I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

martedì 20 settembre 2011

“Gli anni folli la Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì 1918-1933”


Palazzo dei Diamanti - Ferrara

Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí furono i protagonisti degli anni Venti, un periodo di eccezionale vitalità artistica che ebbe come palcoscenico Parigi all’indomani della Grande Guerra. In quegli anni, che furono chiamati “folli”, i costumi liberali, il fermento intellettuale, il clima cosmopolita, i teatri, i caffè, il jazz, le gallerie attirano da ogni parte del mondo nella capitale francese musicisti, scrittori, coreografi, cineasti e artisti in cerca di fortuna e celebrità.
Attraverso dipinti, ma anche sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made, disegni, provenienti dai più importanti musei e collezioni private del mondo, la mostra rievocherà quella stagione irripetibile che ha visto intrecciarsi le principali tendenze artistiche del Novecento, prima che l’ascesa del Terzo Reich in Germania cambiasse in maniera irreversibile il clima europeo.

Programma
ore 9.00 partenza da Verona – piazzale Cadorna (ore 8.30 da Stazione Porta Vescovo)
ore 10.30 arrivo a Ferrara. Incontro con la guida per breve visita della città (breve giro panoramico in pullman e, a piedi, visita del centro storico)
ore 13.00 pranzo libero
ore 14.20 ritrovo a Palazzo dei Diamanti
ore 14.30 ingresso alla mostra con guida
dalle ore 16.00 alle ore 18.00 tempo libero per approfondimento visita città (castello estense, cattedrale) o visita al Museo Massari (opere di Morandi, De Pisis, ecc.), da concordare preventivamente.
ore 18.00 Partenza da Ferrara e arrivo a Verona alle ore 19.30 circa

Quota di partecipazione Euro 40,00 (include: viaggio in pullman, assicurazione, biglietto d’ingresso, visita guidata mostra e giro della città) da versare al momento dell’adesione entro il giorno 29 settembre p.v.

Note informative
L’uscita si avrà luogo con un gruppo di minimo 25 persone.
Nel caso non si raggiungesse il numero minimo di 25 aderenti, le quote già incassate saranno interamente restituite.

Le adesioni si raccolgono:
 telefonando a RIZZI ROSA – cell. 342 0478651
 inviando una mail a: rizzirosa@hotmail.com

domenica 18 settembre 2011

«La sala di San Massimo mai aperta ai cittadini»

Aprire subito la sala civica di via Anselmi, a San Massimo, inaugurata nel novembre dell'anno scorso, ma mai aperta né utilizzata, e anche l'ex anagrafe di San Massimo, già ristrutturata. È quanto chiedono il consigliere comunale del Pd Carla Padovani e quello della Terza circoscrizione Sergio Carollo, contestando l'operato della circoscrizione stessa, che avrebbe in gestione la nuova costruzione.
La sala polifunzionale, come ricorda la Padovani, era stata in parte finanziata con i proventi della vendita dell'area di proprietà comunale, pure in via Anselmi, dove si è insediata la clinica Città di Verona (prima in lungadige Campagnola). «Erano stati impiegati 300mila euro per cofinanziare la sala civica nella frazione, che ha 12mila abitanti e va per i 14mila ma non ha un centro di incontro per gli anziani e sarebbe utile per assemblee pubbliche», dice la Padovani, «ma dopo l'inaugurazione è inspiegabilmente rimasta chiuso e quindi se la circoscrizione non la renderà fruibile io sarò promotrice di una delibera di Consiglio comunale per fare in modo che la sala torni alla disponibilità del Comune, che senz'altro saprà utilizzarla a vantaggio del quartiere». Carollo aggiunge che «ci è stato riferito che mancherebbero gli arredi, per la sala, ma non si capisce che cosa impedisca di portare qualche decina di sedie e un tavolo e di aprire il centro ai cittadini».
La Padovani denuncia pure che l'ex anagrafe di San Massimo, ristrutturata grazie a 98mila euro stanziati dal Comune, è pure da tre mesi chiusa. «Anche in questo caso sono stati impiegati dei soldi pubblici per recuperare un edificio, di cui le 15 associazioni del quartiere avrebbero bisogno per incontrarsi e per svolgere la propria attività».E.G.

giovedì 15 settembre 2011

"Mafie al Nord" , "Trasparenza e competenze" (alla festa di Borgo Nuovo)

Le Mafie nel Nord Est e a Verona
Dopo le dichiarazioni dei massimi rappresentanti istituzionali di Verona riferite ai contenuti espressi in occasione dell’incontro organizzato dalla Festa Democratica di Borgo Nuovo su Le mafie del Nord, vi sono alcune precisazioni dei relatori.
“I dati che segnalano dette presenze, dichiara Pierpaolo Romani coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, sono contenuti in fonti ufficiali, all’interno di rapporti pubblici come quelli del Ministero dell’Interno, della Direzione investigativa antimafia, della Procura nazionale antimafia e dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Oltre a ciò, nei mesi scorsi, il Corriere e altri quotidiani del Veneto hanno riferito vicende che confermano tali dati.
Ovviamente, continua Romani, l'esperienza più che ventennale di studio sulle mafie mi induce a comprendere, ma non sempre a condividere, la lettura rassicurante che i rappresentanti istituzionali deputati all’ordine pubblico e alla sicurezza tendono a fornire dei territori in cui operano. Tuttavia, in materia di sicurezza, tener conto del buon lavoro svolto non deve impedire di notare eventuali segnali poco rassicuranti che si profilino all’orizzonte.
“Non si tratta di creare allarmismi, conclude Pierpaolo Romani. Tutt’altro: come già evidenziato durante il dibattito alla Festa Democratica dell’altro ieri, nel segnalare l’esistenza di certe “presenze”, la mia intenzione non è di alimentare polemiche ma di contribuire a creare, nella cittadinanza, la consapevolezza dei rischi a cui un territorio può andare incontro quando è infiltrato dal crimine organizzato. Tutto questo al fine di sviluppare una sana cultura della legalità che favorisca la prevenzione e il contrasto, sia alle forme di criminalità mafiosa che agli altri fenomeni di illegalità”.
Interviene nel confronto a distanza Maino Romani, deputato del PD e membro della commissione antimafia, il quale dichiara: “Non credo che nel dibattito alla festa del PD si sia esagerato sui rischi di infiltrazione mafiosa nel Veneto. Al riguardo segnalo quanto afferma la Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia nella sua ultima relazione, relativamente alla 'ndrangheta: "...i dati...fanno ritenere che il Veneto non sia immune da quel tipo di presenze, e che sia giunto il tempo di sviluppare approfondite investigazioni....e' da ritenere che il territorio veneto,ed in particolare quello ricompreso nei territori delle province di Verona, Padova e ( in parte ) Venezia, si stia pian piano trasformando." Come ho detto nel dibattito, la consapevolezza del problema e' la prima condizione per combatterlo”.
L’attenzione delle istituzioni e dei cittadini, ha affermato Antonino Leone responsabile della PA del PD di Verona, nei confronti della criminalità organizzata non è mai sufficiente per i rischi e per i pericoli che tale fenomeno causa. Certamente la provincia di Verona non è la provincia di Reggio Calabria ma per le condizioni economiche e sociali che esistono attualmente (imprese in difficoltà a causa della scarsa liquidità, delle difficoltà di credito e dei pagamenti ritardati delle pubbliche amministrazioni) e per i fenomeni di criminalità organizzata che si sono già verificati e riportati da il Corriere di Verona, il giorno 20 luglio scorso a pagina 8, occorre non sottovalutare il fenomeno della criminalità organizzata nel territorio veneto e veronese. D’altronde sono sempre più numerose le pubblicazioni che studiano il fenomeno mafioso nel nord est e riportano in modo corretto i risultati ufficiali delle istituzioni relativi alle infiltrazioni mafiose nel territorio interessato. Nella festa Democratica di Borgo Nuovo sono stati riportati tali dati ed è stato lanciato un appello ai cittadini affinché non sottovalutino il fenomeno della mafia in Provincia di Verona e nel Nord Est.



Trasparenza e competenze
Si è svolto un incontro, ospitato dalla Festa Democratica di Borgo Nuovo (Verona), al quale hanno partecipato i rappresentanti di EntiTrasparEnti ed il segretario del PD di Verona, Vincenzo D’Arienzo. Purtroppo il confronto non si è realizzato in quanto D’Arienzo si è allontanato per accogliere Rosy Bindi che nel frattempo era arrivata alla Festa.
L’incontro è stato aperto da Damiano Fermo, il quale ha coordinato i lavori e sottolineato l’importanza del documento EntiTrasparEnti per innovare la politica a Verona ed in Provincia.
Damiano Fermo afferma che “Trasparenza significa franchezza e condivisione: dare alle persone piena informazione sulle cose che accadono e sul perché. Le scelte di un partito, di un organizzazione devono rispettare un progetto che sia condiviso dai cittadini. Per questo una popolazione matura e un partito trasparente sono due facce della stessa medaglia. E’ soprattutto necessario essere trasparenti per dare un segnale ai meno tutelati in questo momento. Alle nuove generazioni che non hanno un motivo di fiducia. Non hanno garanzia di mobilità. Trovano barriere nei privilegi corporativi. Per chi oggi viene espulso dal mercato del lavoro e si trova davanti ad un baratro”. “Serve coraggio, dichiara Damiano Fermo, ed una possibile soluzione è quella di puntare alla trasparenza nelle istituzioni, nelle organizzazioni e nei partiti per ampliare la partecipazione dei cittadini alla vita sociale, organizzativa e politica del paese. I partiti devono definire un metodo, semplice, per separare, negli enti economici cui sono chiamati a partecipare, la commistione fra l’indirizzo politico e la gestione aziendale. Un principio, questo, secondo il quale si potrà riguadagnare parte della credibilità persa, tornando a dimostrare rispetto verso chi si pretende di rappresentare”.
Francesco Magagnino ha illustrato nel suo intervento gli obiettivi del gruppo contenuti nel documento sottoscritto da centinaia di cittadini ed iscritti al PD: Partito Democratico capace di innovarsi con la Trasparenza e le Competenze.
“Con grandissimo dispiacere, afferma Francesco Magagnino, duole costatare che non riusciamo a trovare una frequenza condivisa per discutere insieme proattivamente del tema messo al centro con il documento EntiTrasparENTI. Il segretario ha ritenuto di scrivere in autonomia un nuovo documento rinviando così il confronto su quanto proposto, condiviso e sottoscritto da quasi 200 persone. Detto questo, noi, con gran senso del dovere e convinzione della necessità di traguardare l’obiettivo della trasparenza analizzeremo la proposta formulata dal segretario e ne daremo una valutazione confermando eventuali punti di proposta ed evidenziando eventuali lacune”.
Francesco Magagnino aggiunge infine "Ciò che è certo, è che il partito tutto, dal nazionale fino al locale, deve dare mostra di coraggio e di audacia, affrontando le questioni spigolose risolvendole con la forza e la semplicità di coloro che affrontano le questioni con disinteresse senza dover difendere posizioni di potere e meccanismi clientelari".
Chiara Chiappa ha parlato della sua esperienza nel Consiglio Comunale di Isola della Scala, che serve da testimonianza per gli enti locali della Provincia. Lo slogan scelto dal Gruppo Consiliare “Isola nostra bene comune” è “un paese che sia bene comune e non di pochi” gestito con una democrazia partecipativa.
“La proposta, afferma Chiara Chiappa, del gruppo consiliare di Chiara Chiappa presentata in Consiglio prevede che le nomine nei vari enti e comitati di gestione avvengano attraverso un bando pubblico, per consentire ai cittadini che ritengono di possedere i requisiti di moralità, competenza ed esperienza di presentare i loro curricula a prescindere dalle appartenenze politiche. Dopo la selezione effettuata da apposita commissione consiliare, il sindaco effettua le nomine pubblicando i curricula dei nominati e motivando i motivi della scelta”.
“Con tale procedura, conclude Chiara Chiappa, si ottiene un duplice risultato: per prima cosa vengono messe a disposizione della comunità le competenze e professionalità migliori anche se sconosciute dai politici; con la trasparenza del metodo si recupera la fiducia dei cittadini verso le istituzioni mai come ora tentati da sentimenti di antipolitica, e si allontana il sospetto che le nomine nascondano clientelismi, favori, politicismi di carriera. La partecipazione della società civile alla vita di comunità è l’unica risposta alla crisi della democrazia rappresentativa, in cui il cittadino dopo le elezioni ha solo il ruolo di semplice osservatore”.
La mozione proposta è stata approvata da tutto il consiglio comunale e qualche giorno dopo oltraggiata dal Sindaco Giovanni Miozzi, il quale ha effettuato alcune nomine senza tenere conto della nuova delibera.
“La complessità dei problemi della società del terzo millennio, afferma Antonino Leone, richiede la scelta di persone in possesso di competenze adeguate. L’impegno e la buona volontà o peggio la sola appartenenza politica in assenza delle competenze risultano insufficienti per svolgere un ruolo efficace nella gestione di enti o società pubbliche che erogano servizi essenziali per la comunità locale”.
“Un altro fattore, dichiara Antonino Leone, da considerare nelle istituzioni, nelle organizzazioni e nei partiti è la trasparenza e la franchezza, la quale se realizzata mette in moto dei meccanismi positivi dal punto di vista sociale (cooperazione, lavoro di gruppo, fiducia, partecipazione) ed economico (diminuzione dei costi delle transazioni, investimenti esteri, successo). La politica delle bugie ha causato nel tempo effetti devastanti (lo scandalo Enron, il crollo dei colossi finanziari nell’attuale crisi, la sfiducia nei partiti). Pertanto, le competenze e la trasparenza sono gli elementi strategici da concretizzare per avviare un grande cambiamento nelle organizzazioni e nella società”.
“I cittadini elettori in disaccordo con la politica del proprio partito, conclude Antonino Leone, scelgono l’opzione uscita per scegliere un altro partito o la lealtà passiva che reprime il dialogo in quanto il dissenso non viene espresso. Occorre creare le condizioni in cui i cittadini possono esprimersi, essere ascoltati ed incidere nelle scelte. La cultura della trasparenza e della franchezza creano le condizioni descritte e condizionano in modo positivo il tipo di leadership di un partito”. Oggi basta essere collegati alle tecnologie di informazione e comunicazione per smascherare chi bara: la verità prima o dopo salta fuori attraverso un blog o un motore di ricerca. Quindi, conviene a tutti abbandonare la bugia e propugnare la trasparenza e la franchezza.

martedì 13 settembre 2011

Pasticcio degli Interventi allo Stadio: in sede di osservazioni il Pd chiederà l'azzeramento coinvolgendo la popolazione


La massiccia cementificazione delle tre aree verdi, già destinate a servizi, del quartiere Stadio rappresentano uno dei più grandi scandali, anche se purtroppo non l'unico, di questo Pasticcio degli Interventi alla cui approvazione in Consiglio il sindaco non si è nemmeno degnato di presenziare. Non solo per le sospette connessioni politiche con le aree in questione ma anche per la brutalità dell'intervento. Sperando di far leva sul buon senso dell'amministrazione, che un giorno sì e l'altro pure si riempie la bocca con il verde pubblico e la vivibilità dei quartieri, il Pd aveva richiesto significative riduzioni di volumetria, da 3.300 mq a 2.200 mq sull'area tra via Vitruvio e Via Pirandello, spostando più a Sud l'intervento in modo da arieggiare i fabbricati esistenti con del verde pubblico. In risposta abbiamo ottenuto l'emendamento Papadia che raddoppia, da 3.300 a 7.300 mq la superficie di costruito, portando a 9 piani l'edificio in questione. Simile sorte è toccata all'intervento adiacente alla Terza Circoscrizione: l'amministrazione ha bocciato l'emendamento che chiedeva di dimezzare, da 4.500 a 2.200 mq, la superficie edificabile e lasciare libera l'area vicina al parlamentino per renderla più fruibile al pubblico. Anche sulla terza area è stata mantenuta una superficie di edificazione di 3.500 mq, pari a circa 46 appartamenti, quando il Pd aveva chiesto una riduzione di almeno il 30% e il rispetto delle altezze massime esistenti. Di fronte a questo atteggiamento pirata della maggioranza ora il Partito Democratico chiederà l'azzeramento di tutti e tre gli interventi al momento delle osservazioni, che verranno sostenute da una raccolta firme all'interno del quartiere.

lunedì 12 settembre 2011

Referendum legge elettorale, firma anche tu

PER FIRMARE A PALAZZO BARBIERI CI SI RIVOLGE ALLA SIGNORA SPADA LUCIA (SEGRETERIA GENERALE) STANZA C113 PARTE CIRCOLARE 1° PIANO STANZA 13

Nessuno lo sa

ma entro il 25 settembre si può andare
in comune per
firmare a favore del
referendum
che abroga l'attuale legge elettorale ,
quella che consente ai capi di partito di
scegliere chi mandare in parlamento
e negli altri consigli importanti.

Se pensi di dover essere tu a
scegliere chi ti rappresenta
vai a firmare .



Nessuno sa che c'è in corso questa raccolta di firme
per cui fai girare il messaggio tra i tuoi amici e su facebook:
abbiamo sperimentato pochi mesi fa che
se siamo in tanti
si possono ancora smuovere le cose.

domenica 11 settembre 2011

Aggiornamento in consiglio comunale (di Carla Padovani)

Il 6 settembre è iniziato in consiglio comunale la votazione degli
emendamenti. Su circa 290 emendamenti , una novantina sono stati presentati
dalla maggioranza, in particolare dal presidente della commissione urbanistica
Comencini. Alcuni emendamenti della maggiornanza sono tecnici nel senso che
correggono errori altri , sono sicuramente invece mirati agli interessi di
qualcuno...
Giacino ha dichiarato di dare parere positivo a tutti gli emendamenti che
prevedono ulteriori interventi edilizi , ovviamette a tutti gli emendamenti
della maggioranza dà parere favorevole, di accogliere tutti gli emendamenti
sulle opere pubbliche ( ne ho presenatti tre), mentre il parere è negativo per
tutti gli altri dell'opposizione. Quest'ultimo punto non va assolutamente bene
in quanto ho presentato molti emendamenti che riducono il volume
dell'intervento e che quindi vanno a migliorare la situazione di quartieri che
altriementi saranno notevolmente danneggiati da questi interventi: in
particolare mi riferisco allo Stadio nella zona che va da Via Pascoli a Via
Pirandello e Vitruvio: il piano degli interventi prevede l'edificazione nelle
UNICHE aree verdi rimaste e non piccoli volumi ma edifici fino a sette piani.
C'è addirittura un emendamento del capogruppo del PdL Papadia che prevede più
del doppio di superficie abitativa con altezza degli edifici di 8 piani! (
questo in Via Vitruvio)...pare che sotto a questi emendamenti c'è un noto
politico...
C'era un emendamento presentato dal consigleire Girlo che prevedeva
l'edificazione in Via Monte Crocetta , zona Croce Bianca presso la ferrovia, di
7700 mq di abitativo, sono riuscita a farlo ritirare in quanto l'emendamento,
per fortuna, aveva degli errori tecnici.
Per quello che posso dire fino ad ora che il quartiere sicuramente più
penalizzato per questi PI è lo Stadio, c'è poi il Chievo con il grosso
intervento presso le officine Cardi.
Il grosso problema è che il consiglio comunale può intervenire
urbanisticamente solo ora e poi nel'ìesame delle osservazioni in quanto il
Piano Urbano Attuativo ( il famoso PUA), non sarà più competenza del consiglio
comunale ma sarà solo competenza della Giunta.

Per ultimo ho richiesto la documentazione relativa all'Ecoborgo approvata
nella seduta della giunta del 9 agosto. Per ciò che
concerne l'altra documentazione, aspetto dagli uffici le copie.

lunedì 5 settembre 2011

Vogliono intimidirci, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, perchè siamo pluralisti


L'incontro pubblico con Rosy Bindi, presidente nazionale del Pd, era da poche ore finito che nella notte tra sabato e domenica, ignoti hanno macchiato con svastiche naziste e frasi ingiuriose la struttura dibattiti della Festa Democratica di Borgo Nuovo. Con bombolette spray di vernice rossa sono stati scritti commenti sgradevoli contro l'esponente nazionale, frasi inneggianti a Hitler e tracciate alcuni simboli nazisti e
Federico Benini, responsabile della festa e segretario del Circolo "Enzo Biagi" della III Circoscrizione ha condannato l'episodio: «Un atto intimidatorio contro il nostro Circolo. Evidentemente, in quartiere qualcuno soffre la nostra vitalità politica e spera di zittirci con questi mezzi. Si sbaglia di grosso, queste aggressioni rafforzano la nostra volontà di continuare ad impegnarci per la nostra città e per l'alternativa. La festa che si chiude stasera con i presidenti delle Province di Verona e Mantova ne è la prova e le tante persone che sono venute a trovarci hanno apprezzato il nostro impegno».
Vincenzo D'Arienzo, segretario provinciale Pd: «Non è la prima volta che il Pd a Verona subisce aggressioni violente come queste. Non si tratta di una goliardata. Non chiuderemo la bocca, ma ogni volta osservo anche il silenzio della politica e delle istituzioni. Noto una certa vitalità nei confronti anche di altri movimenti politici o singoli esponenti. Ne prendiamo coscienza e isoliamo certe frange che vogliono portare indietro la lancetta dell'orologio, o qualcuno pensa che questi siano utili per il voto 2012?».



Invito pertanto tutti a sostenerci questa sera, venendo alla festa, dove ci sarà alle ore 21.00 un incontro con il Presidente della provincia Giovanni Miozzi e il presidente della provincia di Mantova Alessandro Pastacci a per discutere dell'utilità delle province. Vi aspettiamo numerosi

venerdì 2 settembre 2011

Intervista a Pierpaolo Romani e all'On. Maino Marchi (a cura di Antonino Leone)

Intervista a Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, a cura di Antonino Leone effettuata in occasione della Festa Democratica di Borgo Nuovo (Verona).

Un anno fa nella trasmissione televisiva “Vieni via con me” lo scrittore Saviano dichiarò: “Dove si sviluppa il più alto tasso d’investimenti criminali. Milano è la capitale degli affari ‘ndranghetisti. Non è roba da terroni. Al Nord le cosche parlano con la Lega, vogliono incontrare un consigliere leghista”. A queste affermazioni alcuni parlamentari leghisti sono intervenuti per contestare tali dichiarazioni e Saviano ha confermato quanto dichiarato senza indietreggiare di un solo passo.
Per iniziare questo incontro ritengo necessario che gli ospiti rispondano chiaramente ad alcune domande ovvie e semplici. La Mafia ha dei limiti territoriali? Opera oltre i confini territoriali del Sud? Se si quali regioni sono più compromesse dalle infiltrazioni mafiose?
Le mafie sono delle organizzazioni criminali segrete che esistono in Italia da circa 150 anni. La prima organizzazione sorta è la camorra campana. Storicamente, le mafie sono nate nel Mezzogiorno d’Italia ma, dalla fine degli anni ’50, inizio anni ’60, sono presenti anche nel Nord Italia. Nel 1994, la Commissione parlamentare antimafia ha scritto che in Italia “non esistono” isole felici, vale a dire che non esistono territori immuni dalla presenza del crimine organizzato.

Molti ricordano che la Mafia opera nell’agricoltura, nell’edilizia e nei movimenti di terra in particolar modo nel settore delle opere pubbliche. Recenti pubblicazioni segnalano che la Mafia si è adattata e professionalizzata ed interviene nel mondo della finanza e dell’economia. Queste affermazioni sono vere? Quali sono le modalità che la mafia usa per essere presente nei gangli essenziali del paese?
Secondo la Commissione parlamentare antimafia, il giro d’affari delle mafie italiane si può stimare intorno ai 150 miliardi di euro l’anno. La maggior parte di questo denaro viene realizzato attraverso il traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Questa enorme ricchezza fa sì che le mafie non siano semplicemente dei gruppi criminali, ma delle vere e proprie holding economico-finanziarie. Secondo la Banca d’Italia, il riciclaggio del denaro sporco incide per il 10% sul PIL del nostro Paese. Questo significa che i mafiosi, in particolare nel centro-nord Italia e all’estero, investono molto denaro nel sistema economico legale, avvalendosi dei servizi che vengono loro offerti da stimati professionisti: commercialisti, avvocati d’affari, notai, imprenditori. Con un’espressione potremmo dire che la vera forza delle mafie sta fuori delle mafie, sta in quel pezzo di società che il Procuratore nazionale antimafia ha definito “borghesia mafiosa”.

L’Italia vive una grave crisi economica e le imprese hanno bisogno di liquidità e di credito per sopravvivere e superare questo momento difficile. La mafia si insinua in queste situazioni di difficoltà per riciclare il denaro di illecita provenienza e per investire il proprio patrimonio? La mafia amministra in modo eccellente il proprio patrimonio?
Certamente il momento di grave crisi economica che stiamo vivendo è una manna per i mafiosi che dispongono di molto denaro e in forma liquida. In Veneto, nell’aprile di quest’anno, l’indagine “Serpe” condotta dalla Dia di Padova e dalla DDA di Venezia ha scoperto che molte piccole e medie imprese del Nord-Est erano finite in un circuito usuraio gestito da un gruppo mafioso collegato al clan camorristico dei casalesi. A Roma, recentemente, si è scoperto che la ‘ndrangheta ha acquisto il Cafè de Paris in via Veneto e il Bar Chigi in Piazza Colonna, di fronte alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. I mafiosi prestano soldi non per far soldi, ma per impossessarsi delle proprietà. Al 1° luglio di quest’anno sono stati confiscati 11.552 beni immobili, di cui di cui 1427 aziende. Al primo posto per numero di beni confiscati resta sempre la Sicilia, con 5.113 beni. Seguono Campania (1.722), Calabria (1.640), Lombardia (971) e Puglia (964). In dati percentuali, la Sicilia detiene il 44,26% dei beni confiscati, seguita da Campania (14,91%), Calabria (14,20%),Lombardia (8,41%) e Puglia (8,34%).


Le mafie per allargare i propri affari e renderli sempre più redditizi hanno bisogno di connivenze, di legami soffocanti e condizionanti con le istituzioni specificatamente con la classe politica che detiene il potere e con i colletti bianchi. Fino a che punto questo circolo vizioso è arrivato e come ci si può liberare da queste relazioni che inquinano le istituzioni e la società.
Come Avviso Pubblico, da tempo sosteniamo che non può esistere la mafia senza rapporti con la politica, ma deve esistere una politica senza rapporti con la mafia. Gli obiettivi dei mafiosi sono quelli dell’arricchimento rapido e la ricerca dell’impunita. Ecco perché è importante il rapporto con i politici. Questi ultimi, a certi livelli, hanno il potere di fare (o non fare) le leggi e di bandire gli appalti. Il politico, quindi, è indispensabile.
Si pensi a questo dato: dal 1991 al marzo del 2011 sono stati emessi ben 200 decreti di scioglimento di consigli comunali per infiltrazione mafiosa. L’ultimo comune italiano sciolto per mafia è stato Bordighera, in provincia di Imperia, nella scorsa primavera.
Il rapporto mafia e politica non si può spezzare solo con l’intervento della magistratura. Occorre che i partiti non candidino persone che hanno avuto, hanno o possono avere problemi giudiziari. La Commissione parlamentare antimafia ha approvato un codice di autoregolamentazione dei partiti che, in buona parte, è stato disatteso. Anche i cittadini devono fare la loro parte. È fondamentale che essi votino e sostengano le persone perbene e, se se la sentono, che si mettano in gioco, candidandosi essi stessi.

Nel Veneto ed a Verona vi sono stati alcuni avvenimenti che lasciano presupporre che le mafie si siano inserite anche in questo tessuto sociale. Quale è il livello di infiltrazione delle mafie nel Veneto e nella provincia di Verona? La Regione e gli enti locali come possono contrastare questo fenomeno criminale?
Tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’90 del XX secolo in Veneto ha operato la “Mafia del Brenta”, creatura nata tra le province di Padova e Venezia grazie al contributo di mafiosi siciliani e campani che si trovavano in quei territori a causa della legge sul soggiorno obbligato. In Veneto, inoltre, sono presenti 81 beni immobili e 4 aziende confiscate a persone appartenenti al mondo della criminalità organizzata. Nella provincia di Verona i beni sono 25, di cui 1 azienda a Sanguinetto. A Zimella e a Gazzo Veronese, un mese fa, sono stati sequestrati beni per un valore di 3,5 milioni di euro ad un esponente della ‘ndrangheta calabrese.
Gli ultimi dati sui sequestri di droga forniti dal Ministero dell’Interno pongono il Veneto al secondo posto delle regioni del Nord Italia, dopo la Lombardia.
La Regione e gli enti locali possono fare molto per prevenire l’infiltrazione mafiosa. Come Avviso Pubblico organizziamo dei corsi di formazione per amministratori pubblici e funzionari della pubblica amministrazione per far conoscere le caratteristiche del fenomeno mafioso e per illustrare buone prassi che si possono adottare nel settore degli appalti, del contrasto all’usura e alla corruzione.
La Regione può fare due cose importanti: approvare una legge specifica, come ha recentemente fatto l’Emilia Romagna, e dare vita ad un Osservatorio permanente che, collaborando con le forze dell’ordine e le istituzioni, contribuisca a monitorare il fenomeno, a pubblicare un rapporto annuale, a coinvolgere le scuole, le università, le associazioni, il mondo dell’imprenditoria, della finanza e degli enti locali.

Intervista a Maino Marchi, deputato PD e membro della Commissione Antimafia, a cura di Antonino Leone effettuata in occasione della Festa Democratica di Borgo Nuovo (Verona).


Un anno fa nella trasmissione televisiva “Vieni via con me” lo scrittore Saviano dichiarò: «Dove si sviluppa il più alto tasso d’investimenti criminali. Milano è la capitale degli affari ‘ndranghetisti. Non è roba da terroni. Al Nord le cosche parlano con la Lega, vogliono incontrare un consigliere leghista”. A queste affermazioni alcuni parlamentari leghisti sono intervenuti per contestare tali dichiarazioni e Saviano ha confermato quanto dichiarato senza indietreggiare di un solo passo.
Per iniziare questo incontro ritengo necessario che gli ospiti rispondano chiaramente ad alcune domande ovvie e semplici. La Mafia ha dei limiti territoriali? Opera oltre i confini territoriali del Sud? Se si quali regioni sono più compromesse dalle infiltrazioni mafiose?
Le mafie non hanno limiti territoriali. Troviamo mafie italiane, come la ‘ndrangheta, in tutti i 5 continenti, Oceania compresa, visto che è presente in Australia, come lo è in America, in Asia, in Africa e ovviamente in Europa. La strage di Duisburg in Germania il 15 agosto 2007 lo ha reso evidente, ma era già insediata. Nello stesso tempo vi sono mafie in altri Paesi, le quali sono presenti anche in Italia. Si parla sempre più frequentemente di mafia russa, dei balcani, rumena, albanese, cinese, asiatiche, nigeriana, sudamericana, e così via. Si è globalizzata l’economia e si sono globalizzate le organizzazioni criminali mafiose. Senza che questo comporti automatismi. Ad esempio nei settori economici più dediti alle esportazioni è più difficile che si insinui la mafia, mentre in settori dove la concorrenza è più su scala locale vi sono maggiori possibilità. Il riciclaggio nell’economia legale delle enormi ricchezze che si accumulano con le attività illegali e criminali sta caratterizzando questa fase della vita delle mafie. La ‘ndrangheta, ad esempio, per una fase si è caratterizzata con i sequestri di persona. Le risorse accumulate le hanno permesso di inserirsi nel traffico degli stupefacenti e di esserne il principale protagonista nel nostro Paese. Questa attività produce enormi ricchezze che si investono in economia legale. I territori più ricchi sono quelli più esposti. Conseguentemente, in Italia, attraverso diverse vicende e modalità, il Nord. Da tempo le mafie operano oltre i confini territoriali del Sud, delle quattro regioni a insediamento tradizionale (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia). Negli ultimi anni questa presenza è sempre più forte e radicata. La prima condizione per combattere le mafie al nord è l’assunzione della consapevolezza del loro insediamento. Bisogna evitare situazioni come nel gennaio 2010, quando davanti alla Commissione Parlamentare antimafia, il prefetto di Milano affermò che in quella realtà non c’erano le mafie con tutto ciò che le caratterizza, ma più semplicemente si facevano affari. Dopo 6 mesi sono scattati 300 arresti tra Milano e Reggio Calabria, che hanno clamorosamente smentito quelle affermazioni. Quindi le mafie al Nord ci sono. Dappertutto. Le regioni del nord che vedono una maggiore infiltrazione sono la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e poi l’Emilia Romagna. Anche il Veneto non è immune, in base alle relazioni della DDA e della DIA. Sia per quanto riguarda il traffico di stupefacenti, con caratteristiche soprattutto transnazionali ( ad es. nel novembre del 2010 un’operazione della DIA condotta a Verona ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16 soggetti, tra albanesi e magrebini), sia per la presenza di mafie italiane. In particolare la DDA sottolinea l’emergenza di presenze della ‘ndrangheta. Allarmante, oltre alla droga, la presenza di armi provenienti da arsenali dell’Est europeo, e di sostanze esplodenti. E anche in riferimento alle armi e agli esplosivi vi è una preoccupazione relativa alla ‘ndrangheta. In particolare si parla di Verona, Padova e Venezia. In un recente libro di Federico Varese “Mafie in Movimento” vi è un capitolo che confronta la presenza della “ndrangheta” tra Bardonecchia e Verona. In un caso è riuscita a controllare settori importanti dell’economia locale e delle istituzioni ( Bardonecchia), mentre a Verona questo non si è realizzato. E per varie motivazioni: la dimensione molto più grande rende più difficile il controllo politico, l’economia era più orientata alle esportazioni e l’immigrazione ha prodotto meno lavoro nero. Inoltre vi era una minore domanda di protezione criminale e la ‘ndrangheta non è riuscita ad assumere il controllo del mercato illegale degli stupefacenti. Le recenti relazioni di DIA e DDA sono però a testimoniarci di come nulla è definitivo e i tentativi di infiltrazione sono in continua evoluzione.

Molti ricordano che la Mafia opera nell’agricoltura, nell’edilizia e nei movimenti di terra in particolar modo nel settore delle opere pubbliche. Recenti pubblicazioni segnalano che la Mafia si è adattata e professionalizzata ed interviene nel mondo della finanza e dell’economia. Queste affermazioni sono vere? Quali sono le modalità che la mafia usa per essere presente nei gangli essenziali del paese?
Sono affermazioni vere. Nel Nord, ad esempio, in più parti e in più territori le mafie sono presenti nel settore dell’edilizia e di tutte le attività collegate, dai movimenti terra ai trasporti, alle opere pubbliche e agli appalti. Così come in agricoltura, ma questo soprattutto nel Mezzogiorno. E’ presente sul piano finanziario con l’usura e il riciclaggio. Ha il supporto di professionisti nei vari campi che servono per le sue attività. Le modalità sono diverse in riferimento alle varie situazioni. Un elemento comune è quello di poter agire con più facilità dove maggiori sono gli spazi di illegalità, più difficile il rispetto delle regole. L’edilizia per le sue caratteristiche, si presta molto bene. I cantieri non sono aziende fisse e quindi più difficili sono i controlli. Lavoro nero, evasione fiscale e contributiva, anche caporalato sono ampiamente presenti. L’attività è svolta nei vari settori da tante imprese, spesso molto piccole, a volte di una sola persona, per cui non a caso si parla di finti artigiani. Non vi sono regole per avviare un’impresa ( una recente legge bipartisan approvata alla Camera e ora all’esame del Senato, che ha unificato diverse proposte di legge, di una delle quali ero primo firmatario, cerca di introdurre alcune condizioni necessarie per avviare e svolgere l’attività di imprenditore edile), i lavori pubblici vengono svolti con subappalti (ed è stata tolta la corresponsabilità appaltante–appaltatore introdotta dal Governo Prodi), l’attività è localizzata . Sono tutti elementi che favoriscono l’infiltrazione mafiosa che punta al controllo totale, al monopolio del settore, nelle diverse località. Lo fa proponendo protezioni e poi colpendo chi non le accetta. Cerca di controllare le assunzioni, conseguendo consenso da chi ne beneficia e espellendo i sindacati. Oppure intervenire nel campo dei pubblici esercizi e della ristorazione. Oppure in quello dei giochi, sia legali che illeciti. Le modalità sono diversificate, ma tendono a sfruttare ogni situazione in cui il mercato non funziona pienamente senza cartelli e limiti alla concorrenza. Le mafie utilizzano tutte le situazioni in cui è presente una richieste di servizi che la pubblica amministrazione non garantisce per far funzionare l’economia secondo le regole e la legalità . In questi spazi le mafie si inseriscono. In sostanza si possono presentare con minacce, ma molto più spesso come “risolutori di problemi” per le aziende: nel rapporto con la pubblica amministrazione, nel rapporto con le altre imprese( es: recupero crediti, sostituendosi a una giustizia civile dai tempi troppo lunghi), nel rapporto con i lavoratori, oppure per erogare liquidità, imponendo tassi usurai. Nessun settore di per sé è immune. Hanno più difficoltà dove l’attività ha una forte propensione alle esportazioni (perché occorrerebbe controllare un territorio troppo vasto) e nei settori a più forte innovazione tecnologica ( non a caso attività come quella edilizia o nei pubblici esercizi hanno minori innovazioni).

L’Italia vive una grave crisi economica e le imprese hanno bisogno di liquidità e di credito per sopravvivere e superare questo momento difficile. La mafia si insinua in queste situazioni di difficoltà per riciclare il denaro di illecita provenienza e per investire il proprio patrimonio? La mafia amministra in modo eccellente il proprio patrimonio?
Si, è l’ultimo esempio che prima facevo delle mafie che cercano di presentarsi come risolutrici di problemi per le aziende, in realtà impadronendosene poco alla volta. L’usura è una forma di investimento del patrimonio delle mafie che è molto cresciuta in questi anni di crisi economica. Le imprese si sono trovate di fronte a un duplice problema di liquidità. Da una parte fanno più fatica ad esser pagate. Sia da clienti privati, che dalla pubblica amministrazione. Con i tempi della giustizia civile italiana se non sei pagato dai clienti ci vogliono anni per recuperare quanto ti spetta.
Non a caso questo è uno dei principali aspetti che scoraggia gli investimenti esteri nel nostro Paese.
La pubblica amministrazione ha allungato i tempi dei propri pagamenti, sia a livello centrale che sul piano locale, in quest’ultimo caso a causa delle regole del patto di stabilità interno. Il PD ha avanzato in più occasioni proposte per cambiare questa situazione e adeguarci al contesto e alle direttive europei. Governo e maggioranza sono sempre stati sordi. Dall’altra parte la crisi ha prodotto una restrizione del credito alle imprese mettendo in difficoltà soprattutto le piccole imprese. Questi due fattori (meno pagamenti e meno credito) hanno determinato forti problemi di liquidità.
Già all’inizio della crisi economica il procuratore Nazionale Antimafia, il Presidente della Repubblica e il Governatore della Banca d’Italia hanno lanciato l’allarme sul rischio che la crisi di liquidità producesse un aumento rilevante dell’usura. Cosa che è puntualmente avvenuta. Il Governo ha fatto finta di niente. Il 31 marzo 2010, nel corso di un’audizione in Commissione Antimafia , ad una mia domanda su questo aspetto il Ministro dell’Interno Maroni si è limitato a dire che le denunce erano calate, ma che avrebbe verificato. E’ un esempio eclatante di come non ci sia un reale contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia da parte del Governo. Si pensi che è stato dato l’allarme da parte della Banca d’Italia sulle stime che il Fondo Monetario Internazionale ha compiuto sul riciclaggio. Un business che viene calcolato pari al 10% del PIL in Italia, cioè un dato doppio rispetto alla media mondiale, pari al 5%. L’Italia si è data dall’inizio degli anni ’90 una normativa per contrastare con più forza il riciclaggio. E’ però una normativa che non contempla il reato di autoriciclaggio. Se un soggetto compie un reato per il traffico di stupefacenti e ricicla direttamente il denaro acquisito con quell’azione criminale, è perseguibile solo per il traffico di stupefacenti e non per il riciclaggio. Da tempo tutti i magistrati impegnati nella lotta alle mafie ci sottolineano l’esigenza di un cambiamento del codice penale, molto semplice, per introdurre il reato di autoriciclaggio. Il PD lo ha proposto ogni volta che si è discusso di sicurezza, di giustizia, di norme antimafia. La maggioranza e il Governo hanno sempre respinto le proposte, rinviando all’occasione successiva. Ora l’introduzione di questo reato, insieme al ripristino del falso in bilancio e all’irrobustimento delle norme contro il caporalato, fa parte di uno dei 10 punti su cui si basa la proposta alternativa del PD alla manovra finanziaria del Governo. Non a caso nei 10 punti vi sono anche norme più efficaci contro l’evasione fiscale e il contributo di solidarietà dai capitali scudati. Segnalo inoltre un altro settore dove si sta sviluppando l’usura da parte delle mafie. Quello del gioco, lecito ed illecito, che muove ingenti capitali in Italia e che sta producendo forme di ludopatia. In sostanza, le mafie colgono ogni opportunità per amministrare con il massimo profitto il loro patrimonio.

Le mafie per allargare i propri affari e renderli sempre più redditizi hanno bisogno di connivenze, di legami soffocanti e condizionanti con le istituzioni specificatamente con la classe politica che detiene il potere e con i colletti bianchi. Fino a che punto questo circolo vizioso è arrivato e come ci si può liberare da queste relazioni che inquinano le istituzioni e la società?
La presenza di colletti bianchi nelle organizzazioni criminali mafiosi ( magari i figli dei boss che hanno studiato) o la collaborazione con le stesse fa parte dell’affinamento dell’infiltrazione nell’economia, per cui è sempre più necessario avvalersi di competenze nel campo finanziario, in quello del diritto e nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Le mafie si adeguano continuamente alle nuove esigenze. Il triangolo mafie-economia-politica caratterizza sempre di più l’azione delle organizzazioni mafiose. A partire da enti locali, regioni e sanità, fino allo stato centrale. Diversi comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Occorrerebbe aggiornare la normativa, prevedendo anche interventi nei confronti della direzione tecnica, che ha acquisito più poteri rispetto al passato, e individuando modalità per cui, se in un comune è in corso un iter che può portare allo scioglimento, non si possa aggirare gli effetti con le dimissioni e la possibilità di ricandidarsi immediatamente, com’è successo ad esempio a Fondi.
Siamo di fronte a situazioni che coinvolgono anche uomini di governo, come è stato per il sottosegretario Cosentino o adesso per il Ministro Romano. In commissione antimafia, sia nella precedente che in questa legislatura, si è cercato di affrontare il problema con il codice di autoregolamentazione per le candidature alle amministrative e alle regionali da proporre ai partiti. Voto unanime. Adesione formale. Di fatto vi sono state molte difficoltà ad acquisire tutti i dati su ciò che è successo nel 2010, in particolare per la non collaborazione di alcune prefetture, coordinate dal prefetto di Milano e coperte politicamente dal Ministro dell’interno. Occorrono nuove norme sul’incandidabilità che il Pd ha proposto. Occorre sviluppare tutte le azioni per contrastare questo fenomeno, che è un elemento strutturale della presenza delle mafie. Il Pd ha assunto questo come un aspetto che caratterizza la sua azione a partire dalle tante iniziative di sensibilizzazione politica e culturale sul problema e dalle iniziative delle Regioni e degli Enti Locali in cui governa, su cui voglio segnalare quelle dell’Emilia Romagna, che nell’ultimo anno ha approvato due importanti leggi regionali per contrastare le mafie e in cui, in varie realtà come a Reggio Emilia, si stanno siglando protocolli d’intesa fra la prefettura e le istituzioni locali

Maggioranza e governo si vantano di aver ottenuto risultati nella lotta alle mafie come mai in passato. E’ così?
In questi anni sono stati ottenuti importanti risultati sul versante del contrasto “militare” alle mafie. Sono risultati che non vanno sottaciuti, ma il cui merito è della magistratura e delle forze dell’ordine. L’unica persona che poteva essere arrestata per decisione politica era il sottosegretario Cosentino, ma Pdl e Lega hanno votato contro la richiesta d’arresto. Magistratura e forze dell’ordine che vedono continuamente tagliati i fondi per la giustizia e la sicurezza, che vedono tentativi per ridurre l’efficacia della loro azione (si pensi ai disegni di legge sulle intercettazione, su prescrizione breve e processo lungo) e a tutto ciò, per la magistratura, si aggiunge la continua denigrazione da parte del Presidente del Consiglio e di tutti gli esponenti della maggioranza. Le norme più efficaci approvate negli ultimi anni sono state prese da proposte del precedente governo o avanzate dal Pd, come quelle sulla tracciabilità negli appalti, all’interno del piano straordinario antimafia, o quelle per evitare che beni confiscati tornino nel possesso delle mafie con la vendita, all’interno della legge sull’agenzia nazionale per i beni confiscati. La presenza dei commissari Pd ha permesso di avere il numero legale per approvare il Codice di autoregolamentazione delle candidature. La Commissione Giustizia della Camera ha fatto proprie le proposte del Pd per correggere in modo rilevante lo schema di codice antimafia proposto dal governo negli ultimi mesi. Soprattutto il governo non ha fatto nulla per contrastare le infiltrazioni nell’economia come ho detto prima. Aggiungo il totale disinteresse della Lega ai lavori della Commissione Antimafia. Non sono quasi mai presenti in commissione. Scandaloso che nella missione a Torino, iniziata alle 9,30, la prima e unica parlamentare della Lega che ha partecipato si sia presentata verso la fine dei lavori, dopo le 18. Non era presente nemmeno la presidente del comitato che si occupa delle mafie fuori dalle zone tradizionali, cioè delle mafie al centro-nord, l’On. Lussana. D’altra parte, nonostante le nostre sollecitazioni, quel comitato è stato convocato solo quattro volte in due anni: una volta per l’insediamento, una per Reggio Emilia e due per Imperia. Da oltre sei mesi non è convocato. Probabilmente la Lega non vuole che si parli di Mafia al nord, perché emergerebbe la differenza tra spot, proclami, pubblicità ingannevole e realtà. Aggiungo: se consideriamo che la criminalità si globalizza, per contrastarla occorre più cooperazione internazionale e più Europa. Ve lo ricordate l’ex ministro della Giustizia Castelli che manifestava contro il mandato di cattura europeo? O che dire della direttiva europea sulle squadre investigative comuni? Direttiva del 2002, che solo ora, dopo tante sollecitazioni del Pd, è stata recepita con una legge approvata dal Senato e che spero venga presto definitivamente approvata dalla Camera. E’ un altro esempio quanto meno di scarsa sensibilità. La realtà è che le mafie sono il primo problema di sicurezza del Paese e organizzano anche la microcriminalità e l’immigrazione clandestina ma la Lega preferisce prendersela con le vittime (gli immigrati).