, che indicandola come paziente del dottor Castello ne ha violato la privacy. Il primario in oggetto è bravo, lo conosco e lo stimo come conosco e stimo centinaia di altri medici, visto che sono stato assessore regionale alla Sanità, ma lui non ha la tessera della Lega. Non è nemmeno simpatizzante, non viene alle manifestazioni del Carroccio e non abbiamo mai parlato di politica. E poi Caffi – aggiunge il Sindaco – è così intelligente e capace da fare quello che ritiene più opportuno, non certo quello che gli dico io. Provo pena per il modo di fare politica di Bonfante, che getta fango gratuito addosso alla gente.”
“Non ho paura della querela della Signora Tosi – replica Bonfante – farà la fine di quella che presentò quando denunciai la sua nomina a capo della segreteria dell’Assessore Regionale alla Sanità senza concorso né laurea (una legge regionale lo permette, ndr): archiviata. I fatti sono più forti delle parole, il curriculum di Bonadonna è superiore a quello di Castello, andremo fino in fondo e Caffi si assumerà le sue responsabilità. C’è chi si è già piegato agli ordini dei nuovi padroni, ma noi no.”
E' inaccettabile quello che è avvenuto. Non si può lottizzare ogni cosa dall'informazione all'Ospedale di Borgo Trento. Grazie all'impegno di Franco Bonfante e degli altri consiglieri regionali del Partito Democratico l’episodio emerge e non viene messo nel dimenticatoio

sabato 2 gennaio 2010

Smog, Verona maglia nera del Veneto


Polveri sottili (Pm10) stazionarie negli ultimi tre anni nel Veneto per quanto riguarda i giorni di superamento, un pò meglio nelle medie annuali dei valori, in calo. È il quadro tracciato da Legambiente Veneto confrontando le tabelle dei valori di Pm10 nel 2009 con gli anni precedenti. «Attenzione però - avverte Lucio Passi, della segreteria regionale di Legambiente -, il Pm10 resta ancora pericolosamente al di là dei limiti consentiti. Infatti per legge il limite giornaliero non deve essere superato più di 35 volte l’anno. I raffronti, elaborati da Legambiente su dati Arpav, non lasciano dubbi: la maggior parte dei capoluoghi è molto al di sopra di tali limiti». «Lontano dal rientrare nei limiti previsti dall’Europa e recepiti dall’Italia, il Veneto, come tutte le regioni del Nord - continua Passi -, è sanzionabile dall’Unione europea. Il Piano d’azione antismog presentato dal Veneto non ha convinto Bruxelles a concedere la cosiddetta deroga, cioè la possibilità di continuare a sforare fino al 2011, senza subire sanzioni». La città con il maggior numero di superamenti del limite di polveri sottili nell’anno appena trascorso è stata Verona, 104 superamenti, seguita da Padova (102), Venezia (92), Vicenza (83) e Treviso (71). «Salva» solo Belluno con 23.