I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

sabato 29 gennaio 2011

Fiat, quali prospettive dopo il referendum? (Sintesi di una serata)


Il circolo della terza circoscrizione di Verona “Enzo Biagi” ha avuto il merito di organizzare un incontro di grande attualità ed importanza per il paese: Fiat. Dopo il referendum quali prospettive?
L’incontro si è posto l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini alle problematiche del lavoro e di avviare un confronto su argomenti che molto spesso dividono anziché unire in una prospettiva comune.
Ha introdotto i lavori Federico Benini, segretario del circolo, che ha illustrato con puntualità le condizioni della Fiat in Italia ed in Europa ed i contenuti dell’accordo di Mirafiori.
Nonostante le luci e le ombre che si presentano nell’affrontare l’argomento in questione, l’incontro è proseguito tra l’interesse dei partecipanti e l’impegno di costruire una strada comune che possa contribuire a superare le diffidenze, le divisioni ed i conflitti legati alle diverse posizioni assunte dalle organizzazioni sindacali nel referendum per contribuire a migliorare il sistema Italia.
Le domande poste da Antonino Leone a Roberto Fasoli, consigliere regionale del Partito Democratico, nell’intervista hanno riguardato diversi temi a partire da una breve analisi della situazione economica a livello internazionale e nazionale:
- La mancanza di regole chiare circa il rapporto tra il contratto collettivo nazionale ed il contratto aziendale;
- L’inefficacia della clausola di tregua;
- Il diritto di veto che può essere esercitato dall’organizzazione minoritaria che non ha firmato il contratto;
- La esclusione dalla rappresentanza aziendale dell’organizzazione sindacale che non ha firmato il contratto;
- La partecipazione dei lavoratori nell’impresa e le regole sulla rappresentanza.
A tutti questi argomenti ed a quelli che hanno posto gli intervenuti ha risposto Roberto Fasoli, consigliere regionale del PD Veneto, il quale si è mosso con spirito di responsabilità nell’unico interesse di proporre una strategia comune per gestire il dopo referendum nell’interesse dei lavoratori e dell’impresa. Fasoli ha criticato alcune prese di posizioni che hanno acuito il conflitto e la posizione di Marchionne che non ha costruito il consenso necessario intorno alla sua proposta. Infatti, il consenso a Marchionne è basso da parte dei lavoratori a prescindere dalle posizioni assunte nel referendum.
“ Ritengo necessario- ha concluso Fasoli- che si sviluppi un’ampia, seria e approfondita discussione sui temi aperti dalla vicenda Fiat perché riguardano direttamente il futuro delle relazioni industriali e sindacali nel nostro Paese. Il PD deve essere e svolgere un ruolo da protagonista nel promuovere un confronto serrato con le organizzazioni sindacali per ricostruire un tessuto unitario oggi lacerato. Deve inoltre costruire un rapporto solido con il mondo del lavoro dipendente, e del lavoro manifatturiero in particolare, che non può essere lasciato in una condizione che Marco Revelli ha definito come “inedita solitudine del mondo del lavoro”. Se vogliamo rappresentare il lavoro dobbiamo ascoltare e comprendere le ragioni di questi lavoratori e saper proporre ad essi una prospettiva credibile in termini di sicurezza del lavoro, dignità, riconoscimento anche economico della professionalità. Devono sentire che il PD è al loro fianco. Sui temi del lavoro l’azione del PD dovrà quindi essere più concreta e continua ed è bene che i nostri circoli prevedano momenti di riflessione attorno ad un tema che è la condizione dell’autonomia e della libertà della persone”.
Gli intervenuti hanno ribadito la necessità di rappresentare in altri incontri nella Provincia gli argomenti trattati. Fasoli e Leone hanno espresso la loro disponibilità per altri eventi che avvicinino il PD alle persone ed a coloro che vivono sulla propria pelle i problemi del lavoro.




venerdì 28 gennaio 2011

Traforo in consiglio comunale (di Carla Padovani)


Lunedì 20 gennaio è iniziata in consiglio comunale la discussione sulla variante per il Traforo, con quasi 2500 osservazioni fatte dai cittadini.

Leggendo queste osservazioni per poi poter scrivere gli emendamenti ho fatto una riflessione:numerosi cittadini hanno non solo fatto osservazioni legittime che riguardano le loro proprietà, ma molti hanno fatto delle osservazioni riguardanti l'intervento in sè, secondo me significative perchè anche queste sono una forma di partecipazione dei cittadini a scelte così importanti per la città, per cui vanno prese in considerazioni e valorizzate.

Da ieri la discussione è entrata nel vivo perchè vengono esaminati e votati gli emendamenti ( più di 900): la cosa è molto impegnativa per noi consiglieri in quanto sono stati ridotti i tempi dell'esposizione degli emendamenti, da 2 a 1 minuto e le dichiarazioni di voto da 2 a 1 minuto per cui per far sì che ogni singolo emendamento abbia un giusto tempo di discussione ci " costringe" ad intervenire tutti...



Personalmente ho presentato 65 emendamenti e 8 ordini del giorno. Ho fatto gli ordini del giorno in quanto era possibile fare emendamenti solo sulle osservazioni dei cittadini.

L'ordine del giorno che ritengo pià importante e significativo è quello che chiede di fare il tracciato a ovest in trincea ( ho allegato alcuni file che ho proiettato in consiglio comunale per il mio intervento), perchè è l'unica occasione che abbiamo per intervenire sull'opera in sè.

Poi ho reputato politicamente importante presentare anche un ordine del giorno che riguarda la Spianà visto che è la " battaglia" politica del nostro circolo per la 3^ Circoscrizione. A mio avviso sarebbe importantissimo, oltre che a livello progettuale doveroso, fare la strada in trincea.



Rimango a disposizione per ogni ulteriore informazione e chiarimento, invitandovi a guardare in diretta la discussione del consiglio sul sito del comune di Verona.



ODG


ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7

Considerato l’importanza di un collegamento diretto della strada con la Valpolicella ( zona Arbizzano) evitando così l’attraversamento di Parona

Si invita l’amministrazione

A valutare l’opportunità di realizzare un collegamento diretto della strada a nord con Via Valpolicella passando sotto la ferrovia


ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7
Tenuto presente che lo svincolo con la strada del Brennero sarà molto utilizzato

Si invita l’amministrazione

A valutare l’opportunità di realizzare una seconda corsia per senso di marcia nel tratto di collegamento con la strada del Brennero

ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7
Considerato che gli attraversamenti dei canali nel tratto ovest della strada sono previsti con un ponte che passa sopra i canali creando un notevole impatto ambientale
Si invita l’amministrazione
A valutare l’opportunità che l’attraversamento di detti canali avevenga in galleria o sottopasso

ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7

Considerata l’importanza della realizzazione di piste ciclabili per incentivare una mobilità sostenibile
Si invita l’amministrazione
A valutare l’opportunità di realizzare, come opera di compensazione ambientale, una pista ciclabile che colleghi quella sull’ex canale Conagro alla Croce Bianca con la pista ciclabile “ del sole” esistente lungo il canale Biffis, all’altezza dell’Aereoporto di Boscomantico, tale pista ciclabile sarà realizzata, per quanto possibile, in affiancamento al canale Conagro.


ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7

Considerata l’importanza della realizzazione di piste ciclabili per incentivare una mobilità sostenibile
Si invita l’amministrazione
A valutare l’opportunità di realizzare, come opera di compensazione ambientale, la prosecuzione della pista ciclabile di Chievo lungo Via Aereoporto Berardi-Centrale elettrica-Boscomantico.

ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7
Considerato che la strada in progetto passerà ad ovest lungo la zona agricola,
si invita l’amministrazione
a valutare l’opportunità, come opera di compensazione ambientale, di acquisire le aree residue della Spianà per la realizzazine del Parco Urbano.

ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7
Considerato che nell’ambito del progetto definitivo occorrerà ricomprendere con specifici accordi gli eventuali danni con impatto ambientale irreversibile sul territorio per le aziende agricole interessate al percorso dell’opera. Poiché con la realizzazione dell’opera si origineranno realtà di fondi interclusi che dovranno essere valutati appieno nella loro integrità economica, in quanto non si tratterà solo di espropriare un terreno, ma di annullare in toto un’attività economica. Nel caso quindi che una realtà agricola dovesse essere parzializzata dall’opera, si dovrebbe tener conto che tale realtà verrebbe del tutto annullata e quindi sarebbe impensabile valutare esclusivamente il costo dell’esproprio, ma si dovrebbe anche valutare i valori aziendali presenti e futuri,
si invita l’amministrazione
di considerare la possibilità di valutare gli espropri come indicato dall’ “ Accordo sulle metodologie di determinazione delle indennità di espropriazione pe ril completamento a sud dell’autostrada Valdastico” allegato all’osservazione della Coldiretti Verona prot. Gen. 248820 del 5.10.10

ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO ALLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE N.7

Considerato che la strada in “ trincea” crea un minore impatto ambientale, un minore consumo di territorio , un minore costo perché non richiede la presenza di barriere antirumore, un minore costo di escavazione perché la parte ovest di Verona ha un terreno pregiato in quanto area di sedimentazione con possibilità di recupero della ghiaia ed eventuale suo utilizzo per la realizzazione degli svincoli, un minore costo di cotruzione per la sede viaria in quanto il terreno in profondità è più compatto, minore costo di costruzione di future strutture di attraversamento ( v, ponti) della strada,
- Si invita l’amministrazione
- a valutare la possibilità di realizzare nel tratto ovest la strada in “ trincea”


Grazie anche all'aiuto di Luigi Lazzarelli che mi ha dato le foto , mando i file che ho proiettato in consiglio comunale durante il mio intervento

STRADA IN RILEVATO

- Maggiore impatto ambientale
- Maggiore consumo di territorio ( v. scarpata 2:3)
- Maggiore impatto acustico e maggiore costo per barriere antirumore ( costo di mitigazione ambientale 9000000Euro)
- Maggiore costo di costruzione della sede viabile
- Maggiore costo di costruzione per consolidamento terreno
- Maggiore traffico di automezzi per portare la terra di riporto
- Maggiori problemi per costruzione di futuri ponti di attraversamento della strada ( ponti molto lunghi)

STRADA IN TRINCEA

- Minore impatto ambientale
- Minore consumo di territorio ( V. scarpata 1:1)
- Minore costo perché assenza di barriere acustiche
- Minore costo per possibilità di installare sulla scarpata panelli fotovoltaici
- Minore costo di escavazione perché terreno pregiato ( area di sedimentazione v. ghiaia) ( risparmio circa 8000000 Euro)
- Minore costo di costruzione per la sede viaria ( terreno più “ compatto”)
- Possibilità di utilizzo della ghiaia sul posto per svincoli
- Tutte le strutture che attraverseranno la strada ( v. ponti) saranno meno impattanti e meno costose

PROGETTO ATTUALE

CONTROSTRADA DI ESPANSIONE
RACCORDO ANULARE INTORNO ALLA CITTA’
AUTOSTRADA IN CITTA’


 NON E’ UTILE E FUNZIONALE ALLA CITTA’ E AL SUO MOVIMENTO

 ELEVATO COSTO/BENEFICIO

 ELEVATO IMPATTO AMBIENTALE

 ELEVATE OPERE DI COMPENSAZIONE


STRADA DI GRONDA ( Anello circonvallatorio di Verona)

-collegamento nord-sud:
Santa Lucia
San Massimo ( Borgo Milano)
Chievo
Valpolicella

-  Evita il traffico di attraversamento sul ponte di Saval per Valpolicella
- ”Aggancia “ Santa Lucia “ alla Valpolicella
-  Collega direttamente la parte ovest di Verona con la Valpantena e viceversa

- Minore costo di costruzione

-  percorso più breve

- minori espopri

-  esistenza di corridoio libero già previsto nel PTP

Traforo in terza circoscrizione (di Sergio Carollo)


Mercoledì sera ho partecipato ad una riunione ristretta con alcuni Consiglieri Comunali e il capogruppo della seconda Gianelli, argomento Passante Nord Traforo.
I Consiglieri stanno trattando l'argomento da parecchi giorni ed ora sono in una fase in cui ci chiedono quali possibili emendamenti/odg possono proporre su nostra richiesta.
Nel Consiglio di questa sera in seconda Gianelli chiederà il completo interramento del passante ed il superamento dell'Adige sub alveo ed una adeguata convenzione per il parcheggio scambiatore di Ca' di Cozzi.
Se dovesse passare, direi di presentare anche noi un OdG per ribadire le richieste come compensazione per il pesante intervento nella nostra zona.

1 Completo percorso in galleria e trincea Dalla Sorte a VR Nord
2 Fasce di rispetto adeguate ai lati del percorso con piantumazione
3 Allargamento di Via Bacillieri fra la statale e Via Lugagnano per drenare traffico a Corso Milano
4 Acquisto da parte del Comune di porzioni di terreno alla Spianà per il futuro parco.

I tempi sono ristretti ma possiamo prepararlo per sabato, informare Zanotto e presentare l'eventuale OdG per il Consiglio di lunedì.

Vi terro informati

Sergio Carollo

mercoledì 26 gennaio 2011

TAGLI AL BILANCIO REGIONALE 2011


Relazioni istituzionali. Drastica riduzione di stanziamenti di cui beneficiavano Comuni e Province per esercitare le funzioni loro conferite e realizzare i relativi servizi. Si tratta di un taglio che supera i 16 milioni di euro tra spesa corrente (- 3,3 milioni) e di investimento (-12,8 milioni). Spiccano, rispetto al 2010, gli azzeramenti di risorse per i Comuni delle aree svantaggiate di montagna (- 5 milioni) e per le unioni di Comuni (- 1,5 milioni).

Sicurezza ed ordine pubblico. Gli effetti della scure: dai 9,4 milioni del 2010 i finanziamenti che verranno messi a disposizione per il settore crollano a 718 mila euro (meno 92,4%). Ridotti al lumicino gli stanziamenti a favore dei Comuni per realizzare presìdi fissi del territorio ed impianti di sorveglianza (- 7,9 milioni).

Agricoltura. Il comparto agricolo nel complesso registra una flessione di risorse pari al 31%. Risultano eliminati i finanziamenti per la tenuta dei libri genealogici e lo svolgimento dei controlli funzionali sulle carni (- 5,2 milioni): dunque meno tutela per i consumatori veneti. Ci sono appena 100 mila euro per la valorizzazione delle produzioni lattiero-casearie di qualità, mentre la pesca e l'acquacoltura sono costrette a subire tagli, sia per spese correnti che di investimento, che superano i 12 milioni di euro. Ridotti del 66% (- 1,9 milioni) i fondi di solidarietà per le aziende agricole colpite da calamità.

Pmi e sviluppo del sistema produttivo: meno 62%. La voce 'Interventi a favore delle Pmi' registra un taglio di 92,3 milioni, pari 99% rispetto al 2010 Nessuna risorsa anche per le azioni a sostegno del mondo della cooperazione (eliminati i 3 milioni dello scorso anno) e ridimensionamenti cospicui per gli interventi strutturali a favore delle imprese artigiane (- 1,2 milioni, con un calo del 39,4%).

Lavoro. Le risorse per la voce 'Politiche del lavoro' scende del 41,1% rispetto al 2010. Questa voce comprende il fondo regionale per il sostegno al reddito e all'occupazione (- 5,5 milioni), il fondo straordinario per i lavoratori in cassa integrazione e in mobilità (- 5 milioni) e quello per il sostegno del lavoro autonomo (- 5 milioni). Azzerate anche le risorse per la promozione della previdenza complementare che l'anno scorso erano pari a 3 milioni di euro.

Turismo. La quasi totalità dei tagli sul turismo avviene sul fronte della informazione, della promozione e della accoglienza (- 23,4 milioni, pari ad un - 64,6%).

Abitazioni ed edilizia speciale. Totale eliminazione dei contributi per il sostegno al pagamento degli affitti (18 milioni). Ad aggravare l'assenza di aiuti sociali nel settore della casa il calo negli investimenti per l'edilizia abitativa pubblica (- 14,2 milioni, pari ad un - 31,4%). Cancellate le risorse a favore degli interventi speciali pubblici nei Comuni: dai 165,4 milioni del 2010 si scende a 22,5 milioni.

Tutela del territorio. Non è bastata l'alluvione: nel complesso il settore subisce un dimezzamento di risorse (- 111,8 milioni, pari al - 53,2% sul 2010) con punte del 100% per le 'sistemazioni fluvio-marittime (- 20,3 milioni) e dell'80,4% per gli 'interventi per l'assetto territoriale'. Fortemente ridimensionati i fondi per studi e ricerche (- 53,9%) e quelli per il rischio idrogeologico che passano dai 37,8 milioni del 2010 ai 26,2 del 2011 (meno 30,6%). Infine, per quanto riguarda gli interventi infrastrutturali in materia di bonifica e la gestione e manutenzione ordinaria degli impianti di bonifica, i tagli ammontano a 39 milioni (circa il 90% in meno).

Tutela ambientale, salvaguardia di Venezia e protezione civile. La voce 'Interventi di tutela ambientale' cala del 25% (da 94,5 a 70,8 milioni), mentre le risorse per gli interventi strutturali in laguna scendono dell'8% (da 330 a 303,5 milioni). Infine la protezione civile, che vede gli stanziamenti per parco mezzi, attrezzature ed impianti ridursi del 66% (da 2,7 milioni a 925 mila euro).

Trasporti. La Giunta prevede di tagliare la voce 'Trasporto pubblico locale' del 26,8% (passando da 288 a 211 milioni) e quella 'Trasporto su rotaia e Sfmr' del 16,8% (da 115,6 milioni del 2010 a 96 milioni per il 2011), in parte compensata con l'aumento degli investimenti (+ 29,7). Segno decisamente negativo anche per la voce 'Linee navigabili' dove si prevede una riduzione dell'87,5% (da 50,5 a 6,3 milioni).

Interventi sociali. L'esempio più eclatante viene dalla voce 'Concorso finanziario alle attività istituzionali delle Ulss e dei Comuni nell'ambito dei servizi sociali' che viene azzerata completamente (- 20,5 milioni). Si tratta infatti di risorse che la Regione non trasferirà più alle Ulss ma che verranno spostate all'interno di un fondo di rotazione per l'edilizia socio-sanitaria. A questo punto alle Ulss resta come unica via possibile quella di caricare sulle spalle dei Comuni il peso economico di questi servizi. Cosa che verrà fatta con ulteriori, pesanti, conseguenze per le casse degli enti locali veneti. Si delineano poi i tagli nell'ambito delle politiche per la famiglia (- 10,5 milioni tra servizi e spese di investimento), nei servizi a favore delle persone disabili (- 5,1 milioni, pari ad un - 45%), nel fondo regionale per la non autosufficienza (- 15 milioni), negli interventi di sostegno e strutturali per il terzo settore che vengono completamente azzerati (- 5 milioni).

Istruzione e formazione. Per il 2011 stop a nuovi interventi di ristrutturazione di edifici scolastici (cancellati i 29,4 milioni dello scorso anno, restano in cassa 949 euro!), fatto che desta forte preoccupazione vista la necessità di mettere a norma molti di questi plessi, a garanzia della sicurezza di migliaia di giovani studenti veneti. Il diritto allo studio segna un - 14,1% (da 87,2 a 74,9 milioni di euro).

Cultura e sport. La cultura infatti avrà in dotazione poco più di 25 milioni, di cui la metà è destinata all'edilizia, al patrimonio culturale e agli edifici di culto. Il settore dello spettacolo viene ridotto del 41% . Per quanto riguarda lo sport in cassa ci saranno appena 1,7 milioni.

lunedì 17 gennaio 2011

Situazione traforo in consiglio comunale (di Carla padovani)


La situazione attuale sul traforo è la seguente:

la variante urbanistica legata al traforo con le relative osservazioni e
giudizi di accoglibilità o meno dell'amministrazione è stata esaminata da
numerose riunioni di commissione con l'intervento anche della dottoressa del
ministero della sanità che ha fatto una valutazione sull'imatto sanitario.
Giovedì c'è stato invece l'audizione dell'ing. Nanni della Sisplan che ha
fatto lo studio di traffico : è stata una relazione incomprensibile e molto
lacunosa con i giornalisti che si lamentavano perchè non si capiva nulla:
nonostante questo è stato poi fatto l'articolo sull'Arena dando risalto che
l'interveno ridurrà l'inquinamento e quant'altro....e questo la dice lunga
sull'obbiettività dei n ostri mezzi di comunicazione e come si può manipolare
l'opinione pubblica!!!
Un nodo da risolvere emerso in commisisone è che i pareri degli uffici sulle
osservazioni fanno riferiemnto al Piano Economico Finanziario che è segretato
per cui nessun consigleire di minoranza l'ha visto: questo implica un giudizio
in consiglio senza elementi a nostra disposizione di giudizio., per cui gli
uffici su indicazione dell'amministrazioen stanno redisponendo un maxi
emendamento che tolga dalla delibera ogni riferimento al Piano Economico
finanziario del Traforo.

In sintesi: lunedì commisisone urbanistica sul maxi emendamento al traforo poi
consiglio comunale con relazione di Crsi e chiusura del consiglio

martedì prosecuzione del consiglio e valutazione dei capigruppo per l'evntuale
prosecuzione a giovedì evenerdì.

Come opposizione presenteremo uan serie di emendamenti sulle
osservazioni.....

Più andiamo avanti sulla discussione sul traforo più m i convinco che è
un'opera faraonica ed inutile sul costo/ beneficio e che ingesserà e
influenzerà l'amministrazione comunale per i prossimi 50 anni tempo di durata
della convenzione.

Sono a disposizione per chiarimenti: mio cell. 335 7770764

Carla Padovani

P.S: la ristrutturazione della scuola Collodi andrà ulteriormente spostata in
quanto è stato tolto l'appalto alal ditta che l'aveva vinto per ritardi e
quant'altro: in sintesi si andrà ad altra gara con tempi ulteriormente lunghi:
La colpa dell'amministrazione è data dai notevoli ritardi nell'approvare i vari
stadi dell'iter del progetto. Metetrò nel sito dati e tempi al più presto e
tutto a danno dei nostri bambini!!!!

domenica 9 gennaio 2011

Bersani: lanciamo la sfida per la riscossa italiana


Caro direttore,
davanti all’Italia c’è una prospettiva più fragile, più difficile e incerta rispetto a quella di paesi con i quali siamo stati fin qui in compagnia. Da anni ormai ci stiamo allontanando dalle aree più forti d’Europa e stiamo convergendo su quelle più deboli. Senza una forte correzione, il nuovo decennio aggraverà sensibilmente questo arretramento.

Anche altri Paesi sviluppati hanno vissuto il trauma della globalizzazione e della crisi finanziaria ed hanno conosciuto la difficoltà di trovare strumenti efficaci per rispondere.
Ovunque, davanti ad una novità secolare, le democrazie occidentali hanno misurato le debolezze di meccanismi di consenso che accorciano gli orizzonti al quotidiano.
Ovunque, nei paesi sviluppati, la democrazia è dubbiosa della sua stessa efficacia, della sua capacità di affrontare le esigenze di cambiamento.
Ovunque i cicli politici perdono di prospettiva.
In Europa, in particolare, è sembrato che la globalizzazione non consentisse più un patto sociale costoso e inclusivo. Le forze progressiste hanno per questo pagato un prezzo elettorale. Si sono evidenziati fenomeni di spaesamento, di incertezza, di ripiegamento e sono emerse correnti di opinione difensive o apertamente regressive.

In nessun caso, tuttavia, queste tendenze hanno preso il comando nei grandi Paesi europei. Quasi ovunque le destre hanno vinto dando voce ai problemi e ai timori, senza peraltro dimostrare fin qui di saper aprire la strada a soluzioni vere; e tuttavia in quegli stessi Paesi le correnti populiste e regressive sono state contenute dalle radici saldamente costituzionali delle forze conservatrici, da una statualità più credibile e riconosciuta, da una politica non screditata.
In Italia, in forme peculiari e per certi versi anticipatrici, il campo del Governo è stato occupato nell’ultimo decennio da una salda complementarietà di berlusconismo e leghismo, nati entrambi in una fase di forte discredito della politica e di cronica debolezza delle Istituzioni. Berlusconismo e leghismo hanno, ciascuno per la sua parte, suscitato una “aggressività dei moderati” che ha fatto da traino ad una cultura di delegittimazione dello Stato, di individualismo, di complicità fiscale, di corporativismo sociale e territoriale, di xenofobia. Si è annunciata la libertà in forme tali che ognuno, individuo o gruppo sociale o territorio, potesse interpretarla a modo suo. L’esperienza di governo e il potenziale di comunicazione, sono stati utilizzati per accrescere questa presa di opinione, fino a costruire una solida ideologia capace di resistere ai fatti. Si è così alimentato un consenso per adesione in virtù del quale governare significherebbe interpretare e rappresentare piuttosto che risolvere. I problemi vengono scagliati di volta in volta contro un nemico o vengono semplicemente occultati dalla retorica e dal controllo della comunicazione.
La fatica e i rischi delle riforme vengono aggirati dalla personalizzazione; una personalizzazione che, quando è necessario, risolve allestendo miracoli e che, se non risolve, denuncia ad alta voce limitazioni, ostacoli e barriere, costituzionali o meno che siano.

Il meccanismo è dunque tale da produrre decisioni minime ma a forte carica simbolica e da drammatizzare tutto ciò che riguardi direttamente il Capo. Gli interventi strutturali sono assolutamente sporadici e consentiti solo se capaci di colpire e scompaginare gli universi sociali e politici dell’altro campo.

Una simile descrizione della nostra ultradecennale vicenda politica potrebbe apparire unilaterale e faziosa se non fosse confermata da un onesto bilancio dei fatti.
Dieci anni consentono ormai una misura degli effetti reali della curvatura personalistica e populista della nostra democrazia. Veniamo dunque ai fatti, facendoci forza nel selezionare fra la miriade di dati convergenti e univoci, quelli essenziali e riassuntivi.
Nel 2000 la quota di popolazione italiana relativamente povera, che viveva cioè con un reddito procapite al di sotto del 75% della media dei Paesi UE, era pari al 22%. Mantenendo il confronto con gli stessi Paesi oggi è al 30%.
Nello stesso periodo la percentuale degli italiani relativamente ricchi, cioè con redditi al di sopra del 125% della media UE precipita dal 57 al 25%.
Non c’è paragone possibile con nessun altro Paese europeo.
Con una velocità impressionante il Sud si allontana dal Nord e il Nord si allontana dall’Europa. Nella percentuale di crescita cumulata nel decennio, siamo negli ultimissimi posti al mondo. Quanto alle attività produttive, facendo pari a 100 la produzione industriale del 2005 oggi siamo all’86 a fronte di una Germania al 98,3 e ad una media dell’area Euro al 95,4. Cumulando i dati sulla disoccupazione, sugli ammortizzatori e sullo scoraggiamento nella ricerca di lavoro si ha un quadro impressionante. Siamo al fondo delle classifiche dei Paesi OCSE per disoccupazione giovanile. Per quella femminile contendiamo in Europa l’ultimo posto a Malta. Il 50% delle ricchezze si è concentrato sul 10% della popolazione senza rapporto alcuno con la fiscalità. Avviciniamo Norvegia e Danimarca nella pressione fiscale mentre perdiamo 10 miliardi di Euro rispetto al 2007 di incassi IVA pur con un aumento dei consumi in termini nominali. Passiamo in tre anni dal 104% di debito pubblico al 118% senza aver dovuto salvare nessuna banca. Sul fronte sociale scelgo una sola classifica: quella che certifica il nostro primato nell’abbandono scolastico. Quanto al futuro, non c’è previsione che non indichi per noi uno scenario di sostanziale stagnazione con una crescita potenziale inferiore alla metà di quella dei principali Paesi europei.

Non servono cifre ulteriori. E’ ovvio che l’ultimo decennio poggia su problemi antichi e precedenti a Berlusconi. E’ altrettanto ovvio che nell’ultimo decennio i problemi non hanno avuto rimedio ma si sono disastrosamente aggravati. So bene che nella realtà italiana ci sono anche le luci e non solo le ombre, ci sono le energie e le risorse e non solo i problemi. Abbiamo una straordinaria capacità di reagire alle sfide: il ciclo di riforme legate all’euro né è stata nel passato una prova. In Italia c’è una straordinaria cultura del lavoro, c’è una incredibile vitalità di gran parte delle imprese; ci sono risorse di inventiva, di innovazione e di conoscenza comunque invidiabili; c’è una ricchezza maldistribuita e comunque mobilitabile per gli investimenti; c’è un patrimonio di culture e di tradizioni da orientare alla crescita; c’è un bacino di solidarietà e di civismo capaci di prove eccezionali. La cifra italiana, infine, è ancora grandemente attrattiva nel mondo. Tutto questo c’è. Ma adesso la questione è un’altra. Se non ci convinciamo a guardare in faccia i problemi, non ne usciremo bene. La sostanza è questa. Restiamo fra i più ricchi Paesi del mondo, ma perdiamo rapidamente posizioni. Mantenere il nostro ruolo nella divisione internazionale del lavoro, dare una prospettiva di occupazione e di reddito alle nuove generazioni, preservare a standard accettabili un sistema di welfare, rappresentano ormai sfide tali da descrivere una vera e propria emergenza. Per di più, essere il grande Paese che in Europa cresce di meno e che ha il debito più alto ci espone inevitabilmente a pericolose ondate speculative. E’ realistico prevedere che nei prossimi anni il debito e il suo costo ci metteranno di fronte ad una serissima difficoltà.

Torniamo adesso alla politica. Venendo ad oggi, le recenti vicende politiche e parlamentari mostrano il dissolvimento delle ultime risorse di governabilità che la destra poteva garantire. Eccoci dunque al punto. Chi riconosce l’emergenza, chi ne è davvero consapevole deve prendersi le sue responsabilità e suscitare una riscossa che mobiliti le energie e le risorse economiche, morali e civili di cui il Paese dispone. Per parte nostra, adempiamo a questo compito rivolgendoci innanzitutto alle forze dell’opposizione di centrosinistra e di centro. Riconosciamo le loro diversità, perfino nelle prospettive politiche. Ma se queste diversità prevalessero, potrebbe venirne per il Paese un altro decennio di deriva populista e di ulteriore scivolamento. Chi si oppone a Berlusconi sa che oggi bisogna guardare oltre Berlusconi. Questo guardare oltre contiene in modo ineludibile degli aspetti costituenti.

Troppe sono state le deformazioni, le distorsioni; troppo prepotenti (e impotenti) le scorciatoie personalistiche; troppo lungo il sonno delle riforme. Qui non si parla semplicemente di una alternanza in un sistema che funziona. Qui si parla di una riorganizzazione della democrazia parlamentare. Qui non si parla di un semplice programma economico. Qui si parla di un nuovo patto fondamentale in campo economico e sociale su terreni fondativi come quelli della fiscalità e delle relazioni sociali. E’ questa la ragione profonda di un appello che vuole coinvolgere forze progressiste e moderate. Nessuno dovrebbe prendersi la responsabilità di negare il suo contributo ad una transizione costituente in nome di prospettive più limitate, personali o di partito. Ci sono forse altre strade?
Davvero si può pensare di condizionare Berlusconi e la Lega?
Davvero si può immaginare un appuntamento politico o elettorale che non proponga un bivio dirimente su fondamentali temi costituzionali?
E non ci sarebbero forse poca logica e troppo rischio nel restringere o dividere in partenza il campo di forze che oggi si oppone alla destra?
Discutiamo dunque di una piattaforma essenziale.
Discutiamo di una riforma repubblicana che parli di Istituzioni, di federalismo, di legge elettorale, di informazione, di conflitti di interesse, di giustizia per i cittadini, di costi della politica, di legalità e che sia saldamente ancorata ai principi costituzionali.
Discutiamo di questione sociale e di un grande patto per la stabilità e la crescita fatto di vere riforme: fisco, lavoro e precarietà, conoscenza, welfare, politica industriale, economia verde, liberalizzazioni, questione meridionale.
Tutto questo impegnando l’Italia nel rilancio del grande sogno europeo.
E’ su una simile piattaforma che il PD sta lavorando, ed è questa la proposta che avanzerà nelle prossime settimane. A chi ci obietta che la nostra proposta politica è difficile e forse utopica nelle condizioni date, noi rispondiamo semplicemente che la politica non si fa con il calcolo delle probabilità; la politica deve avere una idea di che cosa sia meglio per il Paese e sostenerla. In ogni caso quindi, a prescindere dalle risposte che avremo, e dagli esiti che proporrà la contingenza politica, questa sarà la nostra ispirazione: una ispirazione aperta e inclusiva, perché consapevole della profondità della crisi italiana.
Ed è proprio questa consapevolezza che ci porta a sollecitare il contributo autonomo, attivo e responsabile dei protagonisti sociali, della cultura, dell’informazione libera e di ogni autorità civica e morale. A tutti ci rivolgeremo con le nostre proposte. L’Italia non può più accettare di essere narcotizzata dal chiacchiericcio politicista e da un divario fra politica e società che accumula sfiducia e passività.
Dobbiamo cambiare l’agenda.
Dobbiamo parlare finalmente dell’Italia e degli Italiani.
Dobbiamo progettare un cambiamento.
Dobbiamo organizzare uno sforzo collettivo in cui chi ha di più dà di più.
La nuova generazione ha bisogno di un orizzonte. Nessuno venga meno a questa responsabilità, all’impegno per una riscossa italiana.

venerdì 7 gennaio 2011

Saval, la Quarta Torre e il problema irrisolto (cronostoria de L'Arena)


Lunedì 24 Settembre 2007

Abbandonata da oltre 15 anni, l’area dietro la chiesa di Santa Maria Regina aspetta di avere un futuro. La vegetazione, incolta, è cresciuta insieme alle aspettative degli abitanti della zona che dal 1990 chiedono a gran voce la realizzazione di una piazza per il quartiere, attualmente privo di un luogo di aggregazione vero e proprio.
Nell’area ora abbandonata avrebbe dovuto sorgere la cosiddetta «quarta torre», un enorme complesso residenziale di 14 piani uguale agli edifici costruiti in precedenza nella vicina via Franchetti, di fronte alle scuole elementari Eugenio Pertini. Il progetto fu bloccato nei primi anni ’90 dall’allora amministrazione Sironi in seguito alla sollevazione popolare dell’intero quartiere che per l’occasione organizzò manifestazioni e fiaccolate di protesta. Allora come oggi, l’alternativa chiesta dai cittadini del saval è la realizzazione di uno spazio a beneficio di tutti e nel ’95, in attesa di sviluppi, l’area è stata recintata con uno steccato alto due metri e lasciata in uno stato di totale abbandono. Dopo che la Generalbau Spa, l’impresa edile proprietaria del lotto, ha vinto nel ’98 il ricorso al Tar contro il divieto di edificare, il Comune di Verona si è rivolto al Consiglio di Stato, il quale si deve ancora pronunciare in merito. Nonostante ciò l’intera zona è stata dichiara nel Pat (Piano di assetto territoriale) della precedente amministrazione, «zona da riqualificare». I cittadini del saval, dal canto loro, sono stanchi di aspettare e preoccupati circa il destino dell’area.
«Il nostro quartiere, tagliato in due da via Pancaldo, non ha un vero spazio pubblico di aggregazione», lamenta Walter Broffoni, da sempre in prima fila nella battaglia contro la “quarta torre”, «senza contare che la realizzazione di un altro edificio comprometterebbe la vivibilità di tutti, a cominciare dalla vibilità». D’accordo coi cittadini è Giovanni De Biasi, consigliere neo eletto in terza Circoscrizione: «Un quartiere per vivere ha bisogno di una chiesa, di una scuola, di qualche attività commerciale e di una piazza, negata ai cittadini del saval da troppi anni». Anche don Mario Urbani, parroco di Santa Maria Regina, si schiera dalla parte dei residenti: «Nell’ottobre scorso abbiamo intitolato il piccolo spiazzo a fianco all’area alla memoria del fondatore della nostra parrocchia, don Lino Dalle Aste. Spero che prima o poi la piazza sorga in suo nome».
La precedente amministrazione aveva proposto all’impresa edile proprietaria del lotto un compromesso: sarebbe diminuita la volumetria edilizia (con la possibilità di costruire in altre zone) che avrebbe consentito di realizzare uno spazio pubblico. «Entro la fine dell’anno sarà approvato il nuovo Pat», interviene l’assessore all’Urbanistica Vito Giacino, «e con il piano di interventi cercheremo di accontentare le richieste della popolazione rimediando ai tanti, anzi troppi, anni di immobilità».




Lunedì 08 Dicembre 2008

«Se ci fossero solo i topi saremmo già fortunati», ironizzano alcuni abitanti del saval, riferendosi all’area recintata dietro la chiesa di Santa Maria Regina, abbandonata da circa 16 anni.
Proprio qui sarebbe dovuta sorgere la cosiddetta «quarta torre», un’enorme complesso residenziale di 14 piani uguale agli edifici costruiti negli anni passati nella vicina via Franchetti. Un’eventualità scongiurata dai residenti della zona, che dal 1990 chiedono la realizzazione di una piazza per il quartiere. In questi giorni tra le strade del saval sta girando un volantino. I residenti di via Emo, via Franchetti e via Da Mosto stanno infatti cercando di organizzarsi, per porre la parola fine ad una questione aperta ormai da troppo tempo.
«Ci aspettiamo da parte dell’amministrazione comunale la stessa sensibilità dimostrata nei confronti degli abitanti di Borgo Roma con la realizzazione del giardino di San Giacomo», afferma Walter Broffoni, uno dei cittadini promotori del volantino. Giuseppe Peretti, del comitato ufficiale di quartiere, riferisce di avere già scritto personalmente al sindaco Flavio Tosi, e di essere in attesa di risposta. Anche la terza Circoscrizione si è detta favorevole alla realizzazione di un’area a beneficio del quartiere. A quanto pare il Comune aveva iniziato il dialogo con l’impresa edile proprietaria del lotto, la Generalbau S.p.a., la quale avrebbe rinunciato a costruire al saval in cambio di una maggiore concessione edilizia in un’altra zona della città , in un’area scarsamente abitata di borgo Roma.
A riguardo risulta ancora pendente il ricorso al Consiglio di Stato al quale il Comune si era rivolto dopo che l’impresa edile aveva vinto nel ’98 il ricorso al Tar contro il divieto di edificare. «Ma un accordo con l’impresa c’è», rassicura Vito Giacino, assessore all’Urbanistica, che si dice ottimista su una soluzione definitiva entro il 2009. Insomma sembrano essere tutti d’accordo, ma allora perchè tanto tempo? I cittadini si dicono stanchi: «Questa area va assolutamente riqualificata». A.P.



La richiesta del PD


Verona, 16 settembre 2009



Al presidente della 3^ Circoscrizione
Luca Zanotto



Oggetto: Proposta di assemblea pubblica sulla “IV Torre” in Via da Mosto al Saval



E’ ormai passato un anno dall’interrogazione con risposta scritta presentata dal gruppo consiliare Partito Democratico – L’Ulivo riguardante ”Costruzione della IV Torre in Via da Mosto al Saval”.
Signor Presidente, considerato che nulla in questo periodo si è sbloccato, generando una situazione di stallo ed incertezza, sollecitati nuovamente dagli abitanti della zona e dal Comitato del Saval, Le chiediamo di attivarsi per indire un’assemblea pubblica o inserire l’argomento all’O.d.G. in una prossima Commissione Lavori Pubblici, invitando a partecipare gli assessori Vito Giacinto Urbanistica e Alessandro Montagna Edilizia Privata.



Distinti saluti.



i Consiglieri




Ancora oggi, dopo un anno e mezzo, non è arrivata nessuna risposta e i problemi sono sempre gli stessi, ma non è finita qui...