I nostri banchetti nei mercati

Stadio:
Sabato 1, 8, 15, 22, 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Saval:
Venerdì 14 e 21 dalle 10.00 alle 12.00

giovedì 8 aprile 2010

Contributo alla riflessione nel Circolo sulle elezioni (di Mauro Peroni)

Non essendo riuscito a partecipare all’incontro del nostro circolo sulle elezioni, propongo alcune semplici riflessioni:

1. Al di là dei dati numerici, su cui si può “giocare” per trovare un mezzo punto in percentuale in più o in meno di una precedente tornata elettorale, le elezioni dal punto di vista politico ci danno l’idea di un PD in difficoltà: anche laddove –in percentuale- non perdiamo voti, resta il dato che non riusciamo ad acquisirne, pur in presenza di una crisi del partito di governo e di una chiara astensione; il PD conferma quindi di avere un sostanzioso (e motivato) “zoccolo duro”, ma non riesce a sfondare, l’idea del partito nuovo non passa, non aggrega, non riuscendo ad intercettare i delusi e gli indecisi. Ciò rimanda alla questione di fondo di sempre: il PD fa fatica ad apparire con un’immagine chiara, nitida, radicata attorno ad alcune questioni forti, che lo contraddistinguano.

2. Il radicamento sul territorio, è il refrain che tutti pongono al PD, ed è ciò che ci diciamo da sempre. Sappiamo che è un elemento irrinunciabile, dato che non crediamo al partito liquido; ma come circolo, cosa abbiamo fatto in merito? Credo che si stia lavorando nella direzione giusta; negli ultimi mesi la segreteria (in piena collaborazione coi referenti dei singoli quartieri) ha organizzato una serie di incontri e iniziative su temi specifici a S. Massimo, Bassone, B.go Nuovo, Saval, Navigatori, unitamente alla costante presenza al mercato dello Stadio e a quella periodica ai mercatini rionali; iniziative in genere molto partecipate, che segnalano la presenza del PD e la sua competenza sui temi dei quartieri. E’ la direzione giusta, non è ancora sufficiente ma è sicuramente la strada giusta. A ciò va affiancata una presenza “informale”, di chi è riconosciuto nel quartiere, incontra i cittadini al supermercato, al bar o ai giardinetti, in modo “popolare”, in quanto i cittadini lo riconoscono come “uno di loro”. A ciò va anche affiancata, come irrinunciabile, la sponda istituzionale nei consigli circoscrizionale (e c’è) e comunale (qui c’è qualche difficoltà maggiore di comunicazione).
3. Le prospettive: secondo una prassi che il partito nuovo ha ereditato da certe deteriori esperienze partitiche precedenti, ogni occasione di analisi, verifica e cambiamento, rischia di diventare innanzitutto una lotta per ridefinire i “posti” interni agli organi del partito, i nomi di chi sostituisce chi, in un’ottica che mira magari a gestire le prossime candidature elettorali, negli enti…e così via. Spesso questa lotta solo legata a nomi e posti viene ammantata di parole “nobili” (garantire i “moderati”, riportare “unità”, costruire la nuova “identità”, garantire “governabilità”…), ma di fatta queste sono solo la foglia di fico per coprire le lotte intestine (legate a nomi, posti, correnti) e il non guardare oltre il proprio ombelico. Sarò franco: questo sport, praticato senza alcun riguardo per la gran parte degli iscritti, per tutti i cittadini che ci danno fiducia nelle primarie e nelle elezioni, non mi interessa più; è liturgia vecchia, inutile per i cittadini e i loro problemi ed attese, dannosa per il PD. E’ liturgia vecchia a prescindere da chi la pratica, giovani speranze o vecchi marpioni; ci fa perdere ogni contatto con la realtà cittadina e vivere nell’illusione che un posto in più a piazza Cittadella conti qualcosa al di là di quelle mura. Ripeto: a queste pratiche dobbiamo dire no, non stando al gioco di chicchessia.

4. Ma questo significa che va tutto bene nel PD veronese oggi, che la “linea” è chiara e che chi la gestisce opera al meglio? Che non è necessario lavorare per un cambio che riqualifichi la presenza del nostro PD? Anzi, c’è da cambiare parecchio, ma facendola finita innanzitutto con le liturgie che non fanno che aggravare e incarognire i problemi interni ed esterni. Ci vuole innanzitutto un atto forte di responsabilità di tutti (ma mi riferisco in particolare a chi ha fatto riferimento alla mozione Bersani, che ha un dovere di governabilità interna e ha avuto –anche nelle ultime regionali- un forte consenso popolare, che non può essere ignorato), responsabilità che porti alla ricerca di un accordo globale per la gestione del partito. Mi rendo conto che anche questo può essere “liturgia stantia”: spesso “accordo globale” significa quanti posti e a chi… C’è invece bisogno –proprio in virtù della responsabilità prima accennata, responsabilità che si basa sul consenso popolare- di un accordo globale che segua realmente procedure diverse: a) guardi innanzitutto a delineare e condividere le scelte strategiche del PD a Verona (sociale, infrastrutture, mobilità, logistica, vivibilità, settori produttivi…); b) individui attraverso quali azioni, quali modalità operative, quali funzioni si intende dare risalto alle scelte del PD per la città; c) infine, e solo ora, individui quali persone –per quali competenze, disponibilità, capacità- siano rispondenti alle scelte tematiche individuate e ai tempi e alle modalità per realizzarle. In un processo di rinnovamento di questo tipo (che ha una congiuntura favorevole nella celebrazione del prossimo congresso) le diverse “anime” del partito (e, lo ripeto, a mio avviso in particolare chi ha fatto riferimento a Bersani perché deve “rispondere” di più) devono deporre le reciproche diffidenze, rinunciare ad aprioristiche rendite, non vantare supposte “verginità” e confrontarsi a partire dai contenuti, i grandi assenti del dibattito di tante occasioni.
Come ci siamo detti tante volte, è l’ultima occasione: nessuno capirebbe più un partito che si lacera al suo interno, a fronte del montare leghista. Con l’obiettivo di un reale rilancio ci stiamo in tanti, per una “resa dei conti” interna, non credo proprio; io perlomeno –per quel che può valere- no.
Mauro Peroni

1 commento:

Lorenzo ha detto...

non sono proprio d'accordo:solo nel comune di Verona abbiamo perso mgliaia di voti rispetto alle europee di un anno fà;i nostri candidati hanno solo lavorato per portarsi via l'un l'altro le preferenze,senza mai uscire dall'ambito dei voti"sicuri".La lista allineava volti attempati e facce sconosciute,giovani zero,personalità in grado di allargare il consenso nessuna.Abbiamo perso malissimo,il PD veronese è agli ultimi posti nella graduatoria nazionale.Lorenzo