I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

mercoledì 30 giugno 2010

Ca' del Bue. Importanti curiosità


A luglio 2010, in esito al bando di gara, la Commissione istituita da AGSM dovrà scegliere a quale impresa assegnare i lavori di costruzione delle due nuove linee dell’inceneritore di Verona, in località Ca’ del Bue.
Una delle quattro imprese in gara è la Rea Dalmine di Bergamo, il cui Amministratore Delegato, Giuseppe Grossi, è stato arrestato nel novembre scorso dalla GdF per frode fiscale; il Grossi, in qualità di membro del CdA della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, ha costituito la Società “Quo Vadis”, che ha in progetto di costruire a Vago di Lavagno (VR) un grande centro sanitario, il cui presidente è Giampaolo Sardos Albertini, presidente anche di AGSM. Un legittimo dubbio di conflitto di interessi potrebbe profilarsi all’orizzonte !
Questo Giuseppe Grossi, fra l’altro è il trait d’union tra il nuovo inceneritore di Ca’ del Bue e gli inceneritori di Mogliano e Silea, in provincia di Treviso, i cui progetti di costruzione dovevano essere assegnati alla Rea Dalmine, ma che grazie alla decisa presa di posizione della locale Lega Nord sono stati accantonati. Lega Nord che a Treviso, quindi, così come a Trento e a Parma si oppone decisamente ai nuovi inceneritori, ma che a Verona in maniera schizofrenica si schiera compatta a favore dell’inceneritore. Forse per la Lega Nord i cittadini veronesi sono considerati di serie B ?
L’attuale Sindaco di Verona, Flavio Tosi, nel 2006 quando era Assessore Regionale alla Sanità, commissionò uno studio sull’esposizione ambientale delle diossine emesse dagli inceneritori nella Regione Veneto: l’indagine conoscitiva concludeva suggerendo che lo smaltimento dei rifiuti doveva seguire percorsi alternativi a quello dell’incenerimento dal momento che questo processo si rendeva responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni in grado di agire per bioaccumulazione, aumentando in tal modo i casi di sarcomi fra la popolazione residente entro un raggio di diversi chilometri dagli impianti. E’ il caso di ricordare il caso balzato all’onore delle cronache l’anno scorso, quando sette aziende agricole di Brescia, ubicate nei pressi del megainceneritore dovettero distruggere il latte prodotto perché contaminato da valori intollerabili di diossina.
I fautori dell’inceneritore giustificano questo progetto con il fatto che l’impianto rientra nel Piano regionale dei Rifiuti approvato dal Consiglio Regionale il 22 novembre 2004. In sei anni, tuttavia, sono stati fatti enormi progressi in questo campo, tanto che oggi si parla a ragion veduta di valide alternative. Senza citare la Strategia di Rifiuti Zero, che si sta attuando con successo in California, ed anche in qualche parte d’Italia, a Capannori (LU) per esempio, basti menzionare l’esperienza del Centro Riciclo di Vedelago (TV), dove attraverso il trattamento meccanico biologico (TMB) a freddo dei rifiuti si arriva a una percentuale finale residua di inerti di un 2/3 %.
Tuttavia, nonostante queste esperienze ormai consolidate, il Piano Provinciale dei Rifiuti Solidi Urbani della Provincia di Verona, approvato qualche mese fa, nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e nella Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), che accompagnano il Piano, pur ponendo come obiettivo la ricerca di alternative all’incenerimento, nelle azioni conseguenti dimentica di fatto di indicare come realizzare questo obiettivo, inducendo a pensare che a chiusura del ciclo dei rifiuti non ci siano alternative all’incenerimento.
Dovesse entrare in funzione l’inceneritore, non si farebbe altro che peggiorare la situazione della qualità dell’aria di Verona, già oggi gravemente compromessa come la commissione europea all’ambiente ha ben messo in evidenza non più tardi di un mese fa, negando al comune di Verona la proroga al giugno del 2011, e ingiungendo all’amministrazione di prendere urgenti provvedimenti entro sessanta giorni per evitare i superamenti dei valori limite per le particelle PM10.
Date queste premesse, a causa del “mutamento delle situazioni di fatto o di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario”, ai sensi della Legge 241/1990, si chiede di esercitare il potere di autotutela, sospendendo immediatamente le procedure di assegnazione del Bando.

venerdì 25 giugno 2010

Come fermare il traforo? (di Paolo Zanotto)

Cari amici,

torno sul tema del traforo delle Torricelle perché la discussione dentro il partito veronese è drammaticamente ferma. E il traforo avanza inesorabile. Tosi ora è dentro il CDA della Serenissima e ha certamente lasciato la presidenza a Schneck….in cambio di garanzie per ottenere per il traforo i 53 mil. da tempo accantonati dalla Brescia-Padova.

Poi Tosi ha messo alla vice-presidenza della Auto-brennero il fido Luca Zanotto (presidente della 3^ circ.) con delega operativa per le opere viabilistiche degli enti locali nel sud della A22 (leggasi finanziamenti “anche” per il traforo di Verona). Nulla è casuale, e l’obiettivo è chiarissimo: garantire un consistente contributo pubblico a sostegno del piano finanziario del tunnel che, diversamente, non starebbe in piedi. Questo fa capire che battono ogni fronte perché il traforo si faccia.

Se viene fatto le nuove generazioni ci chiederanno cosa abbiamo fatto per fermarlo.

Alla opinione pubblica va offerta una alternativa, in ogni sede, in ogni occasione, a cominciare da dentro il PD.

mercoledì 23 giugno 2010

ODG su cava Speziala (di Sergio Carollo)

Nel Consiglio di Circoscrizione di ieri sera 22 /06 abbiamo votato a maggioranza un OdG sulla Cava Speziala di San Massimo frutto di una mediazione fra il nostro OdG targato PD ( sul quale il mese scorso la maggioranza aveva fatto mancare il numero legale interrompendo il Consiglio) e uno accettabile anche per la maggioranza stessa.
Si tratta di un documento sicuramente più scarno rispetto al nostro per quanto riguarda la cronologia degli interventi compiuti sulla Cava, però condivisibile, anzi direi buono nella parte finale nella quale:

Si chiede quindi che il Consiglio Comunale si impegni a vincolare l'utilizzo di
tale area a fini sociali per il quartiere di San Massimo.
Si chiede altresì che il Consiglio Comunale e il Consiglio Provinciale si impegni
a non concedere, per detta area, nessun genere di nulla osta per
qualsiasi progetto di discarica.
Chiediamo in definitiva che qualsiasi tipo di riqualificazione futura e/o intervento
vengano sottoposti alla preventiva valutazione di codesta Circoscrizione
competente sul territorio.


Sergio Carollo

martedì 22 giugno 2010

VERONA E' ENTRATA NELLA MIA VITA, QUESTA E' LA MIA CITTA'. CONCORSO FOTOGRAFICO

VERONA E' ENTRATA NELLA MIA VITA

QUESTA E' LA MIA CITTA'



a cura del Forum Immigrazione



Il nostro obiettivo è quello di cogliere attraverso le immagini il senso di appartenenza alla nostra città degli immigrati: le vie e le piazze di Verona faranno da cornice alle foto che vedranno come protagonisti questi nuovi cittadini veronesi.

E' questo l'obiettivo del concorso fotografico che il Forum del Partito Democratico di Verona intende promuovere per contribuire a costruire un percorso di integrazione fra vecchi e nuovi cittadini.



L'iniziativa è aperta a tutti , la partecipazione è gratuita.

Scadenza: le foto dovranno essere inviate entro il 31 luglio 2010 in formato cartaceo A4 e in busta chiusa presso la sede del Partito Democratico di Piazza Cittadella n.22 con la seguente dizione sulla busta: concorso fotografico.

(Si prega di mandare le foto anche in formato elettronico a info@pdverona.it)



Tutte le fotografie pervenute saranno esposte durante le feste estive del Partito Democratico e presentate alla stampa.



QUINZANO STADIO (3° CIRC.)



Verranno premiate le tre fotografie, scelte dai membri del Forum Immigrazione, che si saranno mostrate più in linea con lo spirito del concorso.

Le premiazioni avverranno a settembre, in una serata speciale, previa comunicazione agli interessati.



Per maggiori informazioni sul regolamento e premiazione visita il sito del PD



www.pdverona.it



Restiamo in attesa delle vostre fotografie e contiamo sulla disponibilità dei nostri nuovi concittadini.
REGOLAMENTO
del concorso fotografico

VERONA E' ENTRATA NELLA MIA VITA :
QUESTA E' LA MIA CITTA' !



1- Il termine di presentazione delle fotografie è il 31 luglio 2010.

2- Tutti possono partecipare, gratuitamente.

3- Per partecipare, bisogna inviare una o più fotografie di soggetti che rappresentino
il tema del concorso.

4- Le foto non devono essere già state pubblicate.

5- La giuria è composta dai membri del Forum Immigrazione del PD; non verranno
presi in considerazione foto non attinenti al tema trattato.

6- Verranno prese in considerazione foto a colori o in bianco e nero.

7- Le foto dovranno pervenire alla sede provinciale del PD, in Piazza Cittadella n , in
formato A4, possibilmente cartonato, dentro ad una busta. Dovranno essere
corredate dal titolo e anche dalla scheda di partecipazione.

8- Le foto verranno esposte durante le feste democratiche estive di Quinzano e della
terza Circoscrizione.

9- Verranno premiate le tre foto che, secondo la giuria, più saranno attinenti al tema
del concorso. Ai primi tre classificati verranno attribuiti i seguenti premi:

 primo premio: Buono Regalo Librario di euro 100,00
 secondo premio: Buono Regalo Librario di euro 50,00
 terzo premio: Buono Regalo Librario di euro 30,00

I premi verranno consegnati nel corso di una serata organizzata a settembre.

Il risultato del concorso verrà riportato sul nostro sito www.pdverona.it, dove verranno anche pubblicate le migliori foto.

Tutto il materiale fotografico pervenutoci entrerà a far parte del nostro archivio e potrà essere utilizzato come materiale a corredo di futuri articoli.

Il concorrente autorizza espressamente il Partito Democratico di Verona all'utilizzo delle immagini e a trattare i dati personali ai sensi della legge 675/96 (Legge sulla Privacy) e successive modifiche D.lgs 196/2003 (Codice Privacy).

Ovviamente, la partecipazione al concorso è subordinata all'accettazione del regolamento, come si affermerà nella scheda di partecipazione.



CONSENSO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI (D.Lgs. 165/2003)

CONCORSO FOTOGRAFICO
“VERONA E' ENTRATA NELLA MIA VITA: QUESTA E' LA MIA CITTA'”


IL SOTTOSCRITTO …...............................................................................................

NATO A................................................. STATO........................................................

IL ….............................................

RESIDENTE A ….............................. IN VIA ….............................................

CITTA …..................CAP......................


AUTORIZZA

IL PD DI VERONA ALL'UTILIZZO DELLA PROPRIA IMMAGINE E A TRATTARE I DATI PERSONALI AI SENSI DEL D.Lgs. 165/2003
(Codice Privacy)





Concorso fotografico
VERONA E' ENTRATA NELLA MIA VITA;
QUESTA E' LA MIA CITTA'

SCHEDA FOTOGRAFICA
(da compilare in stampato maiuscolo, nella prima parte)

NOME.............................................................................................
COGNOME....................................................................................
INDIRIZZO.....................................................................................
TELEFONO.....................................................................................
INDIRIZZO e-mail..........................................................................

La fotografia:
titolo.............................................................................................
luogo............................................................................................
anno.............................................................................................

descrizione....................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

venerdì 18 giugno 2010

Assemblea pubblica traforo al Chievo

TRAFORO? ECCO COME CAMBIERA’ IL CHIEVO
NE DISCUTEREMO VENERDI’ 25 GIUGNO ALLE ORE 20.30 NELLA SALA PARROCCHIALE DEL CHIEVO IN VIA BERARDI
(DI FRONTE ALLA CHIESA)
CON:

CARLA PADOVANI, CONSIGLIERE COMUNALE
SERGIO CAROLLO, CONSIGLIERE DELLA 3^ CIRC.
LUIGI LAZZARELLI, COMMISSIONE URBANISTICA 3^ CIRC.
GIORGIO MERCI, COMITATO ESPROPRIANDI

INTRODUCE FEDERICO BENINI, COORDINATORE CIRCOLO ENZO BIAGI

PS SARA' POSSIBILE FIRMARE PER IL REFERENDUM SUL TRAFORO

mercoledì 16 giugno 2010

“ACQUA, UN BENE DA DIFENDERE”

“ACQUA, UN BENE DA DIFENDERE”

IL PD SOSTIENE I REFERENDUM

Sabato 26 GIUGNO ore 18.00
Villa Buri a San Michele Extra


Coordina:
AMAINI EMANUELE

Coordinatore PD del Comune di Verona
Relatori:
GIANDOMENICO ALLEGRI

Coordinatore provinciale del PD di Verona
LUCA CECCHI

Comitato veronese “Acqua bene comune dell’umanità”
SEGUIRÀ CENA A BASE DI RISOTTO
Info Paola Lorenzetti 347 2310075
a cura del PD cittadino

lunedì 14 giugno 2010

FORUM SCUOLA -UNIVERSITA'

Si invita a partecipare alla prossima convocazione del forum Scuola - Università
che si terrà:

MERCOLEDI' 16 GIUGNO ALLE ORE 18.00 - sede di Piazza Cittadella

ordine del giorno:

- resoconto degli incontri svolti con i Parlamentari presso gli istituti scolastici;
- definizione del coordinatore del forum scuola-università;
- varie ed eventuali;


Giandomenico Allegri
Segretario Provinciale PD

Stefano Vallani
Coordinatore Provinciale Forum

venerdì 11 giugno 2010

Direzione regionale e congresso

Carissimi/e,


sotto trovate il verbale della Direzione Regionale del PD Veneto svoltasi ieri sera, 9 giugno 2010.

La Direzione era stata riconvocata, in seguito a mancato raggiungimento del quorum legale necessario per la deliberazione, per decidere la data valida del tesseramento ai fini dei congressi di circolo e provinciali.

Come sapete, avendone discusso più volte nelle assemblee dei coordinatori, la posizione di Verona era ferma nel richiedere un’estensione della data a maggio/giugno 2010 e come obiettivo minimo avevamo richiesto che fossero considerati validi gli iscritti almeno fino al 31 dicembre 2009. A tal proposito avevamo anche scritto una lettera formale alla Direzione Regionale e agli altri Segretari Provinciali indicando la suddetta soluzione.

Tuttavia, come potete evincere dal verbale allegato, la Direzione non ha raggiunto i numeri necessari per approvare una modifica alla regola già fissata dal nazionale. È chiaro che le molte assenze sono ascrivibili non a casuali impegni personali, ma ad una precisa volontà politica. Come Verona abbiamo fatto la nostra parte, con le presenze fisiche e le deleghe ( in entrambe le riunioni ), ma non è stato sufficiente.



Pertanto vi devo comunicare che, salvo ulteriori cambiamenti, potranno partecipare alla prossima fase congressuale soltanto gli iscritti regolari entro il 31 luglio 2009, già certificati, che rinnovino la tessera entro la data dei congressi di circolo. Condivido con tutti voi l’amarezza e la rabbia per questa “non decisione”.



Il secondo motivo di questa lettera è la manifestazione nazionale del PD contro la manovra del Governo prevista per sabato 19 luglio a Roma al Palalottomatica. È già stata spedita una comunicazione direttamente dal nazionale. Inviamo comunque in allegato la nota. L’orario d’inizio è previsto per le ore 10 del mattino. Si tratta di un evento all’interno di un palazzetto indi non richiede una partecipazione massiccia da tutta Italia. Ad ogni modo abbiamo pensato di organizzare un pullman da Verona, qualora ci segnaliate in sede una significativa vostra disponibilità a partecipare all’appuntamento entro e non oltre lunedì 14 alle ore 13.00. Ovviamente si dovrà partire nella nottata di venerdì 18 e tornare sabato sera. Il costo sarà di circa 20 euro a persona.



Vi saluto caramente



Giandomenico Allegri

Segretario Provinciale PD Verona



26 presenti: Allegri, Benedetti, Bressa, Dal Bianco, Dalla Pozza, Domestici, Esposito, Filippin, Forlin, Ginato, Maoret, Mion, Osti, Peron, Poggi, Rizzi, Rocco, Saccardin, Samueli, Savioli, Scaramuzza, Sguotti, Spiller, Zanella, Zanetti, Zottis.
6 assenti giustificati: Borghesani, Ingrid, Rasera, Fasoli, Frigato, Uboldi
10 persone hanno fornito delega: Cavalli, Cavazza, Causin, Fiorillo, Guzzo, Massaro, Puppato, Quarello, Scalabrin, Soffiato.

La segretaria comunica che:
Questa Direzione non ha i numeri previsti per prendere alcuna decisione in merito a nuovi limiti dell’elettorato Attivo e Passivo relativamente ai Congressi provinciali e di circolo. La seduta è quindi invalida.
Da ciò risulta che i Congressi provinciali e di circolo 2010 si svolgeranno avendo come limite dell’elettorato Attivo gli iscritti al Partito entro la data del 21/07/2009.
Tale limite potrà essere modificato solo se vi sarà un accordo unitario e con una possibile convocazione della Direzione Regionale contestualmente all’Assemblea Regionale prevista per 26/06/2010.

La Segretaria
Rosanna Filippin

giovedì 10 giugno 2010

Nord Camp 2010

Alla conquista del nord. C’è chi, come il centrodestra Pdl e Lega, ci ha già fatto il callo. Ma c’è chi invece, come il Pd e più in generale il centrosinistra, sta individuando chiavi di lettura sociopolitica ed economica per conquistare il nord o quantomeno restarvi accasato, laddove ha avamposti di governo come i grandi Comuni di Vicenza, Padova, Venezia e Rovigo oltre ad altri centri di dimensioni minori.
[FIRMA]LABORATORI. Allora fisco, federalismo, immigrazione, sviluppo economico, riforme, con il nord Italia come stella polare, sono campi di battaglia su cui il Pd e il centrosinistra non si tirano indietro. Al punto che si chiama nord camp 2010 — nome che richiama i camp estivi di pallacanestro, con le stelle della Nba americana a fare scuola — il convegno con laboratori formativi organizzato dal deputato del Partito democratico Enrico Letta, ministro dell’industria nel Governo Prodi, e dalla sua associazione Trecento Sessanta, in programma da domani a sabato in Veneto, con inizio a Vicenza (domani sera) e conclusione a Pacengo di Lazise, venerdì e sabato, con laboratori su immigrazione, fisco e federalismo e convegni. Per discutere a 360 gradi con Letta e i promotori dei temi sul tappeto e tracciare proposte politiche giungeranno in Veneto fra gli altri il ministro dell’Interno Roberto Maroni, della Lega nord, l’imprenditore Carlo De Benedetti, i presidenti delle Regioni Emilia Romagna e della Conferenza della Regioni Vasco Errani e della Basilicata Vito De Filippo, del Pd, oltre all’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
SFIDE. Letta (il cui capo della segreteria politica nazionale è il deputato veronese del Pd Gianni Dal Moro) anticipandoci al telefono i temi portanti del nord camp 2010, non fa sconti quando afferma che «il dato delle ultime elezioni regionali è l’ulteriore marginalizzazione del centrosinistra dal nord del Paese». spiega. «Chi fa politica deve guardare in faccia alla realtà e prendere atto, e capire perché, il nord ormai non è più bipolare ma tripolare, cioè Lega, Pdl e Pd. Ma in questa tre giorni vogliamo discutere innanzitutto di come si può uscire dalla crisi e comprendere quali ricette occorre adottare, anche dal punto di vista fiscale, per far ripartire le piccole e medie imprese». Di tasse, al nord camp, parlerà in modo particolare venerdì pomeriggio nell’’intervista all’imprenditore De Benedetti.
RISPOSTE. Secondo Letta al nord camp, insieme al ministro Maroni e ai presidenti di Regione Errani e Di Filippo, si potrà mettere un punto fermo sul tema del federalismo. «Sarà un’occasione straordinaria per capire se il ministro Maroni e il Governo sono consapevoli del fatto che il federalismo creerà gran parte delle risorse economiche attraverso tasse e tariffe. Sia chiaro», precisa Letta, «noi siamo per il federalismo, ma a patto che responsabilizzi i Comuni e i cittadini».
Inevitabile dunque discutere di manovra finanziaria e su questo punto Letta non usa mezze misure: «Dopo aver letto il testo della manovra siamo molto preoccupati, perché più della metà dei sacrifici graverà sulle spalle degli enti locali». Ma perché il Pd al nord fa fatica? «Perché non valorizza esperienze di suoi amministratori come i sindaci Variati a Vicenza, Zanonato a Padova, Orsoni a Venezia e Puppato a Montebelluna che hanno rappresentato al meglio le loro comunità. A Vicenza ne discuteremo anche con loro».

lunedì 7 giugno 2010

Dai Comuni allarme per i tagli alla scuola


Sono pesanti gli effetti sui Comuni e sulla qualità dell'offerta formativa derivanti dai tagli alla scuola: è quanto scaturito da una riunione della Commissione Nazionale Istruzione e Scuola dell'Anci (l'associazione dei Comuni italiani) presieduta da Riccardo Roman, sindaco di Galzignano Terme (Padova).

I problemi, è stato sottolineato, hanno un comune denominatore: la sovraesposizione finanziaria sopportata dai Comuni, che si impegnano "oltre le loro competenze" per consentire il funzionamento delle istituzioni scolastiche, ma trovano nel Ministero "un interlocutore che tende a onorare con ritardo i suoi impegni o, nella maggior parte dei casi, a non farlo completamente".

Tra le ricadute pesanti sui Comuni del taglio delle risorse scolastiche, è stato posto l'accento sul fatto che le scuole non possono più far fronte alle supplenze, con la conseguenza che i dirigenti scolastici sono costretti a dividere gli alunni nelle altre classi. Molte scuole, è stato sottolineato, si vedranno costrette a utilizzare i contributi volontari delle famiglie, versati per il potenziamento dell'offerta formativa, per sostenere spese ordinarie.

Altra conseguenza, quella del sovrannumero nelle classi: si arriva ad avere anche 29/30 alunni in ambienti realizzati per numeri molto inferiori, ponendosi in contrasto con le norme sulla sicurezza.

Un'altra difficoltà è quella che si sta determinando per la riduzione delle classi a tempo pieno causata dalla riduzione del numero degli insegnanti: questo, è stato denunciato, sta già producendo le prime inevitabili ripercussioni sui Comuni, investiti dalle famiglie per la ricerca di soluzioni alternative ma che in molti casi, non potendo garantire tali servizi in forma gratuita data la scarsità delle risorse dei bilanci comunali, si vedranno costretti a richiedere contributi alle stesse famiglie.

"Per denunciare con forza tale situazione - ha reso noto Roman - è in fase di elaborazione un documento ufficiale che verrà sottoposto al Consiglio Nazionale dell'Anci e che sarà poi inviato anche alle competenti Commissioni di Camera e Senato. Nessuno potrà dire io non lo sapevo".

domenica 6 giugno 2010

Prima magnalonga del Ceo: ecco il programma e come partecipare


LA PRIMA MAGNALONGA MAI PENSATA IN UN CIRCUITO CITTADINO!!!

SCOPO: avvicinare la gente al parco di Villa Pullè al Chievo prendendo spunto da una delle tipiche manifestazioni folkloristiche che si svolgono da anni nei vari comuni della nostra provincia.
Al termine del percorso, in cui sono previste alcune tappe gastronomiche, i partecipanti potranno sostare nel parco, ristorandosi e vedendo da vicino i lavori di recupero della bellissima villa settecentesca, iniziati da poco tempo.

Trovate la mappa indicativa del percorso pubblicata come immagine ufficiale dell'evento (l'originale in formato pdf è a disposizione per chi desidera) pubblicati in basso. Il percorso potrebbe essere modificato, ma la sostanza non cambia.

PREZZI: intero 20€.
ragazzi sotto i 12 anni, 10€

NUMERO POSTI DISPONIBILI: 300. Non è escluso che potrebbero esserne aggiunti altri nel caso si registrasse ben presto un discreto numero d'iscrizioni.

Le iscrizioni proseguiranno fino al 13 giugno.

Per informazioni, contattare i seguenti indirizzi mail:

Lorenzo Vicentini: lorenzo.arte@yahoo.it (il numero di cellulare verrà fornito privatamente)
Michele Martinelli: ghostrider83@hotmail.it

CHI DESIDERA, può ricevere via mail il MANIFESTO UFFICIALE DELLA MAGNALONGA.

MENU:
1: PARTENZA con distribuzione gadget e APERITIVO. A cura dei giovani del Comitato Sagra Del Ceo e altri volontari. Luogo: campo sportivo Bottagisio.
2: ANTIPASTO all'italiana. A cura del Comitato "La Sorte" e degli Scout CNGEI Sez. di Verona. Luogo: La Sorte.
3: PRIMO PIATTO. Malloreddus alla campidanese. A cura dell'Ass. Sardi "Sebastiano Satta" e del Comitato "Sagra Del Ceo". Luogo: forte "Franz Joseph".
4: SECONDO PIATTO. Polenta e luccio. A cura dell' A.N.A. Sez. di Verona, gruppo Alpini del Chievo. Luogo: Baita degli alpini in via Puglie.
5: DESSERT: biscotti artigianali di pastafrolla, caffè e grappa. A cura dell'Ass. Cult. Sagra Della Vigna. Luogo: parco di Villa Pullè.

p.s.: se non sapete cosa sono i Malloreddus alla campidanese, ragione in più per "saziare" la vostra curiosità!


Vi invitiamo a partecipare, perché siamo certi che questo sia un evento veramente unico ed originale per far conoscere una delle nostre bellezze storico-artistiche che per tempo è stata trascurata e stava rischiando il crollo, ma oggi finalmente sta per riacquistare la dignità che merita.

PER ISCRIVERSI: lunedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 16:00 alle ore 19:00, presso i locali parrocchiali in Piazza Chievo (in fianco alla chiesa).

sabato 5 giugno 2010

Proposte del PD all'assemblea nazionale del 21 e 22 maggio. 2) Università e ricerca


1) Shock Generazionale: ringiovanire la classe docente (età media più bassa di dieci anni in dieci anni), investire sui ricercatori con percorsi rapidi e chiari. Eliminare il blocco del turn-over e anticipare la data di pensionamento a 65 anni (con contratti di ricerca o didattica per i docenti in pensione). Per i ricercatori, nuovi concorsi per i primi 6 anni, dotazioni di start-up e riduzione del divario dello stipendio con gli ordinari. Spazi di liberalizzazione dei compensi con incentivi legati alla qualità dell’insegnamento, valutati con peer review. Contratto unico per i ricercatori in formazione, con diritti sociali, previdenziali ed economici certi.

2) Erasmus in Italia, per la mobilità geografica e la mobilità sociale: a) un diritto allo studio “mobile”, con il potenziamento delle residenze universitarie (da legare alla conversione degli uffici sfitti) e i contributi all’affitto per studenti fuorisede; b) credito (voucher) di studio universale: un contributo che copre il costo dei servizi, rinnovato in base ai risultati (agevolato per gli studenti lavoratori); c) opportunità e responsabilità: nell’orientamento, un liceale deve sapere dove andare per prepararsi al meglio, e uno studente deve sapere che, se andrà fuoricorso, le sue tasse aumenteranno, costituendo un fondo i più meritevoli.
3) Istituzione dell’Agenzia per la ricerca e l’innovazione e di un Piano nazionale della ricerca per superare la frammentazione ministeriale. Un modello di agenzia innovativo, nella forma e nei contenuti: ruolo di analisi di scenario (con comitati scientifici di alto livello e composti in modo trasparente, che lavorano gratis), programmazione e finanziamento nazionale della ricerca fondamentale, road-mapping università-politica-impresa, coordinamento dell’innovazione nella PA.

4) Efficienza e investimenti: a) raggiungere in dieci anni la spesa media degli altri Paesi europei (dallo 0,8% all’1,3% del PIL); b) detassare le donazioni e gli investimenti privati per le università; c) progressiva attribuzione delle risorse ordinarie in base a pochi criteri (e dunque non esclusivamente alla spesa storica o alla dimensione): scelta degli studenti; valutazione di didattica e ricerca; coesione territoriale; obiettivi-paese; d) intervenire sui rapporti tra Università e sistema sanitario, a partire dalla ripartizione dei costi e la gestione dei servizi di assistenza clinica.

5) Piano strategico del sistema universitario italiano: programmazione strategica per definire il futuro dell’università regione per regione, che orienti gli accordi di programma, la concentrazione delle risorse e la differenziazione responsabile del sistema. Usiamo la leva della valutazione per chiarire che non tutti gli atenei possono fare tutto: alcuni dipartimenti o facoltà saranno focalizzati sulle lauree triennali e magistrali, alcune università saranno orientate alla ricerca. Federazione di atenei per definire un piano di razionalizzazione e rientro per le università in crisi.

6) Valutazione: far partire subito l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e la ricerca, con un’adeguata dotazione di partenza. L’Anvur deve essere indipendente e trasparente. Proponiamo che la valutazione sia fondata su: a) ricerca universitaria, b) didattica universitaria, c) impatto dell’università sulla società, l’economia e il territorio.

7) Dalla fuga dei cervelli all’attrazione e circolazione dei cervelli. Politiche di immigrazione selettiva: a) double appointment per docenti di riconosciuta alta qualificazione; b) bandi per posizioni universitarie chiari, anche in inglese; c) istituzione di un fondo per visiting scholars e visiting professors in co-finanziamento con regioni e privati.

8) Valorizzazione del dottorato di ricerca: a) obbligatorietà per tutti i concorsi per posti da ricercatore a tempo determinato; b) premialità per i concorsi della PA; c) agevolazioni fiscali per le imprese che assumono dottorandi come consulenti; d) mettiamo il dottorato al centro di una rete tra scuole superiori e le università per un rilancio della formazione (long-life learning) per l’impresa e la pubblica amministrazione.

9) Politiche per promuovere la scienza e l’innovazione: a) coordinare programmi specifici per le scuole con le regioni; b) dedicare una quota di programmi RAI alla scienza e all’innovazione; c) attivare corsie preferenziali per le borse di studio degli studenti delle facoltà scientifiche e per il finanziamento dei progetti di ricerca in settori strategici.

10) Una rete idee/impresa per creare valore con la ricerca: a) agevolazioni per il venture capital e start-up school per portare la cultura imprenditoriale nella scuola e nella ricerca; b) connessione continua tra impresa e ricerca nella formazione, anche con e-learning; c) rilancio del piano dei distretti industriali con una programmazione nazionale chiara e trasparente, di concerto con le regioni.



La nostra visione

Premessa. La vera emergenza italiana è la ricerca, la ricerca parte dall’Università.

La vera emergenza italiana è la ricerca, con gravi conseguenze strategiche, sociali e morali. La crisi economica – prima negata dal governo, poi usata per giustificare tagli inaccettabili – ha messo in luce i nodi irrisolti del modello di sviluppo italiano. L’Italia è una nazione in ritardo: durante una congiuntura favorevole cresciamo meno dei già lenti partner europei, durante un periodo di recessione la nostra decrescita diventa drammatica. In Italia il governo ha bruciato preziose risorse - parliamo di molti miliardi di euro - per interventi improduttivi e sprechi inauditi, da Alitalia alle “grandi opere”. Non esiste nessuna programmazione strategica. Non esiste nessun piano per uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo e per affrontare i nostri problemi strutturali. Senza una svolta, non potremo agganciare quella crescita che, come ha ricordato il Presidente della Repubblica, è fondamentale per garantire la stessa unità del Paese. A causa dei tagli del governo, l’Italia si avvia a diventare la più insignificante periferia dei nuovi imperi della conoscenza.

Cominciamo da una seria autocritica: le politiche dei governi di centrosinistra non sono esenti da colpe. Ora guardiamo avanti, con una forte discontinuità, con coraggio e contro ogni conservatorismo. Abbiamo bisogno di una svolta radicale di innovazione. Anzi, di una rivoluzione. A partire dall’università, che è la sede primaria della formazione, della ricerca, dell’elaborazione e della trasmissione del sapere, e dal sistema degli enti di ricerca. Sono questi i luoghi prioritari dell’interazione tra tecnologia e innovazione e tra settore pubblico e privato. L’obiettivo è costruire un’università innovativa, che valorizzi i punti di forza della nostra cultura e del sistema produttivo, e che sappia allo stesso tempo competere con gli altri Paesi, connettere l’Italia con l’estero e attrarre immigrazione altamente qualificata. Per favorire la coesione e la competitività, dobbiamo intervenire su tutti gli attori del sistema. E avere chiare le strategie per guidare gli investimenti, la programmazione, per sostenere la mobilità sociale e quella territoriale, la cultura scientifica e l’imprenditorialità; per stipulare patti chiari con gli studenti, i ricercatori e gli atenei per l’utilizzo delle risorse e per conseguire maggiore efficienza basata sull’autonomia responsabile e sulla valutazione.

I. La rivoluzione della ricerca.

1. La nuova ricchezza delle nazioni.
Guardiamo in faccia la realtà. Mentre la conoscenza corre, la politica rallenta. Assistiamo alla rivoluzione geopolitica operata da un nuovo protagonismo asiatico, evidente dall’alto rapporto tra investimenti e PIL, dall’alto numero di brevetti registrati, dalla crescita di macroregioni dedicate all’innovazione e alla tecnologia. L’Europa rilancia la Strategia 2020, per una crescita economica basata su conoscenza, creatività, innovazione, sviluppo sostenibile e integrazione sociale. La ricchezza delle nazioni si misura non solo sul denaro, ma sulla capacità di apprendimento e sulla condivisione della conoscenza: questa è la sentenza senza appello emessa dal tribunale della crisi, il nuovo paradigma che percorre l’intero sistema economico. Dobbiamo andare con coraggio oltre la crisi, evitando mere operazioni difensive. Abbiamo bisogno di scelte politiche strategiche che superino i tradizionali veti incrociati dei gruppi d’interesse e le politiche localistiche. Se l’Italia, che già si trova in forte difficoltà (lo dicono i dati OCSE, Human Development Report, Global Competitivess Index, European Innovation Scoreboard), non mette in cima alle sue priorità gli investimenti in conoscenza, in ricerca e sviluppo, nel settore pubblico e nel settore privato, è semplicemente spacciata. La ricerca è la vera “grande opera” che può unire le generazioni, e perciò deve diventare protagonista del circuito della formazione, nel dibattito pubblico e nella cultura diffusa. È giunto il momento di promuovere lo studio e la divulgazione della scienza e della tecnologia.

2. Un’economia dell’apprendimento.
Siamo in coda tra i paesi europei per investimenti, numero di laureati e di ricercatori, apertura del sistema all’esterno. La media degli studenti stranieri nei nostri atenei è soltanto il 2%. Mentre il governo italiano straparla di “merito” e taglia del 20% i fondi per l’università, rischiando di impedire il funzionamento degli atenei, nel mondo si afferma un’economia dell’apprendimento, che misura la propria efficienza sulla capacità continua di evolversi e di innovare e sulla capacità di attrarre talenti. Per andare veramente oltre la crisi, dobbiamo costruire le infrastrutture della conoscenza e impostare una programmazione precisa delle politiche della ricerca. L’esempio da seguire è la Hightech-Strategie della Germania, che individua con chiarezza le priorità di investimento e le modalità di destinazione delle risorse. Inoltre, regole chiare per la ripartizione delle risorse e apertura del sistema alla differenziazione: non tutti devono fare tutto allo stesso modo, né sono in grado di farlo. Proponiamo la creazione di un’Agenzia nazionale indipendente per il finanziamento della ricerca pubblica, con la responsabilità di un’analisi della società del futuro, attraverso un Gruppo di riflessione strategica indipendente sul modello del Rapporto 2020 del Ministero degli Esteri e con il coinvolgimento dei principali attori italiani dell’innovazione (università, piccola impresa, industria, imprese ad alto impatto tecnologico, ricerca, venture capital). Il Gruppo, coinvolto in modo gratuito in uno sforzo di responsabilità, avrebbe il compito di stabilire con chiarezza le priorità (nel primo rapporto) e l’allocazione di risorse (nei rapporti successivi) per i settori strategici (a partire da innovazione della pubblica amministrazione, , aerospaziale, biomedicale, ICT, energia, nuovi materiali, agroalimentare), riconoscendo i punti di debolezza e di forza del sistema e coordinando a partire da queste scelte gli investimenti nella ricerca fondamentale e in quella finalizzata, attraverso un rilancio del Programma Industria 2015 e del First, il fondo investimenti ricerca scientifica e tecnologica azzerato dal governo. L’Agenzia dovrebbe accelerare le procedure e garantire il rispetto dei tempi dei progetti di ricerca, e svolgere una continua attività di road-mapping università-politica-impresa. Inoltre, dovrebbe coordinare un programma di borse di studio Master and Back, dedicato agli studenti capaci e meritevoli in periodi di perfezionamento all’estero e di cooperazione internazionale nei settori strategici sopra indicati.

3. La rete tra idee e impresa: il futuro della ricerca.
Dobbiamo evitare di confinare alla parola magica della governance universitaria l’articolazione del tema, ben più ampio, del rapporto tra impresa, ricerca e università. Qualcuno ritiene che fare impresa nell’università significhi soltanto creare università private. Cambiamo prospettiva: come notato da numerosi operatori di venture capital, nel nostro Paese è debole non solo l’offerta di innovazione, ma anche la domanda da parte delle imprese. Anche in questo caso si tratta di un problema culturale e strutturale: l’Italia soffre dell’incapacità di far fruttare le idee. Se il capitale umano è la chiave per realizzare il trasferimento tecnologico, serve una nuova cultura del rischio per i ricercatori, che devono intuire le potenzialità delle loro idee ed essere messi nelle condizioni di realizzarle, anche a livello imprenditoriale. Perciò proponiamo un patto Stato-Regioni per il rafforzamento della rete di incubatori di start-up tecnologiche e la creazione di veri e propri distretti tecnologici concentrati per promuovere investimenti finalizzati in settori strategici del Paese. Proponiamo misure volte a favorire il venture capital per valorizzare i risultati della ricerca e promuovere la creazione di start-up tecnologiche, anche attraverso la defiscalizzazione degli investimenti in ricerca. Con regole chiare e stabili, e non certo con misure inaffidabili e inapplicabili e come il click-day. Come ha dimostrato David Singh Grewal, il mondo non è piatto, è connesso. Il futuro della crescita non sta nel “piccolo mondo antico” cantato dalla destra, ma nella sfida di un’Italia connessa con le idee e le intelligenze della ricerca, comprese quelle dei tanti cervelli italiani all’estero. Serve un’iniezione di realismo, perché le immagini pur vincenti nel mondo della bellezza e della cultura italiane, della gastronomia e del design non possono salvare il paese dal declino. Investire nella ricerca è la vera salvezza per il Made in Italy: solo l’innovazione può lanciare un “rinascimento digitale” per valorizzare la domanda di Italia che esiste nel mondo, anche in settori come il restauro, l’archivistica, i beni culturali.


II. Quale università per l’Italia.

4. Vocazioni, talenti, mobilità.
L’università italiana è in grave difficoltà. I dati internazionali sono impietosi: siamo agli ultimi posti, tra i paesi europei, per molti parametri: numero dei laureati e dei ricercatori, investimenti per studente, rapporto docenti/studenti, internazionalizzazione; investimenti in università. Ancor più preoccupante è la tendenza alla riduzione delle immatricolazioni universitarie dei giovani dopo la maturità: nell’ultimo anno accademico siamo a - 17.000 unità rispetto al precedente. I giovani ritengono sempre meno importante studiare, in un giudizio che riguarda anche il modello di sviluppo della nostra economia, in termini di compensi, carriera, prospettiva di vita. L’Università è ingiusta verso i giovani, perché non adempie alla sua funzione di motore della mobilità sociale. Trasmissione della ricchezza e insuperabilità della povertà sono la fotografia, ormai ampiamente condivisa, di una società iniqua e bloccata: in Italia quasi il 50% del differenziale dei redditi dei padri si trasmette ai figli (in Danimarca è il 15%, in Spagna il 32%); solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi (in Gran Bretagna il 40%, in Francia il 35%). La tensione tra equità e merito è l’anima di una proposta progressista. Serve un’etica delle opportunità: l’opportunità di studiare e qualificarsi per i “capaci e meritevoli”, qualunque sia la loro condizione di partenza. Per questo proponiamo un credito (voucher) di studio universale, che copra il costo dei servizi degli studenti e venga rinnovato in base ai crediti acquisiti.

5. Cultura, Coesione, Competitività.
La qualità della crescita di una nazione si misura su quella del sistema universitario. I cambiamenti nell’università di oggi devono partire dagli obiettivi-Paese per i prossimi 10 anni. Per costruire un'Italia più colta, più competitiva e più coesa, abbiamo bisogno di un numero adeguato di laureati e di dottori di ricerca, di qualificare l’offerta formativa e migliorare le regole di governo degli atenei, di aprire le porte della ricerca ai giovani, di aprire il nostro sistema all’esterno. Obiettivi che erano contenuti nel DPEF 2010/2013, approvato dalla maggioranza nel 2009, ma sconfessati dal DDL Gelmini. Parole come qualità, autonomia, merito, ammantano un provvedimento del tutto diverso nei contenuti: un disegno iper-centralista, che sottopone a un reticolo inestricabile di norme e al controllo della burocrazia ministeriale ogni passaggio della vita degli atenei. Stabilizzazione dei tagli del 2008 (oltre 1 miliardo di euro, quasi il 20% in meno nel 2008 rispetto al 2011) e nessuna risorsa per gli studenti meritevoli. Già ora molti atenei non sono in gradi di assicurare il loro funzionamento e tanto meno di programmare l’attività nel prossimo anno accademico, visto che i tagli previsti per il 2011 impediranno a molti di loro persino il pagamento degli stipendi. Dobbiamo e vogliamo contrastare questa dequalificazione del sistema di formazione universitaria. Serve, dunque, un intervento incisivo e coraggioso, a partire dallo scenario e dagli obiettivi che abbiamo delineato. Si deve mirare a costruire un sistema universitario articolato, che contenga principi ispiratori e le regole-base per il suo funzionamento, e che affidi all’autonomia responsabile il funzionamento degli atenei. Trasparenza per le risorse, secondo obiettivi di coesione territoriale e competizione equa tra gli atenei, aprendo il sistema a una differenziazione fondata sulla qualità; nuova impostazione dei meccanismi della valutazione e del sistema di ripartizione delle risorse.

6. Le persone della nostra università.
Gli studenti al primo posto: orientamento, mobilità, diritto allo studio. Dobbiamo passare da un’università dove è facile entrare e difficile uscire, a un’università dove si può entrare, per rimanere bisogna studiare, si esce normalmente in corso: possibilità per gli atenei di programmare meccanismi di selezione per la permanenza dopo il secondo o terzo anno, come incentivo per mantenere il ritmo degli studi con maggiore flessibilità nell’imposizione delle tasse per gli studenti con livelli di reddito più elevati fuori corso. Uno studente deve poter scegliere l’Università più adatta al suo talento: servono parametri chiari per definire la qualità della formazione, con una valutazione per aree disciplinari dinamica (il miglioramento nel livello di conoscenza e di comprensione conseguito negli anni di corso), in cui le scelte degli studenti saranno il primo dei criteri di valutazione in base ai quali ripartire le risorse ordinarie agli atenei. Il diritto allo studio significa, anche, diritto alla mobilità geografica: serve un Erasmus in Italia, con politiche di residenze e affitto agevolato per gli studenti fuorisede. Concretamente, proponiamo di agire sull’enorme patrimonio di uffici sfitti delle nostre città, favorendo la costituzione di agenzie immobiliari sociali che, trasformando gli uffici in residenziale, offrano affitti calmierati. Infine, con le nostre proposte, il dottorato di ricerca uscirà dall’attuale “stato di minorità”. Ricercatori e docenti: shock generazionale, patti chiari e diritti. Abbiamo la classe accademica più anziana del mondo occidentale. Proponiamo lo sblocco del turn over e il pensionamento a 65 anni, destinando le risorse “liberate” all’assunzione di nuovi docenti. Patti chiari per chi, dopo il dottorato, entra nell’università come ricercatore. Un vero percorso di ruolo (tenure-track), che riserva una posizione di docenza, al termine del primo periodo contrattuale di tre anni, a coloro che superano una selezione e che hanno a disposizione un secondo triennio durante il quale conseguire un’abilitazione. Il ricercatore che abbiamo in mente è anche un “professore in prova” che non deve, però, essere sacrificato alla didattica, e deve poter disporre di fondi di ricerca e spazi concreti di autonomia. Per i ricercatori attuali, a tempo indeterminato e determinato, un’adeguata quota di concorsi da bandire nei primi 6 anni di applicazione della riforma, e possibilità della chiamata diretta. Per assegnisti e contrattisti, abolizione delle forme attuali di precariato, con un “contratto unico di formazione e ricerca”: tutele assistenziali, previdenziali ed economiche. Proponiamo che, dopo la verifica dell’attitudine alla ricerca, si entri in un ruolo unico di docenza, articolato in livelli. Per chi lascia l’università, a un’età di massimo 32/33 anni, valorizzazione dell'esperienza di ricerca con priorità nei passaggi nella pubblica amministrazione e nell'insegnamento nelle scuole secondarie superiori.

7. Autonomia vera, valutazione severa per un’Università efficiente.
Funzionamento: Proponiamo che la legge preveda pochi principi essenziali sul sistema di governo degli atenei: autonomia nell’organizzazione, responsabilità per i risultati. Incentivi e disincentivi per favorire meccanismi virtuosi, focalizzando l’attribuzione delle risorse sulla valutazione.
Stato e Regioni per il sistema universitario. Valorizzazione delle Regioni per contribuire allo sviluppo dell’Università, e favorire i legami col territorio. Proponiamo un patto Stato-Regioni per definire le missioni e la coesione del sistema universitario, anche attraverso accordi e federazioni di atenei al fine di razionalizzare il sistema a livello territoriale. Un patto che governi il diritto allo studio e il welfare studentesco, e supporti l’orientamento post-laurea, il placement e gli stage in istituzioni pubbliche e private, la formazione continua. Finanziamento. L’obiettivo è aumentare l’efficienza e le risorse. Non è una contraddizione: come mostrano molte analisi, per l’università si spende poco e male. Per essere coerenti con gli obiettivi-Paese, è necessario aumentare di circa il 40% sia l’efficienza che gli investimenti. Per questo i criteri di ripartizione delle risorse devono disincentivare sprechi e meccanismi poco corretti di gestione del reclutamento e delle carriere. Il punto centrale è stabilire regole certe sulle risorse ordinarie (FFO): nell’immediato proponiamo di unificare tutti i finanziamenti statali in un unico capitolo di spesa, e di destinare a incentivi legati a parametri trasparenti tutte le risorse eccedenti il costo del personale. L’obiettivo è giungere a un sistema di attribuzione delle risorse integralmente ancorato a pochi criteri di valutazione: la qualità dell’attività didattica e della ricerca; le scelte degli studenti; la coesione territoriale del Paese; gli obiettivi di sviluppo strategico del sistema universitario.
Per liberare risorse, occorre affrontare il problema dell’interazione tra Università e sistema sanitario, intervenendo anzitutto sulla ripartizione dei costi e la gestione dei servizi di assistenza clinica. Infine, dobbiamo puntare a un aumento consistente dei fondi di dotazione per le singole università: serve una detassazione che incentivi le donazioni private alle Università

giovedì 3 giugno 2010

Rilancio? La provincia è ferma (da L'Arena)

Verona «distratta» al punto da farsi ridimensionare da Brescia nell’aeroporto Catullo-Montichiari e nell’autostrada Serenissima? Lorenzo dalai, consigliere provinciale del Pd, si dice «esterrefatto» di fronte alle considerazioni espresse su L’Arena dal presidente della Provincia Giovanni Miozzi che invita enti e forze economiche ad attivarsi per non far perdere posizioni a Verona. «Miozzi non parla dei 5 milioni di ulteriore capitalizzazione sborsati dalla Provincia, e finiti nel pozzo senza fondo del bilancio del Catullo», commenta dalai, «e non dice che tutte le Province del Veneto tranne Verona hanno approvato il loro Piano territoriale di coordinamento e che Verona, essendone ancora priva, ha perso innumerevoli occasioni di rilancio». dalai accusa Miozzi di «immobilismo». «Sul filobus, dove una società partecipata dalla Provincia si è impegnata per cifre iperboliche su un progetto mai sottoposto agli organi preposti, cioè Giunta e Consiglio», aggiunge, «un assessore ha avuto il coraggio di dire che la questione competeva solo al Comune di Verona. Sul supporto finanziario ai cassintegrati bisogna dire che finalmente Miozzi ha fatto qualcosa». Ma «poco o nulla si è fatto perché la Provincia, come tutti gli enti locali, è di fatto in amministrazione controllata da parte del Governo. Il patto di stabilità blocca ogni possibilità di intervento capace di incidere positivamente su un territorio dove la crisi continua a mordere imprenditori e dipendenti. Si è andati solo sull’autodromo. Andremo tutti a divertici là»

Proposte del PD all'assemblea nazionale del 21 e 22 maggio. 1) Sviluppo, lavoro, welfare


Il 21 e 22 Maggio si è tenuta l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico:

il clima che abbiamo respirato è stato finalmente disteso, costruttivo e sereno.

Ci si è confrontati sui problemi reali del Paese, e soprattutto,

dividendoci per gruppi di lavoro, abbiamo definito le linee guida del

nostro Partito proprio per rispondere in maniera seria e concreta.

Il dibattito, come sempre, c’è stato, ma è stato tutti incentrato sulle tematiche

e sulle proposte, accantonando polemiche sterili e correntismi inutili e improduttivi.



Quanto ai contenuti veri e propri, per la prima volta dalla nascita del PD

sono state sintetizzate e definite le posizioni e le proposte del Partito riguardo

sei tematiche strategiche: Istituzioni, Università e Ricerca, Lavoro, Green Economy,

Giustizia, Europa.


Per il Veneto vogliamo organizzare in tempi ragionevoli delle iniziative

legate ai temi del Lavoro e della Green Economy, in modo da comunicare al meglio

quanto è stato discusso e proposto dall’Assemblea Nazionale.

La strada che stiamo percorrendo insieme è certamente impegnativa ma al tempo

stesso sintomo di un percorso serio, responsabile ed affidabile, lo stesso che

anche in Veneto, ci permette di amministrare numerose realtà.


Qui sottto il primo tema: lavoro, welfare e sviluppo fondamentali attanagliano il lavoro italiano: la precarietà ed il bassissimo tasso di occupazione delle donne e dei giovani, in modo drammatico nel Mezzogiorno. La profonda crisi in corso ha pesantemente aggravato i nostri mali storici: quasi 700.000 occupati in meno da Aprile 2008 e quasi un milione di lavoratori a reddito tagliato dalla collocazione in cassa integrazione nel 2009. Soffrono, in particolare, i giovani per i quali il tasso di disoccupazione si è impennato di oltre 7 punti percentuali (al 28%) e per i quali sono spesso assenti sostegni al reddito. Il tasso di occupazione è caduto di quasi 3 punti negli ultimi 18 mesi (dal 59% al 56%). Diventa sempre più intensa la rassegnazione di quanti, soprattutto giovani e donne, soprattutto al Sud, non trovano lavoro e smettono di cercarlo. Le previsioni per il 2010 indicano ulteriore aumento della disoccupazione. Alle storiche categorie “escluse” dal mercato del lavoro, si sono aggiunti negli ultimi mesi anche gli ultracinquantenni di tutte le qualifiche.

Oggi, tra i problemi prioritari, oltre alla precarietà e all’assenza di lavoro, si inserisce l’insicurezza di quanti hanno il lavoro a tempo indeterminato, ma hanno perso la prospettiva di stabilità, nonostante le “forti” garanzie giuridiche godute: i 150 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo per affrontare il futuro di aziende medie e grandi sono esempi chiari dell’insicurezza dei cosiddetti “garantiti”. Inoltre, il mercato del lavoro è partecipato da italiani e “nuovi italiani”. Anche i lavoratori e le lavoratrici migranti e le loro famiglie, oltre 4 milioni di persone, subiscono le conseguenze della crisi, in particolare nell’agricoltura. Ma, la transizione demografica in corso e la crescente domanda di servizi alla persona richiedono la presenza strutturale di immigrati.

Le condizioni del lavoro sono connesse con le situazioni di disagio sociale e di povertà, in particolare estrema e minorile. Nel 2008, il 5% della popolazione residente in Italia era in condizioni di povertà assoluta. Le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2.737.000 e rappresentano l’11,3% del totale, mentre gli individui poveri sono oltre 8 milioni, pari al 13,6% della popolazione, con un significativo aumento dei working poors. Sono dati tra i peggiori di Europa. Soffrono soprattutto le famiglie con figli minori ed, in particolare, nel Mezzogiorno.

Nell’ultimo quarto di secolo, il lavoro è cambiato in tutta l’area dei Paesi più sviluppati. Tenere conto delle diversità, spesso subite, qualche volta scelte, delle condizioni del lavoro e riconoscere la molteplicità dei rapporti tra tempi di vita e tempi di lavoro per valorizzarla vuol dire superare i tanti dualismi del mercato del lavoro. Alcuni Paesi additati in questi anni a modello di performance economica (Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Spagna), caratterizzati dalla liberalizzazione estrema del mercato del lavoro, hanno conosciuto ritmi di crescita intensi grazie, soprattutto, a politiche macroeconomiche espansive, ossia al colossale indebitamento delle famiglie. Il debito privato ha compensato gli effetti negativi sulla crescita derivanti dalla precarietà delle condizioni e dei redditi da lavoro. In fondo, la svalutazione del lavoro è stata la causa primaria della crisi in corso. Per contro, altri paesi (Svezia, Danimarca in prima fila), caratterizzati da efficaci reti di welfare e da politiche per la crescita di qualità (dagli investimenti in R&S ed in infrastrutture, alla regolazione concorrenziale dei mercati, alla qualità delle pubbliche amministrazioni, al sistema fiscale, ecc) hanno registrato un’espansione significativa e stabile nella produzione e nell’occupazione.

In sintesi, la regolazione del mercato del lavoro non è variabile indipendente. I mercati globali, le caratteristiche del paradigma tecnologico diffuso e la “forza” del consumatore richiedono flessibilità nelle unità produttive. Tuttavia, il punto è, in particolare in Italia, l’utilizzo delle forme contrattuali precarie per la riduzione del costo del lavoro. Un utilizzo improprio che ha disincentivato, in tanti casi, l’investimento delle imprese in innovazione e l’innalzamento della produttività.

In Italia, i dati disponibili indicano che i rapporti di lavoro precari sono concentrati nelle imprese con meno di 9 occupati, ossia le unità produttive “libere” dai vincoli dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, mentre diminuiscono al crescere della dimensione occupazionale dell’impresa. Insomma, in Italia la precarietà si è diffusa in quanto i contratti precari costano al datore di lavoro, in termini di contribuzione sociale e di retribuzione o compenso (definiti al di fuori dei contratti nazionali di lavoro ed in assenza di una legge sul salario minimo), molto meno dei contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In un Paese abituato a competere drogato dalle svalutazioni della Lira, l’avvento dell’euro, i ritardi nelle riforme strutturali e nella politica industriale e gli scarsi investimenti in R&S da parte delle imprese sono stati in parte compensati dall’abbattimento del costo del lavoro mediante i contratti precari e la stagnazione delle retribuzioni dei lavoratori a tempo indeterminato.

La politica del lavoro del Governo dall’inizio della legislatura ha aumentato la precarietà e penalizzato, in particolare, i giovani e le donne. Ad esempio, nel caso dei call centers, lo smantellamento dei limiti ai contratti a progetto ha determinato, da un lato, lo spiazzamento delle imprese che avevano stabilizzato i lavoratori attraverso gli incentivi introdotti nel 2006 e, dall’altro, la cassa integrazione per migliaia di giovani. Le misure introdotte dal Ministro Sacconi, da ultimo nel “Collegato lavoro” rinviato dal Presidente Napolitano alle Camere, tendono a far regredire il livello minimo universale di tutele, diritti e retribuzione dei lavoratori e delle lavoratrici e puntano a corporativizzare sul piano territoriale e settoriale i nuclei più forti di lavoratori.

La strategia del PD per il “diritto unico” del lavoro. Il PD è “il partito del lavoro”, “fondato sul lavoro”. Per il PD, il nesso tra diritti di cittadinanza e diritti sociali e del lavoro è indissolubile. Il lavoro è fonte di identità della persona umana e, al tempo stesso, come indicato all’art 1 della nostra Costituzione, fonte di cittadinanza democratica. Il PD intende rappresentare il lavoro “in tutte le sue forme”, dal lavoro (relativamente) stabile a tempo indeterminato, al lavoro precario e parasubordinato, dal lavoro di artigiani, commercianti e professionisti, al lavoro dell’imprenditore.

Innalzare il potenziale di crescita dell’economia italiana è condizione necessaria per migliorare le condizioni del lavoro, aumentare il tasso di occupazione e l’inclusione sociale e combattere la povertà. Nella fase in corso, è decisivo rilanciare la domanda effettiva in Europa e nella nostra economia. Infatti, le condizioni del mercato del lavoro dipendono innanzitutto e soprattutto dalle crescita economica.

Il circolo virtuoso della crescita va riavviato, innanzitutto, nell’Unione Europea e nell’area dell’euro, attraverso la costruzione di una governance economica comune adeguata ad aggredire gli squilibri esistenti in termini non solo di disavanzi pubblici, ma anche di avanzi (Germania, Olanda) e disavanzi (Grecia, Spagna, Portogallo) delle bilance correnti, ossia gli squilibri dei potenziali di crescita dei Paesi euro. A tal fine, nell’ambito della Strategia Europa 2020, è decisivo attuare un Piano Europeo per il Lavoro, finanziato con eurobonds, regolare, dare trasparenza e frenare l’attività speculativa di tutti gli investitori istituzionali.

Sul versante “interno”, l’Italia deve qualificare la crescita. Dobbiamo inscrivere le riforme della regolazione dei rapporti di lavoro dentro una più generale strategia "alta" di crescita. Insomma, non è sostenibile una proposta radicalmente alternativa alla strategia del Ministro Sacconi sul mercato del lavoro senza una strategia radicalmente alternativa per il futuro dell’Italia. Quindi, oltre al piano della politica macro-economica europea, sono necessarie riforme del welfare, investimenti pubblici e privati nell'innovazione, nella ricerca, nella scuola e nell'università, nella formazione permanente, investimenti nelle infrastrutture per la green economy e green society, liberalizzazione dei mercati dei servizi alle persone e alle imprese, riorganizzazione del fisco, riforme delle pubbliche amministrazioni, in particolare della giustizia civile, riforme della rappresentanza politica, economica e sociale e dell’efficienza delle istituzioni democratiche e, non ultimo in termini di rilevanza per la crescita economica, innalzamento del capitale sociale, della legalità e del civismo.

Per la ricomposizione del mondo del lavoro, non solo delle sue tutele, ma anche delle sue opportunità, nel riconoscimento delle specificità delle attività lavorative e delle oggettive esigenze di flessibilità e di competitività delle imprese, non vi sono scorciatoie. Un modello unico di contratto di lavoro è un obiettivo da collocare in un quadro di elevata e consolidata dinamica della produttività, condizione necessaria a compensare il connesso aumento di costo per l’impresa. Oggi, data la difficile fase dell’economia europea, considerata l’anemia della produttività italiana e l’aumento strutturale della disoccupazione, proponiamo un ventaglio di interventi per andare verso il superamento del mercato del lavoro duale. Le proposte sono frutto di una lunga, approfondita e largamente condivisa elaborazione dei parlamentari del Pd delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato.

La strategia proposta dal Pd per promuovere il “diritto unico” del lavoro, si articola lungo due principi di fondo: la migliore flex-security europea; l’universalità dei diritti fondamentali di cittadinanza, in particolare il welfare orientato a promuovere il benessere di tutto il nucleo famigliare, anche attraverso misure di conciliazione lavoro-famiglia. I capisaldi della strategia del Pd, da portare avanti in modo graduale al fine di evitare ogni onere aggiuntivo per la finanza pubblica, sono i seguenti:

1. incentivazione del contratto a tempo indeterminato, definito dall'UE "forma normale del rapporto di lavoro", attraverso il minor costo della stabilità rispetto alla precarietà, ossia mediante l’allineamento e la riduzione del cuneo contributivo. In particolare:
a. graduale convergenza degli oneri sociali complessivi sul lavoro intorno ad un livello intermedio tra quanto oggi versato per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e per i lavoratori impigliati in contratti low cost (primo tassello di una complessiva riforma per spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro ed impresa ai redditi da capitale);
b. maggiorazione degli oneri contributivi per indennità di disoccupazione e indennità di fine rapporto sui contratti a tempo determinato (ad eccezione dei contratti a contenuto formativo) e sui contratti atipici;
c. introduzione di un salario o compenso minimo, determinato in riferimento agli accordi tra le parti sociali, per i lavoratori e le lavoratrici escluse dai contratti collettivi nazionali di lavoro, per i contratti a progetto, stage;
d. eliminazione dell’associazione in partecipazione con solo apporto di lavoro e dello staff leasing; delimitazione degli spazi di applicazione dei contratti a progetto, dei contratti a chiamata, del voucher;
e. restrizione, come previsto nel “Protocollo sul welfare” del 2007, della durata complessiva e delle causali dei contratti a tempo determinato ed introduzione di “tetti” in ogni azienda per la quota, sul totale degli occupati, di lavoratori e lavoratrici con contratto a tempo determinato;
f. incentivazione fiscale e contributiva alla stabilità legata alla effettiva formazione (vedi punto 8);

2. graduale introduzione di una base di “diritti di cittadinanza” per tutte le forme di lavoro, comprese le imprese individuali (vedi punto 7), in materia di garanzia del reddito, malattia, infortuni, riposo psicofisico, maternità; in particolare, universalizzazione dell'indennità di disoccupazione, anche nei confronti del lavoro autonomo e professionale; introduzione di un'indennità di disoccupazione means tested (a carico della fiscalità generale, in coda all'indennità assicurativa); unificazione e riforma della CIG ordinaria e straordinaria, anche al fine di consentire la ricollocazione dei lavoratori in relazione alla riorganizzazione dell'apparato produttivo; eliminazione dell'indennità di mobilità; potenziamento degli incentivi fiscali per i contratti di solidarietà; politiche attive specifiche per il re-inserimento al lavoro degli over-45;

3. integrazione delle pensioni delle future generazioni di lavoratori e lavoratrici attraverso una quota a carico della fiscalità generale, determinata in relazione alla contribuzione versata; ripristino ed allungamento dell’intervallo per la scelta dell’età di pensionamento e allineamento dei requisiti per uomini e donne;

4. introduzione di un reddito minimo di inserimento sul modello del “Reddito di Solidarietà Attiva” per combattere la povertà e l’esclusione sociale, in particolare la povertà estrema e minorile;

5. trasformazione dell'indennità di maternità in diritto di cittadinanza e relativo finanziamento a carico della fiscalità generale; per incentivare l’occupazione femminile, introduzione di una detrazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne in nuclei famigliari con figli minori; superamento degli assegni famigliari e della detrazione per figli a carico ed introduzione di un contributo annuale di 3000 euro all’anno per ogni figlio fino alla maggiore età, a cominciare dalla fascia 0-3 anni, esteso anche ai lavoratori autonomi e professionisti; introduzione del part-time agevolato e volontario, innalzamento dell’indennità per i congedi parentali, incentivazione del rientro al lavoro delle donne ultra-quarantenni; potenziamento, secondo i principi della sussidiarietà, dei servizi alla famiglia (dagli asili nido all’assistenza agli anziani non-autosufficienti); credito di imposta per l’occupazione femminile nelle aree svantaggiate; avvio del “Conto personale di cittadinanza”, forma di risparmio agevolata per favorire l’autonomia ed il lavoro dei giovani;

6. rafforzamento delle misure legislative ed amministrative (incluse le risorse finanziare ed umane per i controlli) per favorire l’emersione del lavoro e per il miglioramento della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro; esclusione dal prezzo degli appalti, in particolare quelli al massimo ribasso, del costo del lavoro e delle misure di sicurezza; recepimento della direttiva europea per il contrasto al lavoro dei migranti senza regolare permesso di soggiorno; revisione della normativa sull’immigrazione per promuovere l’ingresso regolare per lavoro; nell’immediato, prolungamento del permesso di soggiorno per i lavoratori migranti disoccupati entrati in modo regolare;

7. introduzione dello Statuto dei Lavoratori Autonomi e dei Professionisti per definire un denominatore di tutele e di incentivi rispondente alle esigenze comuni di artigiani, commercianti, professionisti;

8. riforma del contratto di apprendistato per incentivare formazione effettiva ed adeguata ai fabbisogni delle imprese; allungamento del “periodo di prova” in rapporto alla natura delle mansioni assegnate; introduzione del diritto alla formazione permanente come diritto soggettivo nella società della conoscenza;

9. potenziamento delle politiche attive per il lavoro, quindi integrazione delle politiche sociali e del lavoro con le politiche della formazione per favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti in difficoltà; valorizzazione e potenziamento dei Servizi per l’impiego in ottica di complementarietà tra pubblico e privato in un quadro regolativo di controllo pubblico;

10. approvazione, in relazione all'accordo interconfederale tra le parti sociali, di una legge quadro per la democrazia sindacale per disciplinare rappresentanza, rappresentatività e validazione dei contratti, condizione necessaria, tra l’altro, per ridefinire, nel pieno rispetto dei principi costituzionali, la regolazione del diritto di sciopero nei trasporti, impossibile per delega legislativa