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martedì 26 ottobre 2010

Sergio Marchionne e il caso Italia Intervista a Pietro Ichino a cura di Antonino Leone


Intervista a Pietro Ichino a cura di Antonino Leone
Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, valuta a “Che tempo che fa” la situazione della Fiat e del sistema Italia. Riporta i risultati delle ricerche di World Economic Forum che posizionano l’Italia al 48° posto per competitività, dopo la Lituania, il Cile, Cipro, l’Islanda ed al 118° posto per efficienza produttiva. Questi sono dati preoccupanti che non lasciano intravedere miglioramenti del sistema economico del paese al di là delle difficoltà che la Fiat vive in questo periodo in Italia.
Ho intervistato il senatore Pietro Ichino del Partito Democratico per approfondire l’argomento.

L’intervento di Sergio Marchionne l’ha colto di sorpresa o ha confermato le sue convinzioni?
Non mi ha sorpreso affatto: sono le stesse cose che sto dicendo da più di tre anni. D’altra parte, l’idea che una multinazionale come la Fiat debba investire in Italia soltanto perché il suo amministratore delegato è italiano, oggi, a me sembra una grossa sciocchezza. E mi preoccupa un pò, per le sorti del nostro Paese, sentirla anche in bocca a politici di primo piano.

Perché l’Italia ha una scarsa capacità di attrarre gli investimenti esteri delle imprese globali?
Le cause sono molte, dai difetti di funzionamento delle amministrazioni pubbliche ai difetti delle nostre infrastrutture, al difetto di cultura delle regole che caratterizza tutto il nostro Paese e in modo particolare il nostro Mezzogiorno. Ma tra queste cause va messa anche una legislazione del lavoro caotica, illeggibile, intraducibile in inglese; e un sistema di relazioni sindacali inconcludente, perché attribuisce di fatto un potere di veto sui piani industriali innovativi anche al sindacato minoritario.

Tra le cause della scarsa attrattività dell’Italia per gli investimenti stranieri vi sono anche l’alto costo del lavoro o lo scarso ambiente innovativo, le regole che non privilegiano il merito e il talento?
C’è anche un problema di costo del lavoro: non come costo orario assoluto, ma come costo per unità di prodotto. In altre parole, la produttività del lavoro è mediamente più bassa in Italia che altrove in Europa. Vi contribuisce anche una peggiore allocazione delle risorse umane, determinata da un mercato del lavoro molto vischioso. Poi c’è il discorso sulla chiusura del sistema ai piani industriali più innovativi, che è in parte imputabile alla regola della rigida inderogabilità del contratto collettivo nazionale, anche nelle sue parti relative all’organizzazione, ai tempi di lavoro, all’inquadramento, alla struttura delle retribuzioni. E’ un discorso complesso, cui ho cinque anni fa ho dedicato un libro (“A che cosa serve il sindacato”, Mondadori, 2005): sarebbe difficile riassumerlo qui in due battute.

La scarsa attenzione del Governo verso le riforme da varare nel periodo di crisi è una scelta giusta o prefigura una scelta errata per costruire un futuro in cui la posizione competitiva dell’Italia sia più avanzata rispetto agli altri Stati occidentali e la redistribuzione della ricchezza più equa?
La grande crisi è un’occasione da non sprecare, per ristrutturare il tessuto produttivo e le amministrazioni pubbliche del Paese. Ma per questo occorre avere il coraggio di chiudere aziende e uffici inefficienti, offrendo ai lavoratori coinvolti una solida garanzia di continuità del reddito e di un investimento efficace nella loro professionalità.

La produttività ed i salari in Italia nel privato e nel pubblico sono bassi rispetto agli altri paesi europei. Questo rapporto o equilibrio bisognerebbe farlo saltare perché non produce benefici all’Italia, alle aziende ed ai lavoratori?
Ovviamente sì: dobbiamo uscire dal circolo vizioso della bassa produttività e dei bassi salari. Ma per questo occorre maggior coraggio e incisività nel fare quello che dicevo prima: assecondare la ristrutturazione del tessuto produttivo e amministrativo del Paese.

Quali posizioni i soggetti sociali e politici potrebbero assumere per costruire un nuovo equilibrio più equo e responsabile?
Anche qui il discorso sarebbe troppo lungo e complesso per essere svolto in questa sede. Mi limito a rinviare, per la parte del discorso relativa alla riforma del diritto del lavoro e del sistema delle relazioni industriali, al mio progetto per un nuovo Codice del Lavoro semplificato, contenuto nei due disegni di legge n. 1872 e 1873, che ho presentato l’anno scorso con altri 54 senatori del Pd.

Cosa condivide dell’intervento di Marchionne e cosa invece ritiene che vada corretto o integrato?
A me sembra che Marchionne sostanzialmente abbia ragione quando pone questo problema: in Italia non basta che un accordo come quello di Pomigliano sia firmato da quattro sindacati su cinque e approvato da due lavoratori su tre, per garantirne l’effettività.

Perché ha ragione?
Perché, per esempio, lo sciopero dello straordinario proclamato dai Cobas da qui fino al 2014 produce l’effetto pratico di rendere facoltativa l’applicazione della clausola sul 18mo turno per ciascuno dei lavoratori interessati, che è invece un ingranaggio essenziale del piano. Ma, al di là di questo, io capisco che tutto il dibattito seguito a quell’accordo possa essere visto come una follia.

In che senso una follia?
Quel dibattito è nato da una denuncia della Fiom che non sta in piedi: quella secondo cui l’accordo violerebbe la legge e addirittura la Costituzione. Gli stessi dirigenti della Fiom, quando ne discuto con loro, anche in pubblico, riconoscono che non c’è alcuna violazione di legge e che la vera questione è quella delle deroghe al contratto collettivo nazionale. Ma, intanto, metà dell’opinione pubblica italiana si è convinta che Marchionne offra lavoro solo in cambio di rinuncia ai diritti fondamentali dei lavoratori.

Ma i dirigenti della Fiom ribattono che le deroghe al contratto nazionale portano un peggioramento delle condizioni di lavoro.
Niente affatto. L’ora e mezza in più di straordinario alla settimana porta quaranta ore di lavoro settimanali e 300 euro in più in busta-paga. Fare le barricate contro una “deroga” come questa, in una regione afflitta da una drammatica mancanza di lavoro come la Campania, è davvero una cosa da matti. Quanto alla clausola contro l’assenteismo abusivo, quella avrebbero dovuto chiederla da tempo gli stessi lavoratori, o almeno la maggioranza di loro. Perché non si può difendere il diritto alla malattia retribuita senza combatterne gli abusi più gravi e diffusi, come quelli che ancora recentemente hanno caratterizzato lo stabilimento di Pomigliano.

Qualcuno obietta che si incomincia così e non si sa dove si va a finire.
L’argomento dello slippery slope, del “piano inclinato”, è sempre stato il cavallo di battaglia di tutti i peggiori conservatorismi. Lo è anche in questo caso. Non ci si può chiudere a riccio contro tutte le innovazioni: in questo modo, per evitare le innovazioni cattive si chiude la porta anche a quelle buone.

Perché è cosi difficile avviare il cambiamento in Italia al fine di adattare con continuità le istituzioni ai bisogni ed alle esigenze del Paese?
Perché siamo un Paese in cui il pragmatismo è molto svalutato. Un Paese bloccato da troppi circoli viziosi.

martedì 19 ottobre 2010

L'opposizione in terza? C'è solo il PD (di SergioCarollo)

Voglio informare tutto il Circolo che da tempo l'opposizione in 3^ Circoscrizione di fatto è ridotta al solo Partito Democratico viste le continue assenze dei Consiglieri L'Ulivo per Verona, Per Verona Civica e Gruppo Misto.
Fare opposizione in quattro, vuol dire lavorare, lavorare, lavorare e non portare a casa quasi nulla.
Pur in queste condizioni, nel sofferto consiglio di Circoscrizione di ieri sera 18 ottobre siamo riusciti a presentare un Ordine del Giorno "rrichiesta di investire nel territorio delle Circoscrizioni l’importo dei gettoni non corrisposto ai Consiglieri".
Dopo un interruzione e concitate consultazioni, purché non venisse bocciato abbiamo concordato di trasformarlo in lettera concordata con tutti i Consiglieri presenti.
Di seguito allego il testo.

Saluti a tutti Sergio Carollo



O R D I N E D E L G I O R N O







Oggetto: richiesta di investire nel territorio delle Circoscrizioni l’importo dei gettoni non corrisposto ai Consiglieri.





Premesso che a causa della pesante situazione economica e finanziaria in cui versano gli Enti locali a seguito della crisi mondiale che stiamo vivendo, sono stati emessi provvedimenti legislativi finalizzati alla riduzione degli oneri amministrativi.



Considerato che Il D.L. n. 78 del 25/05/2010 prevede, fra altri provvedimenti, che “… nessuna indennità è dovuta ai Consiglieri di Circoscrizione….” e ciò con effetto immediato, di conseguenza da tale data le risorse finanziarie destinate, sono rimaste nelle casse del Comune di Verona.



Tutto ciò premesso

I Consiglieri di tutte le forze politiche rappresentate in Circoscrizione propongono che le risorse finanziarie destinate ai compensi per i Consiglieri di Circoscrizione previste nel bilancio 2010 e non erogate per effetto del citato D.L. siano reinvestite in opere e iniziative necessarie nelle Circoscrizioni.



Chiedono pertanto di trasmettere il presente Ordine del Giorno al Sindaco, alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale.

lunedì 18 ottobre 2010

Risultati congresso terzo circolo

Provinciale

Votanti 118

Lonardi:59
D'Arienzo:59


Comunale

Votanti 118

Carollo: 49
Vallani: 47
Montagnoli: 19
Bianche: 3

Circolo

Votanti 117

Benini: 104
Bianche: 11
Nulle: 2

sabato 16 ottobre 2010

Mozione cava Speziala (di Carla Padovani)

La cava Speziala, ora dismessa, è stata per decine di anni alla ribalta ' con alterne vicende' a

dimostrazione di quanto la sua presenza abbia influito suila vita delle persone e dell'ambiente
del quartiere di San Massimo.

Da una ventina di anni, da quando cioè è stata dismessa , si è molto dibattuto nel quartiere sul

destino di questo " buco". Nel frattempo la natura ha preso il sopravvento quasi a dare
indicazioni sulla vocazione di quell' area, creando un fitto bosco con molte specie arboree
autoctone dove trovano dimora molte specie di uccelli censite dalla Lipu.

Nell'ottobre 1995 1950 cittadini di San Massimo-Croce Bianca hanno sottoscritto un progetto
di parco pubblico "Un parco per la città" intravedendo la possibilità di riscattare questa parte di
territorio , così martoriata e compromessa dall'attività di scavo, creando un progetto di " parco
Urbano", coinvolgendo tutte le scuole del quartiere. Oltre trenta associazioni del quartiere
hanno sottoscritto tale progetto.

Nel Pat si e recepita questa esigenza indicando tale area come "area boschiva".

Recentemente è pervenuta alla 3^ circoscrizione la richiesta di parere dell'edilizia privata del

Comune, inerente ad una proposta di bonifica ambientale che prevede il pressoché totale
taglio degli alberi nell’ex cava, parere negativo votato all'unanimità dal consiglio di
circoscrizione il 30 novembre 2009.

La quasi totale eliminazione degli alberi è motivata dai proprietari dell'area, dalla presenza in

varie parti del terreno, a macchia di leopardo, di metalli come zinco, rame stagno, idrocarburi

e altri inquinanti, in percentuali non di tanto superiori a quelle consentite.

Considerato che

-Dal 1985 , ultimata l',escavazione, la Cava è rimasta ferma , non è stata fatta la
ricomposizione ambientale, come era previsto, si è cessato il movimento di camion. Forse del
materiale è stato lasciato furtivamente lungo le scarpate della cava , ma non certo sul fondo.

-L’8 novembre 1989 , con autorizzazione arbitraria del presidente della provincia, era stata
concessa l’autorizzazione per una discarica di terre di fonderia, allo scopo è stato
parzialmente impermeabilizzato il fondo e le sponde, con lo spessore i 1 m sul fondo e 0,5 m
sulle sponde.

- Il 28 febbraio 1991 il TAR ha bloccato l’autorizzazione al conferimento delle terre di fonderia ,

che nel frattempo erano state depositate in un lotto situato a nord-est della cava;

- Nel corso degli anni è stato depositato del materiale senza autorizzazione lungo le sponde e
la scarpata della cava, che è stata comunque ripulita una prima volta nel 2000 e
successivamente nel 2005 con un provvedimento di bonifica e recinzione dell’ intera area;

- Dar 2005 al 2009 un custode fisso pagato dalla proprietà e residente in un prefabbricato in
loco,controllava I'accesso alla cava;

-L’attività di utilizzo della cava come discarica di rifiuti speciali è inizíata nel 1989 con la
proprietà della ditta A.R.E.A. s.r.l., la stessa che ora ne richiede la ricomposizione ambientale.
La richiesta del taglio delle piante per procedere ad una eventuale e non richiesta bonifica, fa
pensare ad una operazione volta a non far più considerare quest’area come boschiva,


diventando la vegetazione al termine dell’operazione inferiore a 30% dell'area totale ( I'attuale
area boschiva e di 87100 mq);

-Nel bilancio di previsione 2010 è stato accolto come raccomandazíone da parte
dell'assessore all’urbanistica l’emendamento che prevedeva l'acquisizione dell'ex cava
Speziala , tramite anche i proventi degli oneri relativamente al PAQUE del Seminario di San
Massimo, da parte del comune per realizzare un Parco urbano.



IL CONSIGLIO COMUNALE

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA



- a subordinare la concessione al nulla osta per qualsiasi tipo di intervento all'impegno di
impedire comunque che la ex cava Speziala di San Massimo possa divenire discarica di
qualsiasi tipo e per qualsivoglia tipologia di materialí, data la contiguità con I'abitato del
quartiere di San Massimo e di conseguenza per le implicazioni di carattere ambientale,

sanitario e di aggravio del traffico pesante che ne potrebbero derivare;

-qualsiasi autorizzazione rilasciata dall'amministrazione salvaguardi la realtà boschiva
esistente;

- Il Consiglio Comunale si impegni a vincolare I'utilizzo di tale aÍea a fini sociali per il quartiere
di San Massimo -Croce Bianca


" Ieri in consiglio comunale è stata votata all'unanimità la mozione sulla cava Speziala, mi è stato chiesto di togliere il secondo punto, quello relativo al disboscamento in quanto è un punto molto delicato, essendo coinvolta una recente normativa ambientale.

Comunque il risultato è molto positivo in quanto viene chiuso il cerchio " istituzionale" avendo votato un simile documento anche la circoscrizione e la provincia.

La nota positiva è che il documento era all'ultimo punto ordine del giorno e la maggioranza è rimasta in aula per votarlo."

venerdì 8 ottobre 2010

L’A22: «La terza corsia non si tocca Palazzo Barbieri sposti il passante»

VERONA — L’Autobrennero è pronta a rivedere il progetto della terza corsia nel tratto riguardante la discarica Ca’ Nova, ma la parte che interferisce con il tracciato del traforo non si tocca: «La legge assegna la precedenza alle strade esistenti, è il Passante che deve spostarsi verso nordest». Così si legge nel documento ufficiale dell’ente inviato dall'amministratore delegato Paolo Duiella all'assessore all'ambiente del Comune Federico Sboarina, al dirigente del settore Andrea Bombieri, al presidente della quarta commissione Marco Comencini e a Giuseppe Simone, presidente della quarta circoscrizione. Una decina di pagine in cui vengono formalizzate nove controdeduzioni ad altrettante osservazioni presentate dal Comune (più due del «parlamentino» di Santa Lucia e Madonna di Dossobuono), con cui la giunta ha motivato il suo parere negativo all'ampliamento dell'A22. Tre in primis i punti su cui il Comune ha preteso chiarezza: l'interferenza della terza corsia con il tracciato del traforo in località Binelunghe, quella con la discarica comunale e l'assenza di compensazioni a fronte di un nuovo carico di traffico per il territorio veronese, quantificate in una cifra pari ad almeno il 2 per cento del costo dei lavori. Ma se su molti aspetti l'autostrada apre, sul traforo la risposta è secca: il progetto dell'A22, in quel punto, non si sposterà di un centimetro.

L'ad Duiella spiega che l'autostrada «esercita fin dall'epoca della sua costruzione un vincolo su tutte le aree attigue fino a 60 metri dalla recinzione», vincolo dettato allo scopo di un potenziamento dell'infrastruttura, di interesse nazionale, «recepito del resto anche nel Prg del Comune di Verona». In quest'ottica, aggiunge, è stato elaborato il progetto della terza corsia, in fase definitiva e oggetto del Via. Quello riguardante l'anello circonvallatorio nord, osserva Duiella, non solo è in fase preliminare e dunque meno approfondito, ma prevedendo l'utilizzo di aree autostradali dovrà comunque essere oggetto di un accordo. «In ogni caso - rimarca - non sarà possibile utilizzare porzioni di proprietà interessanti l'arteria autostradale stessa». La soluzione suggerita dall'Autobrennero? Spostare verso nordest l'asse del traforo denominato «svincolo tangenziale ovest», in località Binelunghe, «visto che sul lato opposto non esistono vincoli particolari». Nessun problema per la discarica, su cui l'autostrada si dice disposta a verificare la possibilità di alternativa», ad esempio con lo spostamento della piazzola di sosta prevista a nord. Sull'ipotesi di fissare cifre a compensazione dell'inquinamento, la risposta è negativa: «Non ci sono leggi che fissano importi minimi.

Le linee guida invitano a concentrare gli sforzi sulla mitigazione diretta degli impatti». E cioè piante, barriere antirumore, mappature acustiche, su cui vengono forniti dettagli e rassicurazioni in risposta alle altre osservazioni. Lo sforzo ad andare incontro alle richieste del Comune, conclude Duiella, c'è ed è palese. Ora spetta a Palazzo Barbieri fare la sua parte: «Accolga la nostra istanza di trasformare il parere negativo in positivo, pur mantenendo ferme le prescrizioni». Il Comune per ora non si sbilancia: «Gli uffici tecnici stanno esaminando attentamente le contrododeduzioni e prepareranno una risposta punto per punto - anticipa Comencini -. Martedì prossimo ne discuteremo con i consiglieri in commissione e vedremo se è possibile trovare la quadra: comprensibile l'urgenza dell'autostrada, ma le esigenze dei nostri territori vanno salvaguardate».