I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

venerdì 26 febbraio 2010

Aggiornamento consiglio di circoscrizione sul traforo (di Sergio Carollo)


Nel Consiglio della 3^ Circoscrizione di ieri sera 25/02 abbiamo votato il parere sulla variante al Passante Nord e Traforo, praticamente dopo più di un' ora di interventi dei soli Consiglieri di minoranza e delle 3 (tre) persone del pubblico ( Broffoni, Dalai, Lazzarelli, che ringrazio).
Votazione come da copione, maggioranza 17 favorevoli, contrari 4 PD, 1 Ulivo, astenuti 1 Gruppo Misto D'Incerto, 1 assente Tisato Per Verona Civica.
Successiva Votazione dell'O.d.G. proposta di Referendum sul Traforo, come sopra, maggioranza 17 contrari, favorevoli i 6 presenti della minoranza.

Ciao a tutti
Sergio Carollo


NB ricordiamo che in quinta circoscrizione la maggioranza si è spaccata sul referendum. Attendiamo il voto delle altre circoscrizioni in merito. Finora si può riscontrare che il centrodestra viaggia senza una bussola. Ogni circoscrizione (tutte di maggioranza a destra) ha le idee confuse sul referendum. Ma è possibile eseguire una grande opera (come il traforo) senza informare e chiedere un parere ai cittadini?!

giovedì 25 febbraio 2010

Odg referendum traforo

Gruppo consiliare “PARTITO DEMOCRATICO – ULIVO”


O R D I N E D E L G I O R N O

Oggetto: Appoggio alla richiesta di Referendum sul Traforo a nord della città


Premesso che da alcuni anni e da più parti si levano voci per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi su di un’opera che segnerà Verona per molti decenni a venire.

Considerato la complessità dell’opera e che il costo preventivato ad oggi è lievitato enormemente rispetto a quanto previsto ed esposto in campagna elettorale nel 2007.

Considerato che nella Commissione Urbanistica del 22 febbraio 2010 sono emerse tutte queste perplessità riconducibili in sostanza ad uno squilibrio costo/beneficio.

Considerato che la sessa proposta è stata votata favorevolmente dal Consiglio della quinta Circoscrizione.

Tutto ciò premesso
il Consiglio della terza Circoscrizione
Auspica che per un’opera di tali proporzioni questa decisione sia subordinata al parere sovrano dei cittadini attraverso l’istituto del referendum.
Impegna il Presidente a trasmettere il presente Ordine del Giorno al Sindaco, alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale, affinché ne considerino la proposta.


I Consiglieri
Partito Democratico – L’Ulivo
Berghi Giulia
Carollo Sergio
Danese Daria
De Biasi Giovanni

lunedì 22 febbraio 2010

Programma Bortolussi

Famiglia
La famiglia è il cuore della società. E questo è doppiamente vero in Veneto, una
regione che ha nelle imprese a conduzione familiare il punto di forza della sua
economia. Attraverso le famiglie, una comunità può custodire le proprie tradizioni e i
propri saperi, e allo stesso tempo svilupparne di nuovi.
Tutelare e promuovere la funzione sociale della famiglia è un impegno da tradurre in
alcune scelte concrete.
· Creare un fondo regionale dedicato alle famiglie numerose.
· Sostenere economicamente le famiglie in difficoltà, attraverso contributi per le
spese relative alle utenze e il pagamenti dei tributi locali.
Impresa e lavoro
L’economia veneta è ricca di eccellenze: dall’agricoltura di qualità al manifatturiero
specializzato, dall’alimentare al turismo e ai servizi. Una struttura produttiva così
articolata ha permesso al Veneto di affrontare meglio di altri territori gli effetti della crisi
economica globale. Ma ora occorre distinguere l’emergenza immediata dalla
prospettiva.
· L’emergenza determinata dalla difficoltà di alcune grandi aziende (Alcoa, Alenia,
Glaxo, Vinyls) impone una difesa decisa e intelligente dei posti di lavoro .
· La prospettiva richiede invece di puntare sul patrimonio più prezioso del Veneto:
quello delle piccole imprese e del lavoro autonomo, due realtà che da sole
creano, ogni anno, circa l’80% dei nuovi posti di lavoro.
· Ridurre le tasse e la burocrazia che gravano sulle imprese.
· Dare un definitivo impulso all’Osservatorio Regionale sugli studi di settore.
· Garantire un accesso al credito più semplice per le aziende. Anche attraverso
un ruolo più incisivo di Veneto Sviluppo.
· Potenziare le risorse per stabilizzare i lavoratori atipici e mantenere gli
ammortizzatori sociali estesi in deroga ai lavoratori dipendenti delle piccole e
micro imprese.
· Approvare lo Statuto Regionale del Lavoro Autonomo.
· Maggiori investimenti per favorire l’innovazione e il trasferimento delle
tecnologie.
Energia ed “Economia verde”
Il risparmio energetico è una sfida per il futuro. Le fonti di energia non sono inesauribili
e hanno costi elevati. Ridurre i consumi e l’impatto delle emissioni inquinanti è
possibile: migliorando l’efficienza energetica e incentivando le produzioni di energia a
basso impatto ambientale. In questo campo il Veneto vanta eccellenze che devono
essere valorizzate. L’economia verde non è un sogno astratto. Ma è una scelta da
difendere con decisioni chiare.
· Approvare il Piano Energetico Regionale in materia di fonti rinnovabili.
· Approvare il Piano Regionale dei Rifiuti.
· Dire un no chiaro al nucleare.
· Avviare politiche serie di risparmio energetico.
· Riutilizzare le centrali idroelettriche oggi disattivate.
· Incentivare l’uso delle energie rinnovabili (fotovoltaico, solare, geotermico, biomasse).
Turismo e valorizzazione del territorio
Il Veneto è un territorio straordinario, che offre una varietà unica di opportunità: dalle
città d’arte al turismo religioso, dal turismo montano d’elite a quello di massa, dal
turismo balneare a quello termale. Non per caso il Veneto è la prima regione d’Italia
per numero di visitatori. Questa potenzialità deve essere sfruttata ancora meglio,
attraverso alcune misure.
· L’approvazione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento.
· Gli incentivi alle attività imprenditoriali legate al benessere e alla qualità della
vita, dal turismo sostenibile ai servizi per il tempo libero.
· L’investimento sul recupero e la valorizzazione dei siti di pregio storicoambientale.
· Lo stop alla creazione di nuovi centri commerciali, per tutelare invece i piccoli
negozi e le botteghe artigiane di vicinato, che rendono le nostre città più vivibili e
più sicure.
· L’aiuto e il sostegno alle produzioni tipiche locali (ittiche, ortofrutticole, agricole,
vinicole) con particolare attenzione per i prodotti biologici, che già oggi sono un
fiore all’occhiello per l’agricoltura veneta.
Sanità e sociale
Il sistema sanitario della nostra regione è uno dei più efficienti d’Europa. Ma
l’invecchiamento della popolazione crea una domanda crescente di assistenza. Per
affrontarla, serve una strategia coerente.
· Approvare il Piano Socio Sanitario, ad oggi ancora assente.
· Migliorare la quantità e la qualità dei servizi sanitari offerti uniformando il
sistema informatico di tutte la Aziende sanitarie regionali.
· Ridurre i tempi di attesa per le visite diagnostiche e specialistiche.
· Offrire sostegno economico alle famiglie impegnate nell’assistenza verso disabili
e non autosufficienti.
· Potenziare i servizi per la cura e l’assistenza (dalla prima infanzia agli anziani)
per favorire ulteriormente l’ingresso e la presenza delle donne nel mercato del
lavoro.
Infrastrutture e mobilità
Infrastrutture moderne e un sistema della mobilità efficiente sono fattori essenziali per
garantire la qualità della vita e la competitività della nostra economia. Per raggiungere
questo traguardo, alcuni passi avanti devono ancora essere fatti.
· Approvare un nuovo Piano della Mobilità Regionale.
· Accelerare la realizzazione della TAV, ricercando insieme alle comunità locali la
soluzione ai nodi di Vicenza e della connessione con il Friuli Venezia Giulia.
· Recuperare il ritardo accumulato sul fronte della Sfmr.
· Completare le grandi infrastrutture in fase di realizzazione (Nuova Romea
Commerciale; Pedemontana; Nogara mare), concordandole, per quanto
possibile, con le popolazioni interessate dalle opere.
· Ridefinire anche gli standard qualitativi di una mobilità urbana che in questi
ultimi anni ha fortemente penalizzato i pendolari veneti, in particolar modo i
lavoratori dipendenti e gli studenti.
· Investire sullo sviluppo delle infrastrutture immateriali, a partire dalla diffusione
della banda larga, una risorsa tecnologica essenziale per la nostra economia.
Autonomia ed Enti locali
La riforma istituzionale della Regione Veneto è una delle più gravi incompiute della
legislatura che si è chi. Recuperare il tempo perduto è indispensabile. Per attuare
un’autentica sussidiarietà, migliorare la gestione delle risorse e soprattutto sostenere quei
territori di confine, come la montagna veneta, penalizzati dalla concorrenza delle due
province autonome di Bolzano e Trento e della Regione autonoma del Friuli Venezia
Giulia.
· Approvazione dello Statuto Regionale, per delegare alle Province e ai Comuni
funzioni oggi in capo alla Regione.
· Istituzione della Provincia autonoma di Belluno e creazione di un Assessorato
dedicato alla montagna.
Giovani
Una società che non investe sui giovani non ha futuro. Verso le nuove generazioni la
Regione ha il dovere di attivare alcune indispensabili azioni concrete.
· Sostegno economico per chi sceglie esperienze di studio o formazione all’estero.
· Convenzioni per ridurre il costo dei trasporti, dello sport e dell’accesso ai luoghi di
cultura.
· Prestito d’onore per incentivare l’imprenditoria giovanile.
Università, formazione e cultura
Investire sulla formazione in ogni suo aspetto, fino all’Università di eccellenza, significa
creare dei cittadini capaci di vincere le sfide del futuro. Una struttura formativa
all’avanguardia è essenziale per il Veneto di domani.
· Creare una vera rete tra i poli universitari del Veneto per condividere le risorse
umane ed ottimizzare quelle economiche.
· Promuovere la cooperazione con le realtà d’avanguardia nel mondo
internazionale della formazione.
· Incentivare l’ incontro tra il sistema della formazione (scuola secondaria,
università, specializzazioni) e mercato del lavoro, attraverso azioni di
coordinamento che coinvolgano le strutture di collocamento sia private sia
pubbliche.
· Rafforzare il rapporto tra università e mondo dell’impresa.
· Sostenere la candidatura del Veneto capitale europea della cultura per il 2019.
Immigrazione
La presenza di stranieri è ormai da anni un dato strutturale della nostra società. Se i “nuovi
veneti” si sono integrati in modo quasi naturale, è perché nella maggior parte dei casi
hanno trovato occupazione nelle piccole imprese sparse nel territorio. Ora si tratta però di
costruire un equilibrio tra doveri e diritti. Servono alcuni punti fermi.
· Le regole valgono per tutti. Conoscenza e rispetto delle leggi sono una condizione
essenziale per una buona convivenza.
· Le politiche di integrazione ed inclusione sociale vanno sostenute e potenziate.
· La cittadinanza per i figli di immigrati residenti che nascono in Italia è un obiettivo
da perseguire.

venerdì 19 febbraio 2010

Verona come Napoli e Palermo? (Inviaci le tue foto)

La Lega aveva promesso una città più sicura e più pulita.
Riscontriamo una Verona dove le immondizie e lo sporco non vengono più
raccolti.
Grazie !
chi riscontra situazioni analoghe è pregato di inviare le sue foto (paolo.verona@libero.it)


giovedì 18 febbraio 2010

Allegri: " Ancora una volta la Lega non rispetta le regole e imbratta la città

"Siamo alle solite. Non appena vengono installate le bande elettorali, i
militanti della Lega affiggono i manifesti fuori dagli appositi spazi
consentiti. In tutta la città, - sostiene Giandomenico Allegri,
Segretario Provinciale del PD scaligero - contro la legge che prevede le
affissioni sulle bande solo a partire dal trentesimo giorno antecedente
la data delle elezioni, sono appesi i manifesti elettorali della Lega ed
è già iniziato il consueto imbrattamento dei semafori e dei muri
cittadini. A questo ci hanno abituato negli ultimi 25 anni. Per primi
non rispettano le leggi e poi pretendono di insegnare agli altri cosa è
la legalità.
Non paghi tuttavia, nella loro logica ormai romanocentrica, hanno
inoltre votato al Senato assieme al PDL e contro il PD un emendamento al
c.d. Milleproroghe per introdurre un condono che permette, tramite
pagamento di 1000 euro, di sanare tutti gli illeciti passati ed anche,
per la prima volta in Italia, quelli della campagna elettorale in corso.
Un evidente incentivo ad eludere le leggi e ad imbrattare le nostre città.
Se questa è l'idea di legalità della Lega e di Zaia, i cittadini veneti
non possono dormire sonni tranquilli.
Il PD di Verona chiede anzitutto alla Lega di interrompere questa
pratica scorretta e di scusarsi con i cittadini. Inoltre chiediamo a chi
di competenza di vigilare affinché episodi come questi siano sanzionati
e non debbano ripetersi."

mercoledì 17 febbraio 2010

Borgo Nuovo e le bugie dell'assessore Polato (da L'Arena)

Dopo lo sfratto che abbiamo ricevuto dalle casette di via Gela in Borgo Nuovo, ricevuto assieme ad altre associazioni ecco l'articolo di oggi de L'Arena...



«Il Comune sta cacciando le associazioni di volontariato dalla cittadella realizzata per loro in Borgo Nuovo». La denuncia viene dal Consigliere regionale del Pd Franco Bonfante. «La cosa grave», prosegue, «è che malgrado questi spazi siano stati realizzati anche con fondi regionali, il Comune agisce in totale libertà, annunciando sfratti o passaggi da comodato gratuito a canone d’affitto per realtà come il gruppo scout, gli alpini, il circolo Noi, la San Vincenzo, Amnesty International ed Emergency». Bonfante chiede quindi alla Giunta regionale «se è al corrente della situazione e se intende intervenire per ricondurre i rapporti tra Comune e associazioni di volontariato in termini di correttezza ed equità».
Pronta la replica dell’assessore al patrimonio, Daniele Polato. «È falso. Oltre un anno fa, anche davanti a consiglieri d’opposizione, ho affermato che nessuna associazione, soprattutto di Borgo Nuovo, sarebbe stata sfrattata, ma che avendo un contratto di locazione o comodato con Agec, i loro locali sarebbero stati gestiti dal Comune». E aggiunge: «Sono migliaia le associazioni che hanno in concessione locali a canone figurativo, ridotto dell’80%. Ma a Borgo Nuovo c’era disparità e quindi stiamo approntando un regolamento per usare tutti gli spazi, insieme alle minoranze, per arrivare a un’equità. Ma finora nessuno, a Borgo Nuovo, ha pagato un euro»

martedì 16 febbraio 2010

Quale futuro a S.Massimo per gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie?


Dopo la chiusura del Centro per Anziani “Don Caporali”
in Via Spagnolo


Quale futuro a S.Massimo per gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie?


Pubblico confronto lunedì 1 marzo alle ore 20.45 nella sede de “La Fratellanza”, presso il parcheggio di Via Brigata Aosta

Intervengono Stefano Bertacco
Assessore Politiche Sociali del Comune
Ottavio Contolini
Presidente Istituto Assistenza Anziani
Angelo De Crestan
Direttore Servizi Sociali ULSS 20
Carla Padovani
Consigliere Comunale

Introduce Patrizia Cagliari, vice-coordinatrice circolo “E. Biagi” del PD

Modera Mauro Peroni


La cittadinanza è invitata a partecipare!

martedì 9 febbraio 2010

Commissioni e consigli (di Sergio Carollo)

Ci aspetta un fine febbraio molto intenso:

16/02 Commissione Sanità ore 20.45
17/02 Commissione Edilizia ore 19.30
17/02 Commissione Servizi Sociali ore 20.45
18/02 Commissione Cultura ore 20.45
19/02 Commissione Lavori Pubblici ore 20.30
22/02 Urbanistica ( variante passante nord - Traforo ) ore 20.45
23/02 Consiglio

Per il 22/02 si parlerà del TRAFORO, abbiamo assolutamente bisogno del sostegno in sala di molti cittadini. E' un tema molto importante perchè toccherà la nostra circoscrizione, in particolare nel quartiere "Saval"

Ciao a tutti
Sergio Carollo

lunedì 8 febbraio 2010

LAVORO: BENE PRIMARIO

La crisi del Mobilificio Maistri di Corrubbio e dei suoi partners Minotti e Giacomelli mette in seria difficoltà centinaia di famiglie.
Alla Maistri da alcuni mesi lo stipendio ai dipendenti non viene pagato e la Cassa Integrazione ordinaria è ormai allo scadere.
Si profila un epilogo a tinte fosche, denso di grave preoccupazione per alcune centinaia di lavoratori veronesi e loro famiglie, molte di San Pietro in Cariano.
Il Partito Democratico
manifesta ai lavoratori coinvolti dalla grave crisi la propria incondizionata solidarietà,
chiede all’Amministrazione Comunale di farsi interprete del problema sollecitando tutte le forze sociali a trovare una soluzione che salvaguardi prioritariamente il posto di lavoro, bene primario sancito dalla nostra Carta Costituzionale.

Circolo PD di San Pietro in Cariano

venerdì 5 febbraio 2010

Saval sfregiato "Ora vogliamo telecamere nel quartiere" (da DNews)

PD: no alle centrali nucleari


L’on.le Federico Testa, membro della commissione attività produttive e responsabile dei servizi pubblici locali e di energia del PD, è stato impegnato in questi ultimi giorni, con i settori ambiente ed energia del PD, nella predisposizione del parere alternativo al decreto legislativo del governo che si riporta di seguito.
Le Commissioni VIII e X,
esaminato lo schema di decreto legislativo recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative, n. 174;
premesso che:
già in sede di discussione della legge 23 luglio 2009 n. 99, attraverso specifici interventi di merito, erano stati posti alcuni temi generali che, anche alla luce del provvedimento oggi all’esame, mantengono tutta la loro attualità:
Qui il resto del postmeglio sarebbe stato se la discussione sul merito fosse avvenuta a valle di un approccio complessivo e articolato alle problematiche energetiche del nostro Paese, anche alla luce dell'articolo 7 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che prevedeva la definizione da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di una «Strategia energetica nazionale» che indicasse le priorità di breve e di lungo periodo: a oltre un anno dalla scadenza del termine il suddetto documento non è stato ancora emanato;
invece, il decreto (in particolare, l’articolo 3 relativo alla “Strategia del Governo in materia nucleare”) attribuisce al Governo il compito di definire programmaticamente gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare, il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali, gli orientamenti sulle modalità realizzative, gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare. Un simile approccio pone problemi di metodo (si veda il parere espresso dalle Regioni che contestano - in maniera bipartisan - il venir meno del rispetto del dettato costituzionale in tema di prerogative delle regioni stesse in tema di energia) ma anche di merito;
sarebbe, infatti, necessario costruire un quadro prospettico d’insieme sul tema energetico, anche per fornire gli elementi necessari a tutti i soggetti coinvolti, operatori, comunità interessate, cittadini. Il Governo ha deciso di fare del nucleare una bandiera, ma non si deve dimenticare che alla fine dell’anno scadranno gli attuali incentivi alle fonti rinnovabili, mentre proseguono le procedure per l’autorizzazione e la costruzione di nuovi cicli combinati che già oggi non funzionano a pieno regime;
sarebbe stato, al contrario, più utile affrontare anche i temi dell’efficienza, del risparmio energetico, dell’innovazione tecnologica, delle fonti rinnovabili per potersi confrontare con le sfide che abbiamo davanti, a cominciare dalla necessità, ribadita nel summit mondiale sul clima di Copenhagen, di ridurre drasticamente le emissioni di CO2, rispetto al quale la scelta in esame ben difficilmente sarà in grado di produrre effetti tangibili al 2020. E questo al fine di accompagnare, aiutare, sostenere le scelte di imprese, istituzioni, cittadini che consentono di migliorare la qualità della nostra vita e la competitività della nostra economia, cogliendo le opportunità offerte dalla green economy. Tutto ciò conferma l’impressione di una posizione - da parte del Governo- più ideologica e “di bandiera” che di reale sostanza;
il mercato che, a fatica, si è costruito in questi anni nel settore dell’energia elettrica corre il rischio di essere pesantemente messo in discussione da un nucleare realizzato in questo modo. Oltre a quanto previsto al già richiamato articolo 3, non si può non sottolineare come naturalmente non sia assurdo pensare a un programma nucleare realizzato sotto la guida dello Stato, ma allora bisogna essere consapevoli delle sue conseguenze (da analizzare) e dichiararlo apertamente. Dire che “la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari sono considerate attività di preminente interesse statale” (articolo 4) è solo il primo passo: il rischio è che il nucleare faccia eccezione allo schema secondo cui funziona oggi il mercato elettrico, ponendo in atto scelte incompatibili con le direttive europee.
In questo senso, protocolli come quello stipulato con la Francia con cui si assegnano all'ex monopolista italiano ENEL tre siti in cui costruire le centrali, insieme con l'EDF, prefigurano scenari competitivi preoccupanti. La stessa scelta di una tecnologia, quella delle EPR, rispetto alla quale noi italiani siamo sostanzialmente esclusi dal punto di vista della produzione «intelligente», lascia presagire un rischio elevato di colonizzazione tecnologica e di scarso coinvolgimento della nostra capacità di ricerca;
all’articolo 25, comma 2, lettera f), della legge 23 luglio 2009, n. 99, il Governo ha ostinatamente voluto inserire la previsione dell’esercizio sostitutivo. Come sottolineato allora, si trattava di una previsione normativa errata, tanto che nel decreto si prevede un percorso diverso, certamente più rispettoso delle autonomie locali, anche se alla fine punta ad arrivare allo stesso risultato. La sostanza comunque rimane invariata: sia l’ubicazione dei siti che del deposito possono essere decisi contro la volontà delle regioni , con modifica forzata dei Piani energetici e quindi in palese conflitto istituzionale. Tra l’altro definendo i siti di interesse strategico nazionale questi possono essere gestiti dalla costituenda Agenzia della difesa spa e quindi al di fuori di qualsiasi controllo parlamentare; Ma così procedendo, con un atteggiamento che non si può che definire di “protervia istituzionale”, il Governo ha ottenuto il risultato del ricorso alla Corte costituzionale, legittimo e condivisibile, della maggioranza delle Regioni, su un tema procedurale, che darà peraltro modo di confondere i piani di discussione di merito e di metodo; l’esperienza internazionale dei paesi democratici dimostra come progetti di questo genere non si possano fare contro i cittadini e le comunità locali, ma solo costruendo il consenso e la condivisione, mentre questo approccio ideologico corre il rischio di creare una reazione di rigetto che non era scontata, risultando così di ostacolo ad una discussione di merito dei problemi;
l’Agenzia per la sicurezza nucleare (peraltro neanche prevista nel testo originario del disegno di legge e inserita solo successivamente dopo un increscioso balletto tra Ministeri sulla attribuzione dei posti e le cui delicate funzioni meglio sarebbero state svolte da un’Autorità indipendente) risulta finanziata nei prossimi tre anni con l’importo assolutamente insufficiente di 500.000 euro per l’anno 2009 e in 1.500.000 euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011, che ne compromettono la reale operatività. Il personale assegnato è assolutamente inadeguato e il rapporto fra Agenzia della sicurezza nazionale e le Agenzie regionali per l’ambiente che gestiscono alcune delle reti di sorveglianza non è definito e non comprende le risorse necessarie
A tal proposito, sono necessari il rafforzamento e la terzietà dell'Agenzia perché questa possa essere vissuta come soggetto realmente super partes che ha a cuore prima di tutto i cittadini;
tutte gli attuali enti (ISPRA, SOGIN, ENEA) sono commissariati e non hanno indirizzi strategici certi; i commissariamenti danno più l'idea di una lotta per ritagliarsi ambiti di potere che non della percezione effettiva degli obiettivi che si vogliono raggiungere;
considerato che:
non sono stati fatti passi in avanti per quanto riguarda l'individuazione del deposito di superficie: nel 2012 torneranno dall'Inghilterra e nel 2020 dalla Francia le scorie relative alle centrali chiuse a seguito del referendum del 1987, mentre siamo ancora al dieci per cento circa di decommissioning effettuato.
per quanto riguarda il problema del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, il decreto presenta una contraddizione tra quanto stabilito agli articoli 13 e 18. Se l’articolo 13, infatti, prefigura che lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti avvenga in strutture ubicate nello stesso sito e direttamente connesse con l’impianto nucleare, l’articolo 18 prevede che il titolare dell’autorizzazione unica provveda al trattamento, al condizionamento e allo smaltimento dei rifiuti nonché al riprocessamento e/o immagazzinamento del combustibile irraggiato presso il Deposito nazionale. Non appare chiaro, pertanto, dove effettivamente andranno i rifiuti e il combustibile irraggiato. Se, come sembra (è impensabile ipotizzare il riprocessamento del deposito nello stesso sito), dovessero andare nel Deposito nazionale, bisognerebbe allora che questo fosse in costruzione o almeno localizzato (anche come deposito di rifiuti ad alta attività) prima di avviare la costruzione dei nuovi impianti. È necessaria una assoluta chiarezza sulla destinazione del combustibile irraggiato e sui rifiuti, per dimostrare di aver pensato alla chiusura del ciclo e non lasciare eredità pesanti o almeno non valutate alle generazioni future;
la realizzazione del Deposito nazionale definitivo dei rifiuti radioattivi di bassa e media attività, che sia adibito anche a deposito temporaneo per quelli di alta attività, è un’esigenza imprescindibile, anche se non vi fosse alcuna ripresa del nucleare in Italia. Se invece si realizzassero nuovi impianti, il deposito diventa una condicio sine qua non per l’accettabilità sociale del nucleare futuro. Lo sforzo fatto nel decreto di arrivare alla sua localizzazione e realizzazione è, dunque, condivisibile. Vi è però un importante cambiamento rispetto alle proposte della Commissione tecnica nominata dal Ministro Bersani nel 2007: anziché affidare il compito di localizzare e realizzare il deposito a una Agenzia pubblica (come avviene ovunque) si è pensato di far svolgere queste attività alla Sogin s.p.a.. Si può perciò parlare di “privatizzazione delle attività concernenti il trattamento e la custodia dei rifiuti nucleari” perché Sogin s.p.a. è una società “di diritto privato” anche se interamente partecipata Ministero dell’economia (e nei mesi scorsi si è più volte parlato della possibilitá di fare entrare nel suo capitale anche società quotate). Questo cambiamento di impostazione, anche se può essere dettato dalla volontà di non creare nuovi soggetti pubblici, non è accettabile e rischia di far naufragare tutta l’operazione. Infatti è fondamentale dare alla popolazione la massima garanzia che chi si occupa dei rifiuti sia preoccupato unicamente della sicurezza e della protezione della popolazione stessa. Un soggetto che produce rifiuti nucleari, che abbia obiettivi di profitto e che non sia in grado di garantire di occuparsi dei rifiuti per qualche secolo desta preoccupazioni. Il fatto che a Sogin s.p.a. venga affidato in esclusiva anche in futuro il compito di smantellare gli impianti rende ancora meno accettabile la soluzione prevista. Vi sarebbe infatti un potenziale conflitto di interesse tra un soggetto che deve cercare di smaltire rifiuti al minimo costo e con utili e un soggetto che li deve ricevere e custodire con la massima sicurezza;
per quanto riguarda lo smantellamento degli impianti, l’articolo 19 prevede che, a fine vita degli impianti, la Sogin s.p.a. prenda in carico la gestione in sicurezza e lo svolgimento di tutte le attività relative alla disattivazione dell’impianto. Vi è il rischio che i costi di queste attività vengano “socializzati”. Infatti è vero che l’articolo 20 prevede un fondo per il decommissioning ma, se il fondo non fosse sufficiente, la soluzione prevista non garantisce contro rischi come quelli paventati (e già oggi in atto per lo smantellamento delle centrali nucleari Enel chiuse nel 1987). Infatti si prevede una integrazione da parte dell’operatore sulla base della valutazione dei costi da parte di Sogin s.p.a., ma queste valutazioni potrebbero dar luogo a sottostime o a contestazioni ed è facile prevederne l’esito finale;
una ulteriore contraddizione del decreto riguarda l’individuazione del soggetto che dovrà determinare le tariffe di conferimento dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare irraggiato: mentre l’articolo 25, comma 1, lettera d), attribuisce tale compito a un decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, all’articolo 28 si prevede che le tariffe siano determinate annualmente dall’AEEG secondo criteri aggiornati ogni quattro anni, sulla base della stima dei costi effettuata dalla Sogin SpA che tengano conto tra l’altro degli eventuali servizi aggiuntivi richiesti e delle misure compensative;
la questione delle garanzie finanziarie è trattata in più articoli ma in maniera confusa e persino contraddittoria. Da un lato sembrerebbero scaricarsi sull’operatore molti costi - che contribuirebbero, peraltro, a rendere meno appetibili le centrali nucleari - come nel caso dell’articolo 13, comma 1, dove si dice che agli oneri derivanti dall’istanza di autorizzazione e dalla certificazione del proponente si provvede nell’ambito del quadro economico-finanziario dell’opera, del medesimo articolo (comma 2, lettera l) in cui si obbliga il proponente a dimostrare la sussistenza di strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di costruzione per motivi indipendenti dalla sua volontà, nonché dell’articolo 22 che attribuisce all’operatore il compito di garantire le “compensazioni” a persone ed enti locali con divieto di trasferirne gli oneri sugli utenti finali. Dall’altro lato, però, l’articolo 16 prevede che con decreto del Ministro dello sviluppo economico siano individuati strumenti di copertura finanziaria ed assicurativa contro il rischio di ritardi nei tempi di costruzione e messa in esercizio degli impianti per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica, con esclusione per i rischi derivanti dai rapporti contrattuali con i fornitori;
non si tratta, in conclusione, di avere un atteggiamento pregiudiziale o ideologico, quanto piuttosto la legittima pretesa, nell’interesse del paese, che scelte come quella in esame siano fatte con la dovuta serietà e ponderatezza, a garanzia che temi di tale rilevanza, rispetto ai quali i cittadini sono stati in passato chiamati ad esprimersi attraverso forme di consultazione popolare, non vengano trasformate in facili slogan elettorali ma invece doverosamente considerate come scelte fondamentali per il nostro futuro, rispetto alle quali siano chiamate ad esprimere il loro consenso le popolazioni interessate
esprimono PARERE CONTRARIO

giovedì 4 febbraio 2010

ODG sulla criminalità organizzata

buongiorno !
vi invio un mio comunicato in merito all'Ordine del Giorno discusso
nella riunione del Consiglio Provinciale di martedì 2 febbraio.

COMUNICATO
Un notevole scoramento ha pervaso il sottoscritto e tutti i colleghi
Consiglieri di minoranza che, all'unanimità, avevano sottoscritto
l'Ordine del giorno che aveva come tema la vendita dei beni confiscati
alla criminalità organizzata. Il documento auspicava la creazione
dell'Agenzia per la gestione dei beni stessi e la richiesta che il
Presidente della Provincia si facesse parte in causa per perorare una
revisione dell'emendamento che permette la vendita all'asta dei beni
confiscati. Il documento, in parte superato nei fatti, visto l'iter che
già aveva avuto nel frattempo, infatti l'Agenzia è stata istituita, ma
la possibile vendita all'asta dei beni, è restata, non contiene alcuna
censura o critica nei riguardi del Governo, nè tantomeno esprime spirito
di parte, è formulato nella modalità chiara di chi si pone il problema
sociale di stroncare la criminilatà nei suoi interessi più vitali,
impedendo la riacquisizione eventuale da parte dei mafiosi stessi dei
beni loro confiscati, magari con società e coperture di comodo. I
Nonostante questo il Presidente Miozzi dichiarava che "essendo in linea
con l'operato del Governo, siamo contrari alla formulazione della
richiesta", di conseguenza l'intera maggioranza che sostiene la Giunta
Provinciale si allineava prontamente. A nulla sono valse le parole
appassionate pronunciate nei loro interventi da Sonia Milan, capogruppo
dell'Italia dei Valori, e da Giuseppe Campagnari, di Sinistra e
Libertà; Lega e Pdl hanno deciso che non si può votare una proposta che
parte dal Partito Democratico. Risibile la giustificazione addotta dal
Consigliere Cazzola che diceva "poichè il provvedimento in questione è
stato proposto da un Ministro della Lega, il gruppo Lega Nord non poteva
approvare l'Odg". In votazione anche l'UdC, i cui consiglieri avevano
sottoscritto il documento, votava con PD,IdV e Sinistra e Libertà.
Risultato: un invito moderato e ispirato a Valori di recupero sociale e
solidarietà veniva bocciato per ideologismo politico!!!
E'evidente che, come ho evidenziato nella mia replica, vendere i beni
confiscati serve solo a far cassa, a rimpiazzare in parte e malamente i
tagli che l'ultima Finanziaria ha apportato agli stanziamenti previsti
per le Forze dell'Ordine. Gli stessi Sindacati di Polizia hanno rilevato
le problematiche del provvedimento, ma gli ordini sono ordini, perciò
niente buonsenso e logica.
La Lega a parole protegge il Territorio, nei fatti favorisce i
comportamenti criminali, senza curarsi delle conseguenze di decisioni
prese nelle alte sfere. I consiglieri leghisti di Verona, simili a tanti
soldatini, continuano ad avvallare provvedimenti iniqui come nel caso
dell'inceneritore di Ca' del Bue e dell'autodromo. Ovunque si
pronunciano contro gli inceneritori, a Verona invece sono favorevoli; a
parole salvaguardano l'ambiente, nei fatti lo devastano con Motor City e
similari. Che poi fossero anche acquiescenti nei confronti di
provvedimenti che possono favorire la Mafia, questo proprio non si
poteva neanche immaginarlo.

Lorenzo Dalai
Consigliere Provinciale del Partito Democratico

mercoledì 3 febbraio 2010

Tesseramento 2010

Quartiere Catena sotto assedio (Dnews e L'Arena)




Una proposta per tamponare l’emergenza parcheggi a Borgo Trento: togliere gli stalli blu a pagamento che restano quasi sempre inutilizzati da alcune vie del quartiere di San Zeno.
L’idea è del gruppo consiliare di Alleanza nazionale che ieri a Palazzo Barbieri, insieme al presidente della prima circoscrizione Matteo Gelmetti, ha annunciato la presentazione nel Consiglio comunale di domani di una mozione per chiedere l’istituzione di un tavolo di confronto con il settore traffico del Comune e le circoscrizioni interessate per affrontare l’emergenza parcheggi resa più acuta dai molti cantieri aperti. Per il capogruppo Ciro Maschio «serve flessibilità per rivedere decisioni già prese o in corso d’opera anche quando sono state adottate senza un preventivo confronto in Consiglio comunale». Intanto, una proposta concreta la spiega Elena Traverso, consigliere di An: «In alcune strade di San Zeno, come via Orti di Spagna, via Da Vico, via del Carroccio e via Pontida, moltissimi posti auto a pagamento restano vuoti per tutta la giornata, basterebbe renderli liberi e si guadagnerebbero almeno trecento posteggi, un centinaio dei quali solo di via Da Vico e altrettanti in via Pontida, sollevando così tanti tanti lavoratori che devono parcheggiare a Borgo Trento, molti dei quali ora si riversano sulle strade del quartiere di Ponte Catena ormai al collasso». L’assessore alla mobilità Enrico Corsi, intanto, fa sapere che a San Zeno, «insieme ai residenti e ai commercianti locali» sono state prese in considerazione alcune iniziative per ampliare i parcheggi, con stalli gialloblu in piazza Pozza, rimozione della corsia preferenziale e, come chiedono i consiglieri di An, la trasformazione da blu a bianchi degli stalli in alcune vie.
Su questo problema sono intervenuti anche il consigliere comunale del PD Roberto Fasoli e il segretario del circolo «Enzo Biagi» nella terza circoscrizione Federico Benini. «Quella di Borgo Trento è un’emergenza annunciata, noi, quando si decise di ampliare l’ospedale di Borgo Trento, invece di costruirne uno nuovo altrove, l’avevamo previsto» afferma Fasoli. Le soluzioni, aggiunge il consigliere comunale «sono due, e cioè potenziare il servizio di trasporto pubblico rendendolo davvero efficiente e costruire un parcheggio multipiano o sotterraneo per rispondere alle esigenze dei lavoratori».
«L’estensione del piano della sosta a Borgo Trento alla faccia del sindaco Tosi che in campagna elettorale promise di "ridurre drasticamente" gli stalli blu», aggiungono Fasoli e Benini, «"obbliga" molti automobilisti a parcheggiare al di là dell’Adige, a ciò si aggiungono la chiusura momentanea del parcheggio dei dipendenti dell’ospedale e la scarsa considerazione per il quartiere Catena divenuto il parcheggio dell’ospedale, senza parlare di quello che succederà quando comincerà a funzionare il nuovo polo chirurgico con venti sale operatorie, il più grande d’Europa...». Il consigliere di circoscrizione Sergio Carollo fa sapere che il locale circolo Pd, lo scorso 21 dicembre, aveva sollecitato al presidente della terza circoscrizione Luca Zanotto un’assemblea pubblica sui problemi di Ponte Catena. «Ma finora», dice, «non ci è arrivata risposta». E.S.