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mercoledì 12 maggio 2010

Intervista a Federico Testa sul nucleare


Articolo di Luca Salvioli pubblicato su Il Sole 24 Ore 11 maggio 2010
Sul Riformista di oggi 72 intellettuali, imprenditori e scienziati hanno firmato una lettera indirizzata al segretario del Partito democratico chiedendogli di non escludere l'opzione del ritorno all'energia nucleare. Pierluigi Bersani ha risposto alle agenzie di stampa: «Il nostro no alla proposta del governo sul nucleare non ha assolutamente niente di ideologico. Noi contestiamo le velleità di un piano che non si occupa di alcuni argomenti centrali come la dipendenza tecnologica, le condizioni di sicurezza, la gestione degli esiti del vecchio nucleare, il decomissioning, le scorie, che mette le procedure di delocalizzazione su un binario complicato e assolutamente incerto e non affronta in maniera adeguata il problema dei costi». Ecco, qui sotto, due opinioni interne al Pd sul nucleare
«Un partito riformista che aspira a governare non può costruire le sue posizioni su base ideologica, ma entrare nel merito dei problemi. A maggior ragione su un tema decisivo come quello energetico» dice al Sole24ore.com Federico Testa, 55 anni, deputato, responsabile per l'energia del dipartimento per l'economia del Partito Democratico e docente di economia e gestione delle imprese a Verona. Testa condivide nel merito l'appello lanciato da 72 intellettuali e scienziati al segretario del Pd Pierluigi Bersani perché nasca un dibattito interno al partito sul nucleare lontano da posizioni ideologiche. Solo che ribalta la prospettiva: «è stato questo governo ad approcciare la questione in questi termini».
Come?
Lo slogan è stato "siamo il governo del fare". Salvo poi compiere una serie di passi falsi che dimostrano l'assoluta non volontà di "fare" sul serio. Solo che fare il nucleare è difficile: richiede rigore, logica di lungo periodo, costruzione della condivisione.
Condivide il target 50-25 (nucleare)-25 (rinnovabili)?
E' uno slogan che non è mai stato dettagliato. In questo momento stiamo dando autorizzazioni per le centrali a ciclo combinato, abbiamo i target europei per le energie rinnovabili e un ritorno all'atomo tutto da inventare. Ci sta tutto? Credo di no. Il Pd non ha risposto con una posizione unitaria…
Nella discussione alla Camera abbiamo elencato i punti che secondo noi meritavano soluzioni diverse. Il problema è che quando il presidente del Consiglio dice che presto costruiremo le centrali "ma non qui", in base alla regione in cui si trova, non ci sono le basi per una discussione seria. Finisce che ognuno dà il peggio di sé.
Obama, come ricorda la lettera indirizzata a Bersani, è tornato a finanziare nuove centrali nucleari dopo trent'anni.
Il segretario per l'energia Steven Chu ripete da tempo che se il nemico è la CO2 non si può prescindere da questa tecnologia.
Quando anche Bersani si esprimerà in questi termini?
Dobbiamo inziare una riflessione seria e rigorosa, lontana dagli slogan del centrodestra ma anche da chi parla di "masserie fosforescenti". Un dibattito laico su tre punti.
Quali?
Primo, l'efficienza e il risparmio energetico. Due punti che, se ben gestiti, possono tenere ferma la domanda. Secondo, le rinnovabili. Qui la priorità è la ricerca. Poi bisogna raggiungere, per l'industria, una sostenibilità di lungo periodo. Una pala eolica che funziona meno di duemila ore all'anno non sta in piedi. Restano le altre fonti, di cui il nucleare è l'unico che non produce CO2.
Cosa non vi convince del nucleare proposto dal governo?
E' dimostrato che insediamenti del genere si realizzano costruendoli sul consenso. E' vero che in Francia ci sono comuni che fanno a gara per avere le centrali, ma la domanda è: come ci si è arrivati? Qui il modo in cui è stato gestito il rapporto con le regioni ha portato a 15 ricorsi. Nel frattempo non abbiamo fatto nessun passo avanti nella gestione delle scorie. Poi, l'agenzia per il nucleare. Siamo stati noi a proporla, ma come authority indipendente. L'agenzia, di fatto, sarà più dipendente dall'esecutivo. E comunque ancora non c'è, manca un accordo.
Sul nucleare «la posizione del Partito democratico, contraria all'attuale nucleare, è assolutamente chiara ed è la stessa di grandi forze progressiste europee, dai socialdemocratici tedeschi ai liberali inglesi alle forze emergenti dell'ecologismo riformista. Se qualcuno, sulla base di visioni ed analisi francamente un po' datate, vuole cambiarla, lo proponga nelle sedi democratiche del partito e si voti»
Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori Pd ed esponenti Ecodem (l'associazione degli Ecologisti Democratici) rispondono così sulle agenzie di stampa all'appello con cui alcuni parlamentari e scienziati chiedono a Bersani di rivedere il no all'atomo.
Per l'Italia, affermano i due senatori, «tornare al nucleare vorrebbe dire spendere tra i 20 e i 30 miliardi di euro per avere forse tra quindici anni quattro centrali, che contribuirebbero per meno del 5% ai consumi energetici; nel frattempo, questo impegno straordinario di risorse pubbliche e private ci farebbe perdere i treni della vera innovazione energetica indispensabile per ridurre la dipendenza dai fossili e per fronteggiare la crisi climatica, che si chiama efficienza, ricerca, sviluppo delle rinnovabili.
È naturalmente legittimo - concludono Della Seta e Ferrante - che iscritti e simpatizzanti del nostro partito la pensino diversamente, ma questa è la posizione del Pd, più volte espressa e con evidenza condivisa dalla gran parte dei nostri elettori. Se poi qualcuno chiede un rovesciamento di questa linea, più che promuovere appelli non ha che da proporlo nelle sedi deputate, come l'assemblea programmatica del 21 e 22 maggio prossimi».
In una nota Fabrizio Vigni, presidente degli Ecodem, afferma che non è corretto dire che la contrarietà del partito democratico alle attuali tecnologie nucleari sarebbe viziata da pregiudizi ideologici e antiscientifici, perché nasce invece da motivazioni «molto concrete e pragmatiche». In una nota Vigni afferma che «le ragioni che fanno ritenere sbagliata la scelta del governo Berlusconi sono tutte riconducibili a valutazioni di carattere economico, tecnologico, ambientale». Ragioni quindi «molto pragmatiche, dunque, e nient'affatto ideologiche».
Articolo Il Sole 24 Ore
Appello a Bersani di 72 intellettuali, imprenditori e scienziati

1 commento:

Anonimo ha detto...

federico è parente di chicco testa?